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Inaugurazione Anno Giudiziario 2008


RELAZIONE DEL DOTT. UMBERTO PAGANO,
PRESIDENTE DELLA CORTE DI APPELLO DI LECCE

26 gennaio 2008

 

Indice


GIUSTIZIA PENALE

GIUSTIZIA CIVILE

GIUSTIZIA MINORILE

 

La precaria situazione socio–politica del Paese si riflette ed inevitabilmente con negative prospettive sull'andamento della cosa pubblica, sulla tenuta delle istituzioni, quindi sull'amministrazione della giustizia.
Le ricorrenti preoccupazioni indotte nella comunità nazionale dalla forte lievitazione dell'insicurezza delle persone, dalla precarietà nei rapporti di lavoro, dall'ingombrante peso di un'illegalità diffusa che ormai attinge anche le condotte ed il modus vivendi quotidiani pressano costantemente le autorità preposte agli interventi e chiamano ad impegni rinnovati e sempre più incisivi nella cura e gestione dei servizi.

In tale quadro, che in questa sede non si ritiene di dover arricchire con ulteriori pur pertinenti specificazioni, il servizio giustizia ha di necessità subito un collocamento periferico nelle attenzioni delle forze politiche, peraltro ricorrentemente impegnate a fronteggiarsi, all'interno delle coalizioni e fuori, in una viscerale contrapposizione che finisce col rendere improduttivo ogni buon proposito di utili riforme ed inspiegabile ai più una tal scelta di sicura compromissione delle sorti della nazione.

Nell'ultimo periodo che qui preme considerare il più incisivo intervento ha riguardato la riforma dell'ordinamento giudiziario, voluta dal precedente governo e portata a compimento dall'attuale con il varo della legge n. 111 del 2007, presentata come correttiva della prima ma in realtà migliorativa ma meno incisiva del previsto in termini di concreto impulso al miglioramento del servizio. Si è perduta l'occasione per una scelta chiara e definitiva sulla separazione delle carriere col ricorso ad una distinzione delle funzioni che complica anzichè semplificare la carriera dei magistrati, chiamati a prove di riqualificazione professionale d'incerta produttività, si prevede, quanto all'approccio con la diversa cultura che governa la funzione richiesta. Analogo limite di chiarezza sull'organizzazione degli uffici di procura, quindi sul potere di delega degli affari spettante al dirigente, là dove si sarebbe dovuto finalmente scegliere tra il modulo finora vigente ed improntato ad un esasperato e quindi male inteso principio di autonomia del singolo sostituto e quello di un più incisivo intervento del capo nella gestione dell'affare, ferme le garanzie a tutela dell'effettiva indipendenza del sostituto: cioè tra il modulo aperto a probabile ingovernabilità degli uffici ed uno che privilegiasse, in un sistema di regole, pesi e contrappesi, vuoi il potere–dovere di vigilanza ed intervento del capo che l'intangibilità del diritto alla conservazione dell'incarico, garantito da un rigoroso strumento di ricorso dell'interessato.

Giudiziosa la tipizzazione degli illeciti disciplinari come da pluridecennale richiesta dell'Associazione Nazionale Magistrati, l'unica formula ritenuta efficace a contrastare l'estrema genericità del previgente intervento censorio, che per un verso spesso ha consentito la tolleranza d'inopportuni comportamenti del magistrato, ma buona in teoria ad inammissibili interferenze sull'operato del singolo magistrato.
In quanto lesivi dei fondamentali diritti di espressione del proprio pensiero e di partecipazione alla vita sociale sono state corrette previsioni limitative dell'originario decreto legislativo, così restituendo dignità al cittadino magistrato ed assicurando al generale dibattito culturale contributo ed esperienza di qualificati operatori del diritto.
Consapevole che la democratizzazione dell'istituzione giudiziaria passa attraverso la revisione di residui profili autoritari dell'assetto ordinamentale, oggettivamente ravvisabili nella gestione personale nella quale una lunga direzione degli uffici può debordare, l'A.N.M. ha da tempo aperto un lungo dibattito sul tema della temporaneità degli incarichi direttivi, per il radicato e quasi generale convincimento sull'effetto salvifico della sua tempestiva realizzazione.

La previsione del nuovo ordinamento che ha recepito la richiesta della categoria va dunque accolta con favore, attesa la perdurante validità delle motivazioni che hanno segnato quel lungo dibattito, anche nel momento del prossimo dispiegamento dei pieni effetti della riforma, prevedibilmente laceranti per gli uffici giudiziari e per i magistrati preposti alla loro direzione; principalmente per la dispersione di esperienze delle quali da subito i primi saranno privati ma pure per il contestuale disagio avvertito dai secondi per effetto della forzata rinuncia al ruolo.

Occorreva mettere nel conto tali difficoltà e prevedere, come ogni buona legge si preoccupa di fare, un regolamento transitorio di largo respiro temporale che avesse consentito al C.S.M. di operare l'oculata scelta dei nuovi capi degli uffici ed ai magistrati interessati di prendere decisioni non dettate dall'amarezza del momento. Ha prevalso l'irriducibile volontà politica di comunque chiudere il capitolo ordinamento giudiziario, intento che l'annunciata ingovernabilità degli uffici giudiziari avrebbe dovuto contrastare.

Se su questo versante la legge del 30 luglio 2007 n. 111 ha in parte deluso le aspettative, è stata per contro foriera dell'opportuna soppressione della reintroduzione del sistema dei concorsi, che inevitabilmente avrebbe comportato vistoso disagio nella categoria, pressata prioritariamente da comprensibili preoccupazioni di carriera a scapito del doveroso impegno nello svolgimento del lavoro quotidiano.

Il sistema fondato invece sulla valutazione della professionalità, che sostituisce quello concorsuale, se concretamente finalizzato ad una seria verifica delle capacità del magistrato, potrà rivelarsi appropriato e sufficiente a testimoniare sulla persistenza delle condizioni minime richieste allo svolgimento della funzione giudiziaria e prima ancora sul merito (preparazione giuridica, laboriosità, diligenza, aggiornamento professionale, impegno).

Queste le più importanti linee di riforma dell'ordinamento giudiziario, che però, pur avendo impegnato per anni governi e parlamento, non hanno alcuna valenza idonea a sconfiggere o quanto meno contenere il male mostruoso della giustizia nel nostro Paese: la lentezza dei processi civili e penali ormai giunta a tali livelli da determinare la fuga degli utenti dai tribunali per cercare altrove la soluzione alle liti e non sempre purtroppo nelle camere di conciliazione od in sede arbitrale.
Permane dunque l'interrogativo sulla reale disponibilità delle forze politiche a varare un rigoroso programma per la giustizia, fatto di riforme organiche e non settoriali, con razionalizzazione del sistema e migliore distribuzione delle risorse, interventi immediati per assicurare al cittadino un processo giusto e dagli accettabili tempi di definizione.

Sia nel settore civile che in quello penale si sono registrati sporadici interventi legislativi, in prevalenza dettati dall'emozione ed anche da reazione dell'opinione pubblica in occasione di gravi episodi di cronaca, com'è accaduto di recente con il varo del decreto legge sulla sicurezza.

È opportuno piuttosto sottolineare l'incidenza in concreto scarsamente positiva di talune riforme degli anni appena trascorsi, come quella delle procedure concorsuali attuata col D.Lgs. n. 5 del 2006 ed entrata in vigore il 16 luglio 2006.
La normativa ha invero reso più complesso l'iter procedimentale, per le divaricate opinioni su diversi temi, in primo luogo sulle norme transitorie che anzichè chiarezza hanno introdotto dubbi sulla disciplina applicabile alle procedure a seconda della datazione della loro pendenza, ma nel complesso poco chiara nelle stesse condizioni di soggezione alla procedura fallimentare nonchè sulla reale operatività del comitato dei creditori.
Sicchè per la giustizia civile che richiede tempi ancora più lunghi per la definizione delle controversie, occorre ribadire che le riforme settoriali introdotte negli ultimi anni hanno appena scalfito la perdurante arretratezza delle logiche processuali ed ancor meno lo sconvolgente accumularsi di arretrato, pendenze e sopravvenienze; è per ciò ancor più sentita l'indifferibilità di profondi interventi legislativi di semplificazione delle procedure, di rigore nella fissazione delle preclusioni e decadenze, di vere sanzioni per pratiche dilatorie che troppo frequentemente ritardano l'iter processuale.

