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Inaugurazione Anno Giudiziario 2008


26 gennaio 2008

Indice

Relazione

Note

La rapidità imposta per norma a questa cerimonia non rende meno sentiti l'omaggio al Presidente della Repubblica, garante dell'unità nazionale e della collaborazione tra tutte le Istituzioni, ed il ringraziamento alle Autorità religiose, civili, militari ed accademiche ed alle persone qui oggi convenute: a Voi ed a tutti i cittadini ci rivolgiamo con questa relazione, per dar conto del lavoro svolto nell'anno trascorso e di quello che intendiamo fare nel prossimo futuro. In questa prospettiva saluto con gratitudine i giornalisti presenti in sostanziale rappresentanza della collettività: la vostra opera quotidiana è un tramite essenziale della doverosa trasparenza dell'amministrazione della Giustizia. Ed un ringraziamento caloroso indirizzo agli illustri rappresentanti qui presenti delle Forze dell'ordine e della Polizia giudiziaria, che operano al nostro fianco, nell'interesse collettivo, con impegno ed efficacia eccezionali.

Come le precedenti, questa relazione è stata redatta dal cons. Luigi de Ruggiero, segretario generale della Corte, che, sommando anche questo compito ai tanti che sostanziano il suo impegno quotidiano al servizio degli Uffici del distretto, ha coordinato ed elaborato i contributi dei colleghi Paola Accardo, Giovanna Di Rosa, Filippo Grisolia, Giovanna Ichino, Marcello Marinari, Rosa Polizzi, Luca Poniz, Elena Riva Crugnola ed Amedeo Santosuosso e dei funzionari Paolo Conti, Maria Filomeno e Pierluigi Labella. Ringrazio ciascuno di loro; ma un ringraziamento speciale va alla dr.ssa Donata Francese ed al dr. Achille Orsenigo per i loro preziosi suggerimenti sugli aspetti linguistico–comunicativi del testo.

Anzitutto, in sintesi, le grandezze di cui parliamo.

Nel settore civile, ai giudici di primo grado dell'intero distretto sono state rivolte nell'anno quasi 380.000 domande di giustizia, in leggero aumento rispetto allo scorso anno: tra queste, ad esempio, circa 23.000 – con un significativo aumento – in materia di famiglia, 15.000 – in diminuzione – di lavoro e previdenza, quasi 30.000 per esecuzioni mobiliari e immobiliari, oltre 53.000 opposizioni alle sanzioni amministrative 1.

Tutte queste domande, dalle più semplici istanze alle cause più complesse, ottengono mediamente risposta dal primo Giudice in meno di 9 mesi, anche se, ovviamente, è più utile distinguere i tempi di risposta secondo la tipologia delle domande (così, la cognizione ordinaria si definisce in primo grado mediamente in 17 mesi, il lavoro e la previdenza in 12, le separazioni e i divorzi rispettivamente in 5 e 7 mesi; ad alzare decisamente la media sono in particolare le cause di merito in materia di marchi e brevetti e di esecuzione immobiliare – 2 anni e mezzo – di concordati preventivi ed amministrazioni controllate – oltre 3 anni – e di fallimenti – 7 anni –; per fortuna, mutata la legge fallimentare, queste ultime sopravvenienze sono in diminuzione).

Quanto al secondo grado, sono pervenuti nell'anno a questa Corte oltre 7.400 appelli civili, in lieve diminuzione rispetto all'anno precedente. Qui la risposta è più lenta, facendosi attendere in media 26 mesi (che diventano ben 35 mesi per la cognizione ordinaria, ma si riducono ad 11 per le cause di famiglia e a 19 per quelle di lavoro e previdenza).

Anche in conseguenza di questi tempi, gli uffici non riescono a tenere il passo con quanto sopraggiunge: sia in primo grado che in appello c'è un aumento ulteriore dell'arretrato (+ 6,8%; + 4,4 % per la cognizione ordinaria) 2.

Le "domande di giustizia" nel settore penale, cioè il numero complessivo di notizie di reato segnalate da denunce, querele, esposti, rapporti a tutte le Procure del distretto supera nell'anno le 258.000 unità, delle quali, però, solo poco più della metà (133.000) a carico di persone note, rivolgendosi le altre nei confronti di ignoti 3. I tempi di risposta delle Procure sono felicemente ben contenuti, se è vero che già il 51% dei procedimenti viene definito entro 6 mesi, a fronte di una durata media di 13 mesi (per citare solo la situazione numericamente più rilevante, basti dire che la Procura di Milano, dopo quattro anni d'intensa operosità, vede ormai la luce della totale eliminazione dell'arretrato). Limitando l'osservazione ai soli procedimenti a carico di autore noto, quasi due terzi vengono definiti con richieste di archiviazione o diverse modalità conclusive; le altre risposte innestano, com'è ovvio, dei procedimenti dinanzi ai giudici: quasi 4.300 sono stati inviati al Giudice di Pace, circa 22.700 al GIP/GUP con richieste di rinvio a giudizio, riti alternativi o sentenze e circa 21.500 direttamente al dibattimento del Tribunale.

