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Inaugurazione Anno Giudiziario 2008
RELAZIONE DEL DOTT. NICOLÒ FAZIO,
PRESIDENTE DELLA CORTE DI APPELLO DI MESSINA
26 gennaio 2008
Indice
SALUTO
CONSIDERAZIONI GENERALI
FUNZIONAMENTO DELLA GIUSTIZIA NEL DISTRETTO
AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA PENALE
AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA CIVILE
GIUSTIZIA MINORILE
CONCLUSIONI
Signore e Signori,
prima di affrontare il tema della relazione desidero porgere un deferente omaggio al Capo dello Stato Giorgio Napolitano, strenuo tutore della legalità costituzionale e perciò garante dell'autonomia e dell'indipendenza della Magistratura, che sono fondamento dello Stato di diritto e dell'eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.
Saluto e ringrazio gli autorevoli rappresentanti del Ministro di Giustizia e del Consiglio Superiore della Magistratura, i parlamentari presenti e tutte le altre autorità civili, religiose e militari, gli esponenti degli ordini professionali, delle associazioni forensi e delle organizzazioni sindacali, gli organi di stampa, la cui presenza conferisce prestigio a questa cerimonia ed è pegno di operosa attenzione all'amministrazione della giustizia nel territorio.
Desidero anche esprimere sentimenti di apprezzamento e di gratitudine al Procuratore Generale, dott. Ennio D'Amico, per l'equilibrio e la saggezza che profonde nel suo ministero e la piena condivisione di responsabilità nella guida del distretto; ai Consigli dell'Ordine degli Avvocati, impegnati a tutelare la prestazione della difesa e a migliorare quindi lo stato della giurisdizione; a tutti i colleghi magistrati, giudicanti e requirenti, che assolvono i loro compiti con passione e abnegazione in situazioni di particolare disagio; a tutti gli avvocati che, postulando sagacemente la giustizia, concorrono a farla; al personale amministrativo e ausiliario, che ci affianca senza risparmiarsi, magari prestando lavoro straordinario non retribuito per consentire il funzionamento dell'apparato giudiziario; tutti pronti a servire l'ideale della giustizia e a tradurlo nella realtà dei rapporti umani.
I fervidi ringraziamenti vanno estesi alle donne e agli uomini che con spirito di sacrificio e coraggio operano nei Corpi dei Carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza, della Capitaneria di Porto, della Polizia Penitenziaria, dei Vigili Urbani, delle Guardie Forestali, dei Vigili del Fuoco e a quanti altri sono adibiti a servizi di pubblica utilità.
L'esercizio della giurisdizione sconta su un piano generale la mancanza di un disegno operativo di riforme, che persegua la razionalizzazione del sistema ed il contenimento dei tempi della giustizia, in attuazione del principio costituzionale del giusto processo.
È intervenuta, invece, la legge n. 111/207 di riforma dell'ordinamento giudiziario, che, preoccupandosi unicamente di regolamentare lo status dei magistrati, la loro qualificazione professionale e gli avanzamenti di carriera, aspetti pur rilevanti e meritevoli di riconsiderazione, si annuncia gravida di ulteriori effetti negativi sulla funzionalità dell'apparato giudiziario. Basti pensare alla contemporanea decapitazione di molti degli uffici giudiziari, in conseguenza della temporaneità degli uffici direttivi e semidirettivi, attuata senza gradualità, e al divieto di utilizzare i magistrati di prima nomina negli uffici di procura, destinati perciò ad un pericoloso svuotamento.
Né va trascurata la ripercussione sulla serenità e sulla conseguente produttività dei giudici dell'introduzione di certi automatismi disciplinari, sanzionatori di trasgressioni imputabili più alle disfunzioni del sistema che alla negligenza degli operatori.
La lentezza della giustizia permane e il ricorso alla giurisdizione è crescente, alimentato da una regolamentazione legislativa pletorica e dall'esasperato individualismo di chi reclama tutela ad ogni piè sospinto per ogni margine di libertà che assume violato, accampando ragioni spesso inesistenti.
Crescono le liti in mezzo ad una selva di leggi e di leggine, ad onta dei propositi di delegificazione, e di pari passo cresce il bisogno di giudici. Che sono numericamente insufficienti, tanto da dovere fare ricorso alla magistratura onoraria. Si abbia alfine il coraggio di allargare la pianta organica dei magistrati e di distribuirli in maniera più conveniente e razionale sul territorio, senza lasciarsi condizionare da comparazioni con altri ordinamenti statuali aventi storie e assetti normativi diversi. D'altronde l'aumento degli organici sarà inevitabile se, quando saranno determinati gli standard di produzione, ci si renderà conto che i carichi di lavoro non sono sostenibili. Delle due l'una: o si riduce il potenziale delle norme da applicare o si aumenta il numero dei giudici.
Comunque è certo che senza l'adozione di misure deflative la crisi della giustizia non si risolve.
Dette misure sono necessarie e oltremodo indifferibili nella giurisdizione civile, in cui i giudizi, non essendo soggetti a forme di perenzione indipendenti dalla volontà delle parti, hanno una vita teoricamente illimitata.