Qui in particolare si avvertono i benefici effetti delle iniziative, quali i protocolli d'intesa ed i monitoraggi dei flussi di lavoro sui quali da qualche tempo insistentemente Consiglio Superiore della Magistratura e Ministero invitano a lavorare, che avvocati, magistrati e personale amministrativo portano avanti per una migliore gestione delle udienze ed una più appropriata distribuzione del lavoro negli uffici giudiziari, consci ormai (direi finalmente) che un'oculata organizzazione del lavoro consente di conseguire risultati ottimali: che non può non comprendere, con lo studio attento degli atti, la preferenza per una motivazione essenziale dei provvedimenti dei giudici ed il rifiuto di prassi dilatorie ed altri abusi processuali da parte dei soggetti processuali.

Va segnalata l'urgenza di riordino della legislazione con l'elaborazione di testi unici sulle singole materie come contrasto alla farraginosità ed anche contraddittorietà delle normative che non sempre abilitano ad un'agevole interpretazione e più in generale di una nuova cultura della giurisdizione che miri non solo ad una pur accetta limatura delle procedure (la più recente riforma processuale ha introdotto meccanismi di accelerazione delle procedure di cognizione e di esecuzione) ma pure all'alternatività dei rimedi di soluzione delle controversie rispetto a quello tradizionale del ricorso all'autorità giudiziaria, che dovrebbe rappresentare per le parti in contesa l'estrema ratio.
In questa direzione i capi degli uffici giudicanti del distretto, che auspicano altresì una più attenta considerazione dei profili di costituzionalità in sede di approvazione delle leggi al fine di limitare al massimo il ricorrente vulnus procurato dalle sentenze dichiarative d'incostituzionalità.

Il settore penale ha fatto registrare interventi correttivi della Corte Costituzionale su normative di scarsa incidenza sulla durata dei processi, mentre l'indulto approvato con la legge 31 luglio 2006 n. 241 sembra aver in buona parte esaurito i suoi effetti sullo sfollamento delle carceri, a riprova ancora una volta che i rimedi di questo tipo sono semplici palliativi ricorrentemente utilizzati dal legislatore per ovviare a situazioni di drammatica convivenza carceraria.

Laddove un'efficace svolta potrebb'essere segnata dalla semplificazione delle procedure per un allineamento del nostro agli ordinamenti degli altri Stati europei nel tentativo di realizzare una contrazione nella durata dei processi, come reclama l'art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali "ogni persona ha diritto ad un'equa e pubblica udienza entro un termine ragionevole" ed infine l'art. 111 della nostra Costituzione.

Ma su questo versante non credo si possano avanzare ottimistiche previsioni: occorrerebbe una definitiva presa di coscienza degli operatori del diritto sul conclamato fallimento del nuovo codice di rito, come inconfutabilmente attesta la circostanza dell'intollerabile allungamento dei tempi di definizione dei processi, dovuto alla dilazione dei tempi delle indagini preliminari. È una inammissibile distorsione a tutti nota e da tutti a parole recriminata ma senza alcun seguito d'iniziativa per correggerla.

A me non resta su tale punto che confermare l'amara valutazione espressa nelle precedenti relazioni: "Il Codice del 1989 è nato come ambizioso progetto di rito accusatorio, ma ne è stato svuotato dalle nostre quotidiane prassi giudiziarie cui è andato e va inevitabilmente a rimorchio il nostro legislatore. Con l'attuale e lunga durata delle indagini preliminari pare resuscitata la vecchia sommaria istruzione in palese violazione dello spirito informatore del rito accusatorio, che impone la presenza dell'imputato da subito avanti al suo giudice naturale.
Dottrina, ma prima ancora magistrati ed avvocati, cui un processo non più "giusto" offre frequenti occasioni di interventi critici, optino per una riforma senza appellativi, nel rispetto dei principi costituzionali di efficienza e garanzia. Così recuperando quell'efficacia ed i buoni risultati che l'attuale processo non riesce a dare".

"Incidenti sul lavoro, 5 morti in un giorno, tra le vittime una mamma di cinque bimbi", così una recente notizia di cronaca; in tutta Italia vittime "equamente divise tra Nord e Sud", da Salerno a Rovigo, da Cosenza a Brescia, all'Alto Adige. È un'emergenza nazionale che puntualmente è segnalata nelle relazioni sullo stato della giustizia e tuttavia mai si registra un contenimento di questa iattura, da sola foriera di drammatiche disgregazioni familiari ed in generale serio pregiudizio per le forze di produzione.

Un dato intollerabile che dimostra la scarsa propensione ad interventi radicali in sede di controlli e prevenzione, ma pure disattenzione nella repressione e gravi omissioni nella predisposizione di ambienti di lavoro salubri e sicuri, le autentiche cause di quel mancato contenimento del fenomeno, che pure in altri settori toccati dall'emergenza per fortuna è dato di riscontrare. La magistratura in sede civile, anche per un ristoro immediato delle parti lese, ed in quella penale deve sentirsi qui chiamata ad una particolare e prioritaria attenzione a fronte d'inchieste meno allarmanti e di indagini defatiganti per incerti profili d'illegalità già ab initio e tuttavia portate avanti sull'onda di discutibili interventi mediatici.

Sono auspicabili programmazioni ed anche direttive volte a ben indirizzare l'impegno di procure e tribunali per scongiurare distorsioni nel servizio e scelte prioritarie discutibili. È un tema di politica giudiziaria che si fa fatica a far emergere ma che, se correttamente affrontato, col concorso di Parlamento e Consiglio Superiore della Magistratura, potrebbe fornire una più equilibrata risposta alla domanda di giustizia nel Paese.

Disfunzioni e problematiche del servizio giustizia interessano inevitabilmente anche le realtà territoriali e ne condizionano l'andamento.
La lentezza del percorso giudiziario, attenuata nel nostro distretto per l'acclarata buona produttività di magistrati e personale amministrativo, è principalmente legata all'insufficienza degli organici di tutte le categorie ed alla riduzione dei fondi per il miglioramento di servizi e retribuzione del lavoro straordinario, causa di frequenti rinvii dei processi o sospensione delle udienze ad ora data nel settore penale.

Occorre ancora una volta segnalare le carenze–insufficienze degli organici del Tribunale di Taranto e della stessa Sezione Distaccata della Corte in quella città, rappresentate ripetutamente ma vanamente con allegazione di eloquenti dati statistici relativi a pendenze e disbrigo degli affari ai competenti organi ministeriali. Si teme per l'avvenire un possibile ridimensionamento del numero delle udienze oppure degli affari trattati, eventi finora scongiurati per l'alto senso di responsabilità del quale hanno dato prova magistrati e personale ad ogni livello.

Non godono apprezzabile migliore salute da questo punto di vista i Tribunali di Lecce e Brindisi, in particolare per Brindisi Ufficio G.I.P. e Lavoro, ove l'istituzione della sezione lavoro si appalesa come una vera e propria emergenza del distretto.
Nel corso degli anni dunque le disfunzioni sono state puntualmente segnalate, ma non sono intervenuti mutamenti nè sostanziali accorgimenti per fronteggiare in qualche modo i ricorrenti problemi creati dalla distanza sempre più vistosa tra domanda di giustizia della comunità e strutture del servizio quasi inalterate nel tempo.

Vale dunque richiamare la considerazione generale dei capi degli uffici giudiziari secondo cui le riforme varate negli ultimi tempi hanno avuto scarsa incidenza sull'auspicato risanamento delle disfunzioni settoriali non cogliendosi nell'intervento legislativo un disegno riformatore complessivo bensì impulsi od interventi settoriali spesso suggeriti dalla spinta emozionale ed emergenziale del momento.
Non può dunque non suscitare meritoria considerazione la sostanziale tenuta dell'istituzione giudiziaria nel distretto sia per i qualificati interventi di magistratura e forze di polizia nel contrasto alla criminalità organizzata che per produttività media degli uffici e contestuale contenimento di pendenze e ritardi nella definizione delle controversie: civili e penali.