I Giudici di pace hanno finora risposto con tempestività, dal momento che definiscono mediamente in 4–5 mesi i procedimenti loro assegnati 4. Di regola, entro un anno gli uffici del GIP/GUP definiscono i procedimenti a carico di noti che non si chiudono con l'archiviazione: ed è dunque, come questi dati suggeriscono e come sollecitiamo da tempo, soprattutto su questa fase cruciale di filtro verso il dibattimento e su questi uffici ancora sottodimensionati che bisogna investire con ulteriori risorse di magistrati e personale 5. Quanto ai Tribunali, i circa 30.000 processi annui, come pervenuti dal P.M. o dal GIP/GUP, hanno una durata media di 7 mesi dinanzi il Giudice monocratico e di un anno dinanzi al Collegio (dove finiscono, peraltro, solo i processi più gravi, non più del 4% del totale). Dove, piuttosto, i tempi sono decisamente più lunghi è in fase d'appello: in Corte sono pervenuti nell'anno circa 6.000 processi penali e, nonostante questa quantità sia leggermente inferiore rispetto al periodo precedente, mediamente la sentenza si fa attendere 16 mesi. Tempi lunghi che dipendono anche, ovviamente, dalla riduzione delle udienze penali e della loro durata, imposta, come vi abbiamo riferito lo scorso anno, dalla carenza di personale amministrativo. Basterebbero pochissime unità in più – ve ne dirò tra poco – per riportare la situazione alla normalità; ma il Presidente del Tribunale di Milano assicura che è pronto un piano di più razionale utilizzazione del personale perché in ogni caso già nel 2008 le udienze penali si tengano tutti i giorni senza limiti di orario.

Fin qui i numeri; e molti altri vi sono offerti nel volume. Essi di certo indicano all'ingrosso la realtà dei fenomeni, ma non giureremmo della loro "scientificità": in special modo nell'amministrazione della giustizia raccogliere buone statistiche è cosa tanto essenziale quanto difficile. Il problema non è solo italiano; già due anni fa, la Commissione del Consiglio d'Europa per l'Efficacia della Giustizia (CEPEJ) ha segnalato come pressoché tutti i sistemi giudiziari nazionali debbano essere aiutati a raccogliere informazioni anzitutto tra loro più omogenee e poi idonee a valutare la durata ed i ritardi per i diversi tipi di procedure; ed ha fornito agli Stati membri sei articolati "indicatori" per assicurare la trasparenza e la prevedibilità necessaria agli utenti della giustizia. Per parte nostra, in sinergia con il lavoro della nuova "Commissione flussi" istituita presso il Consiglio giudiziario, vogliamo impegnarci nel prossimo futuro, per un verso, ad istituire nei singoli uffici dei meccanismi più efficaci di quelli esistenti per identificare velocemente i ritardi e mobilitare i responsabili e, per altro verso, ad informare preventivamente gli utenti circa la prevedibile durata delle singole procedure: un esercizio di trasparenza, quest'ultimo, che forse avrebbe anche un indiretto effetto di accelerazione 6.

Quest'anno vogliamo innovare: se di solito prevale il lamento, noi, invece, vi raccontiamo di quel che abbiamo fatto e delle speranze che perciò si aprono. E dei propositi concreti, giacché non è vero che tutto sia fermo ed irrimediabile: l'orizzonte si muove anzitutto quanto all'organizzazione. Per dire, esemplarmente, dell'ufficio più grande del distretto, il nuovo Presidente del Tribunale di Milano, terminata la fase di ricognizione ed ascolto, sta predisponendo un nuovo sistema organizzativo, del quale Ella stessa darà presto pubblica notizia, con una radicale revisione delle competenze e della composizione di tutte le sezioni, sia civili che penali, e della struttura interna e sistemazione logistica di tutte le cancellerie ed uffici.

Un'altra notizia positiva riguarda invece una fondamentale prospettiva di sistema, e cioè la promozione della conciliazione delle controversie fuori dal processo. Di questo si occupa il Comitato permanente delle Istituzioni per lo Sviluppo della CONciliazione (CISCON), promosso da questa Corte e presieduto con grande competenza e dedizione dal cons. Marcello Marinari, comitato che in due anni ha raccolto larghe ed autorevoli adesioni 7. Accanto al comitato, chiamato ad elaborare gli indirizzi generali, si è affiancata, dalla primavera del 2007, l'associazione "Progetto ConciliaMo", che ha già realizzato importanti iniziative di informazione e di formazione. Ora, la buona nuova è che il progetto sta per fare un salto di qualità, perché al finanziamento dei soci si è aggiunto, con decreto del 28 novembre 2007, quello assai generoso di centomila euro per l'anno 2008 da parte della Regione Lombardia: con queste risorse si potrà istituire, all'interno dello stesso Palazzo di Giustizia, un centro di informazione aperto agli avvocati ed al pubblico, che da un lato coordinerà le iniziative di formazione programmate e, dall'altro, fornirà, in condizioni di assoluta imparzialità ed equidistanza, notizie sui centri di conciliazione associati al progetto e sulle modalità ed i costi delle procedure, con la prospettiva di giungere anche ad ospitare vere e proprie sessioni informative per le parti di una controversia (od anche di una causa già instaurata, qualora il giudice ritenga opportuno indirizzarvi le parti consenzienti) 8. Una struttura di questo tipo rappresenterà il primo avvio di una multidoor courthouse – una casa della giustizia che apra molteplici vie di soluzione e che anche in Italia dobbiamo ormai assumere come scenario non meramente avveniristico. Perché si badi: non si tratta neppur tanto di favorire un'esigenza deflattiva della giustizia ordinaria, scaricando altrove una quota delle controversie, quanto di perseguire l'obiettivo di una giustizia migliore, sia perché più rapida, sia perché le soluzioni possibili fuori dal processo possono essere le più varie e dunque le più adeguate alle concrete esigenze delle parti9.

