RELAZIONE DEL DOTT. MARIO FRANCESCO NOVITÀ,
PRESIDENTE DELLA CORTE DI APPELLO DI TORINO
26 gennaio 2008
Indice
Relazione
Note
L'anno scorso, e negli anni precedenti, si è parlato, in occasione della inaugurazione dell'anno giudiziario, dei tanti "mali" che affliggono la giustizia in Italia.
E anche oggi dovrei riprendere gli stessi argomenti: i "vuoti" nell'organico dei magistrati di alcuni uffici giudiziari del distretto, che non consentono di far fronte adeguatamente alle domande di giustizia; le persistenti carenze, in tutti gli uffici del distretto, degli organici del personale amministrativo, carenze che si riflettono negativamente sulla possibilità di organizzare il lavoro giudiziario e lo condizionano, tanto che in diversi uffici si è dovuto ricorrere a riduzioni delle udienze o rinunciare a progetti che prevedono l'aumento delle udienze; la pesante contrazione delle risorse materiali, che hanno indotto parte degli uffici a rinunciare all'acquisto di materiale di cancelleria o all'acquisto di libri giuridici o all'abbonamento a riviste giuridiche (fra l'altro, a seguito di una recentissima decisione del Ministero della Giustizia, alcuni uffici dovranno rinunciare all' auto di servizio, con la conseguenza che, non potendosi utilizzare vetture obsolete e insicure, ancora in dotazione di alcuni uffici, diventano problematici i movimenti, "per ragioni di servizio, dei magistrati")
Preferisco soffermarmi, invece, sulle attività giudiziarie svolte nel distretto e sui risultati raggiunti, malgrado le difficoltà in cui siamo costretti ad operare.
Difficoltà derivanti anche dagli attacchi rivolti spesso alla magistratura nel suo complesso, e tendenti a delegittimarla, e dei quali il CSM, presieduto dal Capo dello Stato, a giorni saprà dare la giusta valutazione.
Il quadro sintetico delle attività svolte nel distretto nel periodo luglio 2006 – giugno 2007 emerge dai dati di seguito esposti, che, però – è bene precisarlo – riguardano solo una parte, ancorché la più rilevante, del lavoro espletato dagli uffici giudiziari.
Procedimenti civili 1
| Procedimenti |
Iscritti |
Definiti |
Pendenti finali |
| A) Corte d'Appello |
| Complessivi |
4.761 |
5.577 |
5.921 |
| Cognizione ordinaria |
1.955 |
2.166 |
4.157 |
| Lavoro e Previdenza |
1.477 |
2.121 |
1.047 |
| B) Tribunali del distretto 2 |
| Complessivi |
48.873 |
47.917 |
56.553 |
| Cognizione ordinaria |
26.409 |
26.608 |
38.712 |
| Lavoro e Previdenza |
15.706 |
15.096 |
9.633 |
Procedimenti penali 3
| Procedimenti |
Iscritti |
Definiti |
Pendenti finali |
| A) Corte d'Appello |
4.503 |
4.693 |
9.761 |
| B) Tribunali del distretto |
| GIP-GUP |
48.456 |
45.194 |
29.589 |
| Dibattimento collegiale |
447 |
427 |
602 |
| Dibattimento monocr. |
18.352 |
16.757 |
14.416 |
| C) Procure delle Repubbliche |
79.264 |
70.979 |
103.875 |
Procedimenti di competenza dei GdP |
16.421 |
16.661 |
11.168 |
I dati relativi al complesso dei procedimenti civili in carico alla Corte d'Appello evidenziano che vi è stata una riduzione delle pendenze del 12,12% e che è stato smaltito il 47% delle pendenze iniziali e delle sopravvenienze.
Da uno studio effettuato dalla Direzione generale di statistica del Ministero della Giustizia risulta che l'indice di variazione delle pendenze è il migliore realizzato, fra le Corti d'Appello, nel periodo in considerazione; e si evince anche che l'indice di smaltimento è, anch'esso, il migliore, dopo, però, quello realizzato dalle Corti di Bolzano e Trento ( nel 2005, la nostra Corte figurava al terzo posto nella graduatoria delle Corti che avevano fatto registrate i migliori indici relativamente allo smaltimento e alle variazioni delle pendenze, e il primo posto fra le Corti "medio–grandi")
Il "tempo" di definizione dei procedimenti – che è di circa 15 mesi (solo di pochi giorni superiore a quello del periodo precedente) – può considerarsi soddisfacente, tenuto conto di quanto si dirà in seguito.
Soddisfacente appare anche l'andamento della giustizia civile davanti ai Tribunali del distretto: le pendenze sono aumentate solo di poco (1,71%) – ma è da dire che il Tribunale di Torino (e cioè, l'ufficio di più grandi dimensioni del distretto) ha ridotto le pendenze del 5,07% – è stato smaltito il 45,85 delle pendenze iniziali e delle sopravvenienze, e i tempi di definizione dei procedimenti sono, anche in questo caso, abbastanza rapidi (14 mesi e 2 giorni).
Per essere completa la disamina deve soffermarsi sui due gruppi di procedimenti che costituiscono la magna pars del contenzioso civile: i c.d. processi di cognizione ordinaria e le controversie di lavoro e di previdenza sociale.
Per quanto riguarda questi ultimi processi, la pendenza davanti alla Corte d'Appello a fine periodo è risultata inferiore del 38% a quella iniziale: si è avuto, quindi, un consistente abbattimento dell'arretrato, grazie anche alla diminuzione delle sopravvenienze rispetto al precedente periodo, ma grazie anche all'impegno dei magistrati che hanno smaltito il 66% delle pendenze iniziali e delle sopravvenienze. Dev'essere segnalata anche la celerità nella definizione di questi processi: i tempi relativi sono di 9 mesi e sette giorni (praticamente eguali a quelli del precedente periodo).
Più rapidi ancora (7 mesi e 11 giorni) sono i tempi di definizione delle controversie in esame in carico ai Tribunali del distretto (5 mesi e 15 giorni, per quanto riguarda i processi davanti al Tribunale di Torino). In tali uffici è stato smaltito il 61% delle pendenze iniziali e delle sopravvenienze (il 70% nel Tribunale di Torino), ma le pendenze finali hanno subito un incremento (del 6,7%) rispetto a quelle iniziali (mentre, invece, vi è stata una riduzione del 5,14% nel Tribunale di Torino).
Relativamente alle cause di cognizione ordinaria, si osserva che i tempi di definizione in Corte (25 mesi) sono di molto superiori a quelli medi calcolati per tutti i procedimenti civili; è confortante, peraltro, il rilievo che vi è stata una, sia pur modesta (– 4,8%), riduzione delle pendenze.
Più contenuti – e sostanzialmente in linea con quelli relativi al complesso dei procedimenti civili – sono i tempi di definizione nei Tribunali (17 mesi e 18 giorni); e anche in questi uffici vi è stata una (modestissima) riduzione dell'arretrato (–0,5%).
I dati esposti – per potere essere compiutamente valutati – debbono essere posti a confronto con quelli contenuti nella Relazione del Guardasigilli sullo stato della Giustizia, depositata pochi giorni fa in Parlamento: questi ultimi dati – in gran parte riferiti all'anno 2006 – registrano, su base nazionale, un incremento, sia pur minimo, delle pendenze nei Tribunali, e un aumento consistente nelle Corti d'Appello (+ 11, 04%); "la giacenza media dei procedimenti civili varia da circa 980 giorni per la cognizione ordinaria di primo grado …a 758 giorni per i procedimenti civili in materia di lavoro"; nelle Corti d'Appello la situazione è più grave, perché "la giacenza media di un procedimento di cognizione ordinaria è di circa 1.405 giorni nel 2006, mentre per le controversie di lavoro è stata di circa 814 giorni".