Col Procuratore Generale il Procuratore della Repubblica di Lecce ed il magistrato responsabile della Direzione Distrettuale Antimafia segnalano come la criminalità organizzata, nonostante i duri colpi subiti, continui ad essere il fenomeno criminoso che maggiormente impegna l'attività dei loro uffici: per i contraccolpi della scarcerazione per indulto di numerosi esponenti di gruppi criminali di tipo mafioso e pericolosi trafficanti di sostanze stupefacenti, ma pure per accertati segnali di ripresa di tensioni e conflitti tra clan criminali come conseguenza del diversificato loro rafforzamento dopo la liberazione di affiliati di differente livello.

Nel circondario di Lecce è stabile la tendenza alla riduzione di alcuni gravi delitti, quali omicidi e rapine, mentre si registra un consistente aumento del numero delle denunce per estorsione; alcuna flessione purtroppo nel traffico di sostanze stupefacenti, in particolare di cocaina e derivati dalla cannabis, il cui commercio continua ad essere fiorente nel territorio.
Di particolare positivo rilievo la circostanza del perdurante ridimensionamento delle organizzazioni criminali storicamente inserite nell'associazione mafiosa nota come Sacra Corona Unita per l'efficace contrasto giudiziario e l'accertamento delle relative responsabilità penali.
È indicativa a tale riguardo l'assenza di "omicidi di mafia" nell'intero distretto, l'ultimo risalendo al 6 marzo 2003 a chiusura di un periodo segnato da gravi fatti di sangue (dieci agguati mafiosi con cinque omicidi) i cui autori sono stati peraltro tutti identificati e perseguiti.

Il Procuratore della Repubblica di Taranto, pur evidenziando il dato confortante di un attuale positivo "standard" in termini di sicurezza pubblica e la valutazione che consente di escludere la penetrazione e l'inquinamento mafioso nella vita economica, imprenditoriale ed amministrativa della Provincia, sottolinea l'esigenza di vigilare sulla ripresa criminale dopo la libertà riconquistata da esponenti di spicco della malavita, in particolare modo nella zona di maggior rischio individuata nella parte orientale del territorio, a confine con le province di Lecce e di Brindisi.

La presenza di siti industriali con caratteristiche altamente inquinanti contigui all'abitato di Taranto impegna gli uffici di procura in un'attività quotidiana di tutela dell'ambiente e del territorio, pervenuta in tempi recenti al fermo del reparto di cokeria dello stabilimento siderurgico, il più grande d'Europa, ormai noto come principale sito industriale con allarme costante per infortuni sul lavoro ed inquinamento ambientale.

Per il capo della Procura di Brindisi è un male cronico la mancata attuazione del principio della "effettività della pena", causa prima di ricorrenti ritorni a delinquere nella consapevolezza dei più che in caso di condanna vi sono margini concreti di sottrarsi all'esecuzione della pena. È un'allarmante giusta riflessione in tempi di situazione a dir poco critica quanto a sicurezza personale.

Nel brindisino sono in aumento gli omicidi volontari tentati o consumati (23 rispetto a 18 del periodo precedente) nonchè i colposi (da 46 ad 86) per violazione del codice della strada, un grave fenomeno quest'ultimo purtroppo anche a livello nazionale, ch'esige misure adeguate per fermare le ormai quasi quotidiane cadenze di stragi stradali.

In calo estorsioni e rapine, così furti, reati contro la P.A., fatti di corruzione e reati imputabili a cittadini stranieri. In aumento invece i reati di violenza sessuale, da 46 a 69, di cui 45 ex art. 609 bis.C.P..
Nel complesso l'allarme sicurezza nel Salento desta minore preoccupazione che altrove.

Più che soddisfacente la produttività di Corti d'Assise e Sezioni Penali del distretto, costantemente impegnate nella definizione di numerosi e gravi processi, in tempi anche rapidi e con qualidifcati interventi.

Per il settore civile il Presidente del Tribunale di Lecce torna a sottolineare il grave inconveniente della presenza nel circondario di ben sette sezioni distaccate, indicandolo come uno dei fattori frenanti della produttività dell'ufficio insieme alle scoperture ed insufficienze degli organici ed ai ritardi nell'avvio ed espletamento delle procedure di trasferimento dei magistrati che comportano disagi nella gestione dei ruoli tabellarmente assegnati.

La durata media dei procedimenti e la produttività delle sezioni civili non ha subito apprezzabili modifiche rispetto al periodo precedente, mentre sempre elevato è l'impegno richiesto nelle cause di separazione personale col rilievo del negativo apporto dei genitori all'intesa sull'affido condiviso nell'interesse dei figli.

Nella sezione lavoro l'aumento della quota percentuale in materia di rapporto di lavoro nella pubblica amministrazione, nella costante lievitazione delle cause di lavoro ordinario e previdenziale, è il dato più significativo trattandosi di un contenzioso aggiuntivo rispetto al passato cui non ha fatto riscontro alcun aumento di risorse umane.

Buono l'andamento anche della sezione commerciale con apprezzabile riduzione dei tempi di definizione delle procedure assegnate, che hanno registrato una sensibile diminuzione quanto alle esecuzioni immobiliari ed ai concordati.

Il Presidente del Tribunale di Brindisi, a fronte della denuncia della Commissione Europea per l'efficacia della giustizia, che colloca il nostro Paese all'ultimo posto nella classifica per la durata dei processi, richiama l'improcrastinabile necessità di una profonda semplificazione delle procedure e fa appello al senso di responsabilità degli operatori del diritto per un mutamento del loro modus operandi adeguandolo alla cultura della conciliazione delle liti piuttosto che alla meno commendevole prassi della dialettica cavillosa e del rinvio. Ma è da ritenere che la litigiosità ed il numero considerevole di avvocati (all'incirca uno ogni trecento cittadini) faranno da freno fino a quando non saranno varate riforme nell'esclusivo interesse dell'utenza, ma con pesanti sanzioni per le liti temerarie.

Normale nel periodo considerato l'andamento delle procedure in materia di separazione e divorzio, anche per quanto riguarda i tempi della loro definizione, mentre il settore lavoro è afflitto dalla considerevole pendenza di ben 8391 cause al 30 giugno 2007 che giustifica ampiamente la richiesta della istituzione per tale materia di un'apposita sezione.

Il Presidente del Tribunale di Taranto lamenta la scarsa incisività del nuovo rito societario che incrementa anzichè risolvere conflitti procedurali, mentre esprime un giudizio positivo sulle altre riforme del rito civile rivelatesi idonee a provocare una riduzione dei tempi nella definizione delle cause.
Rilevante il numero dei procedimenti di separazione personale dei coniugi con prevalenza però di quelli consensuali, cospicuo il numero delle procedure fallimentari ma comunque in ulteriore riduzione grazie all'impegno profuso sin dall'anno 2003 dai magistrati assegnatari. L'esecuzione mobiliare presenta un carico di lavoro di notevoli dimensioni, mentre la materia delle esecuzioni immobiliari si giova di prassi virtuose molto utili, già adottate in altri Tribunali e successivamente poste a base della riforma di cui alla legge n. 80 del 2005.

Aspetti problematici toccano la sezione lavoro con una sopravvenienza di ben 11.336 vertenze, peraltro costante negli ultimi anni, e tuttavia con buona produttività nonostante non trascurabili carenze del supporto amministrativo.

Per i Capi degli uffici giudiziari minorili di Taranto resta preoccupante il fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti, di episodi di bullismo e pedo–pornografia attraverso Internet; preoccupante il disinteresse alla difesa della propria intimità adolescenziale, frequentemente mercificata con l'invio e ripresa video d'immagini oscene del proprio corpo con consapevolezza o l'accettazione del rischio della loro diffusione.
Nel complesso la tipologia dei reati non è però mutata, mentre nel settore civile gli interventi sono sostanziale conseguenza o della povertà economica del territorio e del degrado urbanistico oppure della crisi occupazionale, quali fattori principali della disgregazione familiare e della violazione dei doveri genitoriali.

