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Inaugurazione Anno Giudiziario 2008
RELAZIONE DEL DOTT. ANGELO RAFFAELE VACCARO,
PRESIDENTE DELLA CORTE DI APPELLO DI POTENZA
26 gennaio 2008
Indice
PREMESSA E CONSIDERAZIONI GENERALI
IL FUNZIONAMENTO DELLA GIUSTIZIA NEL DISTRETTO
LA GIUSTIZIA PENALE
LA GIUSTIZIA CIVILE
GIUSTIZIA MINORILE
Rivolgo il mio più cordiale saluto a tutte le autorità religiose, politiche, civili e militari, il cui interesse per le cose della giustizia mi auguro si mantenga sempre costante; saluto i rappresentanti del Consiglio Superiore della Magistratura e del Ministero della Giustizia, due alte istituzioni che spero rivolgano una maggiore sollecitudine alla situazione in Basilicata; saluto gli avvocati e i magistrati, togati ed onorari, i quali, sia pur da fronti opposti, ma con pari dignità, rendono un indispensabile servizio ai cittadini; saluto tutti gli impiegati amministrativi, ai quali va il mio apprezzamento per il loro competente e serio impegno di lavoro; saluto i rappresentanti delle forze dell'ordine, Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Corpo Forestale, Capitaneria di Porto di Taranto, competente per il territorio materano, Ufficio Circondariale Marittimo di Maratea, cui attesto la mia stima per la loro intensa attività che consente di mantenere la situazione della nostra Regione in limiti accettabili; saluto i rappresentanti dei mezzi di comunicazione di massa, con l'augurio che vogliano sempre, con la loro sensibilità istituzionale e la loro professionalità, fornire un contributo di serenità alle cose della giustizia; saluto ovviamente tutte le altre persone presenti, ringrazio ognuno per essere intervenuto a questa cerimonia e porgo il mio augurio per il nuovo anno a tutti.
Ritengo di dovere dire subito che la situazione dell'anno cui la presente relazione si riferisce è sostanzialmente stazionaria rispetto a quella esistente nel periodo precedente; certo dei cambiamenti si sono verificati, ma si tratta di modifiche di dettaglio scarsamente incidenti sulla situazione globale.
Con riferimento all'area penale evidenzio quanto segue.
Per quanto riguarda le procure della repubblica, nel raffronto con l'anno che precede, in quello di riferimento risulta che la pendenza è aumentata del 13,58%, aumento irrilevante, soprattutto se si tiene presente che sono sopravvenuti in totale 28.133 nuovi procedimenti; è bene tenere presente che la pendenza attuale, pari a 17.922 procedimenti, è nettamente inferiore a quella esistente al 30 giugno 2000, che era di 29.822 processi; si può, quindi, affermare che le procure hanno lavorato bene a livello quantitativo, nonostante le carenze e le scoperture degli organici, e che la pendenza appare stabilizzata; ed è una pendenza che potrà aumentare o diminuire in futuro, ma mai essere eliminata.
Negli uffici GIP–GUP, le pendenze complessive sono aumentate del 23,13% (da 13.601 a 16.747), aumento non preoccupante se si considera, tenendo conto delle sopravvenienze, che i processi da 13.662 pendenti al 30 giugno 2001 sono ridotti a 16.747 pendenti al 30 giugno 2007; anche in questo caso le pendenze, che sono indubbiamente elevate, non potranno mai essere eliminate e potranno diminuire solo aumentando il numero dei magistrati addetti agli uffici in parola.
I quattro tribunali del distretto hanno chiuso l'anno in passivo perché le pendenze complessive sono aumentate, in percentuale, dell'1,55%; naturalmente entro questo ambito complessivo la situazione è diversa: hanno chiuso l'anno in attivo i tribunali di Matera e Melfi, in passivo i tribunali di Potenza e Lagonegro.
Resta comunque il fatto che la pendenza complessiva dei procedimenti in fase di giudizio al 30 giugno 2007 è di 8.188 processi, indubbiamente elevata, ma corrispondente alle caratteristiche tipiche del nostro contesto, che però non è molto diverso da quello esistente negli altri distretti, in quanto è proprio nella fase del giudizio, monocratico o collegiale, che si verifica un blocco, che alcuni chiamano strozzatura, altri effetto imbuto, esistendo un'obiettiva difficoltà degli uffici giudicanti a fronteggiare il flusso degli affari provenienti dalle procure.
Anche gli uffici dei giudici di pace nella fase dibattimentale hanno chiuso in passivo l'anno in esame.
La Corte di appello ha definito 505 processi, per cui l'anno si è chiuso al 30 giugno 2007 con una pendenza di 363 procedimenti, inferiore a quella dell'anno precedente; per un tempo piuttosto lungo è rimasto vacante un posto di consigliere della sezione penale, ora coperto; è ancora scoperto il posto di presidente della detta sezione penale.
La magistratura di sorveglianza ha pronunciato circa 2.100 provvedimenti complessivamente, cioè emessi sia dal tribunale di sorveglianza sia dal magistrato di sorveglianza che è organo monocratico; le pendenze non sono rilevanti e si può dire che l'ufficio ha lavorato bene, in linea con il carico di lavoro, con la capacità di lavoro dei giudici e con le disposizioni di legge.
L'organico, formato dal presidente e due giudici, può dirsi adeguato al carico di lavoro; però l'ufficio si trova in una situazione di difficoltà, in quanto uno dei giudici è stato trasferito e l'altro è in congedo per motivi sanitari; è stata disposta l'applicazione extradistrettuale di un magistrato; a volte necessario disporre supplenze con inevitabili scompensi nell'attività degli uffici di provenienza; la situazione non sembra poter migliorare in quanto dovrà lasciare l'ufficio anche il presidenza per i limoti di durata in un incarico imposti dal nuovo ordinamento giudiziario.
In ordine alla situazione delle tre case circondariali di Potenza, Matera e Melfi ove ordine, sicurezza e disciplina sono validamente assicurati dal personale di custodia, nel periodo in esame non si sono presentati gravi problemi di sovraffollamento né si sono manifestati comportamenti incompatibili con una pacifica convivenza; in ciascuno dei tre istituti risulta soddisfacente l'offerta di interventi di sostegno e di partecipazione ad attività formative, ricreative, educative, e culturali dei ristretti.
Per quel che concerne il penale minorile si è avuto un aumento delle sopravvenienze (n. 431 iscrizioni contro le 358 del periodo precedente); però i dati evidenziano una situazione di delinquenza minorile non allarmante e contenuta nei limiti del fisiologico.
Tutte le forze dell'ordine, senza distinzione, hanno svolto un ottimo lavoro, con precisione, puntualità, capacità, professionalità, per cui a loro va il mio plauso incondizionato.
Per quanto attiene all'area civile preciso quanto segue.
Il tribunale di Lagonegro ha fatto registrare un saldo attivo del 29,91%, mentre i tribunali di Potenza, Matera e Melfi hanno registrato un saldo passivo, rispettivamente del 6,46%, dell'8,47% e del 9,21%; a mio parere si tratta di diversità contingenti che potrebbero modificarsi nel prossimo futuro; la pendenza complessiva, pur essendo diminuita del 5,17% negli ultimi anni, è elevata e superiore alla possibilità e capacità dei giudici di eliminarla.
In Corte di appello la pendenza al 30 giugno 2007 è di 4.958 procedimenti, è aumentata rispetto al periodo precedente ed è destinata ad aumentare a causa dell'aumento progressivo e notevole delle sopravvenienze che i magistrati sono nell'impossibilità di fronteggiare; nel periodo di riferimento sono sopravvenuti 2.028 procedimenti, mentre i giudici assegnati alla sezione civile sono cinque ad organico completo e sono tre attualmente essendo vacanti due posti; ed è risaputo che nessuno potrebbe scrivere tra le 400 e le 500 sentenze in un anno perché ciò è al di fuori delle umane possibilità.
Anche negli uffici dei giudici di pace è aumentata, ancora una volta, la pendenza dei procedimenti civili ordinari.
Il tribunale per i minorenni; con riferimento all'area civile, ha lavorato bene a livello qualitativo, e deve ribadirsi, per il periodo di riferimento, l'assenza di significativi mutamenti rispetto al pregresso periodo ed una soddisfacente "funzionalità" con riguardo ai criteri di rapidità e tempestività degli interventi, assolutamente imprescindibili ai fini della tutela giurisdizionale dei minori.
Devo ribadire in proposito quel che ho detto in passato; nell'attuale contesto siamo in presenza di una condizione che è particolare perché una legge vigente (mi riferisco all'art. 25 del R. D. L. n. 1404 del 1934, ancora in vigore, che prevede due misure: ricovero in casa di rieducazione ed affidamento al servizio sociale) non è applicata ed è paradossale perché da moltissimo tempo tutta l'area del disagio giovanile, che si esprime in comportamenti socialmente non accettati, pur non costituendo reato, è rimasta scoperta, abbandonata a se stessa; solo quel particolare problema che si esprime nell'uso di droghe è stato affrontato.
I brevi cenni statistici che ho fatto forniscono un'idea della situazione a livello quantitativo, ma le statistiche possono essere fallaci, nel senso che non consentono di valutare le effettive difficoltà incontrate dai giudici nello svolgimento del proprio lavoro; per rendersi conto della effettiva realtà sarebbe necessario esaminare i singoli procedimenti per valutarne la maggiore o minore complessità, ma ciò è ovviamente impossibile.
La situazione illustrata può essere riassunta in due brevi considerazioni.
Il numero dei delitti denunciati, anche in rapporto al numero degli abitanti, colloca la Basilicata in una posizione che è superiore soltanto a quello di altre due Regioni (Valle d'Aosta e Molise) ed inferiore a quello di tutte le altre Regioni; questo consente di dire che l'indice di criminalità in Basilicata è basso, si mantiene da qualche tempo nei limiti del fisiologico, pur essendo presenti nella nostra Regione i germi di una criminalità più subdola e pericolosa, per cui è necessario mantenere sempre alta la guardia.