Il confronto con questi dati fa sicuramente apprezzare i risultati conseguiti nel settore civile.
Ma, a riguardo, pare opportuno richiamare e ribadire le considerazioni svolte nella relazione dell'anno scorso: si è ragionato, fin qui, in termini di tempi medi di definizione dei procedimenti: "ciò significa che i tempi di alcuni uffici possono essere, e sono, più lunghi (o anche ben più lunghi) di quelli esposti, e che vi possono essere, e vi sono, processi definiti in tempi maggiori (o anche di gran lunga maggiori). E' necessario, perciò, che vengano eliminate queste ‘punte', e che i tempi più lunghi siano ‘livellati' verso il basso, E' necessario, inoltre, che venga ulteriormente eroso l'arretrato, che, obiettivamente, appare ancora pesante, e che, a tal fine, venga incrementata la produttività, specie negli uffici che registrano indici di smaltimenti inferiori alla media. E' necessario, cioè, che si faccia quanto è possibile per avvicinarci sempre più ai modelli europei e per assicurare ai cittadini – in un'epoca in cui tutto tende a svolgersi in ‘tempi reali' – una giustizia rapida ed efficiente".
Qualche risultato si è già avuto, speriamo che arrivino altri. E sono sicuro che i magistrati si attiveranno ancor di più in tal senso.
Resta fermo, però, che non basta la buona volontà dei magistrati, essendo innanzitutto necessario che venga assicurata la funzionalità piena degli uffici con le adeguate, necessarie dotazioni di risorse umane e materiali.
Passando al settore penale, si rileva un aumento delle pendenze dei procedimenti penali in carico alle Procure (+6,78%), salvo che per i fascicoli relativi a procedimenti di competenza del Gdp, che hanno subito una riduzione dell'8,9%.
I tempi di definizione di questi ultimi procedimenti sono di circa 8 mesi, mentre per l'altro gruppo sono di 16 mesi.
L'indice di smaltimento dei fascicoli relativi a procedimenti di competenza del GdP è del 58,5% rispetto alle pendenze finali e alle sopravvenienze, e del 101% rispetto alle sole sopravvenienze, mentre, per quanto riguarda l'altro gruppo di procedimenti, l'indice è del 40,30% rispetto alle pendenze iniziali e alle sopravvenienze e dell'89% rispetto alle sole sopravvenienze.
I tempi di giacenza sono di 8 mesi per i fascicoli relativi a procedimenti di competenza dei GdP, e di 8 mesi per gli altri
Le pendenze dei procedimenti penali davanti ai Tribunali sono aumentate : del 6,18% per i procedimenti trattati dall'Ufficio GIP/GUP, del 2,9% per quelli in fase dibattimentale collegiale, del 7,5% per quelli in fase dibattimentale monocratica.
L'indice di smaltimento è stato del 59% per il primo gruppo di procedimenti, del 41,29% per il secondo gruppo, del 52,89% del terzo gruppo (ma è da dire anche che il numero dei procedimenti definiti è molto vicino al numero dei procedimenti sopravvenuti nel periodo).
I tempi di definizione sono di circa 7 mesi per i procedimenti del primo gruppo, di circa 15 mesi per i procedimenti del secondo gruppo, e di circa 11 mesi per quelli del terzo gruppo.
I risultati conseguiti in Corte nel settore penale sono in parte positivi e in parte negativi.
Il numero dei procedimenti definiti nel periodo supera dell'8% quello delle definizioni del periodo precedente; e le pendenze di fine periodo sono inferiori dell'1,91% a quelle di inizio periodo (si è avuto, cioè, un modesto abbattimento dell'arretrato).
Si sono però dilatati – e questo è il dato negativo – i tempi di definizione, che ora sono di 26 mesi, superiori a quelli medi indicati nella citata Relazione del Guardasigilli. (ma i processi con imputati detenuti vengono definiti in tempi di gran lunga inferiori).
L'aumento dei tempi, probabilmente, è collegabile al consistente aumento delle sopravvenienze, registrato nel periodo luglio 2005 – giugno 2006, e se è così, è sperabile ch'esso possa essere ridimensionato.
In ogni caso, così come l'anno scorso, va rilevato che è comunque positiva la valutazione del rapporto tra il numero dei procedimenti definiti e quello dei magistrati effettivamente presenti in Corte, e quindi la valutazione della produttività di costoro: e il rilievo rende accettabili i risultati della Corte.
Analogo rilievo deve essere fatto per gli altri uffici, per i quali vale l'ulteriore considerazione che i tempi medi di definizione sono obiettivamente contenuti e che il numero dei procedimenti definiti è molto vicino a quello dei procedimenti sopravvenuti.
Un noto quotidiano ha effettuato un'indagine sulla vivibilità delle province italiane in base a tutta una serie di indici e classifiche: ed ha attribuito a Torino il primo posto solo per quanto riguarda la velocità della giustizia.
E' inutile dire che è motivo di grande soddisfazione questo riconoscimento: il merito del quale spetta ai giudici del Tribunale di Torino – fra i quali deve essere fatta particolare menzione del Presidente, che da tempo ha intrapreso concrete iniziative per l'incremento della produttività e la riduzione dell'arretrato – e a tutti i magistrati torinesi, a tutto il personale amministrativo che li assiste e al foro torinese, senza i quali non sarebbe possibile realizzare alcun risultato utile.
Ma i dati precedentemente passati in rassegna dimostrano che tutti i magistrati del distretto meritano vivo apprezzamento per l'attività da essi svolta.
Anche a tutti loro, perciò, e, assieme a loro, al personale amministrativo in servizio negli uffici giudiziari, un caloroso ringraziamento.
Tutti gli uffici dei Giudici di Pace registrano – secondo quanto si legge nella Relazione del Ministro della Giustizia, più volte richiamata – un aumento delle pendenze civili.
E purtroppo il fenomeno – probabilmente ricollegabile alla diminuzione del numero dei magistrati onorari in servizio, a causa del blocco dei concorsi, che dura da tempo – il fenomeno, si diceva, si verifica anche negli uffici dei giudici di pace del distretto: i procedimenti pendenti ad inizio periodo erano 23.697, ne sono sopravvenuti 55.050 (+7,68% rispetto alle sopravvenienze del precedente periodo), e ne sono stati definiti 47.189; le pendenze di fine periodo (riguardanti, per circa il 70%, opposizioni a sanzioni amministrative) ammontano, perciò, a 31.563 unità, con un incremento del 33%, rispetto alle pendenze iniziali.
I tempi di definizione dei procedimenti restano, perciò, contenuti: 6 mesi e 17 giorni.
Sono aumentate anche le pendenze dei procedimenti penali in fase dibattimentale, passate da 4.602 a 5797 unità, con un incremento del 25,9%, e, sia pure in misura assai ridotta (1,8%), le pendenze dei procedimenti in carico ai GIP, passati da 330 a 336 unità.
Anche per questi procedimenti i tempi di definizione contenuti: pochi giorni per quelli in carico al GIP, 6 mesi circa per quelli in fase dibattimentale.