Alcuni progetti di riforma giacciono nei laboratori parlamentari: il potenziamento degli strumenti alternativi di risoluzione delle controversie, con qualificati organi di conciliazione, specie in materia previdenziale e contrattuale dei consumi; l'istituzione, tanto declamata ed attesa, dell'"ufficio del giudice"; la previsione di meccanismi di filtro, che consentano di selezionare le cause che per il loro modesto grado di difficoltà possono essere trattate mediante il ricorso a forme procedimentali semplificate; la tendenziale unificazione dei riti contenziosi, a fronte di una proliferazione e diversificazione di essi.
Si tratta di misure che, ove pure adottate, non appaiono risolutive.
Sarebbe perciò il caso di programmare interventi riformatori eccezionali, di straordinario impatto, quali la reintroduzione dei G.O.A. per la definizione di tutti i giudizi monocratici in atto pendenti, la compromissione forzosa nella giustizia arbitrale di parte del contenzioso, anche di natura previdenziale, il dirottamento su un binario morto, con conseguente sospensione e cancellazione, di quelle cause che "vivacchiano" in una sorta di limbo in cui le ha confinate la concorde volontà dilatoria delle parti.
Ma non sarebbe azzardato nemmeno intaccare il "feticcio" della motivazione, cui a volte si sacrificano argomentazioni tanto saccenti quanto oziose, introducendo, magari previa eventuale modifica del dettato costituzionale dell'art. 111, 6º comma, il sistema della motivazione dei provvedimenti giudiziari a richiesta, posto che una consistente percentuale di essi non è sottoposta a gravame.
Frattanto, nel difetto di una riforma generale ed organica, si attendono benefici effetti dalle riforme settoriali del processo fallimentare e di quello esecutivo, che hanno adeguato le procedure alle attuali dinamiche imprenditoriali ed economiche, recependo gli orientamenti pratici adottati da uffici giudiziari antesignani.
Sulla scia di siffatti precedenti sono da esperire immediatamente, al di qua degli interventi del legislatore, rimedi organizzativi che si possono definire di "autoriforma". Nel novero di essi rientrano le conciliazioni eso–processuali, cioè i progetti operativi da elaborare con l'Ordine degli Avvocati, con le Camere Arbitrali presso la Camera di Commercio e con l'ordine dei Dottori commercialisti, per facilitare l'accesso di tutti i cittadini ai meccanismi di conciliazione delle controversie civili come la mediazione, gestiti da soggetti diversi dal giudice, nella prospettiva prefigurata dalla stessa Unione Europea.
Ma si può anche, con apposite sessioni, incentivare una tecnica redazionale della sentenza che l'assimili ad un'ordinanza, mediante una stringata esposizione delle ragioni di fatto e di diritto. E sarebbe altresì utile predisporre alcuni schemi di motivazione che ne rendano più rapida la stesura, senza diminuirne la qualità, nonché elaborare e divulgare contenuti decisori di indirizzo, che agevolino il compito dell'interprete e rendano più certa e più spedita l'applicazione del diritto.
In questo senso indirizza anche la recente riforma dell'ordinamento giudiziario, che, richiamando l'attenzione dell'operatore sugli esiti degli affari e sul tasso di conferma delle pronunce nei successivi gradi di giudizio, incoraggia una sorta di conformazione giudiziale, purché essa non si risolva in un apatico appiattimento, che mortifica la creatività dell'interprete e l'evoluzione della giurisprudenza.
In siffatta ottica si devono valorizzare i Protocolli di udienza, che, favoriti dagli Osservatori sulla giustizia civile e sottoscritti da magistrati ed avvocati, hanno ratificato e diffuso "prassi procedurali virtuose" per accelerare e razionalizzare la trattazione dei processi civili nella parte sottratta alla disciplina cogente.
Nell'ambito penalistico persiste una legislazione invasiva, che comprime vieppiù gli spazi di libertà dei cittadini, vanificando gli intenti di depenalizzazione che pure sono stati reiteratamente manifestati al livello di politica legislativa.
Conseguentemente i ruoli monocratici scoppiano e molti reati "bagatellari" si prescrivono in esito a giudizi sterili, screditando l'immagine della giustizia, certamente più dell'amnistia che tarda a venire e che sarebbe comunque provvidenziale.
L'attribuzione della competenza penale al giudice di pace sinora non ha prodotto gli auspicati, consistenti risultati deflativi, anche per effetto della frequente impugnazione delle relative pronunce.
Su un piano più generale la disfunzione del processo penale deriva dal suo impianto esasperatamente accusatorio, che comporta la forzosa rinnovazione del dibattimento, nel caso, purtroppo ricorrente, di avvicendamento dei giudici, e l'eccezionalità dell'acquisizione della prova nella fase delle indagini preliminari. Al fine di evitare le lungaggini sarebbero opportuni alcuni correttivi, quali l'incondizionata lettura degli atti dibattimentali e l'estensione dell'ambito di applicazione dell'incidente probatorio, nonché dei procedimenti speciali.
Sul versante espiatorio si dovrebbe prevedere l'immediata, provvisoria esecutività delle condanne pronunciate in appello, anche al fine di assicurare l'effetto deterrente della pena.
Da riformare urgentemente è la disciplina del patrocinio a spese dello Stato, che copre anche situazioni di bisogno non effettivo, ancorato com'è a dichiarazioni reddituali spesso non veritiere, tanto che appaiono irragionevoli la previsione di un termine brevissimo per la trattazione e la decisione sulle istanze e la mancanza in capo al P.M. degli strumenti di controllo e del potere di impugnazione, devoluti all'Amministrazione finanziaria.