E' un'ottima notizia anche quella che offrono i trentuno giovani praticanti avvocati, qui ospiti assai graditi, che già lavorano fianco a fianco di altrettanti magistrati del civile e del lavoro, studiando assieme le cause, preparando le udienze, progettando le sentenze. La Corte d'Appello ed il Tribunale di Milano, nel mese di marzo 2007, hanno, infatti, sottoscritto con l'Ordine degli Avvocati una convenzione, poi approvata dal CSM, per consentire e regolare lo svolgimento del secondo anno di pratica professionale forense anche presso gli uffici giudiziari, invece che negli studi legali. I primi tirocinii sono appunto iniziati in questo mese di gennaio, dopo un'accurata selezione delle domande dei praticanti e delle disponibilità dei magistrati. Si tratta di un'iniziativa inedita nel panorama italiano: per i giovani avvocati in tirocinio assistere un magistrato nel lavoro quotidiano apre una prospettiva completamente nuova, destinata non solo ad arricchirli di preziose conoscenze, ma anche e soprattutto a formare valori professionali e deontologici comuni a tutti i protagonisti della giurisdizione. Allo stesso tempo, quest'iniziativa vuole rappresentare anche il primo, concreto nucleo anticipatore di quel vagheggiato "ufficio per il processo" od "ufficio del giudice", indispensabile per accrescere, in qualità e quantità, il rendimento della giurisdizione e già prefigurato dal disegno di legge governativo in materia, con una norma–quadro che quasi ricalca il nostro progetto. Milano si propone dunque al Ministero ed al C.S.M. come "centro–pilota" per un'utile sperimentazione della futura struttura.

L'innovazione è per noi, infatti, una priorità. Non a caso, il Tribunale di Milano – dove nel corso del 2007 il procedimento telematico per i decreti ingiuntivi è divenuto una realtà sempre più richiesta e praticata – è stato già prescelto come ufficio–pilota per una prima sperimentazione, con la collaborazione dell'Ordine degli Avvocati, dell'intero processo civile telematico; e sempre in Tribunale sarà presto sperimentato, grazie al contributo della Regione Lombardia, un sistema vocale di verbalizzazione delle udienze civili (e del GIP), che potrà ridurre i tempi d'udienza e fornire verbali fedeli ed immediati.

Come gli operatori ben sanno, il "collo di bottiglia" della giustizia civile nel nostro Paese è tuttavia costituito soprattutto dalla redazione delle sentenze. La loro motivazione è l'essenza stessa del nostro modello di giurisdizione, che rifiuta i verdetti imperscrutabili; ma è anche vero che gli utenti della giustizia chiedono solo di capire le ragioni di una decisione, possibilmente rapida, e non trattati di diritto od esercizi di stile. In quest'ottica, in Corte d'appello abbiamo dunque realizzato un semplice e molto utilizzato accorgimento che agevola la "confezione" della sentenza di secondo grado, senza pregiudicarne la qualità sostanziale: grazie, anche qui, alla collaborazione dell'Ordine degli Avvocati, tutte le sentenze di primo grado impugnate vengono "scannerizzate" in un formato "lavorabile", in modo che il giudice d'appello possa inserirne i brani utili nella sua motivazione, con ciò sveltendo un po' i tempi di lavorazione. Presso l'Osservatorio per la giustizia civile di Milano sono peraltro in corso i lavori di un "laboratorio", cui partecipano avvocati e magistrati, per verificare il rapporto dialettico tra atti difensivi e provvedimenti del giudice, nella convinzione che l'individuazione dei punti nodali della controversia da parte degli atti difensivi (nonché l'adozione di alcuni accorgimenti costanti nella redazione di tali atti) consenta uno studio della causa meno dispersivo e la stesura di una motivazione per "punti" o tramite "rinvii" 10.

Il "collo di bottiglia" della giustizia penale è invece, come pure è noto, quello della celebrazione delle udienze. Fedeli alla promessa di indicare orizzonti ed obbiettivi, non staremo ancora a richiamare le offese che il buon senso subisce da parte di defatiganti previsioni procedurali in tema di notifiche, di nullità o di competenza, che nulla hanno a che fare con le garanzie di difesa; neppure ricorderemo che qui, in special modo, sono necessarie adeguate risorse umane e materiali 11. Consentite solo una drastica osservazione: la durata dei processi penali non si ridurrà davvero, finché non sarà radicalmente modificato l'istituto della prescrizione ed il suo decorrere dopo l'inizio dell'azione penale, perché un sistema giuridico ben ordinato non può render conveniente il rinvio o l'ostruzionismo.

