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Inaugurazione Anno Giudiziario 2008


RELAZIONE DEL DOTT. RAFFAELE NUMEROSO,
PRESIDENTE DELLA CORTE DI APPELLO DI NAPOLI

26 gennaio 2008

 

Autorità, Signore, Signori,

ieri il Presidente della Corte di Cassazione ha svolto la sua relazione sull'andamento della Giustizia in Italia. In questo momento, per il terzo anno, i Presidenti delle Corti di Appello, come previsto nel nuovo ordinamento giudiziario, si accingono a riferire sull'andamento della Giustizia nei distretti italiani.

Qui dobbiamo occuparci del distretto di Napoli, con otto tribunali ed otto uffici di procura e 64 uffici di giudice di pace e occorre anzitutto accennare alla situazione della edilizia giudiziaria che costituisce da sempre l'indispensabile presupposto di un buon funzionamento del sistema.
Tutti gli uffici del distretto necessitano di spazi più ampi e funzionali, supportati dalle necessarie reti informatiche, ma qui non si può entrare nei dettagli. Occorre soltanto sottolineare che la situazione degli uffici giudiziari di Torre Annunziata e S. Maria C.V. appare molto pesante: per quanto riguarda S. Maria, la soluzione migliore, ed anche più rapida, potrebbe essere quella di utilizzare la caserma Pica, ma occorrono sollecite decisioni in sede amministrativa per arginare il degrado.

La situazione più grave e preoccupante è quella degli uffici giudiziari napoletani.
Nel solco di vecchie e improvvide scelte urbanistiche e progettuali, nell'anno 2007 è stato ultimato il trasferimento delle sezioni civili del Tribunale e della Corte di Appello nella torre A del nuovo palazzo di giustizia, nel centro direzionale.

Il Tribunale e la Corte, i magistrati e i funzionari, dispongono certamente di ambienti più idonei e funzionali, ma le previsioni della classe forense sui tempi necessari a raggiungere gli uffici hanno trovato piena conferma nei fatti: i tempi di attesa per l'utilizzazione degli ascensori sono intollerabili e costituiscono, nei giorni di udienza, pesante intralcio all'attività degli avvocati ed agli spostamenti di quanti devono accedere ai vari uffici giudiziari, recentemente sistemati nella torre A, di 27 piani, alta più di cento metri.
Di qui le ferme proteste, l'agitazione e le astensioni proclamate dalla classe forense che reclama rimedi adeguati.

Le modifiche riguardanti gli orari e i giorni delle udienze recentemente introdotte dalla Presidenza del Tribunale, unitamente alla realizzazione di passerelle di collegamento tra vari piani delle tre torri, dovrebbero alleggerire il sovraccarico degli ascensori e ridurre la grave sofferenza degli avvocati e degli utenti. Attendiamo anche la installazione di nuovi ascensori e il ripristino di vari impianti.

Ma se questi rimedi non fossero sufficienti, bisognerà procedere a radicali modifiche nell'allocazione di tutti gli uffici giudiziari nel nuovo palazzo.
Bisognerà sistemare ai piani bassi delle tre torri gli uffici maggiormente gravati dall'afflusso degli utenti.
I tempi di attesa all'ingresso degli ascensori dovrebbero in tal modo risultare accettabili.

Ma intanto bisogna andare avanti, con pazienza e ottimismo, anche se le ricorrenti astensioni della classe forense dalle udienze appesantiscono l'attività giudiziaria e dilatano ulteriormente i tempi lunghi dei procedimenti.

E qui arriviamo, come sempre, alla connotazione negativa più grave, quella della durata eccessiva dei processi, che riguarda non solo il distretto di Napoli, ma tutto il sistema giudiziario italiano.
Ne costituiscono conferma, come ho detto l'anno scorso, le ripetute condanne dell'Italia, presso la Corte dei diritti dell'uomo, nonché le condanne emesse da questa e dalle altre Corti di Appello a seguito dei ricorsi presentati sulla base della legge Pinto.

Tuttavia anche quest'anno, sulla base dei dati statistici forniti dal Ministero, posso riscontrare, con grande soddisfazione, che la Corte di Appello di Napoli risulta collocata al primo posto, in Italia, per numero di procedimenti penali definiti, e inoltre al secondo posto per quanto riguarda i procedimenti civili, come emerge dalle tabelle e dai grafici allegati alla relazione a stampa, che mostrano i numeri dei procedimenti penali e civili definiti presso ciascuna Corte italiana.
Qui basta evidenziare che presso la Corte di Napoli, con pianta organica sottodimensionata e scoperta, sono stati definiti 10.192 processi penali e 20.304 procedimenti civili, compresi quelli del settore lavoro e previdenza, con lodevole impegno e dedizione dei magistrati e del personale amministrativo in servizio.