Inoltre l'istituto impegna i giudici in una attività di liquidazione dei compensi difensivi talvolta laboriosa, a scapito della giurisdizione ordinaria.
Urgono rimedi legislativi al fine di evitare dispendio di risorse finanziarie e di energie lavorative.
(Organici – Risorse – Edilizia)
L'incidenza di tali fattori generali di crisi è acuita nel distretto da una persistente carenza di magistrati, di personale amministrativo e di strutture.
E' chiaro che se non si interverrà pesantemente su questo versante, destinando adeguate risorse umane ed economiche, qualsiasi altro intervento ordinamentale o di rito non sarà risolutivo.
Sono striminzite le piante organiche e, nel settore penale, più degli uffici giudicanti che di quelli requirenti, con l'ovvia anomalia del c.d. imbuto. Infatti perviene alle udienze preliminari e dibattimentali una quantità di processi che supera la capacità di smaltimento dei giudicanti.
E si segnala un'altra anomalia che crea gravi disfunzioni. Gli avvicendamenti dei magistrati non avvengono in maniera sincronica, sicché si determinano vacanze protratte nel tempo e congelamenti dei ruoli, sia pure di fatto, stante che la scopertura dei posti di magistrato, distrettuale e non, e la complessiva situazione degli organici non consentono di attivare utili supplenze. Ciò impedisce peraltro di fronteggiare le assenze per maternità o per impedimenti fisici duraturi.
In una situazione di particolare disagio versano il Tribunale del capoluogo e la Corte di Appello.
Nel primo ufficio, già notevolmente sottodimensionato, come ebbero a rilevare gli ispettori ministeriali, dopo una lunga vacanza sono stati coperti di recente i posti di presidente, di uno dei presidenti di sezione e di un giudice, ma nel frattempo è stato trasferito un altro dei presidenti di sezione e persiste la vacanza di un altro posto di giudice. A farne le spese sono state le sezioni civili, rimaneggiate nei collegi e perciò depotenziate, specialmente la seconda, da cui è stato distolto qualche magistrato, impegnato in Corte di Assise nella trattazione di delicati processi di criminalità organizzata.
A causa delle vacanze anche il Tribunale del Riesame è rimasto monco, con la conseguente necessità di supplenze turnarie, nell'impossibilità di assicurare supplenze o applicazioni durature.
Pure i giudizi monocratici penali, affidati in parte alle cure dei magistrati onorari, hanno segnato il passo, andando incontro a sistematici rinvii.
La sezione lavoro ha un organico inadeguato alle pendenze ed alle sopravvenienze degli affari con un carico medio pro–capite sproporzionato rispetto a quello di altre realtà giudiziarie.
In Corte di Appello si registrano una vacanza di presidente di sezione e tre di consiglieri, prevalentemente a carico delle sezioni civili, ove più di un migliaio di cause sono rimaste prive di titolare e perciò differite a distanza di anni.
In difficoltà è pure la sezione lavoro della Corte, chiamata a smaltire un carico di affari crescente con un organico sparuto, costituito da un presidente e da tre consiglieri.
La Corte di Assise di Appello, priva di uno dei due giudici titolari a latere, è riuscita ad affrontare processi complicati, di criminalità organizzata e non, solo in virtù dell'impiego suppletivo dei giudici della sezione penale.
I tribunali periferici di Barcellona e di Patti sono anch'essi sottodimensionati, a fronte di un tendenziale aumento della domanda di giustizia, civile e penale. Particolarmente carenti sono le piante organiche dei giudici del lavoro, rappresentati da una sola unità per ciascun ufficio. In affanno appaiono inoltre le sezioni stralcio, che si sono repentinamente svuotate dei G.O.A. ma non delle cause, ancora pendenti in numero rilevante e devolute ai giudici ordinari con sensibile aggravio dei ruoli già cospicui di cui erano titolari.
Normale è il funzionamento del Tribunale di Mistretta.
Disastrosa è la situazione del personale di cancelleria e ausiliario. I posti vacanti non vengono coperti e si è costretti a tappare i buchi con applicazioni di emergenza, che finiscono per scompensare gli uffici di provenienza. Mancano i cancellieri di grado elevato, quelli che collaborano e assistono i giudici; mancano gli ausiliari. Ne è compromessa l'attività di udienza senza che sia possibile ricorrere alla prestazione di lavoro straordinario, attese le restrizioni finanziarie, o all'utilizzo di personale precario.
La provvista delle risorse è frammentaria e tardiva, manifestamente insufficiente. Scarseggiano persino i fondi per l'acquisto di codici e di testi di aggiornamento dottrinale e giurisprudenziale. Difetta il carburante per le macchine di servizio. E non avanza il processo di ammodernamento tecnologico e di informatizzazione.
L'edilizia giudiziaria del capoluogo offre un quadro desolante.
Non ci stancheremo di denunciare alle autorità di governo e alla pubblica opinione l'insostenibilità di una situazione logistica in cui mancano aule di udienza, stanze per i magistrati e il personale, archivi, sale di riunione. Si lavora persino nei piani scantinati, in ambienti insalubri, indecorosi, sovraffollati, indegni di un paese civile. All'insufficienza dei locali si è ovviato con l'affitto di alcuni stabili, per giunta inadeguati, i cui canoni locativi annuali superano di gran lunga il milione di Euro. Una situazione assurda che si trascina da quasi un ventennio.