Di render più scorrevole lo svolgimento delle udienze si preoccupa il Protocollo per le udienze penali d'appello che pochi giorni fa è stato condiviso da questa Corte, dalla Procura Generale, dal Consiglio dell'Ordine e dalla Camera penale di Milano. Il documento impegna tutti, ciascuno per la sua parte, a specifiche regole di comportamento, descritte nei dettagli, di lealtà, efficienza e collaborazione che, nel loro insieme, diano ordine all'udienza, evitino disguidi e tempi morti, concentrino le discussioni; consentendo, insomma, di utilizzare al meglio il prezioso tempo delle udienze, celebrando un maggior numero di processi.

Nella situazione attuale delle risorse, tuttavia, inevitabilmente molto dipende da un'intelligente gestione delle priorità: emanata la legge d'indulto del 2006, questa Corte per prima si è data – anche per limitare quella ben comprensibile percezione di oggettiva inutilità del loro servizio di recente denunciata dai giudici dibattimentali del Tribunale di Milano – regole trasparenti per individuare quei processi penali che meritano di essere trattati prima degli altri, responsabilizzando in tal modo i magistrati a considerare la "qualità" degli interessi in gioco, più che una cieca produttività quantitativa. Di modo che, se è vero, come si diceva, che la massa di processi pendenti è numericamente aumentata, è anche vero che la maggior parte dovrebbe consistere in processi nei quali sono da tutelare interessi d'importanza relativamente minore. Sennonché, il margine d'azione offerto dall'indulto è destinato a chiudersi ben presto: bisogna dunque, anche per il "tempo ordinario", maturare consapevoli ed esplicite strategie 12, che rendano più evidente quell'essenziale funzione di prevenzione generale che spetta alla giustizia penale. Non tutti i processi sono uguali: nella sua concreta articolazione il sistema penale deve saper rispondere al mutare delle vicende sociali.

Così deve essere ora, ad esempio, per la terribile emergenza degli infortuni sul lavoro, che sembra non aver mai fine. Il sistema delle norme preventive e protettive e l'apparato sanzionatorio posto a loro presidio non è ancora adeguato, evidentemente, a tutelare di fatto la vita e l'incolumità dei lavoratori, insieme alla dignità e qualità del lavoro e delle sue concrete condizioni. Forse perché prescinde dallo specifico, attuale contesto sociale, che è quello di una crescente debolezza del rapporto di lavoro e di un frequente ricorso alla manodopera precaria, quando non, in specifici settori, clandestina: di qui, la scarsa capacità di "domandare sicurezza" (che è un elemento fondamentale del sistema), cioè la difficoltà dei lavoratori a pretendere il rispetto delle regole di fronte all'insorgere di un rischio. D'altro lato, la tradizionale diffusione della struttura di piccola impresa mal si concilia, in concreto, con la cultura e l'organizzazione della prevenzione infortunistica. E sono poi anche inadeguati i mezzi di contrasto all'illegalità: nonostante il crescente impegno ministeriale, il numero degli addetti agli organi di vigilanza – dalle ASL agli Ispettorati del lavoro – è assolutamente deficitario rispetto alle dimensioni del compito dovuto ed autorizza la percezione di un'assoluta casualità dei controlli. Ma – per non tacere di noi – anche l'intervento della magistratura, pur fisiologicamente successivo all'illecito, è spesso tardivo, lento e frammentario, si da alimentare a sua volta l'idea di una sostanziale impunità anche per condotte gravi. Occorre dunque che recuperiamo efficienza, assicurando una più marcata specializzazione dei magistrati incaricati di questi procedimenti e di tutti gli uffici, dalle Procure della Repubblica alla Suprema Corte, garantendo una rapida trattazione dei processi ed instaurando modelli di relazione con gli organi amministrativi e tecnici (ma anche, ad esempio, con le Cliniche del Lavoro), tali da permettere un più proficuo scambio di conoscenze. Ed a noi stessi sottolineiamo che dal 2007 la disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche è applicabile anche ai casi di infortuni colposi sul lavoro; questo nuovo, delicato strumento che ci è stato affidato – già altrove impiegato e che deve essere meglio "tarato" in questo settore – non deve rimanere inutilizzato.

Così come inutilizzati non devono rimanere i beni confiscati ai mafiosi: nell'area milanese diversi immobili, da tempo confiscati, non sono stati ancora destinati a fini sociali e produttivi. Da due anni lavoriamo con gli Enti interessati e l'associazione "Libera" a definire un protocollo d'intesa per snellire le complesse procedure d'affidamento; un testo è stato approntato, ma l'iniziativa ha subìto nei mesi scorsi un fermo inatteso. Su sollecitazione di questa Corte e della sezione milanese dell'Associazione Magistrati, il Prefetto di Milano, che ha sempre svolto una decisiva funzione d'impulso, si sta attivando per superare l'impasse.