L'abuso sessuale intrafamiliare purtroppo è costante realtà, cospicui per contro gli interventi pubblici per contenere la dispersione scolastica, due realtà contrastanti ma che dimostrano come risultati appaganti possono essere conseguiti là dove i servizi sociali hanno competenze e mezzi a disposizione per intervenire.

In alcune zone l'adozione è in ulteriore crescita, ma in generale ancora permane nella coppia il sentimento della delusione per la mancata utile attesa del figlio con conseguenti riflessi sulla scelta dell'adottando.
Preponderante, perchè in crescita costante, l'adozione internazionale, mentre con favore si registra il successo della c.d. adozione mite.
In tutti i casi l'attenzione del giudice minorile va diretta alla possibile individuazione della spinta adottiva, se frutto di meditata decisione oppure di spirito di rivalsa o persino d'imitazione.
Stretta la collaborazione a Taranto tra Procura Minorile e servizi di assistenza sociale il cui contributo risulta essenziale ed insostituibile a garantire l'intervento del magistrato. Fondamentale l'impegno del servizio sociale per minorenni per il recupero di minori sottoposti alla "messa alla prova". Proficui anche i rapporti con i servizi socio–sanitari e con l'Ufficio Scolastico Provinciale.

In sensibile riduzione le iscrizioni nel Registro Generale; va sottolineata in particolare la diffusione della pedofilia informatica e la sostanziale conferma del numero di pendenze e sopravvenienze rispetto agli anni precedenti.

Analoghe problematiche negli uffici minorili di Lecce, ma con pertinenti riflessioni sul ruolo della scuola che ancora non riesce ad assicurare una guida sicura ai giovanissimi, pronti purtroppo a scaricare sull'ambiente scolastico le proprie frustrazioni con atti di danneggiamento, uso di sostanze stupefacenti ed anche qui dell'ormai consueto videotelefonino per le note riprese di scene da diffondere via Internet; mentre per la famiglia c'è una ripresa di attenzione generale pur restando al centro di gravi episodi di violenza, costrizione, amore negato verso i più deboli dei suoi componenti.
Occorre dunque stretta collaborazione tra i due luoghi di formazione dei giovani con superamento di contrapposizioni dannose che in passato l'hanno resa più difficile e complessa.
È auspicabile una più accentuata formazione professionale degli addetti ai servizi sociali ed un più proficuo confronto di questi ultimi con famiglie ed autorità scolastiche e giudiziarie. I servizi di assistenza domiciliare non hanno dato finora risultati apprezzabili per cui il ricorso alle strutture di accoglienza è ancora oggi praticato nei casi più gravi.
La recente riforma degli artt. 155 e segg. del codice civile non ha prodotto la sperata attenuazione del conflitto genitoriale nell'interesse dei figli sicchè continuo è l'acceso confronto nelle sedi giudiziarie, ordinaria e minorile

La tipologia dei reati non è di molto mutata, non si sono registrate denunce significative per delitti associativi.

Nuovi profili organizzativi presso il Tribunale di Sorveglianza di Lecce che hanno riguardato le cancellerie con ridistribuzione di carichi di lavoro e competenze, resa necessaria a seguito dell'approvazione della legge sull'indulto e l'avvio del sistema informativo SIES.

Giudizio parzialmente positivo sull'innovazione di cui alla legge n. 277 del 2002 sia per l'appesantimento del carico di lavoro del magistrato di sorveglianza che per l'incompleto contraddittorio sulla richiesta di liberazione anticipata, causa della proliferazione dei reclami al Tribunale sulla decisione del singolo magistrato con parere del P.M. ed inaudita altera parte.

In aumento le istanze di detenzione domiciliare o di differimento dell'esecuzione della pena per motivi di salute, sopratutto da patologie psichiatriche; in flessione le domande di liberazione condizionale e di semilibertà.

La magistratura onoraria opera e collabora utilmente con i magistrati togati conseguendo apprezzabili risultati quanto a produttività. È peraltro auspicabile che i capi degli uffici ne dispongano l'impiego dopo aver pienamente sperimentato le potenzialità della magistrata togata.
È urgente l'unificazione delle discipline su status, valutazioni e progressioni con riguardo anche all'esigenza di non disperdere le professionalità acquisite, ma previa più accurata e rigorosa selezione d'ingresso nei ruoli e costante formazione professionale.
Sui giudici di pace pesa in particolare il sostanziale blocco delle procedure concorsuali per la copertura degli organici, con inevitabili sofferenze nella definizione dei processi in vari uffici del distretto.

È altresì opportuna una migliore distribuzione degli organici rispetto alle reali esigenze del territorio: è sovradimensionato l'ufficio del Giudice di Pace di Brindisi, rispetto ad altri dello stesso circondario, come Fasano e Francavilla Fontana; gravi le inadeguatezze e le scoperture negli organici delle varie qualifiche del personale amministrativo nell'Ufficio del Giudice di Pace di Taranto, più volte segnalate al competente Ministero senza alcuno specifico risultato.

L'edilizia giudiziaria a Lecce è migliorata, ma vanno ancora segnalate cadute a livello di igiene e sicurezza nei posti di lavoro per cui si sono susseguite le richieste d'intervento agli Enti ed organi preposti alla manutenzione ed alle verifiche sugli ambienti. L'acquisizione del secondo immobile in via Brenta, che pare imminente, attesa la recente intesa tra Ministero e Comune di Lecce, consentirà la definitiva sistemazione dell'intero settore civile e degli uffici del giudice di pace.
La realizzazione dei due poli, civile e penale, rispettivamente in Via Brenta ed in Via Michele De Pietro, forse non soddisfa a pieno, ma non può disconoscersi il salto di qualità rispetto alle precarie condizioni dell'unica sede prima a disposizione.
Si attende anche la sistemazione degli uffici minorili in struttura adeguata e prestigiosa.

È in fase di concreta attuazione il programma di recupero dell'ex Caserma Vicinanza, già Convento degli Agostiniani, con l'annessa Chiesa di Santa Maria di Ogni Bene e la sua destinazione a Centro di studi giuridici.
Un evento di grande rilievo per la città di Lecce, che ne ha fortemente voluto la realizzazione.

Paradossale ed emblematica è la situazione relativa alle strutture giudiziarie di Taranto, riferiscono il Procuratore Generale, il Presidente Preposto e l'Avvocato Generale della Sezione Distaccata.
Non si è infatti ancora provveduto al trasferimento della Sezione di Corte di Appello, Tribunale di Sorveglianza, Procura Generale ed uffici annessi, nonostante il governo centrale si sia fatto carico delle spese di trasloco ed abbia demandato alla Sezione Distaccata la gara (esperita) per la individuazione della ditta e del relativo costo.

Il complesso edilizio risulta in fase di degrado rilevante con una vigilanza assicurata solo di notte, da una sola persona. Riunioni della Commissione di Manutenzione, visite al Sindaco, missive ed interventi personali non sono stati sufficienti ed hanno generato solo promesse. Grazie all'intervento del Consiglio dell'Ordine sono stati riparati solo alcuni ascensori. In particolare sono paradossali le condizioni della Procura, scissa in due sedi distanti, con uno sfratto per morosità che incombe sulla sede della ex Procura Circondariale.

La quasi totalità degli uffici giudiziari del distretto è dotata d'infrastrutture di rete collegate alla rete unitaria della giustizia (R.U.G.) inserita in quella della Pubblica Amministrazione (R.U.P.A.); v'è inoltre fondata previsione di una rapida estensione della rete ai restanti uffici che attualmente ne sono privi.
È assicurato in tal modo l'accesso ai servizi informatizzati, siti e banche dati con la possibilità di acquisizione di informazioni utili per il lavoro quotidiano.