Sembrava che il problema della costruzione del palazzo di giustizia satellite fosse avviato finalmente a soluzione con l'individuazione dell'area e una rinnovata attenzione governativa, manifestata dal Ministro Sen. C. Mastella nel corso della sua visita al distretto nel giugno scorso. E invece inopinatamente, come per un sortilegio, il processo di realizzazione dell'opera si è bloccato per intoppi di natura amministrativa.
Chiediamo perciò insistentemente all'Autorità municipale presente in Aula di farsi carico di questo problema, rimuovendo o aggirando qualsiasi ostacolo, perché il progetto alfine veda la luce, nell'interesse collettivo, che deve prevalere su interessi corporativi, a scanso di qualsiasi responsabilità. Non si può aspettare ancora.
Passando ad analizzare lo stato della giustizia nel settore penale, si osserva preliminarmente che la durata dei processi risente, oltre che della crisi di organici e di risorse, anche della pendenza di numerosi e gravi maxiprocessi.
In grado di appello sono aumentate le sopravvenienze (da 1594 a 1759 affari) ma, ciò nonostante, sono diminuite ulteriormente la pendenza (da 2977 a 2852) e la durata media (da 627 a 584 giorni) dei processi, con un indice di smaltimento pressoché uniforme. Lo si deve all'encomiabile impegno della sezione penale, che, presieduta efficacemente dal dott. Giuseppe Armando Leanza, si è distinta per un costante rendimento, tale da contenere anche in limiti nettamente fisiologici le prescrizioni dei reati.
In Corte di Assise di Appello alla data del 30.6.2007 erano sopravvenuti 7 processi e ne pendevano 9.
Ridotta rispetto all'anno precedente è la pendenza (da 501 a 487) e la durata media (da 810 a 665 giorni) dei procedimenti che rientrano nella competenza collegiale dei Tribunali, mentre aumentate sono la pendenza (che ammonta a 8779 affari con un incremento dell'11% circa) e la durata (da 597 a 646 giorni) dei giudizi monocratici. Ugualmente si è ridotto l'indice di smaltimento, che, come è noto, è pari al rapporto tra "definizione" e "carico" dei processi.
Le due sezioni della Corte di Assise, procedendo alacremente, hanno smaltito gran parte del carico (12 processi su 18), costituito peraltro da processi complessi e pendenti da tempo.
Quanto alle notazioni criminologiche, il distretto continua ad essere immune da delitti oggettivamente e soggettivamente politici ovvero di carattere terroristico. Infatti il dibattito politico non trasmoda in contesa violenta o attentati all'ordine ed alla legalità repubblicana.
Le associazioni di tipo mafioso, malgrado l'efficace azione di contrasto svolta dalle forze dell'ordine e dalla magistratura, esercitano ancora il loro nefasto potere sulla realtà economica e sociale e ne compromettono lo sviluppo.
Il fenomeno, storicamente presente nella fascia tirrenica, non risparmia quella jonica e si condensa nelle periferie del capoluogo, in cui proietta la sua ombra anche la ‘ndrangheta calabrese. La malavita attecchisce in una situazione di preoccupante degrado economico, sociale e culturale, in una generale carenza di valori, nel mito del benessere, perseguito sempre e comunque, nella crisi delle agenzie educative, la famiglia, la scuola, gli organismi religiosi, insidiate e sopraffatte da negativi messaggi mediatici.
Si impongono ai fini preventivi eccezionali interventi di risanamento morale, sociale, economico ed urbanistico.
Le collaborazioni con la giustizia, i conseguenti arresti e le condanne inflitte avevano dapprima scompaginato l'assetto malavitoso, ponendo fine ai conflitti sanguinari tra bande rivali. Ma in un secondo tempo i gruppi criminali si sono riorganizzati attorno agli esponenti non colpiti dal pentitismo, preferendo stipulare un "patto di non belligeranza", che, strada facendo, si è trasformato in una "coesione trasversale", caratterizzata da un sostegno vicendevole e dallo scambio della manovalanza.
Per effetto di questa mutazione strategica, la mafia, mimetizzandosi, si è "imborghesita" e tende ad infiltrarsi negli apparati istituzionali ed in quelli economici degli appalti e dei servizi pubblici, ivi incluso lo smaltimento dei rifiuti, per condizionarli alla ricerca di utilità e benefici illeciti. Così il fenomeno, da frontale quale era, si fa meno leggibile, più insidioso e difficile da combattere in forza dei poteri di persuasione occulta, che contaminano settori un tempo impenetrabili.
I piani criminosi dei clan cittadini, pur muovendosi in questa nuova direzione, sono finalizzati principalmente all'acquisto ed allo spaccio delle sostanze stupefacenti, un mercato che è in continua espansione, nonché all'usura, alle estorsioni ed allo sfruttamento della prostituzione.
L'organizzazione mafiosa barcellonese è interessata invece precipuamente all'aggiudicazione e gestione degli appalti di lavori pubblici mediante imprese controllate direttamente o facenti capo alle famiglie catanesi.