Veniamo, in particolare, all'andamento della giurisdizione civile nell'intero distretto.

Per quanto riguarda gli otto Tribunali la pendenza complessiva aumenta lievemente (da 445.737 a 453.018).
Si riscontra parallelamente l'aumento dei procedimenti a cognizione ordinaria (da 144.834 a 151.951, dei divorzi giudiziali (da 2.404 a 2.853) e delle separazioni giudiziali (da 7.748 a 8.563).
Diminuiscono invece sensibilmente i procedimenti di lavoro (da 55.022 a 46.956) e questo denota il forte impegno dei giudici del lavoro, anche in primo grado. Diminuiscono anche i procedimenti fallimentari (da 10126 a 9.164) e i procedimenti esecutivi immobiliari (da 16.763 a 15.984). Si nota, infine, un fortissimo aumento degli appelli a cognizione ordinaria che passano da 11.013 a 24.546 perché ne risultano iscritti ben 18.659: vengono infatti frequentemente impugnate le sentenze dei giudici di pace in tutto il distretto.

Presso la Corte di Appello il movimento complessivo registra un aumento irrilevante (da 59.981 a 60.049).
Con organici ridotti le quattro sezioni civili ordinarie della Corte hanno definito 4.006 appelli a cognizione ordinaria e ben 2.985 procedimenti di equa riparazione per violazione dei termini ragionevoli del processo, a norma della legge Pinto.
La sezione lavoro della Corte, ha svolto, come sempre, un lavoro imponente e ha definito 11.567 appelli in materia di lavoro e previdenza.
Il Consiglio Superiore si è mostrato sensibile alle esigenze di copertura dell'organico della Corte: ha nominato 23 Consiglieri negli ultimi due anni, ma la pianta organica è sottodimensionata e la situazione tende ad aggravarsi anche per trasferimenti e prossimi collocamenti a riposo.

Per quanto riguarda il settore penale dobbiamo anzitutto seguire l'andamento della criminalità nel distretto in base agli elementi della banca dati interforze.
Nell'ultimo anno di riferimento, e cioè nel periodo 1º luglio 2006 30 giugno 2007, aumentano gli omicidi volontari: sono 177 ma erano 132 nel periodo precedente. Bisogna precisare che gli omicidi a scopo di furto o di rapina aumentano da 2 a 10; e quelli di tipo camorristico da 78 a 103, sicchè appare evidente che vi è stata forte recrudescenza degli scontri fra opposte organizzazioni camorristiche, specie nella provincia di Napoli, nella quale gli omicidi di tipo camorristico passano da 63 a 95.
Parallelamente aumentano i tentati omicidi, da 185 a 207, nonché le lesioni volontarie, da 3.808 a 4.533.
Aumentano anche i furti, da 97.358 a 106.806, le rapine da 14.946 a 16.560, le estorsioni, da 943 a 1.102 e i casi accertati di spaccio di droga, da 1.846 a 2.113.

Ma occorre fare una precisazione: tutti questi dati, fatta eccezione per gli omicidi e i tentati omicidi sono approssimati per difetto. Parecchi delitti sfuggono alla conta perché molti cittadini, sfiduciati o timorosi di ritorsioni, preferiscono non denunciare i soprusi subiti; inoltre gli episodi di spaccio di droga sono soltanto quelli scoperti per la solerzia delle forze dell'ordine.

Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza sono fortemente impegnati nel contrasto alla criminalità organizzata, ma non possono essere onnipresenti e certamente tantissimi episodi di spaccio non vengono scoperti.
Tuttavia ingenti quantitativi di droghe (cocaina – eroina – hashish e droghe sintetiche), dopo accurate e penetranti indagini vengono sequestrati dalle forze dell'ordine e così vengono inflitti duri colpi ai trafficanti.

La Polizia di Stato, l'Arma dei Carabinieri e il corpo della Guardia di Finanza riescono a superare grandi difficoltà ed a raggiungere risultati importanti, anche nella cattura di pericolosi latitanti collocati ai vertici di pericolose organizzazioni camorristiche. Le forze dell'ordine sono e saranno, assieme alla magistratura, il più efficace baluardo al crimine organizzato. Ma nella prospettiva di medio e lungo periodo ciascuno deve ben fare la sua parte, a cominciare dalle famiglie e dalla scuola, per arginare l'evidente degrado.