Anche se sono aumentate le pendenze, la produttività pro–capite dei giudici di pace del distretto risulta elevata; per ciò, e per la celerità nella definizione dei procedimenti, deve essere espresso a loro vivo apprezzamento.
Il quadro della Giustizia penale viene integrato con le seguenti notizie
Anche se non tutte le Procure della Repubblica del distretto hanno fornito notizie in merito, risulta comunque pesante, in base ai dati parziali acquisiti, il numero degli omicidi volontari (consumati e tentati), delle rapine e dei furti commessi nel nostro territorio: dalle Procure di Acqui, Alba, Alessandria, Biella, Ivrea, Novara, Verbania sono stati segnalati 32 omicidi volontari e 14 tentati omicidi; dalle stesse Procure e da quelle di Aosta e Vercelli sono stati, inoltre segnalati 609 rapine e 17.072 furti (la stragrande maggioranza ad opera di ignoti)
Sono stati, altresì, segnalati numerosissimi fatti di microcriminalità: fatti, questi, che colpiscono una vasta massa di persona e contribuiscono a creare un clima di insicurezza per i cittadini.
Ma pure in questo periodo, come già nei precedenti, è stata massiccia l'azione di contrasto da parte delle forze dell'ordine, che, nella sola Torino, si è concretata in ben 6650 arresti e 3284 giudizi direttissimi.
Secondo quanto hanno segnalato molte Procure della Repubblica del distretto, sono in aumento i reati commessi da cittadini stranieri, extracomunitari in particolare, e la percentuale dei procedimenti instaurati nei loro confronti è, in rapporto al complesso dei procedimenti aperti, elevata.
Un dato può essere significativo: dei 6650 arresti effettuati a Torino nel periodo luglio 2006 – giugno 2007, ben 5055 riguardano immigrati, alla maggior parte dei quali sono stati addebitati reati diversi da quelli concernenti l'immigrazione clandestina.
Oltre quelli riguardanti l'immigrazione clandestina, i reati, oggetto dei procedimenti a carico degli stranieri, sono, prevalentemente, quelli contro il patrimonio, il traffico illecito di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione, la guida in stato di ebbrezza, ma anche lesioni, omicidi, riduzione in schiavitù, delitti a volta commessi, come riferisce la Procura di Alessandria, con particolare violenza ed efferatezza, in qualche caso indotta dall'uso di sostanze stupefacenti.
Si è rilevato in altra occasione, che la criminalità straniera sta da tempo occupando uno spazio molto rilevante nel controllo di numerosi traffici illeciti, avendo in ciò affiancato, e talora addirittura soppiantato, la criminalità italiana: ed il rilievo è sempre di attualità.
Va ribadito, però, il rilevo fatto in altra occasione, e cioè, che gli stranieri autori di reati sono solo una parte degli immigrati che si trovano in Italia (la maggioranza dei quali vive onestamente), senza dire che gli stranieri a volte sono vittime di odiose forme di sfruttamento.
La DDA e il Gruppo Criminalità Organizzata della Procura della Repubblica di Torino riferiscono che le attività di indagine svolte nel periodo luglio 2006–giugno 2007 hanno confermato la presenza nel distretto, e in particolare nella città di Torino, di gruppi di criminalità organizzata, anche stranieri.
Fra questi gruppi la "ndrangheta" ha un posto di rilievo. Numerose, infatti, sono le famiglie, sia nella città e nella provincia di Torino, sia in altre province del Piemonte e in Valle d'Aosta, che costituiscono una diretta emanazione o comunque mantengono uno stretto collegamento operativo rispetto a famiglie della ndrangheta operanti in varie parti della Calabria, sia sulla costiera tirrenica e ionica sia all'interno di quella regione; e – segnalano la DDA e la Procura – si sta assistendo, proprio in questi ultimi mesi, ad un significativo "fermento" nel rapporto tra alcune famiglie di ndrangheta attive nel territorio piemontese. In particolare – ed anche se non è possibile allo stato formulare valutazioni definitive, essendo le indagini ancora in corso – alcuni episodi di incendi ed avvertimenti intimidatori in danno di esercizi commerciali vanno letti con ogni verosimiglianza quale sintomo di un forte contrasto che si è determinato tra alcune delle famiglie di più antica tradizione criminale, sia per lo spaccio di stupefacenti, sia per estorsioni ed usure, sia per il controllo delle bische clandestine e della gestione dei cosiddetti apparecchi di videogioco. Riferiscono, poi, la DDA e la Procura che la trattazione di alcuni procedimenti ha consentito comunque risultati molto significativi: ad esempio, è stato possibile far luce sull'omicidio di uno spacciatore di stupefacenti maturato nel contesto di attività di una famiglia di ndrangheta calabrese; ed altrettanto positivo è il dato relativo ad alcune nuove ammissioni nel 2007 di collaboratori di giustizia ammessi allo speciale programma di protezione, a conferma dell'esistenza maturata quest'anno di importanti contributi informativi dall'interno delle organizzazioni criminali.
Anche relativamente alla delinquenza di tipo mafioso in senso stretto nel corso del 2007 si sono registrati importanti risultati sul fronte delle indagini di polizia giudiziaria e dell'attività istruttoria della Procura: e' stata in particolar modo confermata la permanente attività in Torino di alcuni soggetti strettamente collegati a famiglie mafiose attive nel catanese, anch'esse dedite sia allo spaccio di sostanze stupefacenti sia alle estorsioni e al controllo di bische clandestine; e si sono registrati importanti contributi informativi da persona conseguentemente ammessa allo speciale programma di protezione quale collaboratore di giustizia: informazioni che sono confluite in un procedimento attualmente pendente dinanzi la Corte d'Assise di Torino a carico di alcuni imputati, accusati sia del reato ex art. 416 bis che di omicidio volontario, estorsione, porto e detenzione di armi.
La criminalità organizzata straniera ha sempre più acquisito i connotati di una "specializzazione" criminale.
Allo spaccio di stupefacenti, in genere hashish e cocaina, sono dediti i gruppi delinquenziali di etnia albanese. Essi dispongono di una vasta rete di complicità e di una notevole forza economica, che consente l'approvvigionamento di grosse partite; provvedono all'importazione (di solito dall'Albania, ove godono di importanti coperture ed appoggi, ma anche dall'Olanda) della droga, e ne curano, successivamente, la vendita, coadiuvati, per quanto riguarda la fase finale dello smercio, da numerosi gruppi di persone.
Altro importante canale di rifornimento del mercato clandestino degli stupefacenti (sempre secondo quanto riferiscono la DDA e il Gruppo Criminalità Organizzata della Procura di Torino) è gestito dalla delinquenza di etnia magrebina, in particolare marocchina, che si dedica, prevalentemente, al traffico e alla vendita di hashish (importato attraverso la Spagna e la Francia). Si tratta di una rete diffusissima di gruppi in apparenza (almeno) non riconducibili ad un'unica centrale di spaccio, ma atomizzati in una molteplicità di microstrutture, ciascuna delle quali dispone di suoi canali di approvvigionamento; i gruppi che operano in Torino hanno monopolizzato intere zone della città, in particolare la zona di Porta Palazzo e la zona di Piazza Vittorio e dei Murazzi. Il fenomeno dello spaccio di droga da parte di soggetti di nazionalità marocchina è contrassegnato da uno specifico profilo: in moltissimi casi la fase finale della vendita al consumatore è affidata a pusher di giovanissima età, in alcuni casi anche infraquattordicenni, come è emerso a seguito di indagini, condotte in collaborazione con la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni, che hanno consentito la formulazione di imputazioni non solo in ordine al traffico di sostanze stupefacenti, ma anche in ordine alla riduzione in schiavitù dei minori indotti i allo spaccio della droga.