Caratteristiche analoghe connotano le consorterie criminali dell'area montana Mistretta–Tortorici, che un tempo ruotavano attorno allo sfruttamento dei pascoli.
Numerosi sono i processi aventi ad oggetto fatti criminosi di rilievo nel periodo di riferimento.
All'esame della Corte di Assise pende il processo c.d. Icaro–Romanza, mentre è stato definito recentemente quello denominato Arcipelago. La Corte di Assise di Appello è impegnata nell'esame di una vicenda processuale delicata, relativa all'uccisione di G. C., e si accinge a trattare il maxiprocesso c.d. Mare nostrum, con centinaia di imputati e notevoli difficoltà di composizione del collegio, dopo averne definito lodevolmente uno stralcio in tempi brevi.
La sezione penale della Corte ha definito processi per fatti di criminalità organizzata, di grande allarme sociale, quali quelli denominati Biancaleo, Alcatraz, Due Sicilie, Last Minute etc. e ne sta trattando uno di maggiore spessore, che va sotto il nome di Panta Rei; altri, pure complessi (c.d. Aula Magna, Pirana etc.), sono in calendario.
Sui ruoli dibattimentali delle sezioni del Tribunale pendono molti maxiprocessi per associazioni a delinquere di stampo mafioso, gestibili con grande difficoltà per il numero degli imputati e dei difensori contemporaneamente impegnati.
Efficaci si sono rivelate le misure di prevenzione, specialmente quelle di natura patrimoniale, che incidono direttamente sulla rete dei rapporti economici dei poteri criminali.
I delitti di omicidio volontario consumati risultano in numero pari a quello del periodo precedente (8), mentre sono aumentati i tentativi di omicidio (10 a fronte di 4).
Tra gli omicidi colposi spiccano quelli commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.
In aumento, addirittura più che raddoppiati, sono tutti i reati contro il patrimonio mediante violenza alle persone, che destano allarme sociale, quali i reati di estorsione (38 rispetto a 15) e di rapina, sia consumati (n. 314 rispetto a 154) che tentati (n. 38 rispetto a 19).
Non si sono verificati sequestri di persona a scopo di rapina e di estorsione.
Cresce esponenzialmente il numero dei furti (da 3375 a 6432), prevalentemente ad opera di ignoti.
Non si registrano variazioni di rilievo nell'andamento dei reati contro la pubblica amministrazione. I dati statistici verosimilmente non sono significativi, nella misura in cui persistono le difficoltà di indagine della polizia giudiziaria e della magistratura inquirente per la frammentazione delle competenze nel procedimento di formazione dell'atto amministrativo e la scarsa collaborazione dei soggetti controinteressati o vittime di procedure illegittime, dovuta ad una sorta di omertà autolesionista.
Quanto alla corruzione, i funzionari infedeli fanno sempre più ricorso ad espedienti sofisticati per coprire il malaffare, che peraltro non è arginato da alcun controllo interno, nemmeno di natura disciplinare. L'autorità giudiziaria si trova così ad esercitare anche in questo campo un improprio ruolo sostitutivo, per giunta inefficace, attesa la naturale tardività dell'intervento punitivo.
I reati commessi da cittadini stranieri non hanno un'autonoma evidenza statistica, né alcuna valenza criminologica. Essi rimangono per lo più confinati nell'ambito di regolamenti di conti familiari o di gruppo. Comincia ad affacciarsi però la partecipazione di tali soggetti a fatti criminosi di maggiore rilievo.
I reati di violenza sessuale attengono più che altro al campo delle molestie sessuali, mentre allarma ed è in fase di emersione il fenomeno della pedofilia a causa di una maggiore sensibilità istituzionale e sociale, che attenua la ritrosia delle persone offese a rendere note vicende che concernono la sfera intima dei soggetti minori. Gli uffici inquirenti d'altro canto agiscono con particolare cautela per evitare pericolose strumentalizzazioni.
Fenomeno non nuovo è quello della pedopornografia via internet, difficile da reprimere per l'impossibilità di proseguire le indagini verso i paesi stranieri, di origine del fenomeno. Misure cautelari sono state adottate nei confronti di figure terminali.
Quanto allo sfruttamento della prostituzione, si è accertata l'esistenza di organizzazioni locali che arruolano donne dell'Est europeo, mentre la prostituzione di provenienza africana appare gestita dalla criminalità catanese.
I reati contro l'incolumità pubblica e la salute dei cittadini non assumono rilievo, se non per qualche caso collegato all'ambulantato commerciale abusivo. Continuano, invece, ad essere significative, per quantità e valenza, le violazioni penali in materia di tutela dell'ambiente e del territorio, causate dall'indiscriminata antropizzazione del territorio, da scriteriati sistemi di emissioni e rifiuti degli insediamenti produttivi e soprattutto dalla localizzazione abusiva delle discariche, punto nodale della vivibilità ambientale. A rispondere dei numerosi reati accertati in materia sono stati chiamati anche gli amministratori pubblici e i funzionari per non avere impedito, come avrebbero dovuto, gli eventi di inquinamento. Altri, rilevanti abusi si sono realizzati con le illegittime occupazioni del demanio marittimo e fluviale, in cui talora sono rimasti coinvolti anche soggetti istituzionali negligenti. La repressione di tali condotte ha portato a parecchi sequestri di aree torrentizie e rivierasche, di rilevante pregio ambientale e paesaggistico, divenute vere e proprie discariche a cielo aperto.