È stato realizzato un progetto pilota per il rinnovo delle strutture informatiche in uso alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lecce, approvato con delibera 25 maggio 2004 della Regione Puglia e finanziato nell'abito del P.O.R., ed è allo studio l'avvio di nuovi programmi. Analoga iniziativa è in corso per le strutture informatiche del Tribunale.
Va tuttavia segnalato che i tagli indiscriminati alla spesa per l'informatica giudiziaria degli ultimi anni hanno posto in ginocchio il settore in un momento in cui la Pubblica Amministrazione ed i privati sono chiamati all'uso delle tecnologie per produrre meglio e minor costo; nel settore della giustizia si assiste impotenti ad un vero regresso informatico rispetto a quel poco che si era cominciato a fare sino a cinque anni fa circa. La eliminazione delle caselle di posta elettronica, l'assenza di manutenzione delle macchine esistenti e l'assenza di forniture nuove, la presenza di reti obsolescenti, l'assenza di personale tecnico di supporto, la mancanza di forniture software efficienti stanno producendo conseguenze disastrose.

Classe forense e magistratura tengono alto il prestigio di una sede giudiziaria tradizionalmente legata ad esempi di alta professionalità, cultura e rispetto dei ruoli. Non mancano occasioni di conflittualità, ma ben vengano se, come è sempre accaduto, portate avanti con correttezza e lealtà: una spinta ad operare per tradurle in concreti miglioramenti del servizio.

Un particolare riconoscimento al personale amministrativo ed ausiliario che forse più degli altri addetti ai lavori soffre la situazione di disagio che l'insufficienza dei mezzi a disposizione attualmente incrementa.

A completamento della parte generale di questo lavoro le ulteriori indicazioni ricavabili dalle puntuali relazioni dei capi degli uffici giudiziari del distretto riguardano:

  1. la durata dei processi civili e penali in ciascuno dei due gradi del giudizio non ha subito apprezzabili modificazioni, come da prospetti in calce alla presente relazione.
  2. la maggior parte degli uffici giudiziari del distretto, come già si è accennato, è dotata di organici insufficienti; oltre alla Procura Generale presso la Sezione Distaccata di Taranto risultano adeguati alle attuali esigenze gli organici degli uffici giudiziari minorili e del Tribunale di Sorveglianza di Lecce nonchè della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Taranto.
  3. la situazione degli uffici del giudice di pace è quasi ovunque buona anche se con le segnalate carenze di personale amministrativo. La sorveglianza esercitata dai presidenti di tribunale è adeguata, l'attività lavorativa dà buoni risultati, il comportamento dei giudici in ufficio e verso l'utenza ha fatto registrare una positiva impressione nell'ambiente, con scarse eccezioni.
  4. frequente è il ricorso al patrocinio a spese dello stato e alla difesa d'ufficio nei tribunali del distretto con conseguente elevato costo per l'erario. È doveroso sottolineare che l'attuale sistema si presta ad essere facile e non lodevole incentivo alle impugnazioni con soddisfazione dell'utente litigioso e del difensore non rispettoso del codice deontologico, ma con conseguenze negative a carico della collettività, posto che non sempre è agevole per l'autorità giudiziaria contrastarne l'abuso.
  5. – f) non sono segnalate decisioni di particolare importanza con riferimento alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo ne' controversie con riferimento alle questioni pregiudiziali di cui all'art. 24 Trattato CEE ed alla diretta applicazione della disciplina comunitaria.

Circa la Legge Pinto da segnalare il costante aumento delle pendenze dal 2001 al 2007 per una valutazione che non ha bisogno di commenti: da 74 a ben 272 dell'ultimo periodo.

Nuovo ordinamento giudiziario, rinnovato impegno del C.S.M. garante della piena indipendenza dei magistrati nell'assolvimento del loro quotidiano lavoro, ma pure convinta e rigorosa vigilanza acciocchè dietro l'usbergo della rivendicata autonomia non siano coperti atteggiamenti lesivi dell'immagine della funzione giudiziaria e dei più elementari doveri di riserbo, probità, etica e deontologia professionale. A tutela dell'impegno in silenzio profuso dalla stragrande maggioranza dei magistrati i quali, convinti di trovare ascolto, anche questo chiedono al loro organo di autogoverno.

 

  1. Delitti oggettivamente e soggettivamente politici
    Il processo in corso presso la Corte di Assise di Lecce per il reato p. e p. dall'art. 270 bis c.p. con fini di eversione democratica ed altri reati contro diversi imputati, che secondo l'accusa si collocherebbero nell'area anarco–insurrezionalista, è stato definito con sentenza del 12.7.2007 che ha escluso però la sussistenza del delitto contro la personalità dello Stato.
    Assenti nel distretto altri delitti oggettivamente o soggettivamente politici. Presso l'Ufficio G.I.P. del Tribunale di Lecce, tuttavia, risultano iscritti nel periodo considerato n. 8 procedimenti per delitti di associazione a carattere sovversivo o terroristico a fronte degli 11 del periodo precedente.