A questo proposito la DDA e la Procura Torinesi formulano alcune considerazioni, sulle quali non si può non consentire: il fenomeno dei cosiddetti baby–pusher ha assunto dimensioni allarmanti, sia sotto un profilo numerico, sia sotto un profilo di inaccettabile offesa a valori etici; uno dei modi per contrastare lo sfruttamento dei minori implicati nello spaccio di stupefacenti può essere, quindi, anche quello di penalizzare il comportamento dei consumatori di droga i quali non possono non rendersi conto, acquistando la dose da un bambino, che quest'ultimo è vittima della peggior forma di sfruttamento immaginabile ad opera di maggiorenni che gestiscono il traffico della droga. Viene, perciò, formulato l'auspicio che sia introdotto come autonomo titolo di reato anche la condotta del consumatore il quale acquisti sostanze stupefacenti da persona palesemente minore di età.
Alla tratta di donne da destinare all'esercizio della prostituzione, oltre che allo spaccio di sostanze stupefacenti, sono dediti – secondo quanto emerge dall'analisi in esame – gruppi delinquenziali nigeriani, che talora si contrappongono in modo violento per il mantenimento del controllo del territorio, e che hanno dato luogo ad episodi di lesioni a mano armata e di tentati omicidi, a dimostrazione della feroce determinazione con la quale difendono, appunto, gli spazi illegalmente acquisiti per lo svolgimento delle loro attività criminali. La DDA ed il gruppo criminalità organizzata hanno portato a compimento alcuni procedimenti con esito positivo, soprattutto a contrasto del fenomeno del diffuso spaccio su strada di sostanze stupefacenti, che ha pesanti ricadute sul piano della sicurezza collettiva e della vivibilità di determinate zone di Torino, e, in alcuni procedimenti, è stata contestata agli appartenenti alle bande che si contendono il territorio il reato di cui all'art.416 bis cod. pen. (associazione a delinquere di stampo mafioso).
Le fonti precedentemente richiamate riferiscono, infine, che è significativa anche la presenza nel distretto di delinquenza di etnia rumena, "specializzata" negli scippi e nei reati in danno di esercizi commerciali, ma che sempre più di frequente risulta implicata in delitti di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione in danno di ragazze rumene e moldave: si tratta di delitti commessi da gruppi di connazionali che gestiscono l'arrivo in Italia delle vittime, sovente "vendute" da un gruppo ad un altro, e le sottopongo a forme di sfruttamento caratterizzate da violenza fisica e morale e talora sfociate addirittura in omicidi e tentati omicidi a danno delle giovani che hanno cercato di sottrarsi a questo sfruttamento.Viene segnalata anche l'attività (particolarmente allarmante, per la diffusione del fenomeno e per la sua ricaduta negativa anche in termini economici) della clonazione di bancomat e carte di credito, posta in essere da soggetti quasi esclusivamente di etnia rumena, e con metodi sempre più sofisticati, che denotano, in chi quelle attività ha compiuto o ideate, un alto livello di preparazione.
Parecchi sono stati i procedimenti per estorsione iscritti nel periodo in considerazione ( le sole Procure di Acqui, Ivrea, Novara, Verbania, Vercelli ne hanno indicati 184).
La DDA ha anche segnalato tre episodi di sequestro di persona a scopo di estorsione avvenuti nello stesso periodo.
Il primo, di cui è stata vittima una giovane, figlia di un imprenditore della zona di Borgomanero, si è concluso con esito positivo, perché – grazie alle attività di indagine coordinate dalla stessa DDA, in collaborazione con la Procura di Novara, ed affidate al locale Comando dei Carabinieri, al ROS, e al Servizio Centrale contro la criminalità organizzata della Polizia di Stato – nel giorno successivo al sequestro la giovane è stata liberata senza pagamento di riscatto, e nel giorno immediatamente seguente le tre persone che avevano ideato ed eseguito il sequestro – si tratta di soggetti vicini alla famiglia della vittima, che poi avrebbero ammesso le loro responsabilità – sono state identificate e arrestate.
Anche il secondo episodio si è concluso con esito felice. Tre persone di nazionalità albanese avevano sequestrato l'autista e i passeggeri di un pullman di linea, costringendo il conducente a invertire il senso di marcia e a dirigersi verso Milano, nella speranza di avviare una trattativa per ottenere, in cambio della liberazione degli ostaggi, il pagamento di un riscatto. Il pullman, però, è stato bloccato in territorio di Trecate, e due dei tre sequestratori sono stati arrestati in quasi flagranza mentre il terzo, riuscito a fuggire, è stato arrestato nei giorni successivi a Milano. Il fatto criminoso, riferisce la DDA, è stato caratterizzato da profili di straordinaria pericolosità poichè i sequestratori, sotto effetto di uso di cocaina, avevano cosparso di benzina i passeggeri ed i sedili del pullman durante il viaggio, avevano esploso colpi d'arma da fuoco, avevano incendiato il pullman medesimo al momento di fuggire e quando ancora alcuni dei passeggeri, legati in precedenza dagli stessi sequestratori, erano ancora a bordo.
Il terzo episodio consiste nel tentato sequestro di persona a scopo di estorsione in danno della direttrice di un ufficio postale, finalizzato all'esecuzione di una rapina nell'ufficio postale medesimo. Il sequestro era stato ideato da un pregiudicato, già condannato all'ergastolo ed ammesso al regime del lavoro esterno in Vicenza, nei cui confronti da tempo erano state avviate indagini: per effetto delle quali era stato possibile bloccare i preparativi del sequestro e fermare i responsabili, due dei quali – la "basista" ed un altro imputato – hanno sostanzialmente confessato, mentre gli altri si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
E' doveroso, peraltro, precisare che, in ordine ai tre episodi, non è intervenuta alcuna pronuncia definitiva dell'Autorità Giudiziaria.
Numerosi (anche se, sostanzialmente, stabili) sono i procedimenti aperti, nel periodo luglio 2006 – giugno 2007, per reati contro la Pubblica Amministrazione: le Procure della Repubblica di Alba, Alessandria, Aosta, Ivrea, Mondovì, Novara, Verbania, Vercelli ne hanno segnalato 601, fra i quali uno per corruzione in atti giudiziari, due per peculato ad opera, rispettivamente, di un curatore fallimentare e di un notaio delegato alla vendita di immobili pignorati, e diversi per fatti connessi ad appalti di opere pubbliche. Altri casi (tutti, come i precedenti, ancora sub judice) sono stati segnalati dalla Guardia di Finanza del Piemonte: una vicenda di corruzione e concussione, riguardante funzionari della Motorizzazione civile, ai quali vengono addebitati gravi irregolarità nelle procedure di revisione e collaudo di veicoli pesanti; un caso di corruzione, in cui è coinvolto personale della Polizia di Stato; due casi di concussione, ad opera, rispettivamente, di un Ufficiale superiore della stessa Guardia di Finanza e di un funzionario del Ministero dell'Economia.
Ulteriori notizie – qui di seguito trascritte – sono state fornite dalla Procura della Repubblica di Torino.