Quanto ai reati in materia edilizia ed urbanistica, i relativi processi hanno subito la moratoria del condono di cui all'art. 32 del d. lgs.vo 269/03, convertito nella legge n. 326/03. Tale provvedimento, che si è prestato a speculazioni di ogni genere nel tentativo di legittimare gli abusivismi mediante una mendace datazione di essi, penalizza lo sforzo di salvaguardia dell'assetto ambientale e della vivibilità del territorio.
I reati societari sono in netta diminuzione, in dipendenza della nuova normativa in materia, mentre è stabile il dato relativo alle ipotesi di bancarotta. Ad allarmare è il fenomeno dell'usura, che, come anzi detto, sostanzia i traffici illeciti della malavita organizzata. Il numero delle iscrizioni è lievemente aumentato, probabilmente per un incremento non dei fatti delittuosi, bensì delle denunce, incoraggiate dalle associazioni che operano nel campo.
Si ritiene che i reati concernenti le cosiddette frodi comunitarie siano rimasti ancora sommersi. Infatti ingenti sono le sovvenzioni comunitarie, nel campo dell'agricoltura, della zootecnia e del turismo e generalmente diffusa è la tendenza alla fraudolenza. Difficoltose si presentano le indagini, che dovrebbero essere supportate da notevoli conoscenze della regolamentazione comunitaria e dei flussi delle sovvenzioni.
In materia di criminalità informatica, quantitativamente insignificanti sono state le iscrizioni dei reati di cui all'art. 640 ter c.p., a carico di autori noti, al contrario delle iscrizioni di truffe, a carico di autori ignoti, realizzate via internet.
La lunga durata dei processi, a causa dell'insufficienza degli organici e della complessità del rito, favorisce la prescrizione di un certo numero di reati, anche se in limiti attualmente tollerabili. In grado di appello le pronunce estintive dei reati, a siffatto titolo, si sono ridotte nella misura del 10%.
Nel periodo di riferimento è aumentato il numero delle intercettazioni telefoniche e ambientali (rispettivamente da 983 a 1164 e da 286 a 302).
La percentuale di accoglimento, da parte del tribunale del riesame, dei ricorsi avverso l'adozione di misure cautelari personali è mediamente pari al 26%.
Invariato rispetto al periodo precedente è l'ambito di applicazione dei procedimenti speciali, che allo stato non sembra abbiano prodotto effetti deflazionistici sul dibattimento. Invero ai riti alternativi si fa ricorso solo in presenza di dichiarazioni confessorie o di prove di colpevolezza conclamata o nella previsione di una lunga custodia cautelare che si presuma inevitabile. Positiva appare l'estensione della possibilità di emettere il decreto penale di condanna nel caso di reati perseguibili a querela di parte.
Le impugnazioni aumentano in ragione del 10% circa.
La competenza penale del giudice di pace non è valsa a decongestionare i ruoli dibattimentali dei giudici togati ed è scarsamente rilevante, non tanto per la sfera di attribuzioni che è abbastanza ampia, tenuto conto dei limiti professionali dell'organo, quanto per l'impossibilità di valersi del decreto penale di condanna, che costituiva modalità di definizione di gran parte dei procedimenti ora devoluti alla competenza di detto organo.
Tribunale e uffici di sorveglianza.
La riforma approvata con la c.d. legge Simeone ha riversato sugli uffici e sul Tribunale di sorveglianza la maggior parte del carico dell'esecuzione penale ma non è stata accompagnata da riforme strumentali e personali tali da "garantire, in tempi ragionevoli, la necessaria valutazione dei presupposti per ammettere il condannato a forme alternative di espiazione della pena con inevitabili ripercussioni negative in tema di sicurezza sociale e di contenimento del rischio di recidiva", come ebbe a rilevare il C.S.M. con deliberazione del 10 maggio 2001. La situazione si è aggravata con l'avvento delle successive riforme, tra cui quelle introdotte dalla legge n. 277/2002 sulla disciplina della liberazione anticipata e dalla legge n. 207/2003 sulla sospensione condizionata dell'esecuzione della pena, c.d. "indultino", che hanno attribuito nuove competenze monocratiche ai magistrati di sorveglianza, senza predisporre un adeguato piano di sostegno, salvo un limitato aumento di organico, di cui ha beneficato pure il Tribunale di sorveglianza di Messina. Questo ufficio, aumentato di una unità in forza del decreto 7 aprile 2005, è in condizione di fronteggiare in maniera soddisfacente il carico di lavoro che grava sui due uffici giudiziari.
Nel periodo di riferimento e per effetto dell'applicazione dell'indulto di cui alla legge n. 241/2006 si è registrata una considerevole deflazione dei procedimenti di sorveglianza. Il fenomeno appare ormai esaurito, ove si consideri che il numero dei detenuti si avvicina già alla soglia della capienza massima degli istituti penitenziari distrettuali (ad es. nella casa circondariale di Messina, che può ospitare 372 detenuti, alla data del 22 luglio 2007 se ne trovavano ristretti 308).