Invece il quoziente di litigiosità è elevato; su 29 distretti di Corte di appello 20 presentano un quoziente di litigiosità che oscilla dal 9,7 del distretto di Trento al 31,0 del distretto di Roma, inferiore quindi a quello del distretto di Potenza che si attesta al 32,3.
Persistono il sottodimensionamento e la parziali scoperture degli organici risalenti nel tempo e causa di inefficienza e questo vale non solo per i giudici ma anche per il personale amministrativo.
Per quanto attiene all'area del civile è evidente da qualche tempo che il banco di prova è quello del procedimento contenzioso; ed è proprio su questo che ha cercato di agire una riforma tendente allo scopo di velocizzare lo svolgimento del processo civile ordinario; mi riferisco alla legge
14 maggio 2005 n. 80 ed alle successive integrazioni e modificazioni.
Le numerose disposizioni di modifica del codice di procedura civile; sono rivolte appunto ad accelerare lo svolgimento del procedimento contenzioso e a tale fine attuano una notevole concentrazione dei tempi entro i quali devono essere stabiliti e definiti i temi del giudizio di cognizione con lo scopo di ottenere che il processo sia completo, ossia maturo per la decisione, entro breve tempo; anche se fosse possibile attuare la detta concentrazione, che però l'esperienza dimostra essere solo una speranza, siccome le norme nuove non incidono sui tempi necessari per la decisione definitiva da parte del giudice non essendo previsti in proposito termini perentori e non poteva essere diversamente, la durata dei processi non potrà cambiare.
Infatti, un magistrato non può scrivere più di un certo numero di provvedimenti in un anno; ma la media ottimale può essere raggiunta solo se ci si occupa di un settore specifico di controversie, non di tutte le materie che rientrano nell'area civile e non si è costretti a supplenze interne ed a svolgere compiti diversi dall'attività giurisdizionale; inoltre se un giudice ha sul proprio ruolo molti processi maturi per la decisione, non potendo scrivere più di due o tre sentenze a settimana, è costretto a rinviare nel tempo l'udienza di discussione di molti processi.
Va altresì segnalato che il proliferare dei riti, ordinario (vecchio, nuovo, nuovissimo), camerale, speciale (applicabile alle controversie agrarie), locatizio, societario, e delle modifiche legislative moltiplica le occasioni di contenzioso su mere questioni processuali e non risolve il problema di fondo, che è quello di superare il c.d. "effetto imbuto" che si crea fra il numero delle cause che sarebbero pronte per essere decise e le scarse risorse disponibili in termini di organico.
Andrebbe rivisto il codice di procedura civile, nella sua struttura, prevedendo un unico rito per tutte le materie che rientrano nell'area civile.
Ed in proposito esistono due possibilità.
Il rito potrebbe essere strutturato come il procedimento camerale, che non è certo brevissimo ma è sicuramente più celere; non è vero, a mio parere, che la forma, e soprattutto l'eccesso di formalità, valga a salvaguardare la sostanza; è vero anzi il contrario, perché l'eccesso di forme può determinare un dilatazione dei tempi e la conoscenza, da parte del giudice, di una verità processuale non sempre pienamente corrispondente alla verità reale; ed il rito camerale può essere strutturato in modo da contemperare la celerità con le garanzia di difesa.
In ogni caso, anche se non si voglia seguire questa strada, deve ribadirsi che, per quanto concerne le controversie civili in primo grado, neppure le ultime recenti modifiche appaiono idonee a garantire tempi rapidi di trattazione e decisione.
Nell'attuale rito civile trascorre ancora troppo tempo prima che si passi ad ammettere la prova, tempo che il cittadino percepisce come di mero rinvio.
Basta pensare a questa sequenza: oggi i termini a comparire sono di almeno 90 gg., il che significa che l'attore – per essere sicuro di non incorrere in nullità – deve prudenzialmente citare il convenuto per un'udienza che si collochi ad almeno 110–120 gg. dal momento in cui l'atto introduttivo viene portato per la notifica; alla prima udienza le parti possono chiedere i termini di cui all'art. 183 co. 6º c.p.c. (30+30+20); se tutto va bene e se non vi sono chiamate in causa di terzo, sono già decorsi 180 gg. o più, con il rischio di finire a ridosso d'una sospensione feriale se la citazione è stata notificata in autunno o in inverno e con la certezza, invece, di incorrervi se la notifica è avvenuta in altri periodi dell'anno solare.
Risultato più probabile: siamo già ad almeno 226 gg. solo per chiarire i temi di causa, metterne a punto il materiale documentale (anch'esso essenziale per meglio comprendere i termini del contenzioso) e disporne l'iter istruttorio.
In realtà l'ipotesi che precede è fin troppo ottimista, come dimostra quotidiana e pluridecennale esperienza.
Spesso si finisce in autentico circolo vizioso: più il giudice si rivela incerto, in quanto non conosce la materia del contendere, più la parte eventualmente consapevole del proprio torto è incentivata a "sollevare polvere" costringendo l'avversario ad inseguirlo su un terreno diverso da quello rilevante ai fini del decidere, così disincentivando il giudice dal prendere adeguata cognizione della causa prima che la stessa venga riservata a sentenza.
In altre parole, i tempi della giustizia civile non dipendono solo dal numero di cause e di udienze necessarie a precisare il thema decidendum, ma anche dal tempo perduto dietro falsi obiettivi.
Per evitare ciò v'è bisogno non soltanto della diligenza del giudice (e d'un rigoroso rispetto dell'art. 169 c.p.c. da parte dei difensori), ma anche della possibilità che egli sia in condizione di studiare gli atti non "a vuoto" (cioè che non sia sempre in attesa che da un momento all'altro cambino le carte in tavola tanto da vanificare lo studio precedente od in attesa che, dati i lunghi tempi, il processo finisca sulla scrivania d'un altro collega), altrimenti sarà disincentivato dal farlo.
Ed il rinvio della prima udienza diseduca il giudice ed i difensori ed umilia le parti, come sottolineò il C.S.M. in un parere risalente ad alcuni anni.
Secondo me il processo dovrebbe essere strutturato in modo tale da consentire tendenzialmente e potenzialmente la decisione in prima ed unica udienza (cosa che ancor oggi accade spesso nel rito del lavoro, che ha numeri infinitamente maggiori di quello ordinario), poiché non v'è misura più deflattiva e moralizzatrice di una sentenza emessa dopo una sola udienza (quando, s'intende, la natura del contenzioso lo consenta in tutta tranquillità).
In ogni caso appare, a mio avviso, necessaria una modifica legislativa per il giudizio di appello che consenta di trattare l'appello (in tutto le materie) de plano, senza fissazione dell'udienza (neppure camerale), fatte salve apposite eccezioni di legge (ad es. nei processi in Corte d'Assise d'Appello, o nei processi penali in cui si riveli necessaria la rinnovazione del dibattimento ex art. 603 c.p.p. o nei processi civili in cui si debbano assumere prove od espletare c.t.u.).
L'ordine di decisione sulle impugnazioni dovrebbe ovviamente seguire in linea di massima il numero di R.G., con opportuni correttivi in funzione della rilevanza della materia e/o di particolari profili d'urgenza.
La trattazione de plano presenterebbe i seguenti non trascurabili vantaggi:
- ridurre drasticamente i tempi del secondo grado, che già oggi costituisce lo snodo più problematico (in termini di durata) del processo penale, civile e del lavoro;
- semplificare notevolmente le questioni di rito connesse al sopravvenire di cause di interruzione del processo, rischio che intuitivamente aumenta in via esponenziale in ragione del protrarsi dei tempi del processo;
- recuperare in buona misura risorse umane e materiali oggi in gran parte destinate ad adempimenti connessi allo svolgimento di udienze al cui esito ben di rado risulta arricchita la qualità della cognizione del processo: infatti, le caratteristiche dell'appello fanno sì che nella grandissima parte dei casi il materiale rilevante ai fini del decidere sia stato già acquisito nel corso del giudizio di prime cure;
- consentire il possibile superamento dell'attuale scissione tra delibazione delle inibitorie e decisione nel merito delle impugnazioni, nel senso che ogni qual volta, dopo l'esame dell'inibitoria, il giudice d'appello ritenga la causa pronta per essere immediatamente decisa, possa farlo senza ulteriori indugi;
- alleggerire gli impegni d'udienza degli stessi avvocati, utilità di non trascurabile rilievo soprattutto in quelle realtà in cui ancora oggi prevalgono statisticamente gli studi monopersonali o comunque di piccole dimensioni.
Tale innovazione dovrebbe necessariamente accompagnarsi, a mio avviso, ad un sistema (nel civile e nel lavoro) che permetta di formare il fascicolo per l'appello a cura dell'ufficio di primo grado, con impugnazione da introdursi sempre con ricorso, anche nelle controversie civili ordinarie, e con notifiche – agli appellati ed ai litisconsorti – a cura dell'ufficio.
Se del caso potrebbero poi calibrarsi tempi brevi per il deposito di repliche delle parti, prima che il fascicolo sia trasmesso al giudice del gravame.
Certamente si tratterebbe d'una non indifferente novità, tenuto conto delle nostre tradizioni. Nondimeno si tratta di approdo che si profila, in progresso di tempo, come sostanzialmente necessitato vista la sempre maggiore accentuazione del carattere di revisio prioris instantiae (e non di iudicium novum) del processo d'appello.
Andrebbe anche limitata l'impugnabilità per cassazione (pena l'impossibilità d'una efficace azione di nomofilachia da parte della Suprema Corte), limitazione che, invariato l'art. 111 Cost., non può ottenersi se non escludendo tout court il ricorso per vizi di motivazione.
Si deve inoltre considerare che l'innalzamento esponenziale del numero degli avvocati (come storica valvola di sfogo alla disoccupazione intellettuale, soprattutto nelle regioni meridionali) è di per sé causa di aumento di un contenzioso, che da tempo ha superato, e di molto, il livello fisiologico.