Sono giunti alla definizione, quanto meno con i provvedimenti conclusivi della fase delle indagini preliminari e, per alcuni, di quella di primo grado i procedimenti relativi a vari fatti accertati in relazione alle procedure di realizzazione degli impianti olimpici e, soprattutto, delle opere connesse e strumentali (si era registrato un aumento delle segnalazione di illeciti commessi in occasione delle procedure di progettazione, di aggiudicazione delle gare di appalto, della esecuzione degli appalti medesimi e dei collaudi delle opere realizzate). Sono emersi molteplici casi di turbativa d'asta, spesso accompagnati da corruzione di pubblici ufficiali (anche se espressione di mercimonio e di vantaggi patrimoniali di non grandissima rilevanza). Tuttavia, quel che è emerso, con riferimento ad alcune vicende, è stata la alterazione del corretto e buon percorso della pubblica amministrazione nella gestione di quelle procedure e di quelle gare, con il dichiarato ed accertato scopo di favorire ora uno, ora l'altro nella aggiudicazione dei lavori e nella positiva valutazione degli stessi, una volta compiuti. Gli ufficiali pubblici, sottoposti ad indagine (alcuni già rinviati a giudizio, per alcuni ancora s'è definito il procedimento con condanne o con applicazione di pena su accordo delle parti), hanno lucrato non solo denaro o altre utilità materiali, ma, molto spesso, è emerso che il loro "compenso" era rappresentato da lucrosi "collaudi" ai quali venivano chiamati ed officiati sulla base di accordi corruttivi già stretti. Le indagini più rilevanti hanno riguardato esponenti di primo piano dell'ARES della Regione Piemonte, ossia della Agenzia per le Strade della Regione Piemonte, il cui Direttore è stato anche raggiunto da ordinanze di custodia cautelare per episodi plurimi di corruzione, abuso d'ufficio e concorso in varie turbative di aste. L'indagine ha condotto, avendo disvelato anche un perverso meccanismo di favoritismi interni, ad "azzerare" i vertici dell'Agenzia e, successivamente, alla sua soppressione, con trasferimento delle competenze ad altro Ente.
In generale, sono venuti ad essere oggetto di indagine, non solo singoli appalti, ma anche la gestione di operazioni più complesse, quali la privatizzazione di alcune aziende, già detenute, sotto la forma del controllo multiplo degli enti locali, dalla mano pubblica, consentendo, attraverso accordi illeciti, che le stesse venissero considerate, tuttavia, sotto l'uno o sotto l'altro aspetto, a seconda della convenienza colpevole dei soggetti che operavano nel settore.
Gran parte dei procedimenti sopra menzionati si sono conclusi con richieste di rinvio a giudizio, ed altri già definiti con la sentenza di primo grado (a seguito di giudizio abbreviato o di applicazione di pena su richiesta delle parti). Pure sono state avanzate, a conclusione delle indagini, richieste di archiviazioni per taluni episodi e per talune persone sottoposte alle indagini con riferimento a singoli episodi, in relazione ai quali, peraltro, è stata esercitata, per altre persone ancora, l'azione penale.
Si sono concluse anche le indagini, relative al furto commesso nella Palazzina di Caccia di Stupinigi, con particolare riferimento ai mobili ed agli altri oggetti della c.d. "Dotazione della Corona". Sono stati individuati i soggetti ritenuti responsabili del gravissimo episodio delittuoso (anche per l'importanza artistica e storica degli arredi trafugati, alcuni di esse opere veramente uniche al mondo) e che sono stati di recente rinviati a giudizio, all'esito dell'udienza preliminare. Le lunghe e laboriose indagini hanno consentito anche di accertare la responsabilità degli imputati (appartenenti al gruppo dei c.d. "sinti" piemontesi) per alcune centinaia di furti aggravati commessi in danno di edifici di culto (chiese, santuari) con gravissimo danno per il patrimonio artistico ed altri gravi reati strumentali a quelli connessi.
Riferisce la DDA che nel corso del 2007 sono stati commessi in Torino alcuni reati di sicura matrice eversiva, con ogni verosimiglianza riconducibili all'aerea dell'anarchia insurrezionalista. Il più grave di essi è stato sicuramente l'esplosione di alcuni cassonetti per la raccolta di rifiuti, tutti localizzati a breve distanza all'interno dell'area pedonale del quartiere Crocetta, in data 5.3.2007. Tale episodio, successivamente rivendicato con una sigla che si richiama al cosiddetto FAI (Fronte Anarchico Informale), si colloca nel quadro di una campagna di attentati caratterizzati da una molteplicità di obiettivi (il Centro di permanenza temporaneo di Torino; l'attività di organi di informazione cittadini ed in particolare del quotidiano Torino Cronaca; i servizi di vigilanza delle Forze dell'Ordine). Il compimento dell'attentato alla Crocetta, che solo per fortunata coincidenza non ha cagionato gravi danni all'incolumità del personale di polizia intervenuto sul posto, ha evidenziato un livello di pericolosità significativo dell'area dell'Anarchia insurrezionalista, attiva nella Città di Torino ed in alcune altre località della provincia. Si tratta di una presenza ormai radicata nel territorio del distretto, che costituisce, allo stato, l'unica fonte attiva di operazioni illegali di natura eversiva, per ciò che concerne il terrorismo politico interno.
Non sono emersi, invece, elementi significativi in ordine a un radicamento nel territorio del distretto di gruppi orientati alla ricostituzione di una struttura riconducibile alla Brigate rosse.
Non si sono, inoltre, registrati episodi di sorta relativamente al terrorismo internazionale di matrice fondamentalistica islamica.
Relativamente alla normativa a tutela della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro, le Procure della Repubblica di Alba, Alessandria, Aosta, Asti, Ivrea, Novara, Verbania, Vercelli hanno comunicato che sono stati aperti, in quegli uffici, nel periodo luglio 2006–giugno 2007, 65 procedimenti per omicidio colposo (e, dalla Procura di Alessandria, anche 308 procedimenti per lesioni colpose) con violazione delle disposizioni sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro.
La Procura di Torino, a sua volta, riferisce di avere aperto numerosi procedimenti "per omicidi colposi o lesioni colpose, consistiti, per un verso, in infortuni sul lavoro (sia mortali, sia non mortali), e, per l'altro, in malattie professionali: sia tecnopatie tradizionali (ad es., ipoacusia da rumore, asma, dermatite), sia nuove malattie occupazionali (ad es., patologie dell'arto superiore da sforzo ripetuto), sia patologie manifestatesi in mondi del lavoro prima insospettati (ad es., negozi di parrucchiere per signora; ospedali e case di cura), sia nuovissime patologie che stanno attirando l'attenzione di esperti e non esperti sui rischi di natura psicosociale (in particolare, sindromi mobbing correlate)", e che altrettanto numerosi sono stati i procedimenti penali per omicidi colposi o lesioni personali colpose consistiti in tumori professionali. In relazione a quest'ultimo punto, la stessa Procura riferisce che presso il suo ufficio funziona un osservatorio sui tumori professionali, alimentato dai referti dei medici sui tumori di probabile eziologia professionale, grazie al quale queste malattie, lungi dal rimanere nascosti negli archivi ospedalieri e comunali, sono oggetto di indagini e di procedimenti penali, "con rilevanti risvolti preventivi". Alcuni di tali procedimenti sono in corso di trattazione (o prossimi alla trattazione) in sede dibattimentale.