Il risultato deflativo si coglie nella riduzione delle istanze in materia di liberazione anticipata (n. 321, in gran parte accolte, a fronte di n. 666 nel periodo precedente) e di quelle in materia di sospensione condizionata dell'esecuzione della pena (n. 18, in gran parte respinte o dichiarate inammissibili, a fronte di n. 43).
Tra le misure alternative alla detenzione scarso è il rilievo numerico degli affidamenti in prova al servizio sociale, concessi in numero di 30 e respinti in numero di 41. Al riguardo si segnala l'attivazione di convenzioni o protocolli d'intesa con pubbliche amministrazioni, enti morali, comunità terapeutiche e centri di volontariato, aventi per oggetto la creazione di circuiti lavorativi terapeutici o risocializzanti a favore dei condannati esterni all'area carceraria.
Hanno trovato accoglimento per motivi riconducibili a gravi malattie 12 istanze di detenzione domiciliare presso il luogo di abitazione o presso strutture sanitarie attrezzate, anche se quivi la vigilanza, richiesta talvolta dalla pericolosità sociale dei detenuti, non sempre è agevole per la mancanza di ambienti separati.
Sono state respinte, invece, tutte le istanze di liberazione condizionale (in numero di 4) e di rinvio dell'esecuzione della pena (in numero di 27, di cui 1 nei confronti di persona affetta da HIV).
Infine, quanto all'esecuzione dei permessi–premio (84 istanze accolte e 124 rigettate) non si è verificato alcun inconveniente di particolare gravità.
Allo stato la risposta di giustizia è sollecita; i tempi medi di definizione dei procedimenti non superano i tre mesi.
Nel periodo di riferimento si registra nei vari Tribunali del distretto una sostanziale riduzione delle sopravvenienze (complessivamente da 36218 a 33924) e correlativamente delle pendenze ( da 85523 a 81348).
Invece aumenta il flusso degli affari in appello (da 3447 a 3780), specie per effetto di un progressivo, abnorme incremento, pari al 100%, del contenzioso originato dall'applicazione della c.d. legge Pinto, che distrae i giudici dal lavoro ordinario.
E di questo passo, se non si interverrà legislativamente al riguardo, ponendo mano ad una riforma della giurisdizione o quanto meno della competenza, si arriverà ineluttabilmente al paradosso della duplicazione risarcitoria del danno da ritardata giustizia per la duplicazione dei ritardi, nella definizione del giudizio principale e nella definizione del giudizio risarcitorio, cui esso ha dato luogo e così all'infinito, in una rovinosa voragine, che continua ad inghiottire inesorabilmente cospicue risorse finanziarie dello Stato ed espone i giudici al rischio delle sanzioni disciplinari.
La gravità della crisi degli organici, che si riflette soprattutto sulle sezioni civili dei vari uffici, giustifica indici di smaltimento complessivamente inferiori alla soglia convenzionale e una maggiore durata media dei processi, come risulta dai prospetti statistici.
Quanto ai giudici di pace del distretto, la loro produzione evidenzia soddisfacenti indici di smaltimento ed è qualitativamente adeguata alla relativa formazione professionale, che è globalmente modesta e dovrebbe essere maggiormente curata, anche negli aspetti disciplinari, specie nella fase iniziale, oltre che in corso di opera.
Non si hanno notizie di procedimenti seriali incongrui, né di altre gravi disfunzioni.
Forse una concentrazione degli uffici, quale quella recentemente prospettata in sede ministeriale, consentirebbe di elevare il rendimento complessivo ed anche di economizzare il personale di cancelleria, che potrebbe essere proficuamente destinato al servizio dei giudici togati. L'esame del contenzioso civile di rilievo sociologico denuncia anzitutto la crisi dell'istituto familiare, minato da molteplici fattori di disgregazione.
Le separazioni personali e i divorzi presentano un andamento costante senza sensibili variazioni. L'indice di smaltimento è alto, superiore al 70% per i giudizi consensuali o ad istanza congiunta, mentre scema notevolmente per i giudizi contenziosi.
I provvedimenti presidenziali provvisori, per effetto della riforma in materia, sono esposti a frequenti reclami, che intasano ancor più i ruoli dei giudici di appello.
La legge sull'affido condiviso ha dato luogo a notevoli difficoltà interpretative ed applicative.
Le controversie di diritto societario aumentano ma nello stesso tempo cala l'indice di smaltimento, anche per la complessità del rito che è modulato secondo scansioni temporali defatiganti.
Il flusso delle controversie individuali di lavoro e previdenziali non è rallentato, con picchi di pendenze (di cause previdenziali) presso il Tribunale di Barcellona P.G. e il Tribunale di Patti.
Continua a crescere il numero delle controversie in materia di pubblico impiego, con ricorrenti richieste di provvedimenti cautelari e conseguenti reclami.
Sostanzialmente invariate sono le pendenze delle procedure fallimentari e concorsuali, mentre diminuiscono molto le istanze di fallimento con l'avvento della riforma in materia, che ha ridotto l'area della fallibilità. Quanto ai procedimenti esecutivi immobiliari, non si sono ancora manifestati i benefici effetti della recente riforma, destinata ad accelerare le definizioni e a consentire un agevole soddisfacimento delle ragioni creditorie.
Regolare e contenuta nel numero appare l'esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili.