Per altro verso, il malessere dell'avvocatura, dovuto anche alla sua smisurata crescita, si traduce in proteste che assumono sempre più spesso la forma di astensioni collettive dalle udienze, il che ovviamente nuoce anche alla produttività delle strutture giudiziarie.
Inoltre, la struttura degli studi professionali (ancor oggi nel meridione composti per lo più da uno o due avvocati), non ne aiuta l'efficienza, di guisa che, dato il principio dispositivo cui è informato il processo civile, il rallentamento del loro operare si ripercuote negativamente anche sui tempi della giustizia e rende ancor più farraginoso un processo civile che già di per sé non brilla per elasticità.
Finché il numero delle sopravvenienze continuerà ad essere superiore alla possibilità ed alla capacità di lavoro dei magistrati, fino a quando non si interverrà sulla struttura dei procedimenti, le pendenze saranno destinate ad aumentare.
Sarebbe stato necessario lavorare coralmente e con comunità di intenti sulle procedure, in particolare quella civile, perché è nelle leggi processuali parte del problema.
Per quanto attiene all'area del penale poco o niente è stato fatto; le ultime novità, penso alla norme sulla prescrizione e alla concessione dell'indulto, separato dall'amnistia (cosa mai avvenuta in passato), servono solo a rendere praticamente inutile la celebrazione di molti dibattimenti.
Sarebbe stato veramente molto opportuno rivedere le norme relative ai procedimenti penali speciali, in particolare quelle sul rito abbreviato; questo rito, che spesso di abbreviato finisce con l'avere soltanto il nome, a causa delle necessarie integrazioni probatorie che a volte costituiscono un impegno istruttorio pari a quello del dibattimento, non determina, per il settore penale nel suo complesso, un vantaggio, un apprezzabile utile, in quanto da un lato alleggerisce il carico del dibattimento ma dall'altro appesantisce quello dell'ufficio GIP–GUP.
Detto questo devo anche dire che sono molto scettico, e non credo di essere il solo ad esserlo; perché i cambiamenti che sarebbe necessario apportare sono molti e non facili: modifiche al codice di procedura civile; modifiche al codice penale per quanto attiene al sistema sanzionatorio per gli adulti e per adeguare alcune pene alla situazione particolare dei minori; modifica ordinamentale per unificare tutta la materia civile attinente agli interessi ed alla condizione dei minorenni; disciplina ex novo del procedimento camerale che si svolge davanti al tribunale per i minorenni in sede civile per adeguarlo ai principi costituzionali del contraddittorio e del diritto di difendersi e disciplina della difesa di ufficio nel detto procedimento; disciplina dell'ordinamento penitenziario per i minori; nuova legge sul civile rafforzato o protetto e conseguente creazione di servizi e strutture; se calcoliamo l'impegno che quanto tutto ciò richiede, anche perché non c'è unanimità di vedute, è difficile pensare che la situazione possa migliorare anche in tempi medio–lunghi.
Mi auguro che questo non ci induca a rimanere inerti; dobbiamo invece continuare ad impegnarci non solo discutendo tra di noi, ma portando le idee all'esterno, svolgendo opera di sollecitazione e di promozione a livello politico, analizzando la situazione esistente e le linee di tendenza, prospettando le possibilità di soluzione dei problemi; se non lo facessimo, restando quasi in attesa di una specie di palingenesi totale che risolva i problemi, significherebbe che abbiamo già deciso che niente deve cambiare.
Guai se accettassimo la triste filosofia dell'Ecclesiaste (nulla serve, non la scienza, non il lavoro, vana è la fatica dell'uomo che passa e inutilmente cerca sollievo nelle cose terrene) perché questa filosofia, quasi esistenzialismo ante litteram, non è solo la filosofia della rinuncia, è una filosofia che distrugge l'uomo e le sue speranze di civiltà.
Mi sento poi costretto ad accennare che anche alla nostra Regione si è esteso il malcostume solo italiano di celebrare i processi sui mezzi di comunicazione di massa, con rivelazione di atti di indagine coperti da segreto.
E ciò potrebbe risolversi in un irresponsabile ed intollerabile delegittimazione di tutta una categoria che, nella stragrande maggioranza, invece, lavora, a mio parere bene, senza lasciarsi coinvolgere non perché composta da soggetti indifferenti ma perché formata da persone che in tal modo salvaguardano, responsabilmente, la propria professionalità.
Purtroppo questa situazione dipende anche da dichiarazioni rese da alcuni colleghi che forse ritengono di dovere assumersi il ruolo di moralizzatori di una situazione che invece non richiede di essere moralizzata.
Ho avuto modo di leggere un provvedimento della Procura di Catanzaro con il quale si disponevano alcune perquisizioni e sono rimasto spiacevolmente sorpreso; nel provvedimento erano integralmente riportate le dichiarazioni, esistenti agli atti del processo, rese da magistrati come persone informate dei fatti; in alcuni punti era evidente che le domande poste e le risposte date erano fondate su mere supposizioni, non su fatti dimostrati o dimostrabili, ed in altri punti le dichiarazioni erano riferite a fatti personali, tra l'altro meramente supposti, di colleghi del distretto senza che questi fatti avessero alcun rilievo per l'inchiesta o altro rilievo penale, civile o amministrativo.
Allora mi sono chiesto se veramente avevo capito qualcosa nel corso della mia lunga carriera; perché se questo fosse il modo di fare il magistrato sia all'interno che all'esterno dell'ufficio dovrei dire di non avere capito niente.
Durata dei processi civili e penali.
Nel periodo di riferimento la durata dei processi penali e civili non ha subito rilevanti e quindi sostanziali modificazioni rispetto al periodo precedente.
Penale
- Procure della Repubblica: durata media dei procedimenti giorni 230; per i procedimenti di competenza dei giudici di pace giorni 174; nel periodo precedente rispettivamente giorni 228 e 188.
- Uffici GIP–GUP: durata media dei procedimenti giorni 365; nel precedente periodo giorni 293.
- Tribunali (dibattimenti penali monocratici e collegiali): durata media dei procedimenti giorni 854; nel periodo precedente giorni 793.
- Corte di appello: durata media dei procedimenti giorni 310; nel periodo precedente giorni 242.
Tra il deposito della sentenza di primo grado e la prima udienza di appello intercorrono nel settore penale 290 giorni (erano 285 l'anno scorso).
Civile
- Corte di appello: durata media di tutti i procedimenti, giorni 967, nel periodo precedente giorni 1.307; durata media degli appelli a cognizione ordinaria giorni 1.893, nel periodo precedente giorni 1.724; lavoro e previdenza giorni 642, nel periodo precedente giorni 485; equa riparazione giorni 135, nel periodo precedente giorni 121.
- Tribunali: nei quattro tribunali del distretto, complessivamente, la durata media dei procedimenti è stata di giorni 868, nel periodo precedente di giorni 788; quella dei procedimenti civili di cognizione ordinaria di giorni 1.584, l'anno scorso di giorni 1.286; quella nel settore lavoro–previdenza è stata di 1.076 giorni, l'anno scorso di 951 giorni.
Fra il deposito della sentenza di primo grado e la prima udienza di appello intercorrono, complessivamente e mediamente, 380 giorni nel settore civile (erano 373 l'anno scorso), 391 giorni nel settore lavoro.
Riporto i dati statistici.
Procure della Repubblica
Movimento totale (compresi i procedimenti di competenza del giudice di pace)
Periodo: 1º luglio 2006 – 30 giugno 2007
| PROCURE DELLA REPUBBLICA |
Pendenti inizio periodo |
Sopravvenuti |
Definiti |
Pendenti al 30/06/07 |
Pendenti finali % |
| Minori |
159 |
530 |
518 |
171 |
+7,54 |
| Potenza |
Noti |
3.975 |
5.210 |
4.443 |
4.742 |
|
| Ignoti |
1.302 |
3.618 |
3.430 |
1.490 |
|
| Totale |
5.277 |
8.828 |
7.873 |
6.232 |
+18,10 |
| Lagonegro |
Noti |
1.845 |
2.536 |
2.167 |
2.214 |
|
| Ignoti |
625 |
707 |
756 |
576 |
|
| Totale |
2.470 |
3.243 |
2.923 |
2.790 |
+12,96 |
| Matera |
Noti |
3.586 |
6.971 |
6.969 |
3.588 |
|
| Ignoti |
836 |
4.377 |
3.918 |
1.295 |
|
| Totale |
4.422 |
11.348 |
10.887 |
4.883 |
+10,43 |
| Melfi |
Noti |
2.817 |
2.740 |
2.248 |
3.309 |
|
| Ignoti |
634 |
1.444 |
1.541 |
537 |
|
| Totale |
3.451 |
4.184 |
3.789 |
3.846 |
+11,45 |
| TOTALE |
15.779 |
28.133 |
25.990 |
17.922 |
+13,58 |
DURATA MEDIA DEI PROCEDIMENTI: GIORNI 230
Il prospetto evidenzia, rispetto alla media degli ultimi sette anni, un aumento pari al 7,41% delle notizie di reato iscritte che hanno dato luogo ad indagini (sopravvenuti 28.133 rispetto alla media di 26.192 = 1.941 in più), una diminuzione delle definizioni del 2,80% (definiti 25.990 rispetto alla media di 26.739 = 749 in meno) e una diminuzione delle pendenze pari al 7,39% (pendenti 17.922 rispetto alla media di 19.352 = 1.430 in meno).
Se si raffrontano gli stessi dati con quelli dell'anno precedente emerge che, nelle stesse procure, le sopravvenienze sono aumentate dell'11,64% (da 25.199 a 28.133 = 2.934 in più), le definizioni sono aumentate del 3,73% (da 25.055 a 25.990 = 935 in più) e le pendenze sono aumentate del 13,58% (da 15.779 a 17.922 = 2.143 in più) risultato finale complessivo sul quale ha influito negativamente solo il saldo passivo di ciascuna delle quattro procure tra i procedimenti sopravvenuti ed i procedimenti definiti, sicchè l'anno in esame si è concluso con un complessivo saldo passivo del 7,62% tra i procedimenti sopravvenuti (28.133) e definiti (25.990) e, conseguentemente, ripetesi, con un complessivo aumento del 13,58% della pendenza da 15.779 a 17.922.