  2. Associazioni di tipo mafioso, di appalti e servizi pubblici
    In tutto il distretto continuo è l'accertamento relativo a clan malavitosi di tipo mafioso e tuttavia va riconfermata la circostanza del perdurante affievolirsi della loro riconducibilità ad un unico generale disegno criminoso costituito attorno al nucleo storico della "sacra corona unita".
    Nel circondario di Taranto continuano i reati di criminalità organizzata, non essendo certo venuta meno la capacità di illecita aggregazione benchè si stia facendo strada una linea di tendenza verso una sorta di "frammentazione" del fenomeno associativo in più ristrette compagini, localizzate su specifiche aree territoriali. In definitiva, non si registra più – come in passato – il sostanziale monopolio dell'intero territorio della provincia jonica in capo ad un unico ed articolato clan: ciò anche in conseguenza della ormai lunga carcerazione dei capi "storici" della malavita tarantina (a seguito delle condanne riportate nei maxi processi celebrati negli anni scorsi) e della mancata emersione di figure "carismatiche" di pari rango criminale.
    Quanto alle associazioni di stampo mafioso si è già accennato alla ricorrenza dei processi riguardanti gruppi organizzati cui è quasi sempre stata confermata in grado di appello la qualificazione di cui all'art. 416 bis c.p. per la riscontrata capacità di intimidazione nello specifico ambito territoriale di riferimento e per l'idoneità ad infiltrarsi in settori economici, specie del terziario (riciclaggio dei proventi delittuosi in attività commerciali ovvero acquisizione di attività preesistenti) oltre che degli appalti e servizi pubblici.
    La criminalità organizzata nella provincia di Taranto è dunque un dato costante attraverso i vari procedimenti per associazione di tipo mafioso o comunque di associazione per delinquere, in parte già definiti e in parte in corso di trattazione.
    Dalle più recenti indagini emerge ancora la preoccupante operatività di uno storico sodalizio che è dedito a varie attività illecite, quali il traffico di stupefacenti e le estorsioni a danno di imprenditori attuate con metodo mafioso, avvalendosi della notoria personalità criminale di ben noti esponenti del predetto sodalizio e della forza di intimidazione derivante dall'appartenenza all'associazione. Di rilievo anche l'attività di riciclaggio attraverso varie attività imprenditoriali.
    Presso il Tribunale di Brindisi scarsa la sopravvenienza di processi di criminalità organizzata o mafiosa (appena sei), tuttavia le indagini svolte portano a ritenere che segnali non trascurabili di attività mafiosa si registrano nelle zone di Mesagne e Torre Santa Susanna nonchè nello stesso centro del capoluogo.
    Nel circondario di Lecce invece non vi sono state indicazioni di una compiuta riorganizzazione degli epigoni del gruppo mafioso che aveva tentato di realizzare condizioni di controllo criminale del territorio di Lecce e a nord del capoluogo, scompaginato dall'azione di contrasto giudiziario nonostante la presenza di alcune forti figure criminali. Segnali di vitalità e ripresa di interesse alle attività criminali sono stati colti, però, anche nei suddetti territori di Lecce (in particolare nel quartiere Castromediano) e nella fascia a nord di Lecce (Surbo, Trepuzzi, Squinzano, Campi Salentina), nonché nei territori di Monteroni e paesi limitrofi e in quello di Gallipoli e nella zona più meridionale del Salento: territori dove la "ripresa" è agevolata da numerose scarcerazioni, anche di esponenti di primo piano di clan storici che mantengono il controllo di quelle zone.
    Quest'anno l'intervento giudiziario ha riguardato le condotte criminali di gruppi mafiosi e quelle di estorsione commessa con modalità mafiose o per finalità di agevolazione mafiosa, con riferimento alle quali è stata sistematicamente applicata la custodia cautelare in carcere in tempi i più brevi possibili, nonché l'attività di gruppi diffusamente operanti in provincia nel traffico di droga.
    È apparsa confermata la tendenza delle locali organizzazioni mafiose ad alimentare collegamenti all'estero nel campo del traffico della droga, quella sorta di internazionalizzazione della S.C.U. già segnalata negli ultimi anni che ha avuto importanti momenti negli anni passati e che continua ad essere documentata dai numerosi e grossi sequestri di partite di eroina, cocaina e marijuana provenienti dall'estero (in gran parte dall'Albania) e destinate ai clan salentini. Egualmente confermato il ruolo assunto dalla S.C.U. nei rapporti con le altre associazioni mafiose sia nel settore degli investimenti e del riciclaggio di proventi illeciti, sia in quello del traffico degli stupefacenti, nel quale i salentini fanno da intermediari tra tali organizzazioni e quelle albanesi e, in virtù dei pregressi e consolidati rapporti con queste ultime, da loro garantiti nei confronti di quelle nazionali.
    Oltre alla diffusa attività di traffico di stupefacenti, degni di nota tra i reati–fine più frequenti sono gli episodi di estorsione, commessi con metodo mafioso o per finalità di agevolazione mafiosa sia a Lecce, sia in provincia. Anche quest'anno l'intervento repressivo di tali condotte è stato particolarmente efficace, come si ricava dall'incidenza del numero dei procedimenti con imputati noti (111) sul totale di 164 procedimenti per estorsioni consumate o tentate nel circondario, equivalente al 70% di essi.
    Quanto al fenomeno riguardante le possibili infiltrazioni di gruppi organizzati nei vari settori economici ed in particolare in quello relativo alla concessione di appalti e servizi pubblici, vi è da segnalare quanto segue:
    nel circondario di Lecce si è conclusa, con la condanna degli imputati da parte del Tribunale di Lecce con sentenza del 10 gennaio 2006 confermata dalla Corte di Appello il 10 gennaio 2007, la vicenda riguardante il condizionamento delle scelte dell'amministrazione comunale di Neviano per l'individuazione delle aree commerciali, con intimidazioni ed attentati ad alcuni amministratori per coartarne la volontà.
    Sono avviate a definizione, altresì, le indagini sui rapporti tra alcune frange mafiose già operanti a Lecce ed esponenti della politica in specie in occasione di consultazioni elettorali, all'esito delle quali è stata formulata imputazione di corruzione elettorale, commessa per finalità di agevolazione mafiosa, nei confronti di un candidato alle elezioni del Consiglio comunale di Lecce del 2002. Nello stesso procedimento sono state configurate anche varie ipotesi di abuso di ufficio (in un caso commesso per finalità di agevolazione mafiosa) a carico di funzionari comunali, di assessori comunali e del sindaco di Lecce, all'epoca in carica, per l'affidamento di lavori e servizi vari con modalità illegittime a cooperative riconducibili all'ambiente della criminalità organizzata leccese.
    Nel circondario di Brindisi sono ancora in corso le indagini sulle eventuali infiltrazioni mafiose nelle imprese e l'interesse delle organizzazioni di tipo mafioso agli appalti, dirette ad accertare la presenza tra i dipendenti delle imprese aggiudicatarie di appalti di servizi di esponenti della criminalità organizzata gravitanti nell'area di influenza dello storico clan brindisino della Sacra Corona Unita e di persone ad essa collegate, le modalità della loro assunzione e l'effettivo ruolo rivestito nell'ambito di tali imprese. Esse riguardano altresì l'ipotesi di condizionamento mafioso della libera espressione del voto e di rapporti di candidati alle elezioni amministrative e politiche con esponenti della criminalità organizzata che ne avrebbero sostenuto la campagna elettorale al fine di ottenere vantaggi a seguito dell'elezione.
    Nel circondario di Taranto sono state definite le indagini preliminari sui collegamenti tra esponenti della criminalità organizzata ed ambienti del comune di Taranto e sulla influenza di essi sul rilascio di concessioni e sulla gestione delle attività oggetto di esse con la richiesta di rinvio a giudizio, nella quale compare, per un imputato, anche l'ipotesi di corruzione elettorale commessa per finalità di agevolazione mafiosa per avere, in occasione delle elezioni amministrative per l'elezione del sindaco e del consiglio comunale di Taranto in data 3–4 aprile 2005, offerto e promesso utilità ad un gruppo mafioso al fine di procurare il voto e l'appoggio elettorale del clan ad una specifica lista elettorale, nonché l'ipotesi di abuso di ufficio commesso per finalità di agevolazione mafiosa per aver favorito l'assunzione presso un'azienda municipalizzata di personale segnalato da un esponente di vertice del gruppo mafioso.

  3. Delitti di omicidio, di rapina, di estorsione e sequestro di persona, delitti di furto
    Sempre alto il numero di reati contro il patrimonio, in particolare furti ed estorsione, va segnalato l'allarme "rapine" a Taranto (n. 127) di cui 12 in banca e 24 in esercizi commerciali. Omicidi volontari in numero non allarmante.
    Preoccupante purtroppo il frequente coinvolgimento di minorenni nella consumazione di reati contro il patrimonio, come riferisce la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Lecce: "Guardando alla natura dei reati oggetto di denuncia, si nota un forte incremento dei minori denunciati per furto, da 92 a 141, rapina, da 27 a 44, estorsione, da 10 a 41, in materia di armi, da 13 a 34, e di stupefacenti, da 65 a 128. Furti, rapine ed estorsioni riguardano in molti casi sottrazioni fraudolente o violente di cellulari e altri oggetti a compagni di scuola o ragazzi incontrati occasionalmente, ovvero richieste di piccole somme di denaro per la restituzione di cose analoghe.
    Sono fatti preoccupanti, al di là del valore delle cose, perché si inquadrano nel clima di prevaricazione e bullismo che si va diffondendo tra ragazzi di tutti gli ambienti, da un lato, e dall'altro si collegano alla volontà di procurarsi ad ogni costo oggetti simbolo da parte di chi non li può altrimenti acquistare.
    Peraltro talune rapine ed estorsioni specie se commesse in concorso con maggiorenni e con uso di armi, possono essere frutto di collegamento o vicinanza con le organizzazioni criminali, che si vanno ricostituendo sul territorio e hanno bisogno di nuove leve, spesso ricercate tra i più giovani appartenenti a un gruppo familiare già inserito nell'organizzazione.

  4. Reati contro la Pubblica Amministrazione
    Costanti le iscrizioni presso gli uffici giudiziari del distretto quanto ai reati contro la Pubblica Amministrazione.
    Brindisi: 128 procedimenti avanti al G.I.P. per peculato, concussione, corruzione ed abuso d'ufficio; pendenti n. 40 processi presso il Tribunale.
    Lecce: quanto ai reati contro la Pubblica Amministrazione, è possibile affermare che continuano ad emergere fenomeni in cui si annidano malcostume e corruzione, nonostante l'attenzione investigativa che, di fatto, viene attuata nel tentativo di un autentico risanamento nelle pubbliche attività.
    Il dato di rilevazione statistica registra una sostanziale immutabilità nel numero dei procedimenti per reati contro la Pubblica Amministrazione in senso stretto, tenendo conto che nel periodo 2005–2006 sono stati iscritti 260 procedimenti e nel periodo 2006–2007 ne sono stati iscritti 267.
    Quanto ai reati di corruzione, per i quali il numero dei procedimenti è piuttosto esiguo con un totale di 10 procedimenti nel periodo 2005–2006 e di 11 procedimenti nel periodo 2006–2007, occorre rilevare che l'esiguità dei procedimenti è del tutto fisiologica, sia perché si tratta di reati a partecipazione necessaria plurisoggettiva ed è improbabile, se non in casi estremi, che il coautore del reato si autodenunzi e sia perché il privato e il pubblico ufficiale che concorrono nella consumazione del reato, traendo entrambi profitto ai danni della Pubblica Amministrazione, non hanno, di norma, alcun interesse a denunziare il fatto che ha dato luogo al reato di corruzione.
    Taranto: numerosi i procedimenti nei confronti delle strutture amministrative e politiche del Comune di Taranto, risultano attinti da misure cautelari personali e reali molti tra i funzionari ed impiegati della Direzione Risorse Finanziarie (processo c.d. stipendi d'oro).