Passiamo adesso, in rapida sintesi, all'andamento della giustizia penale nel distretto.
Le Procure, come sempre, hanno svolto un lavoro imponente: si registra la definizione di 156.402 procedimenti, sicchè il carico totale è diminuito da 308.037 a 295.176 fascicoli.
Si nota, in particolare, il sensibile aumento del lavoro svolto dalla Procura di Napoli: i procedimenti a carico di soggetti identificati diminuiscono di circa il 7%, da 165.284 a 153.072.

Si riscontra, d'altra parte, anche lieve diminuzione dei procedimenti penali presso gli uffici dei giudici delle indagini e dell'udienza preliminare (da 146.149 a 142.405). Gli uffici G.I.P. hanno quindi lavorato intensamente e particolarmente il più importante, quello presso il Tribunale di Napoli.

Anche in quest'ultimo anno si riscontra un sensibile aumento della pendenza, nei Tribunali penali, per quanto riguarda il dibattimento monocratico: i processi aumentano di circa il 10%, da 48.814 a 54.375. Andrà probabilmente riconsiderata la distribuzione dei giudici penali all'interno dei Tribunali, specie in quelli più importanti, tenuti a sopportare il carico maggiore.

In primo grado le Corti di Assise hanno definito 71 processi, e parecchi di questi hanno richiesto lunga e laboriosa trattazione, sicchè si registra un sensibile aumento della pendenza complessiva che passa da 109 a 131 procedimenti. Le Corti dovranno proseguire nel forte impegno, anche per evitare possibili scarcerazioni di pericolosi detenuti per scadenza dei termini di custodia cautelare e di ridurre il rischio di ulteriori scontri fra le opposte organizzazioni camorristiche.

Presso la Corte di Appello di Napoli si registra un sensibile aumento della pendenza, da 10.754 a 12.641 processi, determinata da serie scoperture nell'organico delle sezioni penali.

Ottimi risultati, anche in quest'anno, sono quelli delle sezioni di Corte di Assise di Appello: la pendenza scende da 84 a 63 processi. Bisogna sottolineare che presso la prima sezione della Corte di Assise di Appello è in corso di trattazione il complesso processo "Spartacus" a carico dell'associazione camorristica dei "Casalesi" concluso in primo grado dalla Corte di Assise di S. Maria C.V. con una sentenza di 3500 pagine. Risultano comminati 21 ergastoli e 844 anni di reclusione, con 91 condanne per associazione di tipo camorristico. Questo processo, che il più grave degli ultimi anni sarà presumibilmente definito dalla prima sezione della Corte di assise di Appello tra pochi mesi, verso la metà di quest'anno.

Questa, in rapida sintesi, l'andamento della giustizia penale nel distretto di Napoli. Luci ed ombre non mancano, ma le ombre maggiori, come sempre, si addensano sul piano dei numerosissimi procedimenti a carico di ignoti che sono 149.954 presso le otto Procure e 113.863 presso i giudici delle indagini e della udienza preliminare.

Gli autori di moltissimi reati non vengono identificati ed in mancanza di adeguate sanzioni si diffonde la sensazione della probabile impunità sia in riferimento ai delitti più gravi, come omicidi, estorsioni, rapine e traffico di droghe pesanti, sia a livello della microcriminalità che rende insicure le strade e i movimenti di numerosi cittadini, dai giovanissimi agli anziani.

Il Tribunale e la Procura per i Minorenni hanno giurisdizione in tutto il distretto.

In materia civile si registrano 770 interventi sulla potestà dei genitori. Sono state definite 379 domande di disponibilità alla adozione internazionale e 411 domande per quella nazionale, ma in Italia vi è un esiguo numero di minori in stato di abbandono e molte coppie, per quanto riguarda l'adozione nazionale restano in lista di attesa, mentre, per l'adozione internazionale, incontrano varie difficoltà negli altri paesi, specie nell'est europeo.

In materia penale è stato svolto un intenso lavoro, sia dalla Procura, sia dal Tribunale per i minori, e non vi sono variazioni significative fra i dati iniziali e finali. Fatta eccezione per pochi gravissimi episodi ascritti a soggetti in età minore, si riscontra, nella maggior parte dei casi, la commissione di "scippi" e rapine in danno di turisti, di anziani ed anche di giovanissime vittime, ma il dato preoccupante è quello della formazione di piccole bande dedite ad aggressioni e a gesti di teppismo.