Occorre, comunque, tener presente il consistente aumento delle sopravvenienze (+11,64%) rispetto all'anno precedente pur fronteggiato con un aumento delle definizioni (+3,73%) rispetto all'anno precedente.
Da quanto sopra emerge un arresto di un trend di progressivo recupero che aveva caratterizzato, con una sola interruzione, il settennio precedente all'anno in esame, settennio durante il quale si era registrata una progressiva normalizzazione di tali uffici nonostante la insufficienza e soprattutto le scoperture di taluni organici sia di magistrati che di personale amministrativo. Da un attento e lungo monitoraggio, invero, emerge quanto segue.
Le procure, che già avevano abbattuto la pendenza sette anni fa di circa l'11%, sei anni fa di quasi il 31%, cinque anni fa del 12,83% e così complessivamente del 46,28% in quei tre anni che avevano fatto registrare, quattro anni fa, un aumento della pendenza del 6,77% (ma tuttavia dando prova di efficienza fronteggiando, quell'anno, un enorme aumento delle sopravvenienze con un considerevole aumento delle definizioni); che avevano, tre anni fa, ulteriormente ridotto la pendenza complessiva di circa il 9% sicchè questa, in cinque anni, era stata abbattuta del 47,57% (dai 29.822 procedimenti del 30/06/2000 ai 15.635 del 30/06/2005), avevano sostanzialmente mantenuto fermo tale risultato l'anno precedente a quello in esame giacchè la pendenza, in quel periodo, era rimasta pressocchè invariata (15.779) con un aumento di soli 144 procedimenti. L'anno di riferimento si è concluso (30.6.2007), invece, come si è visto, con il suddetto aumento di pendenza e dunque il monitoraggio settennale mostra che i procedimenti pendenti erano complessivamente 29.822 al 30 giugno 2000; 26.559 al 30 giugno 2001; 18.378 al 30 giugno 2002; 16.020 al 30 giugno 2003; 17.105 al 30 giugno 2004; 15.635 al 30 giugno 2005; 15.779 al 30 giugno 2006 e che, al 30 giugno 2007, tale pendenza è risalita a 17.922.
Conseguenza inevitabile è che la durata media dei procedimenti innanzi a tali uffici, che era scesa, dai 304 giorni del 2002, ai 249 giorni del 2003, ai 194 giorni del 2004, ai 225 giorni del 2005 e ai 228 giorni del 2006, non è (e non poteva essere) migliorata ed è stata di 230.
Su questo andamento degli uffici requirenti influisce poco la competenza penale del giudice di pace che sgrava gli uffici giudicanti (GIP ordinari e tribunali ordinari in fase di giudizio) e ben poco le procure tenuto conto degli adempimenti ai quali tali uffici sono comunque tenuti.
Peraltro si è dimostrata sinora fondata la previsione di un utilizzo quasi nullo dell'inedito ricorso immediato al giudice (artt. 21 e ss. D.L.vo 28 agosto 2000 n. 274) da parte della persona offesa: in tutto il distretto appena 2 ricorsi su 28.133 procedimenti sopravvenuti nelle procure e, in particolare, su 4.273 procedimenti, sopravvenuti in tali uffici, di competenza del giudice di pace (l'anno scorso 8 su 25.199 procedimenti sopravvenuti nelle procure dei quali 3.876 di competenza del giudice di pace; due anni fa 21 su 25.834 sopravvenuti dei quali 4.467 di competenza del giudice di pace; tre anni fa, 11 su 31.746/4.649; quattro anni fa, 3 su 24.013/4.068).
Uffici GIP–GUP
Periodo: 1º luglio 2006 – 30 giugno 2007
| UFFICI GIP-GUP |
Pendenti inizio periodo |
Sopravvenuti |
Definiti |
Pendenti al 30/06/2007 |
Pendenti finali % |
| Minori |
66 |
399 |
373 |
26 |
-60,61 |
| Potenza |
Noti |
1.934 |
2.369 |
1.609 |
2.694 |
|
| Ignoti |
1.318 |
2.885 |
1.153 |
3.050 |
|
| Totale |
3.252 |
5.254 |
2.762 |
5.744 |
+76,63 |
| Lagonegro |
Noti |
648 |
1.075 |
655 |
1.068 |
|
| Ignoti |
901 |
548 |
299 |
1.150 |
|
| Totale |
1.549 |
1.623 |
954 |
2.218 |
+43,19 |
| Matera |
Noti |
5.033 |
3.435 |
3.351 |
5.117 |
|
| Ignoti |
2.710 |
3.616 |
4.068 |
2.258 |
|
| Totale |
7.743 |
7.051 |
7.419 |
7.285 |
-4,81 |
| Melfi |
Noti |
953 |
1.126 |
872 |
1.204 |
|
| Ignoti |
38 |
1.416 |
1.343 |
111 |
|
| Totale |
991 |
2.542 |
2.215 |
1.318 |
+33,00 |
| TOTALE GENERALE |
13.601 |
16.869 |
13.723 |
16.747 |
+23,13 |
DURATA MEDIA DEI PROCEDIMENTI: GIORNI 365
Se si raffrontano i dati con quelli dell'anno precedente si nota che negli uffici GIP–GUP, le sopravvenienze sono lievemente diminuite dello 0,71% (da 16.750 a 16.869 = 119 in più), sono diminuite però del 13,12% (da 15.795 a 13.723 = 2.072 in meno) anche le definizioni per cui le pendenze sono aumentate del 23,13% (da 13.601 a 16.747 = 3.146 in più).
La valutazione degli ultimi cinque anni evidenzia che gli uffici in parola non sono riusciti a mantenere inalterata la pendenza, che rimane comunque elevata; una diminuzione della pendenza si potrà ottenere solo aumentando il numero dei magistrati.
Anche sul risultato di quest'anno ha influito positivamente l'apporto della competenza penale del giudice di pace che ha sottratto agli uffici in esame, nel complesso, 3.088 procedimenti sopravvenuti, che, se si rapportano ai 16.869 sopravvenuti negli uffici GIP–GUP, costituiscono, sul totale di 19.957 procedimenti (3.088 + 16.869), uno sgravio di tali uffici nella misura del 15,48% (l'anno scorso fu di 15,00%; due anni fa fu del 16,85% e tre anni fa fu del 14,44%).
Si tratta di un alleggerimento consolidato, certo necessario e utile, ma che può giudicarsi poco più che modesto se si considera anche la scarsa complessità degli affari sottratti.
Giudici di Pace GIP Periodo: 1º luglio 2006 – 30 giugno 2007
| GIUDICI DI PACE |
Procedimento |
Pendenti inizio periodo |
Sopravvenuti |
Definiti |
Pendenti al 30/06/07 |
| Potenza |
Noti |
75 |
471 |
494 |
25 |
| Ignoti |
19 |
178 |
154 |
43 |
| Totale |
94 |
649 |
648 |
95 |
| Lagonegro |
Noti |
|
188 |
188 |
|
| Ignoti |
|
78 |
78 |
|
| Totale |
|
266 |
266 |
|
| Matera |
Noti |
14 |
1.858 |
1.806 |
66 |
| Ignoti |
2 |
52 |
53 |
1 |
| Totale |
16 |
1.910 |
1.859 |
67 |
| Melfi |
Noti |
13 |
243 |
234 |
22 |
| Ignoti |
|
20 |
20 |
|
| Totale |
13 |
263 |
254 |
22 |
| TOTALE |
123 |
3.088 |
3.027 |
184 |
Tribunali Procedimenti in fase di giudizio Periodo: 1º luglio 2006 – 30 giugno 2007
| Tribunale |
Pendenti al 01/07/2006 |
Sopravvenuti al 30/06/2007 |
Totale |
Definiti al 30/06/2007 |
Pendenti al 30/06/07 |
Pendenti finali % |
| Potenza |
Monocratico |
2.375 |
1.166 |
3.541 |
1.043 |
2.498 |
|
| Collegiale |
165 |
78 |
243 |
53 |
190 |
|
| TOTALE |
2.570 |
1.244 |
3.784 |
1.096 |
2.688 |
+4,60 |
| Lagonegro |
Monocratico |
568 |
578 |
1.146 |
521 |
625 |
|
| Collegiale |
25 |
9 |
34 |
22 |
12 |
|
| TOTALE |
594 |
587 |
1.180 |
543 |
637 |
+7,24 |
| Matera |
Monocratico |
3.327 |
949 |
4.276 |
971 |
3.305 |
|
| Collegiale |
187 |
22 |
209 |
49 |
160 |
|
| TOTALE |
3.514 |
971 |
4.485 |
1.020 |
3.465 |
-1,40 |
| Melfi |
Monocratico |
1.346 |
687 |
2.033 |
716 |
1.317 |
|
| Collegiale |
62 |
38 |
100 |
25 |
75 |
|
| TOTALE |
1.408 |
725 |
2.133 |
741 |
1.392 |
-1,14 |
| Minorenni |
8 |
13 |
21 |
15 |
6 |
-25,00 |
TOTALE Tribunali Ordinari e Minorenni |
Monocratico |
7.616 |
3.380 |
10.996 |
3.251 |
7.745 |
|
| Collegiale |
447 |
160 |
607 |
164 |
443 |
|
Totale generale |
8.063 |
3.540 |
11.603 |
3.415 |
8.188 |
+1,55 |
DURATA MEDIA DEI PROCEDIMENTI: GIORNI 854
* Le pendenze iniziali si riferiscono strettamente a quelle comunicate dagli uffici.
Dal prospetto risulta che i soli tribunali di Matera, Melfi e Minorenni hanno chiuso con un bilancio positivo e che nella fase suddetta la pendenza, nel complesso, è aumentata dell'1,55%.