  5. Reati commessi da cittadini stranieri
    Il fenomeno della immigrazione clandestina negli ultimi tempi si è alquanto attenuato dalle nostre parti, anche per via di un più diffuso controllo delle acque territoriali e del coinvolgimento delle autorità governative e di polizia dei vicini paesi balcanici, con i quali sono stati avviati proficui rapporti di collaborazione a livello politico, militare e giudiziario. I flussi migratori si sono diretti verso altre zone del territorio.
    Presso il Tribunale di Lecce, Sezioni Penali e ufficio G.I.P. – G.U.P., risultano frequenti pendenze per traffico di stupefacenti contro i cittadini extracomunitari, mentre sono diminuiti i processi per favoreggiamento dell'immigrazione.
    Interessanti i dati forniti dalla Procura della Repubblica: "L'assenza di sbarchi conferma la sostanziale modifica delle modalità di ingresso clandestino dei (pochi) cittadini stranieri nel territorio dello Stato attraverso il Salento, oggi trasportati a bordo di autocarri imbarcati su traghetti provenienti dalla Grecia, occultati dalla merce trasportata legittimamente.
    Anche il fenomeno della tratta si è drasticamente ridotto (non risulta iscritto alcun procedimento nel periodo in esame) per effetto della modifica delle rotte di immigrazione ed ha subito un mutamento di modalità, innanzi tutto perché il Salento non è più solo territorio di transito delle donne destinate allo sfruttamento sessuale, ma anche luogo di destinazione per il loro sfruttamento. Inoltre sono state individuate nuove modalità di immigrazione, con la utilizzazione di visti di soggiorno per motivi di turismo, gestiti da agenzie di viaggio nei paesi di provenienza, con lo sfruttamento delle donne sia nel periodo di presenza regolare nel territorio dello Stato, sia successivamente alla scadenza del periodo consentito per turismo.
    Continua a non esservi alcuna indicazione di traffico di organi umani, del quale in passato si è vociferato a livello giornalistico, senza che sia mai risultato alcun elemento utile per avviare un'indagine conoscitiva (quella avviata nel 2003 d'intesa con la Procura della Repubblica di Trieste, per la comune posizione di territori di frontiera del Sud–Est, Lecce, e del Nord–Est, Trieste, non ha consentito l'accertamento di alcuna vicenda di tal genere).
    Quanto ai reati commessi da cittadini stranieri extracomunitari è in lieve flessione il numero dei procedimenti iscritti, mentre è più sensibile la diminuzione del numero delle persone: i procedimenti iscritti tra luglio 2006 e giugno 2007 sono stati 488 (in calo rispetto al periodo 2005–2006 quando erano stati 551, mentre erano stati 485, 587 e 466 nei periodi precedenti 2004–2005, 2003/04 e 2002–2003) nei confronti complessivamente di 584 stranieri (700 nell'anno precedente e, rispettivamente, 660, 740 e 608 in quelli ancora precedenti).
    Si è registrata una forte riduzione delle persone di nazionalità albanese, non più al primo posto: ne sono state iscritte, infatti, 89 in 58 procedimenti (lo scorso anno erano state 182 persone in 105 procedimenti), meno di un sesto del totale, mentre la percentuale era stata di oltre un quarto nei due anni precedenti e di circa un terzo negli altri due anni ancora precedenti. Il numero di persone più alto è così diventato quello dei senegalesi, 167 in 139 procedimenti (l'anno precedente erano stati 120 in 113 procedimenti), cui seguono 84 marocchini in 74 procedimenti (l'anno precedente erano stati 74 in 61 procedimenti), 40 rumeni in 38 procedimenti (l'anno precedente erano stati 51 in 40 procedimenti), 28 tunisini in 20 procedimenti (dato simile a quello di 23 in 19 procedimenti dell'anno precedente), 26 cinesi in 25 procedimenti (dimezzati rispetto ai 52 in 44 procedimenti del periodo precedente) e 22 polacchi in 20 procedimenti (mentre lo scorso anno il numero non era stato significativo).
    La tipologia dei reati commessi da stranieri è costituita pressoché esclusivamente dalle violazioni delle norme in materia di contraffazione di marchi e tutela dei diritti di autore.
    Il numero dei procedimenti nei confronti di stranieri incide su quello totale dei procedimenti iscritti nel registro mod. 21 per poco meno del 5%. Si tenga conto che la trattazione di tali procedimenti è, di norma, più gravosa degli altri sia per l'esigenza di traduzione degli atti (ulteriormente ampliata dagli interventi della Corte Costituzionale), sia per le difficoltà di reperibilità degli indagati.
    A Taranto è rimasto immutato il numero dei cittadini stranieri denunciati (n. 185), in genere per reati di contraffazione di marchi o relativi alla disciplina per l'immigrazione (D.Lvo 286/98 e successive modifiche). Appare a tal proposito auspicabile una normativa sulle merci contraffatte dopo il sequestro che consenta la loro immediata distruzione o destinazione.
    In diminuzione i reati commessi da cittadini stranieri nel brindisino (da 1.209 a 893), per il maggiore impegno delle forze dell'ordine ma pure per l'abbandono della costa locale da organizzazioni criminali dedite ad operazioni varie di criminalità.

  6. Reati di violenza sessuale e pedofilia
    Numerosi i processi per violenza sessuale di varia gravità nonchè per pedofilia presso i collegi penali del Tribunale di Lecce e l'ufficio G.I.P.– G.U.P.
    Sono stanzialmente in discesa a Taranto, ove risulta registrato un solo caso di pedofilia.
    Presso il Tribunale di Brindisi risultano pendenti 31 procedimenti per violenza sessuale e 6 di pedofilia avanti al G.I.P., 30 del primo tipo avanti al Tribunale.
    Per il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Taranto il fenomeno della pornografia minorile sembra in espansione anche per la diffusione della videotelefonia; casi singolari quelli delle ragazzine disposte a farsi ritrarre in immagini e parti del corpo con successiva diffusione anche contro la loro volontà.
    Sostanzialmente uniforme il parere del Capo della Procura Minorile di Lecce.