Il Tribunale di sorveglianza cura l'esecuzione nell'ampio distretto ed ha giurisdizione su 15 istituti penitenziari compresi due ospedali psichiatrici giudiziari, in Aversa e Napoli.
Va segnalato il forte effetto deflattivo del provvedimento di indulto riferito ai reati commessi fino al 2 maggio 2006.
Il Tribunale di sorveglianza ha quindi registrato un notevole calo della sua operatività, ma risulta adesso impegnato nel nuovo settore attinente le dichiarazioni di delinquenza abituale e l'applicazione della pesante misura di sicurezza detentiva della casa lavoro. Avremo quindi il benefico effetto di un migliore contenimento della criminalità organizzata, mediante l'applicazione di misure di sicurezza di grande efficacia.

Non può mancare un sintetico riferimento all'attività dei giudici di pace, 692 nell'intero distretto, distribuiti in 64 uffici, con parecchi posti vacanti. Questi magistrati onorari hanno definito più di 236.000 cause civili ordinarie. Se non fossero stati istituiti i giudici di pace, i Tribunali ordinari sarebbero sommersi da carichi di lavoro insostenibili. Tanto basta per auspicare una seria riorganizzazione e un forte potenziamento della magistratura onoraria. Si prevede un aumento della competenza in materia civile e sembrano quindi indispensabili migliori sistemi di selezione e seri percorsi di formazione e aggiornamento.

Avviandomi alla conclusione devo sottolineare che la disfunzione più preoccupante, a Napoli come in tutti i distretti di Corte di Appello è sempre quella della durata eccessiva dei procedimenti civili e penali.
Sono stati adottati negli ultimi anni, dal Parlamento e dal Governo, rimedi vari e alcuni risultano particolarmente efficaci: l'istituzione del giudice unico in primo grado, i giudici onorari aggregati, i giudici onorari di Tribunale i vice procuratori onorari presso le Procure e soprattutto i giudici di pace, i quali smaltiscono molto lavoro a livello di liti minori.
Ma non si riscontra una seria inversione di tendenza.

Con gli attuali ordinamenti e con la scarse risorse disponibili non è possibile accorciare seriamente i tempi dei processi, come pur si dovrebbe, giacchè il cittadino ha il diritto di ottenere una decisione in tempi ragionevoli, come previsto nell'art. 111 della Costituzione.

Occorre intanto sottolineare che il nuovo ordinamento giudiziario riguarda essenzialmente l'assetto dell'ordine giudiziario, l'ingresso dei giovani magistrati, le progressioni in carriera, i percorsi formativi e i necessari controlli interni, anche a livello disciplinare, ma, per sua natura, non è diretto ad accelerare i tempi dei processi.

Per quanto riguarda il settore penale, i tempi non possono essere accorciati dal recente indulto. Il provvedimento di clemenza è apparso opportuno, anzi necessario, per alleggerire la pesante situazione carceraria, ma non è stato accompagnato da un'amnistia che avrebbe consentito, con l'estinzione dei reati, la rapida definizione di moltissimi procedimenti per reati minori, con sicuri effetti deflattivi sulla durata media dei processi. Con grande dispendio di tempo di lavoro e di energie bisognerà comunque trattare e definire centinaia di migliaia di processi, e parecchi di questi si concluderanno con condanne a pene coperte dall'indulto che non saranno espiate. Pertanto larghi varchi resteranno aperti sul piano dell'effettività della pena.

Con la speranza di vedere accorciata la durata media dei processi penali, attendiamo, intanto, la riforma del codice penale e quella del codice di procedura penale.
Le due commissioni presiedute dal prof. Giuliano Pisapia e dal prof. Giuseppe Riccio hanno quasi concluso i lavori.
Auspichiamo che il percorso legislativo, possa concludersi rapidamente.

Per quanto riguarda il codice penale si profilano grosse novità sul piano sanzionatorio, con previsione di pene alternative al carcere. Dovrebbero essere eliminate le attenuanti generiche, sarebbe allargata l'applicazione della confisca e sarebbe ampliata la scriminante della legittima difesa a tutela della vita e della incolumità individuale e non della sfera patrimoniale.