La pendenza, diminuita solo nell'anno precedente (6,95%), è tornata ad aumentare così come negli ultimi cinque anni; infatti negli ultimi quattro anni si erano verificati i seguenti risultati negativi del 17,68% al 30 giugno 2002; del 16,83% al 30 giugno 2003; del 5,93% al 30 giugno 2004; del 6,52% al 30 giugno 2005). Tuttavia in sette anni la pendenza del giudizio di primo grado è balzata da 4.898 dell'1º luglio 2000 a 8.188 processi del 30 giugno 2007. Si tratta di un incremento del 67,17%, maggiore rispetto a quello dell'anno precedente (63,49%) e che resta comunque, spia eloquente di un malessere di questa fase non sanato né dalla incidenza deflativa della depenalizzazione e della nuova disciplina dei reati tributari né dalla competenza penale del giudice di pace.
Il bilancio complessivo della fase dibattimentale di primo grado è come sempre negativo.
È evidente che esiste una obbiettiva difficoltà degli uffici giudicanti del distretto a fronteggiare il flusso degli affari proveniente dalle procure, per cui il tempo di definizione dei processi si allunga a causa di quello che è stato definito il fenomeno negativo dell'"effetto imbuto" tipico degli uffici giudicanti penali di primo grado.
Si tratta di una crisi grave, stabile, sinora irrisolta, che anzi sembra destinata ad accentuarsi e alla quale non ha giovato la attribuzione di competenza penale ai giudici di pace, uffici che non solo hanno assorbito pochi facili giudizi (12,35%); ma, a loro volta, nella fase dibattimentale, hanno chiuso il periodo in esame con un ulteriore saldo passivo (45,17%) tra procedimenti sopravvenuti e definiti che si è aggiunto a quello dell'anno scorso (21,02%) e ha determinato un aumento di circa il 36,94% della pendenza dei giudizi innanzi a tale magistratura onoraria.
Questo risultato negativo persistente dei tribunali ordinari (con qualche saltuaria eccezione) è dovuto all'alto numero di processi gravi, alle complessive scelte sul piano del rito, alla insufficienza del filtro della udienza preliminare e dei riti alternativi, e soprattutto alla inadeguatezza degli organici, sia dei magistrati che del personale amministrativo sottodimensionati rispetto alle esigenze, alle legittime assenze per malattia e per maternità, alle scoperture degli organici che si protraggono per periodi insopportabilmente lunghi e alle quali si fa fronte con supplenze e applicazioni che, mentre soccorrono il settore penale di destinazione, sguarniscono a volte quello civile di provenienza, con ovvi squilibri sulla complessiva attività degli uffici.
Tribunale del riesame di Potenza Periodo: 1º luglio 2006 – 30 giugno 2007
| - |
Istanze provenienti da |
| Potenza |
Lagonegro |
Matera |
Melfi |
TOTALE |
| Riesame (art. 309 c.p.p.) |
71 |
11 |
31 |
47 |
160 |
| Ordinanze di accoglimento |
30 |
5 |
13 |
14 |
62 |
| Ordinanze di rigetto |
28 |
5 |
16 |
30 |
79 |
| Appelli (art. 310 c.p.p.) |
77 |
5 |
15 |
22 |
119 |
| Ordinanze di accoglimento |
21 |
1 |
1 |
5 |
28 |
| Ordinanze di rigetto |
50 |
4 |
14 |
17 |
85 |
| Riesame (art. 324 c.p.p.) |
108 |
10 |
21 |
0 |
139 |
| Ordinanze di accoglimento |
49 |
4 |
4 |
0 |
57 |
| Ordinanze di rigetto |
56 |
6 |
13 |
0 |
75 |
| Totale |
490 |
51 |
128 |
135 |
804 |
Oltre quello che risulta dal prospetto non vi è niente di particolare da evidenziare in ordine all'attività del tribunale del riesame che ha operato con puntualità; non sono segnalate disfunzioni.
Corte di appello
L'attività della Corte di Appello, che ha definito 505 procedimenti (di cui 5 nella qualità di sezione per i minorenni e 3 nella qualità di corte di assise di appello), si è chiusa con una residua pendenza finale di 363 processi (erano 479 cinque anni fa, 448 quattro anni fa, 286 tre anni fa, 252 due anni fa, 431 l'anno scorso).
Vi è stata, quindi, una riduzione rispetto al precedente periodo (431 l'anno scorso, 363 nel periodo in esame).
In sei anni la Corte ha ridotto la pendenza del 24,22%.
Sono stati definiti tutti i processi di Assise.
La Corte di Appello ha definito con rito camerale, in applicazione della normativa di cui all'art. 599 comma 4 c.p.p., 42 procedimenti rispetto al totale di 505 definizioni con una percentuale dell'8,32%.; la media delle definizioni con rito camerale è diminuita (21,17% nel precedente periodo; 21,71% due anni fa; 26,91% tre anni fa; 23,91% quattro anni fa).
Gli effetti prodotti dalla legge n. 14 del 1999 che ha modificato l'art. 599 c. p. p., sono positivi, come era del resto facilmente prevedibile essendo il procedimento camerale molto più celere del procedimento ordinario.
Magistratura di sorveglianza
I provvedimenti in materia di misure alternative alla detenzione sono passati da 2.535 a 1.400 e la pendenza da 318 a 147.
Il tribunale ha diminuito la sua produttività mediamente del 44,78% passando, in tale materia, da 2.535 provvedimenti dell'anno scorso a 1.400.
La concessione delle misure alternative può dirsi soddisfacente atteso che solo 5 affidamenti, su 64, sono stati revocati per violazione delle prescrizioni o per condotte incompatibili con la prosecuzione della misura. Solo una detenzione domiciliare su 20 concesse, e nessuna semilibertà su 27 è stata revocata. Ciò dimostra l'efficacia, nel distretto di Potenza, del trattamento penitenziario finalizzato al reinserimento sociale dei condannati, e l'efficacia degli interventi di sostegno e di controllo dei centri di servizio sociale per adulti.
Sono stati concessi 306 permessi–premio e sono state rigettate o dichiarate inammissibili 269 istanze.
In esecuzione della legge 19 dicembre 2002 n. 227, il magistrato di sorveglianza ha pronunciato 681 provvedimenti in materia di riduzione di pena per la liberazione anticipata, dei quali 594 concessi; nell'ultimo anno i provvedimenti di accoglimento sono drasticamente ridotti (626, 757, 760, 1.271, 594), essendo diminuite le richieste.
Delle uniche 4 istanze di liberazione condizionale 2 sono state dichiarate inammissibili e 2 respinte.
Su 7 istanze di rinvio dell'esecuzione della pena solo 3 sono state accolte.
Sono state presentate dai detenuti 53 istanze di applicazione della sospensione condizionata della parte finale della pena detentiva ai sensi della legge 1º agosto 2003 n. 207; 7 richieste sono state accolte, 46 dichiarate inammissibili.
A proposito dell'organizzazione e del funzionamento dell'ufficio va fatta una considerazione. L'ufficio da febbraio 2007 ha operato con il Presidente e con un Magistrato di Sorveglianza. Quest'ultimo ha lavorato solo fino al mese di marzo poiché da aprile ha iniziato l'astensione per maternità (parto gemellare). Eccezion fatta per le applicazioni di Magistrati per comporre il Collegio del Tribunale di Sorveglianza e le applicazioni disposte per il periodo feriale per consentire al Presidente di fruire delle ferie, l'attività è stata svolta dall'unico Magistrato in servizio, il Presidente.
Relativamente alla pianta organica (già di per sé insufficiente attese le nuove e diverse competenze che negli ultimi anni sono state attribuite al Tribunale e all'Ufficio di Sorveglianza), su 20 unità previste, vi sono ben 4 vacanze (1 Cancelliere C3, 1 Cancelliere C2, 1 Contabile C1 ed 1 Cancelliere C1).
Nessun rilievo va fatto a proposito della situazione delle Carceri del Distretto. Premesso che nel periodo in esame non si sono presentati particolari problemi di sovraffollamento né si sono manifestati comportamenti incompatibili con una pacifica convivenza, va segnalato che la Casa Circondariale di Potenza ospita detenuti con brevi pene da espiare e per i quali è difficile avviare e concludere un completo programma di trattamento. Altrettanto dicasi per la Casa Circondariale di Matera ove la presenza di detenuti definitivi è in numero esiguo rispetto ai non definitivi, riducendo quest'ultimo Istituto ad una struttura di transito. Discorso a parte va fatto per il Carcere di Melfi ove la presenza di detenuti con fine pena lunga offre la possibilità di verificare l'andamento del trattamento carcerario ed una continuità nelle attività volte al recupero dei condannati.
In ordine alla situazione delle tre case circondariali di Potenza, Matera e Melfi, ove ordine, sicurezza e disciplina sono validamente assicurati dal personale di custodia, preciso quanto segue:
la presenza di ristretti extracomunitari e tossicodipendenti può definirsi rientrante nella norma in rapporto alla situazione degli altri distretti;
Matera: capienza ottimale 129, capienza tollerabile 186, presenti 28 detenuti – 13 in attesa di giudizio, 15 definitivi – di cui 6 stranieri (22% circa) e 2 tossicodipendenti (7% circa); nessun suicidio anche tentato;
Melfi: capienza ottimale 122, capienza tollerabile 230, presenti 173 detenuti – 106 in attesa di giudizio, 67 definitivi – di cui 9 stranieri e 35 tossicodipendenti; la casa circondariale è formata da sei padiglioni, tre dei quali ospitano detenuti appartenenti al circuito dell'alta sicurezza, imputati o condannati per i delitti di cui agli artt. 416 bis e 630 C.P., 74 D.P.R. 309/90 o, comunque, appartenenti o gravitanti nell'ambito di organizzazioni criminali; si è verificato un solo caso di tentato suicidio riferibile ad un detenuto straniero;
Potenza: capienza ottimale 171, capienza tollerabile 229, presenti 104 detenuti – 46 in attesa di giudizio, 58 definitivi – di cui 20 stranieri (19% circa) e 27 tossicodipendenti (26% circa); non risultano suicidi, anche tentati, ma solo atti autolesionistici di modesta entità;
Matera: patologie di natura psichiatrica (tensione psichica reattiva alla detenzione), gastroenterica ed odontostomatologica. Regolarmente attuato lo screening per patologie infettive. Si è registrato un solo caso di soggetto HIV positivo;
Melfi: le patologie segnalate come più gravi sono quelle odontoiatriche e di origine traumatica conseguenti alla pratica del gioco del calcio;
Potenza: non risultano segnalate particolari patologie; l'assistenza sanitaria , normale e curata, fa sì che le condizioni di salute della popolazione carceraria sia nel complesso soddisfacente.