La Procura torinese riferisce, poi, che è giunto alla chiusura delle indagini (art.415 bis c.p.p.) un procedimento concernente i lavoratori degli stabilimenti Eternit e le popolazioni delle aree circostanti, colpiti da tumori associabili all'amianto (tumori polmonari, mesoteliomi) e da asbestosi (sono oltre 3000 i soggetti portatori di tumore o asbestosi, ivi inclusi lavoratori italiani che dopo aver operato in stabilimenti Eternit situati in Svizzera sono deceduti in territorio italiano). Si è ritenuto che ricorrono, nella fattispecie, le ipotesi contemplate dagli artt. 589, 437 e 434 c.p. ed ai soggetti ritenuti responsabili sono stati contestati, appunto, i reati previsti dalle disposizioni ora richiamate.
La stessa Procura sta svolgendo indagini relativamente ad un gravissimo incidente, verificatosi il mese scorso in una acciaieria torinese, nel quale hanno perso la vita sette operai: è una tragedia, questa, che ha commosso l'intera opinione pubblica, e sulla quale la magistratura torinese, con la consueta obiettività e serenità, saprà fare piena luce. Quali che siano le conclusioni cui perverranno i competenti organi giurisdizionali, sia consentito comunque l'auspicio che tragedie come queste, in uno Stato, che la Costituzione afferma essere fondato sul lavoro, non abbiano più a verificarsi, e che il lavoro sia strumento di vita e per la vita e mai occasione di lutti e ferite.
Sono stati segnalati molti reati ambientali e contro l'incolumità pubblica e la salute dei cittadini (in particolare, inquinamento dell'aria e dell'acqua, incendi, adulterazione di alimenti, commercio di medicinali guasti e di sostanze nocive).
La Procura di Torino ha aperto dei procedimenti concernenti le sorgenti di campi elettromagnetici nocivi (elettrodotti, antenne di telefonia cellulare e radiotelevisive), ipotizzando il reato di cui all'art.674 c.p. Uno di tali procedimenti – relativo alle antenne radiotelevisive collocate sul colle della Maddalena – è attualmente in corso, in fase dibattimentale,e, secondo quanto riferisce la stessa Procura, è in fase di ultimazione l'indagine per i reati di omicidio e lesioni personali colpose in rapporto a patologie anche tumorali, la cui associabilità con l'esposizione ai campi elettromagnetici ha richiesto l'effettuazione di un vasto studio epidemiologico sulla popolazione residente nella zona collinare di Torino.
Le Procure della Repubblica di Alessandria, Aosta, Ivrea, Novara, Verbania,Vercelli hanno comunicato che sono stati aperti, complessivamente, 285 procedimenti per bancarotta fraudolenta. La Procura di Torino, a sua volta, ha comunicato che in quell'ufficio sono stati aperti numerosi procedimenti per bancarotta, anche relativi a realtà aziendali significative.
Il numero dei reati societari, come è stato rilevato nella relazione dello scorso anno, è sempre in diminuzione, probabilmente per effetto della normativa introdotta con la riforma del 2002.
Secondo la Procura della Repubblica di Torino, peraltro, i reati in materia economica – che richiedono quasi sempre complesse indagini – sono "a prescrizione garantita", non essendo i termini stabiliti sufficienti a coprire i necessari "tempi" delle indagini e del processo.
In merito al fenomeno dell'usura hanno fornito specifiche informazioni solo le Procure della Repubblica di Alessandria, Aosta, Ivrea, Novara, Verbania, Vercelli: dalle notizie acquisite, è emerso che, nei predetti uffici, sono stati aperti, complessivamente, 35 procedimenti per il reato menzionato.
Le Procure di Alba, Alessandria, Aosta, Ivrea, Verbania, Vercelli hanno aperto 949 procedimenti (complessivamente) per fatti di criminalità informatica, fra i quali la clonazione di carte di credito o l'utilizzazione di indebita connessione internet con conseguenti illeciti addebiti sulle bollette telefoniche; numerosi procedimenti dello steso tipo sono stati aperti anche dalla Procura della Repubblica di Novara.
Stando ai dati forniti dalle Procure della Repubblica di Acqui Terme, Alba, Alessandria, Aosta, Ivrea, Novara, Torino, Verbania, Vercelli, nel periodo in considerazione sono stati iscritti in quegli uffici, complessivamente, 556 procedimenti (in parte nei confronti di persone ignote) per reati sessuali (parecchi dei quali commessi in ambito domestico).
Vi è stato un modesto incremento, rispetto al periodo precedente. Ma, a questo proposito, la Procura di Torino osserva (e forse a ragione) che "per quanto possano in astratto farsi ipotesi catastrofiche circa il dilagare delle violenza sessuale, sembra, invece, che sia aumentata la collaborazione con tutte le agenzie del territorio che raccolgono le prime segnalazioni"; e probabilmente, è venuta anche meno una certa ritrosia delle vittime a far conoscere all'esterno la violenza subita.
La stessa Procura di Torino considera inquietante il dato concernente il numero delle denunce a carico di persone ignote (nel circondario di Torino triplicato nel giro di tre anni), perchè denota aumento dell'insicurezza fuori dall'ambiente famigliare (nel quale pure, peraltro, avvengono le violenze).
Dalle Procure di Alessandria, Aosta, Torino, Verbania sono stati, inoltre, segnalati 52 casi di atti sessuali e violenza in danno di minori, nonché – assieme alle Procure di Alba, Biella, Novara, Vercelli – 143 casi complessivi di detenzione e commercio di materiale pedopornografico e di prostituzione minorile.
Nella relazione dello scorso anno, concernente il periodo luglio 2005–giugno 2006, si era dato atto dell'eccessivo carico di lavoro del Tribunale di Sorveglianza, e del consistente arretrato che conseguentemente si era formato.
Il provvedimento di indulto, emanato nell'estate dell'anno 2006, ha comportato la riduzione del carico, e ha fatto venir meno l'accumulo di procedimenti instaurati a seguito di istanze di misure alternative, formulate da persone in stato di libertà, sì che l'Ufficio adesso può meglio e più speditamente far fronte ai propri impegni.
Persiste sempre, però, e si è, anzi, aggravata la carenza di personale amministrativo.
Giova anche completare il quadro della Giustizia Civile con le seguenti, ulteriori, notizie.
Si è fatto cenno, in precedenza, delle controversie in materia di lavoro e previdenza, che comprendono sia le cause di lavoro cd privato, sia le cause riguardanti il pubblico impiego, sia le cause previdenziali.
Pare opportuno, adesso, soffermarsi brevemente su ognuno dei tre gruppi di procedimenti
Così come nel precedente periodo, il flusso delle cause in materia di previdenza e in materia di pubblico impiego è rimasto "contenuto", sia in Corte d'Appello, sia nei Tribunali del distretto, e (complessivamente) risulta nettamente inferiore a quello delle cause in materia di lavoro ("privato").
In Corte, infatti, sono pervenuti 913 appelli in materia di lavoro "privato", 120 appelli in materia di pubblico impiego e 444 appelli in materia di previdenza: "numeri", tutti questi, sensibilmente ridotti, rispetto a quelli del periodo precedente
Nei Tribunali sono pervenute 11.047 cause di lavoro (–426, rispetto al periodo precedente), 479 cause in materia di pubblico impiego ( dato sostanzialmente analogo a quello del periodo precedente) e 4180 cause in materia di previdenza (+ 997).
In Corte, a fine periodo, si è avuta una consistente diminuzione delle pendenze per tutt'e tre le tipologie di cause (–41% per le cause in materia di lavoro, –40% per le cause in materia di pubblico impiego, – 29% per le cause in materia previdenziale), mentre il contrario è avvenuto nei Tribunali (+0,35% per le cause di lavoro, + 27% per le cause in materia di pubblico impiego, + 26% per le cause previdenziali).