Come vedete, l'Amministrazione della giustizia non si limita ad irrogare sanzioni. Ci spetta tra l'altro – ed è un compito né eccentrico, né marginale – anche tutelare la popolazione detenuta e favorirne il reinserimento sociale: ogni "allarme sicurezza" che ignori questa prospettiva risulta inevitabilmente miope. Non senza orgoglio, vogliamo dunque dire di quattro azioni positive di attenzione ai detenuti, di volta in volta frutto di una sinergia istituzionale tra la Corte, il Tribunale di Sorveglianza, il Consiglio dell'Ordine, il Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria, la Regione Lombardia, la Provincia ed il Comune di Milano, l'ASL–città di Milano.

Prosegue, infatti, in primo luogo, l'iniziativa, avviata lo scorso anno, per sopperire all'assenza di difesa tecnica per i detenuti indigenti e privi di difensore di fiducia. Nei tre istituti di San Vittore, Opera e Bollate, difensori d'ufficio volontari ma tecnicamente attrezzati, per aver seguito corsi di aggiornamento nel settore dell'esecuzione penale, hanno svolto gratuitamente ben 257 colloqui con i detenuti meno abbienti, per verificarne le posizioni giuridiche ed avviarne correttamente le possibili istanze.

In secondo luogo, sono state offerte ai detenuti in espiazione di pena nuove, concrete occasioni di lavoro socialmente utile: ogni mattina 27 di loro escono dal carcere di Bollate per andare a lavorare, alle dipendenze dell'A.M.S.A., per il lavaggio dei graffiti o la pulitura dei parchi pubblici e poi rientrare, la sera, in istituto. Il progetto è stato pensato anche per favorire lo spirito di gruppo e, per questo, si è previsto che i detenuti si recassero insieme al lavoro. Il valore risocializzante di un'attività lavorativa regolarmente retribuita, al pari di quella dei soggetti liberi, si aggiunge dunque a quello, restitutorio e simbolico, in favore della collettività. Né si sono registrati problemi di sorta, essendo stati rispettati sempre gli adempimenti da parte dei detenuti partecipanti.

Ancora, subito dopo la novità normativa dell'aumento del limite di pena per la concessione dell'affidamento terapeutico, un tavolo di lavoro, che ha integrato i diversi saperi rendendo comprensibili i reciproci linguaggi, ha elaborato alcune linee–guida per la redazione dei documenti di tipo sanitario e giuridico necessari a dare effettiva attuazione ad una legge altrove non sempre adeguatamente applicata. L'idea di far collaborare i servizi per le dipendenze e le aree sanitarie e pedagogiche degli istituti penitenziari, facendo interagire le nozioni mediche con le valutazioni personologiche e ponendole, per così dire, al servizio di decisioni molto delicate – strette tra le esigenze di cura del tossicodipendente ed i rischi di recidiva – ha dato frutti notevoli, tradottisi, nell'anno 2007, nell'accoglimento del 63% delle istanze.

Infine, nell'aprile 2007 è stato aperto, a Milano, l'istituto a custodia attenuata per le detenute madri. La struttura ha capienza per dodici posti ed è nata dall'esigenza di attenuare l'impatto carcerario per i piccoli figli delle detenute e di sostenere le madri nel ben difficile compito della genitorialità in ambito detentivo. Occorre seguire con attenzione questa esperienza, che vive, tra la custodia in carcere della madre ed il diritto del bambino alla sua infanzia, in un equilibrio reso ancor più precario dalla previsione del distacco dal bambino, al compimento del terzo anno di età.

Queste sono le cose che siamo riusciti a fare senza attendere passivamente soluzioni che dall'alto non sono venute; e se quel che abbiamo fatto vi sembra poco è perché, in concreto, nel 2007 le risorse dell'Amministrazione della giustizia sono rimaste ancora penosamente scarse. Certo, se avessimo più mezzi, potremmo far meglio. Il più delle volte non manca "l'anima", ma la "benzina": per esempio, a proposito di motori, è un fatto che le auto a disposizione di tutti gli Uffici giudicanti del distretto erano 89 nel 1998 ed ora sono 33, di cui 19 senz'altro registrabili come "auto d'epoca".

Ed – in fatto – è ancora drammatica la carenza di personale amministrativo. Abbiamo, allo stato, una scopertura media presso tutti gli uffici giudicanti pari al 20%, che potrebbe dunque sembrar diminuita rispetto al 23,72% registrato lo scorso anno: ma il fatto è che, con D.M. 8 marzo 2007, sono state ridotte del 5% le piante organiche, di modo che in realtà il numero assoluto dei dipendenti in servizio è ulteriormente diminuito. E peraltro, a dispetto della riduzione delle piante organiche, si rilevano tuttora punte di scopertura percentuale assolutamente drammatiche, come presso il Tribunale di Lecco (28%), quello di Busto Arsizio (30%) e quello di Vigevano (addirittura il 34%). Tra i dipendenti in servizio presso gli uffici giudicanti più di 200 sono poi i rapporti di lavoro a tempo parziale (si pensi che ben il 26,23% del personale del Tribunale per i Minorenni lavora part–time), con l'effetto di un'ulteriore scopertura d'organico pari a 60 unità (2,75%). Se si aggiunge, ancora, una sempre altissima percentuale di assenze per malattie e permessi – intorno al 13% delle giornate lavorabili – che discende anche dall'incongruità della normativa del settore, più volte invano denunciata – si arriva ad una scopertura reale superiore al 35% ! Ma proprio il 15 gennaio una strada si è aperta: all'esito di una laboriosa preparazione, il Ministro della Giustizia ed il Presidente della Regione Lombardia hanno firmato un'intesa per la mobilità diretta del personale tra le due Amministrazioni. E, mentre li ringraziamo per il loro contributo, ci impegneremo perché questa strada sia veloce e fruttuosa.