In ciascuno dei tre istituti risulta soddisfacente l'offerta di interventi di sostegno e di partecipazione ad attività formative, ricreative, educative e culturali dei ristretti.
Relativamente alle opportunità di lavoro, oltre alle normali attività di tipo domestico e di ordinaria manutenzione delle strutture, nella casa circondariale di Potenza risultano avviati al lavoro esterno – ex art. 21 O.P. – 3 persone detenute e altre 3, in regime di semilibertà, svolgono, anch'esse, attività lavorativa esterna. Nella sezione femminile è stato attivato un progetto di telelavoro, consistente nell'inserimento di dati, tramite l'utilizzo di personal computer, su commessa di una ditta esterna.
Corte di Appello
Periodo: 1º luglio 2006–30 giugno 2007
| Corte di Appello |
Pendenze iniziali |
Sopravvenuti |
Totale |
Esauriti |
Pendenze finali |
| 1. Procedimenti contenziosi e non contenziosi di primo grado e di appello |
2.664 |
905 |
3.569 |
581 |
2.988 |
| 2. (di cui appelli cognizione ordinaria in procedimenti contenziosi) |
2.429 |
647 |
3.076 |
373 |
2.703 |
| 2.1 (di cui equa riparazione Legge Pinto) |
30 |
111 |
141 |
96 |
45 |
| 3. Appello – Lavoro |
333 |
257 |
590 |
221 |
369 |
| 4. Appello Previdenza–Assistenza |
1.460 |
866 |
2.326 |
725 |
1.601 |
TOTALI
1+3+4 |
4.457 |
2.028 |
6.485 |
1.527 |
4.958 |
N.B. I procedimenti di cui ai n. 2 e 2.1 sono compresi in quelli di cui al n. 1.
In corte di appello si registra un aumento della pendenza complessiva del l'11,24% rispetto al precedente periodo (da 4.457 a 4.958 procedimenti).
Negli ultimi sette anni, nonostante il saldo attivo di quattro anni fa, la pendenza complessiva in Corte è aumentata dai 1.725 procedimenti dell'1º luglio 2000 ai 4.958 procedimenti del 30 giugno 2007 (+187,42%) a causa dell'impossibilità per i consiglieri di fronteggiare il notevole aumento delle sopravvenienze.
Nel periodo in esame le sopravvenienze sono state inferiori alla media degli ultimi cinque anni (2.136, 1.704, 2.214, 2.199, 2.028; media: 2.056); le definizioni sono complessivamente diminuite rispetto alla media degli ultimi quattro anni (1.447, 1.358, 1.942, 1.527; media: 1.568)
La qualità delle motivazioni è ottima.
La pendenza è inevitabilmente destinata ad aumentare in quanto la sezione civile sconta, oltre l'insufficienza dell'organico, le numerose, frequenti e persistenti scoperture sia del personale giudiziario che del personale amministrativo.
Tribunali
Tribunale di Potenza Periodo: 1º luglio 2006–30 giugno 2007
| Ufficio |
Pendenze iniziali |
Sopravvenuti |
Acquisiti a sezioni stralcio |
Totale del carico |
Esauriti |
Pendenze finali |
| Tribunale |
20.155 |
10.582 |
8 |
31.015 |
9.899 |
21.116 |
| (di cui appelli) |
959 |
1.381 |
|
2.340 |
409 |
1.931 |
Tribunale di Lagonegro
Periodo: 1º luglio 2006–30 giugno 2007
| Ufficio |
Pendenze iniziali |
Sopravvenuti |
Acquisiti a sezioni stralcio |
Totale del carico |
Esauriti |
Pendenze finali |
| Tribunale |
9.668 |
2.652 |
|
12.320 |
3.445 |
8.875 |
| (di cui appelli) |
33 |
89 |
|
122 |
43 |
79 |
Tribunale di Matera e Sezione distaccata di Pisticci
Periodo: 1º luglio 2006–30 giugno 2007
| Ufficio |
Pendenze iniziali |
Sopravvenuti |
Acquisiti a sezioni stralcio |
Totale del carico |
Esauriti |
Pendenze finali |
| Tribunale |
14.306 |
5.831 |
|
20.137 |
5.466 |
14.671 |
| (di cui appelli) |
101 |
20 |
|
121 |
12 |
109 |
| Sezione distaccata di Pisticci |
3.708 |
996 |
|
4.704 |
771 |
3.933 |
| TOTALE |
18.014 |
6.827 |
|
24.962 |
6.249 |
18.713 |
Tribunale di Melfi
Periodo: 1º luglio 2006–30 giugno 2007
| Ufficio |
Pendenze iniziali |
Sopravvenuti |
Acquisiti a sezioni stralcio |
Totale del carico |
Esauriti |
Pendenze finali |
| Tribunale |
7.611 |
3.812 |
|
11.423 |
3.461 |
7.962 |
| (di cui appelli) |
64 |
214 |
|
278 |
25 |
253 |
Totale Tribunali
Periodo: 1º luglio 2006–30 giugno 2007
| Pendenze iniziali |
Sopravvenuti |
Acquisiti a sezioni stralcio |
Totale del carico |
Esauriti |
Pendenze finali |
| 55.448 |
24.143 |
8 |
79.599 |
23.042 |
56.557 |
DURATA MEDIA DEI PROCEDIMENTI: GIORNI 869
La durata media dei processi, per l'aumento delle sopravvenienze e la diminuzione dei processi definiti è aumentata, passando da 788 giorni nel periodo precedente a 869 giorni nel periodo in esame.
La pendenza complessiva (monocratico e collegiale) dei tribunali ordinari è aumentata del 3%. Mi auguro che ciò non sia una linea di tendenza per il futuro, anche in considerazione della situazione dei cinque anni anteriori a quello di riferimento: la pendenza è diminuita nei primi due anni rispettivamente dell'1,25% e del 2,16%, (anni 2002 e 2003), è aumentata dell'1,85% nel 2004 ed è diminuita dell' 0,42% nel 2005 e dell'1,97% nel 2006.
Anche al risultato di quest'anno ha contribuito, sia pure in misura minore di altri anni, l'attività dei GOA; le loro sentenze (302) hanno costituito il 4,51% delle 6.708 sentenze monocratiche complessivamente emesse dai tribunali.
Dalle tabelle sopra indicate emerge:
- che il tribunale di POTENZA, nel raffronto tra procedimenti sopravvenuti (10.582) e procedimenti definiti (9.899), ha registrato un saldo passivo pari al 6,46% e, in conseguenza, una aumento della pendenza da 20.155 a 21.116 procedimenti pari al 4,77%;
- che il tribunale di LAGONEGRO, nel raffronto tra procedimenti sopravvenuti (2.652) e procedimenti definiti (3.445), ha registrato un saldo attivo pari al 29,91% e, in conseguenza, una diminuzione della pendenza da 9.668 a 8.865 procedimenti pari all'8,31%;
- che il tribunale di MATERA, nel raffronto tra procedimenti sopravvenuti (6.827) e procedimenti definiti (6.249), ha registrato un saldo passivo pari all'8,47% e, in conseguenza, un aumento della pendenza da 18.014 a 18.713 procedimenti pari al 3,88%;
- che il tribunale di MELFI, nel raffronto tra procedimenti sopravvenuti (3.812) e procedimenti definiti (3.461), ha registrato un saldo passivo pari al 9,21% e, in conseguenza, un aumento della pendenza da 7.611 a 7.962 procedimenti pari al 4,62%;
- che, dunque, i tribunali ordinari, nel raffronto tra procedimenti sopravvenuti (24.143) e procedimenti definiti (23.042) hanno complessivamente registrato un saldo passivo globale pari al 4.56%, in conseguenza, un aumento della pendenza complessiva da 55.448 a 56.557 procedimenti pari al 2%.
I tribunali di Potenza, Matera e Melfi non sono riusciti a fronteggiare le sopravvenienze e questo aumento della pendenza finale, sia pur minima (2%) non influisce sulla diminuzione complessiva registrata nel distretto.
Tirando ora le somme si può dire che in sette anni la pendenza complessiva è scesa da 58.320 del 30 giugno 2000 a 56.557 procedimenti del 30 giugno 2007 e cioè del 3,03%.
Questo monitoraggio mostra "sul campo" quale è la "tenuta" del sistema nel distretto: un bilancio dell'appello – sopravvenuti 1.704, esauriti 489 – che, allo stato, sembra difficilmente migliorabile nel breve periodo e un sostanziale ristagno della crisi in primo grado ove, in sette anni c'è stato un recupero del 2,14%.
Nel periodo in esame gli uffici del distretto hanno emesso complessivamente 7.818 sentenze distinte:
- corte di appello 1.202 (di cui 177 in materia di lavoro e 1 in materia di previdenza);
- tribunale di Potenza 2.365 (232 collegiali e 2.173 monocratiche, di cui 217 della sezione stralcio, più 167 in grado di appello);
- tribunale di Lagonegro 1.621 (67 collegiali e 1.554 monocratiche, di cui 0 della sezione stralcio, più 19 in grado di appello);
- tribunale di Matera 1.559 (181 collegiali e 1.303 monocratiche, di cui 64 della sezione stralcio, più 11 in grado di appello);
- tribunale di Melfi 1.071 (87 collegiali e 984 monocratiche, di cui 21 della sezione stralcio, più 16 in grado di appello);
- tribunale per i minorenni.