Il contenzioso in materia di responsabilità civile non è oggetto di autonoma rilevazione statistica. In base ad un sommario riscontro si può affermare però che non mancano le controversie relative alla colpa professionale dei medici, inseriti nelle strutture pubbliche, per danni derivati da interventi chirurgici. Nessuna peculiarità presentano le azioni risarcitorie nei confronti della Pubblica Amministrazione, intentate soprattutto per difetti di manutenzione delle strade.
Insignificante è il dato relativo ai casi di tutela dei consumatori e di immigrazione ed espulsione degli stranieri.
L'organico del Tribunale per i minorenni, costituito dal presidente e da quattro giudici, è inadeguato rispetto all'aumento del volume di affari, alle incompatibilità che derivano, nel settore penale, dall'interazione delle varie funzioni, e alle nuove competenze di origine giurisprudenziale in materia di cessazione della convivenza tra coppie di fatto con prole naturale.
Nel periodo di riferimento l'apporto di capacità e di esperienza dell'Ufficio di Servizio sociale per i minorenni è stato come sempre rilevante; meno efficienti si sono rivelati invece i Servizi territoriali di assistenza sociale, anche per l'insufficienza del personale, che addirittura manca in qualche comune del distretto.
Numericamente insignificanti (appena 5) sono stati i casi di adozione nazionale, data la complessità del procedimento, funzionale ad esigenze a volte contrastanti, cioè l'interesse del minore ad una crescita conveniente e quello della genitorialità, da salvaguardare quanto più sia possibile. Pertanto ci si è avvalsi sempre più frequentemente dell'adozione internazionale (58 provvedimenti).
La durata media dei procedimenti relativi allo stato di adottabilità e alla dichiarazione di adozione è di circa un anno. Le coppie vengono selezionate con l'ausilio di esperti multidisciplinari e gli adottanti dopo l'inserimento dell'adottato nel loro nucleo familiare beneficiano del servizio sociale appositamente delegato.
Nel periodo di riferimento non è stato emesso alcun decreto in materia di sottrazione internazionale di minori, in applicazione della convenzione dell'Aja del 1980, ratificata con la legge n. 64/94.
Il fenomeno della devianza minorile è legato a situazioni di marginalità economica, sociale e culturale e di disagio emotivo e psichico, che esplode negli episodi di c.d. bullismo. Al riguardo le iniziative sociali di contrasto e di recupero sono progettualmente ed operativamente carenti.
Nel settore penale permangono le già segnalate carenze del centro di prima accoglienza, che può ospitare soltanto minori arrestati o fermati di sesso maschile, mentre le minorenni devono essere avviate al centro di Caltanissetta, con ovvi disagi.
Inoltre nel distretto non esistono strutture pubbliche di accoglienza per minori cui sia applicata la misura cautelare del collocamento in comunità, sicché si utilizzano allo scopo strutture private convenzionate con il Ministero della Giustizia, a volte extradistrettuali.
La pena sopravviene dopo un eccessivo lasso di tempo dalla commissione del reato con un conseguente indebolimento della sua funzione rieducativa.
Il recupero e l'inserimento sociale dei minori interessati da procedimenti penali è stato perseguito mediante l'emissione di numerosi provvedimenti di affido al Servizio sociale del luogo di appartenenza che cura la risocializzazione dei soggetti deviati.
Mi sia consentita qualche considerazione conclusiva.
La magistratura messinese non si lascerà trascinare in polemiche, nemmeno per reagire a fosche supposizioni, che purtroppo trovano eco in organi di informazione nazionale. Però esige rispetto in qualsiasi sede, da parte di chiunque, e lo merita, per avere assolto dignitosamente il proprio compito in condizioni di estrema difficoltà e talvolta di ostinata incomprensione. E rivendica con forza il diritto di celebrare i processi solo nelle aule di udienza e solo col materiale probatorio legittimamente acquisito, nel rispetto delle garanzie di difesa e di contraddittorio. Per fare giustizia, non giustizialismo.
L'autonomia e l'indipendenza della magistratura sono valori irrinunciabili, di dichiarato valore costituzionale.
Lo sono altresì, ne siamo consapevoli, la celerità dei giudizi e la professionalità dei giudici.
Bisogna rispondere alle attese dei cittadini, amministrando una giustizia serena, sapiente e insieme tempestiva, onde assicurare la certezza del diritto, che è certezza della regolamentazione dei rapporti sociali e condizione di crescita, personale ed economica.
Certo la lentezza della giustizia oggi è il problema preminente, avvertito come tale dall'opinione pubblica.
E se tarderanno a venire le pur necessarie ed auspicate riforme ordinamentali e organizzative, dovremo impegnarci, magari lavorando di fantasia, ora e subito ad un progetto di "autoriforma possibile", memori del celeberrimo insegnamento di Gandhi: diventa il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.
E Carl Gustav Jung aggiungeva: I grandi problemi dell'umanità non sono stati mai risolti da leggi generali, ma solo attraverso il rinnovamento delle attitudini degli individui.
Nella stessa trincea ci sarà compagna l'Avvocatura, che, presidio della libertà dei cittadini e componente essenziale dello Stato di diritto, divide con noi l'aspettativa di una giustizia, che non sia un nome vuoto, un'utopia, ma una realtà quotidiana, da toccare con mano: il diritto che si fa vita, l'ideale a cui abbiamo votato la nostra toga, nel culto della legalità repubblicana.
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