Quanto alle spese d'ufficio, basti un raffronto decennale, che non tien conto neppure dell'inflazione: nel '97 per le spese di tutti gli uffici avevamo ricevuto una dotazione pari ora a 1.237.430,73 euro e nel 2007 ne abbiamo avuti 454.913,05; per l'informatica erano già, nel '97, 244.284,11 euro e nel 2007 solo 105.580,00; per i fotoriproduttori una somma pari a 826.331,04 euro nel '97 e 231.000,00 nel 2007. Ottenuto così il record delle cure dimagranti, ora di fondi forse ne meritiamo un po' di più, se è vero tra l'altro che siamo stati anche capaci di risparmiare: almeno tre milioni di euro sulle intercettazioni 13 e circa un milione nel patrocinio penale a spese dello Stato; e produciamo perfino "utili" importanti, come i 94 milioni definitivamente confiscati alla Banca popolare Italiana nel processo Antonveneta.

Ancora in concreto soffocante è la situazione logistica; ma speriamo si tratti – per restare nello spirito di questa relazione – solo di avere breve pazienza: l'acquisizione, da parte dell'Archivio notarile, della palazzina ex–Bauer in via Pace, dove andranno anche gli Ufficiali giudiziari, libererà spazi importanti nel Palazzo; si è aperto il cantiere, all'incrocio tra via Pace e via S. Barnaba, per la costruzione di uno stabile di quattro piani collegato al palazzo e destinato ad ospitare l'intera Corte civile; muove i primi passi concreti, essendo stata individuata dal Comune di Milano l'area di "Porto di Mare", l'impresa epocale dell'edificazione della nuova cittadella giudiziaria, dove troverà posto anche la nuova casa circondariale, che sostituirà S. Vittore.

L'amministrazione della giustizia ha dunque bisogno di aiuto – per dir meglio, di investimenti, giacché non è questione di buon cuore, ma di convenienza. Ed anzi, ancor più che di risorse materiali, ha bisogno dell'aiuto della cultura. Sarebbe, intanto, una vera rivoluzione se i temi ed i problemi fin qui artigianalmente affrontati fossero assunti come compito generale della cultura. Ecco un'idea che rilancio dal Presidente del Tribunale di Milano per i Magnifici Rettori presenti: perché le Università non istituiscono cattedre in materia di organizzazione giudiziaria ? Si tratterebbe di un investimento culturale produttivo per l'intero Paese, come del resto proficua si sta rivelando la sinergia instaurata con la vicina Università Statale, nell'attività di formazione ed aggiornamento di magistrati, avvocati e personale. E proficua si rivelerà di certo la convenzione che il Presidente del Tribunale di Milano ha stipulato con la Facoltà di giurisprudenza dell'Università Bocconi per consentire a quei laureati uno stage presso le cancellerie che abbia senso sia formativo che collaborativo.

Ma poi, allargando lo sguardo, ci accorgiamo di come le scienze stiano cambiando, rapidamente e in profondità, il modo stesso di intendere "l'individuo", nei suoi contorni umani, biologici e nelle relazioni sociali. Alle straordinarie opportunità offerte dalla genetica (e dalle applicazioni delle tecniche del DNA nelle investigazioni criminali e nel definire relazioni parentali) si aggiunge ora la prospettiva delle neuroscienze, che studiano i meccanismi neuronali alla base del comportamento umano e delle funzioni cognitive. La tecnica del brain imaging, in particolare, dà una rappresentazione del cervello in funzione ed indica con nuova evidenza i markers neurofisiologici per molti comportamenti, normali e patologici. Citiamo, tra le altre, queste progressive acquisizioni perché esse rappresentano una sfida per concetti giuridici di plurisecolare tradizione: molti processi mentali, che fino a oggi si credevano non suscettibili di spiegazione scientifica, mostrano solide connessioni neuronali e danno nuova pregnanza scientifica ad antiche questioni sulla responsabilità individuale e sulla scelta della risposta giudiziaria più appropriata. Il tradizionale confronto tra retribuzione e individualizzazione nella risposta penale acquista così una nuova attualità e richiede una continua revisione man mano che le neuroscienze ci offrono nuove cognizioni: si tratta di problemi etici e giuridici di straordinaria portata, per il loro impatto sulla libertà individuale e sul concetto stesso di autonomia personale 14.