I tempi di definizione delle controversie risultano essere: in Corte, 8 mesi e 29 giorni per le cause di lavoro ("privato"), 9 mesi e 24 giorni per le cause in materia di pubblico impiego, 9 mesi e 21 giorni per le cause in materia previdenziale; nei Tribunali, 6 mesi e 12 giorni per le cause in materia di lavoro ("privato"), 15 mesi e 25 giorni per le cause in materia di pubblico impiego, 9 mesi e 18 giorni per le cause previdenziali.
Nel periodo luglio 2006–giugno 2006, sono stati iscritti, nei Tribunali del distretto, 5774 procedimenti di separazione consensuale e 3814 procedimenti di divorzio congiunto
Nettamente inferiore (come nei precedenti periodi) è stato il numero dei nuovi procedimenti di separazione (2073) e di divorzio (1570) giudiziali.
E' diminuito il flusso delle richieste di separazione consensuale (– 1,7%, ), di separazione giudiziale (–11,1%), di divorzio congiunto (–8,27%), mentre è aumentato il numero delle domande di divorzio giudiziale (+ 5,2%).
Al termine del periodo, le pendenze – tranne che per le separazioni giudiziali (–5,6%) – sono aumentate (+2,9% quelle delle separazioni consensuali, + 14% quelle dei divorzi congiunti, + 1,06% quelle dei divorzi giudiziali).
I tempi di definizione dei procedimenti in primo grado sono stati abbastanza contenuti (e in linea con quelli del periodo precedente) per le procedure consensuali (3 mesi e 12 gg. per le separazioni, 4 mesi e 28 gg. per i divorzi), mentre superano l'anno per quanto riguarda quelle giudiziali (1 anno, 7 mesi e 25 gg per le separazioni, 1 anno e 7 mesi per i divorzi).
Risultano essere stati presentati nel periodo 146 appelli (contro provvedimenti emessi sia in procedure contenziose sia in procedure consensuali): numero, questo, assai modesto, tenuto conto che i procedimenti definiti sono stati 13.340 nello stesso periodo e 13.685 in quello precedente.
Gli appelli relativi alle procedure contenziose sono stati definiti in 10 mesi e 6 gg., e gli altri in 8 mesi e 12 giorni.
Relativamente al processo societario–rito ordinario, mantengono ancora attualità le considerazioni svolte nella relazione dello scorso anno: il nuovo rito – oltre che rivelarsi tutt'altro che semplice, "anche per le complicazioni derivanti da una serie di termini per la notifica di repliche, controrepliche, istanze, e per l'esasperata collegialità – non riduce i "tempi" del processo.
Dai dati relativi al periodo luglio 2006–giugno 2007, si evince, infatti, che la durata media del "processo societario" davanti ai Tribunali è di 17 mesi, ed è, perciò, sostanzialmente pari alla durata media dei processi di cognizione ordinaria di primo grado, che è, anch'essa, di circa 17 mesi.
Significativamente, a questo proposito, il Presidente della Sezione specializzata per le controversie in materia di proprietà industriale di Torino ha scritto che la pronuncia della Corte Costituzionale, con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 134 del Codice della proprietà industriale, che aveva esteso il rito societario alle controversie in questione, è stata accolta con favore dagli operatori del settore, perchè consente ora la definizione di tali controversie in tempi appropriati, senza inutili tecnicismi, che rischierebbero di allontanare le parti dalla soluzione del merito: tanto che – pur potendo le parti optare per il rito societario nelle controversie introdotte successivamente al 1 marzo 2006, ed ancor più in quelle successive alla pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale – in due soli casi vi è stata la richiesta di procedere con il rito societario, a' sensi dell'artt. 70 ter delle disposizioni di attuazione del c.p.c.
Le istanze di fallimento, che nel precedente periodo erano state 2496, si sono ora ridotte a 1373 (–55%), e il numero dei fallimenti dichiarati è passato da 829 a 495 (–59%): è questo, sicuramente, un effetto delle nuove soglie di fallibilità, introdotte con le recenti leggi di riforma del diritto fallimentare, che hanno comportato una drastica limitazione del numero degli imprenditori "fallibili".
Nel periodo in considerazione, poi, sono state chiuse 865 procedure fallimentari, e ne residuano (rimanendo ancora pendenti) 4760: vi è stata, perciò, una riduzione delle pendenze, pari al 7,21%.
La durata delle procedure fallimentari resta eccessiva: adesso è di 7 anni e tre mesi (circa un anno e mezzo in più, rispetto al precedente periodo). E a questo proposito valgono sempre le considerazioni svolte nelle precedenti relazioni: la durata dipende prevalentemente, se non esclusivamente, dai tempi di definizione delle controversie instaurate dal fallimento (comprese quelle tributarie), o contro il fallimento, dai tempi di definizione, in sede non giurisdizionale, delle posizioni fiscali del fallito, da difficoltà nel realizzo dei beni. La situazione, comunque, è tale da esporre al rischio che i falliti e i creditori insinuati agiscano per ottenere l'equo indennizzo per l'eccessiva durata della procedura (a' sensi della cd legge Pinto), e vedano accolti i loro ricorsi (di fatto, solo marginalmente il nostro distretto è interessato da tali azioni, nel senso che è abbastanza limitato, fino ad ora, il numero dei ricorsi proposti in relazione a procedure aperte in Piemonte e Val d'Aosta, così come, in generale, è limitato il numero dei ricorsi riguardanti processi in carico ad uffici giudiziari del distretto).
Il Tribunale di Torino segnala, poi, che la maggior parte delle procedure fa registrare una totale assenza, o comunque una scarsissima consistenza, di attivo liquidabile, sicchè il ceto creditorio risulta, in tali casi, totalmente o pressochè totalmente insoddisfatto: di ciò, osserva sempre il Tribunale, vi è piena consapevolezza fin dall'inizio della procedura, tanto che molte istanze appaiono motivate, non tanto dalla speranza di conseguire un riparto utile nella instauranda procedura, ma dall'esigenza di acquisire il titolo per recuperare l'IVA esposta a debito in occasione dell'emissione delle fatture.
Sono state iscritte nel periodo che interessa 22.486 procedure di esecuzione mobiliare, ne sono state definite 21.480, e ne risultano ancora pendenti 14.350: si tratta del 7,1% in più delle pendenze iniziali. Secondo il Tribunale di Torino, l'aumento dell'arretrato è dovuto, nelle esecuzioni mobiliari presso il debitore, soprattutto agli scarsi risultati ottenuti, pur dopo l'entrata in vigore della recente riforma della materia, e alla estrema difficoltà di vendere i beni pignorati ad un prezzo che serva quanto meno a coprire i costi della procedura. Migliori risultati si ottengono nelle esecuzioni mobiliari presso terzi, il cui numero, però, è notevolmente aumentato, facendo dilatare i tempi delle definizioni.
Nello stesso periodo sono state iscritte 3.454 procedure esecutive immobiliari, ne sono state definite 3.411, e ne risultano pendenti ancora 8.720.
I tempi medi di definizione delle procedure di esecuzione mobiliari non sono brevi, ma non sembrano eccessivi; eccessivi, invece, sono i tempi delle procedure immobiliari, che richiedono, per la definizione, circa 2 anni e 6 mesi.