Sul totale (6.014) delle sentenze monocratiche di primo grado emesse dai tribunali ordinari, quello complessivo delle sezioni stralcio (302) ha costituito il 5,02%.
Sul totale (7.818) delle sentenze emesse dalla corte e dai tribunali ordinari, quelle in materia di lavoro e previdenza (5.457) hanno costituito il 69,80% e quelle nella sola materia della previdenza (4.403) il 56,32%.
Di particolare interesse, sul piano di una analisi di dettaglio, risulta il movimento complessivo dei procedimenti civili di sola cognizione ordinaria di primo grado riassunto nel seguente prospetto:
Tribunali ordinari Periodo: 1º luglio 2006–30 giugno 2007
| Cognizione ordinaria |
Tribunale Potenza |
Tribunale Lagonegro |
Tribunale Matera |
Tribunale Melfi |
Totale |
| Pendenti al 01.07.2006 |
8.115 |
1.674 |
7.866 |
2680 |
20.335 |
| Sopravvenuti al 30.06.2007 |
1.594 |
424 |
2.081 |
678 |
4.777 |
| Totale carico |
9.709 |
2.098 |
9.967 |
3.358 |
25.112 |
| Esauriti |
1.821 |
520 |
1.588 |
699 |
4.628 |
| Pendenti al 30.06.2007 |
7.888 |
1.578 |
8.359 |
2.659 |
20.484 |
DURATA MEDIA DEI PROCEDIMENTI: GIORNI 1.584
Nel periodo in esame la pendenza è rimasta invariata rispetto al periodo precedente.
L'incidenza delle impugnazioni rispetto alle controversie definite in primo grado oscilla intorno all'8,81% circa, dato che viene ricavato in via approssimativa dal rapporto tra il totale dei procedimenti definiti in primo grado nel distretto (23.042) e il totale dei procedimenti sopravvenuti in corte di appello (2.028). Si sono tenuti presenti gli ultimi quattro anni (6,86% tre anni fa; 7,59% due anni fa; 8,24% l'anno scorso; 8,81% quest'anno = media 7,88%).
Diverso ovviamente è il rapporto tra sentenze emesse in grado di appello (1.202) e totale delle sentenze civili emesse in primo grado dai tribunali (5.541). Se si vuole far ricorso a tale discutibile parametro per dedurne una approssimativa incidenza delle impugnazioni, tale incidenza sarebbe verosimilmente del 27,40%.
I tempi di definizione delle impugnazioni rispetto alle controversie definite in primo grado, calcolati con la formula sub 2, sono stati i seguenti:
Corte di appello: 1º luglio 2006–30 giugno 2007
Durata media di tutti i procedimenti = 967 giorni
Durata media degli appelli: cognizione ordinaria in procedimenti contenziosi = 1.839 giorni
Durata media degli appelli: settore lavoro e previdenza = 642 giorni
Durata media dei procedimenti per equa riparazione = 132 giorni
Tribunali ordinari: 1º luglio 2006–30 giugno 2007
Durata media:
complessiva di tutte le procedure: 868 giorni;
procedimenti civili di sola cognizione ordinaria: 1.584 giorni;
lavoro e previdenza: 1.076 giorni;
separazioni e divorzi (tutti): 266 giorni;
separazioni (tutte): 383 giorni;
separazioni giudiziali: 836 giorni;
separazioni consensuali: 73 giorni;
locazioni di immobili (tutte): 288 giorni.
Durata media di definizione dei procedimenti a seconda delle tipologie delle controversie.
I tempi di definizione dei procedimenti sono stati calcolati con la seguente formula:
D = 365 x (Pi + Pf) / (S + E )
Pi = pendenti iniziali
Pf = pendenti finali
S = sopravvenuti
E = esauriti
Si ripete qui quanto già esposto sub 1 con l'aggiunta di comparazioni con precedenti periodi.
La durata media di tutti i procedimenti civili innanzi ai tribunali del distretto è risultata di 868 giorni (788 l'anno scorso; 712 due anni fa; 810 tre anni fa) mentre quella dei procedimenti civili di sola cognizione ordinaria di primo grado è risultata di 1.584 (1.286 l'anno scorso; 1.289 due anni fa; 1.350 tre anni fa; 1.312 quattro anni fa) e quella nel settore lavoro–previdenza è stata di 1.076 giorni (l'anno scorso 951; due anni fa 830; tre anni fa 871).
In corte di appello la durata media di tutti i procedimenti è stata di 967 giorni (1.307 l'anno scorso; 771 due anni fa; 745 tre anni fa; 556 quattro anni fa), quella degli appelli–cognizione ordinaria è stata di 1.839 giorni (1.724 l'anno scorso; 1.571 due anni fa; 1.367 tre anni fa; 1.310 quattro anni fa), quella degli appelli nel settore lavoro e previdenza è stata di 642 giorni (485 l'anno scorso; 523 due anni fa; 539 tre anni fa; 337 quattro anni fa) e quella dei procedimenti per equa riparazione di 132 giorni (121 l'anno scorso; 94 due anni fa; 91 tre anni fa; 208 quattro anni fa). La durata dei procedimenti è indubbiamente molto lunga e quindi non ragionevole in astratto; impressiona soprattutto il periodo intercorrente tra un'udienza e l'altra; però questo dato che appare rilevante se esaminato in relazione al singolo procedimento, cessa di esserlo se valutato in relazione al carico di lavoro del magistrato assegnatario; è noto, infatti, che un giudice al quale sia assegnato un considerevole numero di processi non può fissarli tutti alla stessa udienza, perciò verificatasi, come normalmente avviene, la necessità di fissare una nuova udienza, di trattazione o di decisione, il giudice non può che rinviare alla prima udienza utile, anche distante nel tempo, se alle udienze intermedie è già fissato un numero di procedimenti incompatibile con l'aggiunta di altri procedimenti.
Gli uffici giudiziari, nonostante le carenze degli organici e le frequenti, ripetute e durature scoperture, hanno nel complesso svolto un buon lavoro e l'amministrazione della giustizia, nel distretto, ha avuto un andamento globalmente accettabile; risultato al quale ha contribuito l'impegno di magistrati, avvocati e personale in un ambiente giudiziario improntato a rapporti che nel periodo di riferimento si sono mantenuti sostanzialmente sereni e positivi.
Tempi medi di deposito dei provvedimenti giurisdizionali.
I termini di consegna in cancelleria della minuta delle sentenze sono quelli di cui al seguente prospetto:
Tempi medi di deposito dei provvedimenti giurisdizionali
degli uffici giudiziari (corte e tribunali)
| Tempi di consegna |
N. minute delle sentenza |
% rispetto al totale |
| Entro 30 gg |
6.318 |
73 |
| Entro 60 gg |
1.071 |
12,38 |
| Entro 120 gg |
1.221 |
14,11 |
| Oltre 120 gg |
45 |
0,52 |
| Totale generale |
8.655 |
|
Su 8.665 sentenze, 6.318 sono state depositate entro 30 giorni (73,00%) e 1.071 entro 60 giorni (12,38%).
I tempi di deposito dei provvedimenti sono nella norma; non si può qualificare un'anomalia il deposito oltre 120 giorni di 45 provvedimenti (0,52%) ritardo dovuto quasi sempre alla complessità del processo e alla conseguente difficoltà di redazione della sentenza.
Lavoro, previdenza, assistenza obbligatoria
Tribunali
Raffrontando il numero dei procedimenti sopravvenuti (6.493) a quello dei procedimenti definiti (6.508) in primo grado si evidenzia un saldo attivo globale pari allo 0,24% e, in conseguenza, una diminuzione della pendenza complessiva da 19.188 a 19.173 procedimenti pari al 0,08%.
Il monitoraggio evidenzia che negli ultimi sei anni l'aumento della pendenza complessiva è stato costante, dai 13.449 procedimenti pendenti all'1º luglio 2000 ai 19.173 pendenti al 30.6.2007 (con un passivo complessivo del 42,56% in sei anni).
La durata media delle cause di lavoro, di previdenza e assistenza obbligatoria davanti ai tribunali alla fine del periodo di riferimento è di 1.076 giorni (negli anni precedenti 951, 702, 694, 907, 871).
Il bilancio complessivo di sei anni è quindi negativo essendo la pendenza aumentata in percentuale del 42,56%, vi è stata, però, una diminuzione nell'ultimo anno, passando dal 44,75% dell'anno precedente al 42,56% del corrente anno.
I tribunali, nella qualità di giudici di appello non hanno definito alcun procedimento, conservando la pendenza di una unità.
Corte di appello
Nel periodo di riferimento in Corte, per i procedimenti in esame, il bilancio è negativo.
Confrontando il numero (1.123) dei procedimenti sopravvenuti a quello (946) dei procedimenti definiti si ha un saldo negativo del 15,77% e un aumento della pendenza del 9,88% (da 1.793 a 1.970 procedimenti).
La qualità delle motivazioni è ottima.
In questo settore la pendenza, in Corte, è cresciuta sia in materia di previdenza (da 1.460 a 1.601) che in materia di lavoro (da 333 l'anno scorso a 369) e, nell'ambito del lavoro, in materia di pubblico impiego (da 182 l'anno scorso a 190); in cinque anni, la pendenza finale in materia di pubblico impiego è salita da 15 a 190 procedimenti.
Le cause di lavoro e di previdenza hanno costituito, nel periodo in esame, il 44,63% delle sopravvenienze (2.028) in corte di appello e il 26,90% delle sopravvenienze davanti ai tribunali (6.493 su 24.143).
Si può, comunque, esprimere apprezzamento positivo per i risultati ottenuti nonostante la insufficienza del personale di magistratura e amministrativo.
Nel periodo di riferimento, nei tribunali, si sono registrati 102 verbali di conciliazione giudiziale.
Nei tribunali sono sopravvenute complessivamente 348 controversie in materia di pubblico impiego e ne sono state definite 386 con un saldo attivo annuale del 10,92%, per cui la pendenza finale delle dette controversie in primo grado è diminuita da 856 a 818 cause (–4,44%).