E' dunque con soddisfazione che ricordiamo le iniziative di formazione su scienze biologiche e diritto, che si svolgono dal 2002 nel distretto di Milano in collaborazione con l'Università di Pavia ed il Collegio Ghislieri e che si collocano all'avanguardia anche internazionale, riunendo scienziati e giudici provenienti da diversi Paesi europei 15. Del resto, che siamo in Europa lo si constata sempre più spesso: ormai uscito dalla fase sperimentale, il programma di scambio tra magistrati, lanciato dalla Rete europea di formazione giudiziaria, ha visto nel 2007 l'arrivo a Milano di quattro colleghi stranieri ed esperienze di magistrati milanesi in Francia, Germania e Spagna 16. E questi contatti aumentano non solo la consapevolezza di appartenere ad un comune ordinamento sopra–nazionale, ma anche la conoscenza delle migliori prassi dei diversi sistemi e la sana – alla lunga irresistibile – "tentazione" di importarle.

E' vero, dunque, che chiediamo aiuto, ma non per noi. Bensì per rendere un servizio migliore ai cittadini. E' giunta l'ora di spostare risorse al "sottosistema" della giustizia, nella consapevolezza che si tratta appunto di un elemento essenziale di civilizzazione e di sviluppo anche economico dell'intero "sistema–Paese", di un fattore decisivo perché la società sia sentita come sicura, degna di fiducia e di investimenti.

 

1 Per il resto 75.800 procedimenti sono di "cognizione ordinaria" – 49.300 ai tribunali e 26.500 ai giudici di pace –, 39.000 di "volontaria giurisdizione e quasi 132.000 sono catalogati come procedimenti "speciali". L'incremento più vistoso si registra per le opposizioni a sanzioni amministrative dinanzi il Giudice di pace (+ 32 %): e forse dovremmo chiederci se questo dato è un sintomo di progresso dello stato di diritto o della mera automazione del sistema di rilevazione delle contravvenzioni stradali !

2 Quanto, specificamente, al contenzioso del lavoro, permangono purtroppo le già denunciate difficoltà derivanti da un organico che è di per sé inadeguato: si consideri che la sezione Lavoro del Tribunale di Milano prevede soltanto 23 giudici, a fronte dei 63 di Roma e dei 51 di Napoli. E per la Corte d'Appello si attende ancora che il Ministero adotti i provvedimenti necessari per coprire i quattro posti in più deliberati dal C.S.M. nel luglio 2006. In questa situazione, Milano, che in passato vantava un significativo primato nel settore, si colloca tuttavia ancora ai primi posti sul piano nazionale grazie all'impegno ed all'elevata produttività dei magistrati, ben assistiti dalle cancellerie. In particolare, è motivo di legittima soddisfazione il fatto che in Tribunale vi sia stato negli ultimi sei anni un progressivo incremento del numero di sentenze, fino al 19,2%, e che, nell'ultimo anno, l'indice di "smaltimento" abbia simbolicamente superato l'unità (il numero dei procedimenti definiti ha superato, cioè, sia pur di poco, quello dei sopravvenuti).

3 Quanto all'andamento delle iscrizioni per i diversi reati, i numeri sono offerti in dettaglio negli allegati finali. Pur nella cautela imposta dalla difficoltà di rilevazione, si può notare una generale stabilità dei flussi, con incrementi dei tentati omicidi, delle bancarotte fraudolente, delle corruzioni e concussioni, delle truffe, dei reati urbanistici e, purtroppo, delle violenze sessuali sulla pubblica via; al contrario, c'è una riduzione delle rapine in banche ed uffici postali e, verosimilmente, dei furti. Sono molto interessanti, se intese come indicazioni sommarie, le osservazioni della Presidente del Tribunale per i Minorenni sulle tipologie di reato nelle quali sono "specializzati" i minori delle diverse aree geografiche: i rumeni, non tutti di etnia rom, dediti a borseggi e furti nei supermercati; i "nomadi" di origine slava soprattutto ai furti in abitazioni; i nord–africani in prevalenza allo spaccio minuto di stupefacenti; i sudamericani a rapine, risse, lesioni personali; i cinesi soprattutto alle estorsioni e rapine in danno di connazionali. I minori italiani – di qualsiasi fascia sociale, ed anche le ragazze – si rendono dal canto loro purtroppo autori di tutte le tipologie di reato: i reati sessuali sembrano loro prevalente "appannaggio". Per fortuna, nell'anno non vi sono stati casi di omicidio volontario commessi da minori.

4 Media probabilmente destinata a lievitare, perché quest'anno vi è stato un enorme incremento delle sopravvenienze, banalmente dovuto al fatto che i Vice Procuratori Onorari, ai quali è affidata la gestione di questi procedimenti, lavorano con ritmi irregolari, perché irregolare è il pagamento dei loro emolumenti.

5 Per ciò che concerne, in particolare, l'ufficio GIP/GUP presso il Tribunale di Milano, questa esigenza è avvalorata dal massiccio incremento (come testimoniato anche dall'aumento di tali sentenze tra il 2006 e il 2007) delle richieste di rito abbreviato, cui preferibilmente accedono gli imputati detenuti, anche in processi complessi per numero di imputati e gravità di imputazioni.