Con le incisive modifiche del codice di procedura penale proposte dalla commissione presieduta dal prof. Giuseppe Riccio si dovrebbe inoltre raggiungere un giusto punto di equilibrio tra le esigenze di garanzia per l'imputato e quella di assicurare la ragionevole durata del processo.
Ma le regole del processo penale devono essere sempre in linea con i fondamentali principi del nuovo art. 111 della Costituzione e il rito accusatorio di tipo anglosassone, storicamente adottato in paesi che hanno diverse tradizioni giuridiche è complesso per sua natura, e dilata i tempi di trattazione del processo, come ormai l'esperienza dimostra. Le modifiche studiate della commissione ministeriale sono quindi urgenti e necessarie. Vedremo, nella concreta applicazione quotidiana, quali saranno i risultati.

Per quanto riguarda la giustizia civile, le disposizioni della legge n. 80 dal 2005 e quelle del marzo e luglio 2006 riguardanti il procedimento esecutivo e il fallimento, con la recente riforma del diritto societario, dovrebbero consentire il contenimento dei tempi di trattazione delle cause civili.
Ma non possiamo farci molte illusioni: il vero problema è quello della litigiosità esasperata, che non trova riscontro negli altri paesi europei e determina un numero enorme di cause civili, perché si chiede la decisione del giudice anche per minime differenze retributive o per danni quasi irrilevanti o per minimi rimborsi derivanti da intese restrittive della concorrenza.

In Italia circa 10.000 giudici togati e circa 5.000 giudici onorari effettivamente in servizio devono occuparsi sia della giustizia civile e sia della giustizia penale, e sono tenuti a motivare ogni decisione, come imposto dall'art. 111 della Costituzione. Non possono smaltire in tempi brevi l'enorme carico di lavoro in materia civile.
Occorrono quindi rimedi adeguati. Occorre un impegno di studio comparato degli altri ordinamenti vigenti negli stati della unione europea per comprendere come mai in tanti paesi la giustizia è rapida e perché in Italia è ancora tanto lenta.
Da noi bisogna probabilmente ricorrere a percorsi alternativi al processo civile ordinario, che possano anche incontrare il consenso della classe forense.
Va quindi incoraggiato il ricorso alle camere di conciliazione e alle procedure arbitrali.

L'art. 24 della Costituzione prevede che tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti o interessi legittimi, ma occorrono dei filtri atti ad impedire gli abusi e ridurre l'insopportabile carico dei procedimenti civili.
Qui a Napoli registriamo, con viva soddisfazione, che la commissione di conciliazione della camera di commercio ha concluso in un semestre oltre mille conciliazioni, per tre quarti tra imprese e consumatori.
Questo è il percorso virtuoso che va seguito e rafforzato, se veramente si vuol ridurre il carico e la durata media delle cause civili.

Attendiamo dunque ansiosamente le necessarie modifiche ordinamentali.
Attendiamo, fiduciosi, la rivisitazione dei sistemi processuali civili e penali nel quadro di un'auspicata armonizzazione con quelli vigenti negli altri paesi europei. Sappiamo che si tratta di un'opera imponente, ma siamo ormai lontani dai conflitti del novecento e dall'epoca buia degli stati autoritari e camminiamo a grandi passi verso la Costituzione Europea e gli Stati Uniti d'Europa.
Attendiamo anche personale e mezzi adeguati, sia pure nell'ambito di severe leggi di bilancio atte ad evitare ogni spreco e a privilegiare il buon funzionamento dell'amministrazione.
Il tempo stringe e i cittadini non possono attendere ancora a lungo. Le decisioni giudiziarie, sia nel settore penale che in quello civile, andranno rese in tempi ragionevoli.

Concludo rilevando che dobbiamo riportarci ai fondamentali principi della Carta Costituzionale. A norma dell'art. 111 "la giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge. Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizione di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.

Attendiamo dunque nuove leggi ordinarie atte ad assicurare la ragionevole durata dei processi.
A norma dell'art. 110 della Costituzione "ferme le competenze del Consiglio Superiore della Magistratura spettano al Ministro della Giustizia l'organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia".
Attendiamo quindi dal Ministero il miglioramento dei servizi.

In questa attesa i magistrati, assieme al personale amministrativo, possono solo intensificare ogni sforzo per rispondere in tempi ragionevoli alle giuste attese dei cittadini; possono e devono compiere ogni giorno nel modo migliore il proprio dovere.


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Ultima modifica: 14/05/2008