In tre anni la pendenza avanti ai tribunali ordinari, in materia di pubblico impiego, è aumentata da 580 a 818 (+41,04%), mentre in corte di appello (sopravvenienze 84, definizioni 76) la pendenza è aumentata, come già detto da 182 a 190 processi (+4,40%).
Tra il deposito della sentenza di primo grado e la prima udienza di appello intercorrono mediamente 380 giorni nel settore civile (erano 373 l'anno scorso) 390 giorni nel settore lavoro e 290 giorni in quello penale (erano 285 l'anno scorso).
Organici
Uffici requirenti
In questi uffici tutti i magistrati sono effettivamente investiti delle funzioni proprie del P.M. secondo i criteri di organizzazione previsti dalle tabelle.
Il prospetto numerico delle coperture è il seguente:
procura generale: 4 su 5 (manca il magistrato distrettuale)
procura per i minorenni: 2 su 2
procura di Potenza: 9 su 11 (manca il procuratore e un sostituto, ma ora, successivamente a quella data, ne mancano due per trasferimento altrove di altro sostituto)
procura di Matera: 7 su 7
procura di Melfi: 4 su 4 (una assenza per maternità è cessata da giugno 2007)
procura di Lagonegro: 3 su 3 (ma solo dal 24 maggio 2007)
Magistrati onorari – V.P.O.
Attuale copertura
procura di Potenza: 11
procura di Matera: 7 su 7
procura di Melfi: 4 su 4
procura di Lagonegro: 3 su 3
I VPO sono destinati a sostenere l'accusa in dibattimento nelle udienze riservate ai processi a citazione diretta ed a volte in quelle in cui si trattano appelli avverso sentenze del giudice di pace.
Quanto agli organici dei magistrati, il solo procuratore della Repubblica di Melfi giudica l'organico inadeguato a fronteggiare, tenuto conto del carico di lavoro, assenze per maternità o altre legittime assenze.
Uffici giudicanti
In Corte di Appello l'organico è formato da: presidente della corte, 3 presidenti di sezione (penale, civile, lavoro), 10 consiglieri (4 alla sezione penale, 4 alla sezione civile; 2 alla sezione lavoro), 1 magistrato distrettuale.
Allo stato sono scoperti: i posti di presidente della sezione civile (questo posto successivamente al periodo in esame è stato coperto) e penale, 1 posto di consigliere della sezione penale ed 1 posto di consigliere della sezione civile. Al 30 giugno 2007 era scoperto anche un posto di consigliere alla sezione lavoro, posto che è stato successivamente coperto con il trasferimento di un magistrato dal tribunale di Potenza.
Questa situazione, inevitabilmente non di breve periodo tenuto conto dei tempi necessari al CSM per provvedere, può definirsi a ragione disastrosa in considerazione dei rilevanti carichi di lavoro e della necessità di disporre supplenze, necessità che non potrà non determinare disfunzioni, tenendo conto che l'organico, anche totalmente coperto, è certamente insufficiente per la sezione civile e per la sezione lavoro.
Lo dimostra l'analisi dei dati; da un monitoraggio degli ultimi sette anni risulta che la pendenza complessiva del settore civile è aumentata, dall'1º luglio 2000 al 30 giugno 2007, del 187,42%.
Per eliminare la sola pendenza della sezione civile, la sezione dovrebbe operare a pieno organico per cinque anni senza fare altro.
Quanto alla sezione lavoro della Corte che lavora con un organico appena sufficiente a comporre il collegio, la devoluzione al giudice ordinario delle controversie in materia di pubblico impiego ha avuto un impatto devastante sui ruoli ordinari sia per l'incremento numerico che ha comportato, sia per la novità delle questioni, la loro complessità e l'oggettiva difficoltà di trasferire un regime di diritto pubblico nell'ambito del diritto civile.
Compongono sia il Tribunale che l'Ufficio di Sorveglianza il presidente e due giudici; però uno dei giudici è stato trasferito e l'altro è in congedo per maternità.
L'organico del Tribunale per i Minorenni è coperto, 4 posti su 4; tutti i magistrati esercitano funzioni sia civili che penali.
La pianta organica del Tribunale di Potenza è costituita da: presidente, 1 presidente di sezione, 20 giudici; sono scoperti il posto di presidente di sezione e, da molto tempo, un posto di giudice penale, tre giudici sono in congedo per maternità.
Esclusi i tre giudici che assolvono alle funzioni di GIP–GUP e l'unico giudice in organico con funzioni esclusive di giudice del lavoro, tutti gli altri svolgono, nell'ambito delle sezioni cui sono assegnati, più funzioni.
Il presidente di sezione (posto scoperto) e nove giudici (un posto è scoperto) sono assegnati al settore penale; undici giudici sono assegnati al settore civile e di questi quattro (uno con funzioni promiscue) alla sezione lavoro.
Il presidente dirige la sezione civile e presiede i collegi civili.
L'organico del Tribunale di Potenza è sicuramente sottodimensionato rispetto al carico di lavoro; sarebbe necessario aumentare l'organico di due unità.
L'organico del Tribunale di Matera prevede: il presidente, 1 presidente di sezione, 13 giudici, alla vacanza del posto di presidente di sezione, si aggiunge quella del presidente del Tribunale e di un giudice del dibattimento monocratico.
Va segnalato inoltre che l'unico giudice addetto alle cause di lavoro e previdenza non può fronteggiare da solo l'enorme carico di 4.868 pendenze.
Quella del tribunale di Matera è un'altra situazione critica; infatti, occorrerebbero almeno 18 giudici non 13: 15 per la sede centrale e 3 per la sezione distaccata di Pisticci, nella quale, anche per la rilevante carenza di personale amministrativo, si è costretti a rinviare almeno una udienza a settimana.
Parimenti grave, nel tribunale di Matera, è la condizione dell'ufficio GIP il cui organico di una sola unità, è assolutamente inadeguato a fronteggiare l'enorme carico delle pendenze; all'ufficio GIP–GUP occorrerebbero, in via esclusiva, tre magistrati.
L'organico del Tribunale di Melfi è formato dal presidente e 9 giudici; allo stato è vacante da molto tempo un posto di giudice.
Il presidente del tribunale di Melfi ritiene che l'organico sia insufficiente dato il numero ed, a volte, la complessità degli affari civili e penali, in particolare con riferimento al settore lavoro e previdenza che ha un carico di lavoro notevole anche per la presenza nel circondario della Fiat e delle società del relativo indotto.
Il Tribunale di Lagonegro ha un organico formato dal presidente e 7 giudici: tutti i posti sono coperti; due giudici sono in congedo per maternità; tutti i giudici svolgono funzioni sia civili che penali, compresi i due assegnati all'ufficio GIP–GUP; il presidente svolge funzioni civili.
L'organico del Tribunale di Lagonegro può ritenersi adeguato, diventa insufficiente a causa delle frequenti scoperture dovute a trasferimenti ed altri legittimi motivi.
Magistrati onorari
G. O. T.
Attuale copertura:
tribunale di Potenza: 10 su 11
tribunale di Matera: 8 su 8 (4 alla sede distaccata di Pisticci)
tribunale di Melfi: 5 su 5
tribunale di Lagonegro: 6 su 6.
G. O. A.
Attuale copertura:
tribunale di Potenza: 2 su 7
tribunale di Matera: 0 su 5
tribunale di Melfi: 0 su 2
tribunale di Lagonegro: non sono previsti in organico.
L'attività dei GOA ha contribuito ovviamente al complessivo risultato dell'anno in esame, sia pure in misura minore di altri anni; le loro sentenze (302) hanno costituito il 4,51% delle 6.708 sentenze monocratiche complessivamente emesse dai tribunali.
Riporto il prospetto statistico:
Attività dei GOA
| G.O.A. |
Pendenti
al 01/07/2006 |
Sopravvenuti al
30/06/2007 |
Totale |
Esauriti
al 30/06/07 |
Pendenti
al 30/06/07 |
| Potenza |
647 |
8 |
655 |
253 |
402 |
| Lagonegro |
5 |
|
5 |
5 |
|
| Matera |
216 |
|
216 |
108 |
108 |
| Melfi |
93 |
|
93 |
28 |
65 |
| Totale |
961 |
8 |
969 |
394 |
575 |
Non solo in considerazione delle pendenze, ma anche per diminuire il carico di lavoro dei giudici ordinari, è augurabile che l'attività dei GOA venga prorogata alla scadenza con l'assegnazione di altri procedimenti.
Personale amministrativo
Rimane insufficiente in corte di appello l'organico del personale amministrativo della sezione civile che è rimasto invariato negli ultimi cinque anni pur essendo molto aumentato il carico di lavoro.
È insufficiente al tribunale di Potenza e in particolare pesano le assenze del personale nell'area funzionale C3 (tre assenze su tre funzionari previsti in organico) e della qualifica C2 (sette assenze su nove funzionari previsti in organico).
In particolare, l'organico del personale amministrativo è insufficiente nella sede di Pisticci, sezione distaccata del tribunale di Matera, che, sotto questo aspetto, versa in gravissime difficoltà più volte segnalate.
È quasi superfluo dire che sugli organici dei tribunale di Potenza e Matera, come su quelli anche essi precari dei tribunali di Melfi e di Lagonegro, gravano scoperture e legittime assenze.
Gli organici previsti per il personale amministrativo degli uffici del distretto e la relative scoperture, anche in percentuale, risultano dal prospetto che segue.
Organico personale amministrativo – Organi requirenti
| Ufficio |
Totale unità in piante organiche |
Personale mancante
numero unità |
Qualifica |
numero unità previste in piante organiche |
% |
| Procura Generale |
|
1 * |
Dirigente |
1 |
|
| 20 |
1 |
Comunicatore C3 |
1 |
20 |
| |
1 |
Cancelliere C3 |
1 |
|
| |
1 |
Cancelliere C2 |
1 |
|
| |
1 |
Contabile C2 |
1 |
|
|
|