6 Questa è, del resto, anche la raccomandazione formulata dal par. 12 del Protocollo per il processo civile, come aggiornato dall'Osservatorio a seguito delle modifiche processuali introdotte nel 2006.

7 Ad oggi fanno parte del CISCON l'Ordine degli Avvocati di Milano, la Camera Arbitrale presso la Camera di Commercio, la Camera Arbitrale e di Conciliazione dei Dottori Commercialisti, il Comitato Unitario per le professioni della Provincia di Milano, l'Associazione per lo sviluppo delle Agenzie di Conciliazione, il Collegio dei Ragionieri Commercialisti di Milano, l'Istituto Nazionale Tributaristi, l'Ordine dei Consulenti del lavoro, l'Istituto per lo Studio e la Diffusione dell'Arbitrato e del Diritto Commerciale Internazionale ed il Collegio Lombardo Periti Esperti Consulenti.

8 Come ci hanno riferito i colleghi stranieri presenti all'incontro tenutosi con grande successo il 4 ottobre scorso in questa stessa aula e come ha rilevato il congresso dell'Associazione europea dei giudici per la mediazione (GEMME), tenutosi a Valencia il 16 e 17 novembre 2007, una simile iniziativa appare assolutamente in linea con l'attuale stadio di sviluppo degli strumenti conciliativi nei paesi dell'Unione Europea e con il contenuto della stessa Direttiva Europea sulla Mediazione nelle cause civili e commerciali, che, per quanto vincolante solo per le controversie transfrontaliere, fornisce indubbiamente un autorevole standard anche per la mediazione nelle controversie nazionali.

9 Il prossimo 25 febbraio presso la Camera di Commercio di Milano sarà presentato, ad iniziativa della stessa Camera di Commercio e dell'Istituto per lo studio e la diffusione dell'arbitrato, il primo rapporto sullo sviluppo degli strumenti alternativi di risoluzione delle controversie.

10 Risultati specifici in materia di famiglia sono poi stati raggiunti dal gruppo che, sempre nell'ambito dell'Osservatorio, ha predisposto appositi protocolli per questi processi e per l'ascolto del minore, protocolli presentati nel corso di un incontro pubblico della primavera 2007.

11 Se, ad esempio, la prospettiva che l'Europa ci impone, sulla via dell'abolizione del processo in contumacia, è quella della notificazione all'imputato solo a mani proprie, è evidente che occorreranno ben altre disponibilità di ufficiali giudiziari, di polizia giudiziaria, di personale di cancelleria, di strumenti informatici e di sistemi automatizzati. E' insomma necessario – dobbiamo ribadirlo ancora una volta – che ogni riforma processuale sia preceduta da un serio studio di fattibilità che, ad evitar fallimenti, predisponga le nuove risorse occorrenti.

12 Ad esempio, altra espressa indicazione, in adesione alla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, è stata data di recente – per evitare un impiego improduttivo delle nostre limitate risorse – dalla Presidenza di questa Corte in ordine ai processi contumaciali a carico di imputati per i quali non vi sia prova certa della reale conoscenza dell'esistenza del processo: la celebrazione dell'appello, in questi casi, potrebbe infatti risultare inutile a fronte del diritto dell'imputato di essere rimesso in termini per l'impugnazione.

13 La Procura di Milano informa che, mentre nell'intero anno 2006 sono stati emessi decreti di pagamento per oltre 26 milioni di euro, nel primo semestre 2007 la spesa complessiva è stata contenuta sotto i 10 milioni.

14 Ben più di un secolo fa, Carlo Levi scriveva: "I legislatori, i magistrati, i giurisperiti, considerando sempre gli uomini come fatti d'anima solamente, e d'un medesimo stampo, e la pena come unico rimedio al male morale, non giovarono certo alla causa dell'umanità e della giustizia… ai giurisperiti, ai magistrati, a' legislatori (diciamo): venite con noi, guardate, dimandate, tastate, pesate, misurate, contate… e poi deciderete… se vi sono altre vie per assicurare la società, e modi migliori, per correggere il male, del carcere e della forca" (Rivista sperimentale di freniatria e di Medicina Legale, n.1, 1875, "Discorso che potrebbe servire ad uso di programma", Editoriale del Direttore).

15 Ricordiamo in particolare il corso organizzato dal CSM, in collaborazione con l'Università degli Studi di Pavia e con il Collegio Ghislieri, su "Biologia molecolare e giustizia. Un approccio teorico–pratico" (12–14 Settembre, 2007). E, in parziale interazione, si è svolto, sempre a Pavia, il meeting internazionale, con il supporto di UNESCO – Bresce, su "The cultural implications of genetics and legal regulation. A Eastern – Western – Southern Europe dialogue and a long–term project for a stable cooperation". Quel lontano invito a tastare, pesare, misurare e contare "prima di decidere" sembra essere finalmente raccolto.

16 Proprio in quest'aula, lo scorso 17 dicembre, abbiamo ricevuto il Presidente della Corte di Giustizia delle Comunità Europee, Vassilios Skouris, ed il Giudice Antonio Tizzano e discusso con loro di come promuovere un dialogo sempre più effettivo con le giurisdizioni nazionali.

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Ultima modifica: 14/05/2008