Secondo il Tribunale di Torino, le lungaggini di queste procedure trovano spiegazione – almeno per un numeroso gruppo di esecuzioni di vecchia data, – in fattori che è difficile, se non impossibile eliminare, quali la mancanza di offerte di acquisto, la mancata predisposizione, da parte dei creditori, della pubblicità ordinata, la sospensione della procedura e la successiva riassunzione a distanza di molto tempo, al termine di complesse cause di divisione e di opposizione.
–Qualche parola, infine, sulla Giustizia minorile
Nella relazione dello scorso anno si è rilevato – e le considerazioni allora svolte debbono essere riconfermate in questa sede – che la Giustizia minorile nel distretto funziona, perché trattata da magistrati che si caratterizzano per l'elevata professionalità, che sono animati da grande passione, che sanno far fronte al delicato lavoro che svolgono, malgrado l'insufficienza (in relazione ai flussi) e le scoperture dell'organico, per quanto riguarda il Tribunale per i minorenni, e malgrado la carenza di personale amministrativo.
Le scoperture dell'organico dei magistrati e del personale amministrativo hanno indubbiamente inciso sull'andamento del Tribunale per i minorenni relativamente al settore civile – si è avuto un notevole aumento delle pendenze, passate da 7001 a 8259 unità – ma si deve considerare anche che, nello stesso settore, sono stati comunque esauriti 3759 procedimenti ed emessi globalmente 9648 provvedimenti, mentre, nel settore penale, se pure è aumentata la pendenza dei procedimenti in fase dibattimentale (da 102 a 146), è diminuita, sia pure leggermente (da 7048 a 6404), quella dei procedimenti in fase di indagini davanti al GIP.
Nella Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni sono affluiti 2954 procedimenti, ne sono stati definiti 2646 e, a fine periodo, ne sono risultati ancora pendenti 1983 (+18% ).
I procedimenti iscritti riguardano:
- 2, i reati di omicidio volontario (risalenti, però, a 20–30 anni fa);
- 2, i reati di tentato omicidio;
- 3, omicidi colposi con violazione delle norme del CdS (e uno commesso in stato di ebbrezza);
- 337, il reato di lesioni personali dolose;
- 4, il reato di associazione per delinquere;
- 29, il reato di estorsione;
- 185, il reato di rapina;
- 876, il furto;
- 174, la ricettazione;
- 42, reati sessuali (con 76 indagati);
- 206, violazioni delle norme in materia di stupefacenti.
Le persone (note) indagate nei 2954 procedimenti iscritti nel periodo in considerazione sono, in tutto, 4.162, di cui 2398 italiani e 1.764 stranieri.
Secondo il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni, vi è stata una crescita dei reati, ma non in senso quantitativo – chè (salvo che per le rapine, le ricettazioni e i reati sessuali) il numero dei reati è sostanzialmente in linea con quello degli anni precedenti – ma in senso qualitativo: "aumenta, insomma, la percentuale dei reati gravi (non solo e non necessariamente dal punto di vista del nomen juris e della pena edittale) e delle situazioni complesse (pluriproblematiche). in contesti che sono sempre più distanti da quelli delle "ragazzate" di ormai antica memoria (che pure, ovviamente, ci sono ancora e ci saranno sempre ma presentandosi con connotati nuovi, aggiornati) e per fronteggiare i quali è sempre più indispensabile lo sforzo, già intrapreso, di coordinamento fra le istituzioni (magistratura, forze dell'Ordine, scuola, servizi socio–sanitari) ma anche la partecipazione della società civile in genere (famiglie, associazionismo, volontariato)".
Per quanto concerne il campo civile, il Presidente del Tribunale per i minorenni ha segnalato che:
- vi è stato un aumento dei procedimenti di limitazione della potestà genitoriale relativi a famiglie di immigrati (specialmente dalla Romania e dal Marocco), nelle quali i livelli di cura e assistenza verso i figli minori si presentano in misura variabile carenti;
- vi è stato un incremento dei procedimenti per l'affidamento dei figli all'esito della cessazione della convivenza tra i genitori (art.317 bis c.c.), probabilmente determinato, alternativamente, dal fatto che solo con la pronuncia giudiziale appare possibile sancire l'affidamento del figlio in forma condivisa o dalla possibilità (ora esistente) di proporre nella stessa causa la domanda di affidamento del figlio e del contributo al suo mantenimento;
- vi è stato pure un sensibile aumento delle procedure instaurate da cittadini stranieri irregolarmente presenti nel territorio della Stato per essere autorizzati a soggiornare in Italia allo scopo di fornire cure e assistenza ai figli minori: "a fondamento dei ricorsi sempre meno le parti fanno riferimento a problemi sanitari del bambino, di immediato accertamento, e si è passati alla allegazione di situazioni più articolate, ma anche più complesse da verificare, nelle quali si segnala il pregiudizio che il minore potrebbe subire sul piano psicofisico dalla disgregazione del nucleo famigliare, dall'allontanamento del contesto sociale (italiano) nel quale è da tempo inserito, dall'assenza di risorse sulle quali contare per un rientro nel paese di origine del genitore (clandestino)".
Non posso chiudere questa relazione, senza ricordare il carissimo Diego Amore, già Avvocato generale della Corte d'Appello di Torino, deceduto l'anno scorso, poco dopo essere stato collocato a riposo; di lui ricorderemo, oltre la sua cultura giuridica, la sua ironia e la passione per i libri.
Desidero, poi, rivolgere un affettuoso augurio agli uditori giudiziari – ora, magistrati in tirocinio– che hanno iniziato pochi giorni fa la loro attività negli uffici giudiziari torinesi: dei giovani la magistratura ha bisogno, e non solo per rafforzare i propri ranghi e potere così far meglio fronte alla domanda di giustizia, ma anche perché è stimolante confrontarsi con le loro idee e il loro modo di "pensare" la giustizia.
Un augurio e un saluto anche ai colleghi che sono stati recentemente collocati a riposo: Romano Pettenati, già Presidente di sezione della Corte, Pier Giorgio Gosso, già Presidente dell'Ufficio GIP di Torino, Corrado Canfora, già Procuratore della Repubblica a Novara, Massimo Macchia, già consigliere della Corte – che ha voluto fino al giorno prima del suo collocamento a riposo partecipare alle camera di consiglio, Gennaro Di Bernardo, già giudice del Tribunale di Casale Monferrato.
Desidero salutare e ringraziare il dott. Luigi Cosimo Rossi, già dirigente amministrativo del Tribunale di Torino, che ha anche retto la Corte, e che tanto ha dato assicurare la funzionalità degli uffici giudiziari – anch'egli recentemente collocato a riposo – e con lui i tanti funzionari (sono 50) che hanno lasciato di recente il servizio.
Sono, poi, debitore di un ringraziamento nei confronti dei medici che prestano gratuitamente la loro opera nell'ambulatorio aperto a Palazzo di Giustizia: tutti quelli che operano a Palazzo o lo frequentano vi sono tanto grati.
E grazie, infine, a voi tutti per la pazienza che avete dimostrato verso di me.
1 Dati desunti dai prospetti statistici elaborati dal Ministero della Giustizia.
2 Si fa riferimento solo ai procedimenti contenziosi, con esclusione, quindi, dei procedimenti di volontaria giurisdizione o trattati col rito camerale; sono esclusi anche i procedimenti cautelari, e quelli speciali in generale, fatta eccezione per i procedimenti di separazione e divorzio giudiziali, nonché le esecuzioni e le procedure concorsuali.
3 V. nota 1
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