  7. Reati contro l'incolumità pubblica e la salute, in materia di tutela dell'ambiente e del territorio e di edilizia e di urbanistica
    Nel territorio del distretto imponente è la consumazione di reati in materia di abusi edilizi e contro l'ambiente. È altresì interessato dal grave fenomeno dell'inquinamento ambientale in Taranto per la vastità del polo industriale siderurgico ivi installato, il più grande d'Europa, sicuramente devastante per la salute della comunità. La quale è interessata altresì da situazioni meno evidenti ma di grande impatto sociale come la gestione di discariche, termovalorizzatori e scarichi a mare.
    Per contro non si reegistrano reati contro l'incolumità pubblica e la salute dei cittadini.
    Nel circondario di Lecce destano allarme i reati di adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari che hanno fatto registrare ben 251 nuove iscrizioni presso la Sezione GIP–GUP contro le 236 dell'anno precedente.
    Per la Procura della Repubblica di Lecce va ancora evidenziato il fenomeno dell'indiscriminato abbandono di rifiuti sul territorio e la pressoché totale inerzia degli enti locali sotto il profilo della mancata attivazione delle procedure di recupero, bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati, come previsto dagli articoli 14 e 17 del D. Lgs. 5 febbraio 1997 n. 22 (c.d. decreto "Ronchi").
    Per la diffusione del fenomeno dovuto alle particolari caratteristiche del territorio salentino interamente circondato da spiagge, problemi di non agevole soluzione nascono poi nel settore edilizio ed urbanistico, con inevitabili ripercussioni di natura ambientale, in relazione alla permanenza delle strutture precarie a carattere stagionale che insistono sulle aree demaniali per attività turistiche e di balneazione nel periodo estivo. Alla scadenza delle autorizzazioni edilizie rilasciate dall'autorità comunale solo per il periodo estivo, questo ufficio è intervenuto, adottando provvedimenti di sequestro preventivo per aver ravvisato il reato di abusivismo edilizio, nei confronti di quei concessionari che, alla scadenza dell'autorizzazione, non avevano provveduto alla rimozione delle strutture precarie, orizzontali e verticali.
    Le resistenze sono state notevoli, ma, a seguito di diversi ricorsi proposti da questo ufficio di Procura, anche la Suprema Corte ha condiviso le soluzioni adottate.
    Il problema, in verità, non è ancora del tutto risolto, essendo in attesa della decisione della Corte Costituzionale che è stata investita dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delibera del 15 giugno 2007, nella quale si contesta il potere della Regione Puglia di legiferare in materia di tutela del paesaggio avendo la stessa, con legge regionale del 16 aprile 2007 n. 10, consentito il mantenimento per l'intero anno delle strutture precarie ed amovibili di facile rimozione, funzionali all'attività turistico–ricettiva e già autorizzate per il mantenimento stagionale, e ciò anche in deroga ai vincoli previsti dalle normative in materia di tutela territoriale, paesaggistica, ambientale e idrogeologica.
    La situazione presso il Tribunale di Brindisi "i dati relativi ai reati contro l'incolumità pubblica e la salute dei cittadini nonché in materia di tutela dell'ambiente e del territorio e di violazioni delle norme sull'edilizia e l'urbanistica sono i seguenti:

    1. procedimenti dinanzi al G.I.P.:
      a) procedimenti attinenti alla tutela dell'ambiente e del territorio: sopravvenuti 39, pendenti al 30 giugno 2007, n. 10;
      b) procedimenti attinenti agli abusi edilizi ed urbanistici: sopravvenuti 57, pendenti al 30 giugno 2007, n. 7;
    2. processi in corso dinanzi al Tribunale (sede principale e sezioni distaccate):
      a) processi relativi alla tutela dell'ambiente e del territorio 15;
      b) processi relativi alla violazione delle norme in materia edilizia ed urbanistica: 149.
    Per quanto attiene ai reati contro l'incolumità pubblica e la salute dei cittadini si rende noto che:
    1. dinanzi al G.I.P. sono stati iscritti nel periodo considerato 6 procedimenti per violazione delle norme sulla tutela delle acque dall'inquinamento (D.Lgs 152/99) e 46 procedimenti per adulterazione e contraffazione di sostante alimentari, mentre alla data del 30 giugno 2007 risulta pendente 1 procedimento riguardante i reati appartenenti alla prima delle due categorie summenzionate e 37 procedimenti riguardanti reati appartenenti alla seconda;
    2. dinanzi al Tribunale (sede principale e sezioni distaccate) pendono 10 processi per adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari; e presso la locale Procura i reati contro l'incolumità pubblica e la salute dei cittadini sono scesi a 240 contro i 252 dell'anno precedente, ma nella quasi totalità sussumibili sotto la fattispecie dell'incendio e del danneggiamento seguito da incendio (artt. 423 e 424 C.P.) ancora in prevalenza a carico di ignoti. Anche questo dato è uno spaccato dell'Italia.
    In materia di ambiente, territorio, edilizia ed urbanistica si è invece registrata una preoccupante impennata solo per quest'ultima voce, schizzata a 392 contro gli 87 dell'anno precedente. Il territorio brindisino, come riferito nelle scorse relazioni, è classificato dalla legge "area ad elevato rischio ambientale" (delibera del 30 novembre 1990 del Consiglio dei Ministri).

  8. Reati societari, di bancarotta, inerenti al diritto penale dell'economia ed al fenomeno dell'usura
    Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Lecce: "Rispetto al precedente periodo, non si segnalano significative variazione nel flusso dei procedimenti in materia di reati societari e di bancarotta. Si va infatti rafforzando la linea di tendenza, già evidenziatasi negli anni pregressi, alla riduzione delle sopravvenienze in materia di reati societari, passati da 5 nel periodo precedente (9 nel periodo ancora precedente) ai 4 di quest'anno, in ragione delle innovazioni normative introdotte col D.Lgs. 11 aprile 2002 n. 61, che ha ridefinito le fattispecie introducendo, tra l'altro, soglie di punibilità ed ipotesi di procedibilità a querela.
    Nessuna nuova iscrizione per il reato di falso in comunicazioni sociali, mentre si registra un lieve aumento nei reati fallimentari, passati da 98 nel periodo 2005–2006 (132 nel periodo ancora precedente) a 121 nel periodo in esame. Non sembra, pertanto, che le pendenze abbiano ancora risentito della recente riforma della legge fallimentare introdotta con D.Lgs. 9 gennaio 2006 n. 5, che ha previsto soglie al di sotto delle quali non può essere dichiarato il fallimento ed ha eliminato il potere del Tribunale di dichiararlo d'ufficio. Al riguardo si deve segnalare come residuino dubbi interpretativi circa l'estensione dei poteri dell'ufficio del pubblico ministero, con riferimento alla seconda parte del novellato articolo 7 del R.D. 16 marzo 1942 n. 267, non essendo chiaro se lo stesso conservi o meno spazi autonomi di apprezzamento circa l'esistenza del presupposto dello stato di insolvenza segnalato dal Giudice civile.
    In lieve aumento risultano le denunce per il reato di usura a carico di noti: 41 contro 36 del precedente periodo (38 nel periodo ancora precedente).
    Il settore risulta fortemente condizionato da un certo numero di denunce contro istituti bancari (anche se il fenomeno è apparso recentemente in netta riduzione), le quali traggono origine dal c.d. contenzioso bancario che ha contraddistinto la fine degli anni 90' e non ancora avviato a definitiva soluzione.
    Si segnala, per contro, un maggior numero di denunce contro privati, che ha consentito di ottenere buoni risultati investigativi con l'individuazione ed anche l'arresto, in qualche caso, di soggetti dediti stabilmente all'usura. Rimane tuttavia la difficoltà di provare in giudizio il superamento del tasso soglia previsto dall'articolo 644 del codice penale, in situazioni (quasi tutte) in cui il denunziante non è in grado di produrre documentazione probante, se non parziale, e non riesce generalmente a ricostruire le singole transazioni, quasi sempre numerose. Ciò comporta talora difficoltà insormontabili, e spesso accertamenti bancari e patrimoniali complessi e dispendiosi, al punto da doversi considerare l'opportunità di procedere ad una rivisitazione normativa dell'intera materia, onde anticipare la soglia di punibilità per tutti coloro che non svolgono istituzionalmente attività di intermediazione nella gestione del credito."
    Tali rilievi riflettono la situazione nell'intero distretto, con la persistente particolarità di Taranto dove i giudizi per reati di usura risultano sempre complessi per questioni di merito e numero di imputati.

  9. Reati concernenti le cosiddette frodi comunitarie, in materia di criminalità informatica e ogni altro reato che abbia suscitato particolare allarme sociale
    Lecce: numerosi i processi per frode comunitaria e in particolare per contrasto al fenomeno dell'illecito ottenimento da parte delle imprese di contributi pubblici erogati ai sensi della legge n. 488 del 1992 e di altre norme agevolative (credito d'imposta, POR., etc.).
    Con il ricorso al "sequestro per equivalente" ex art. 322 ter c.p. sono stati sottoposti alla misura beni immobili di rilevante valore e denaro per un importo di circa € 6.000.000,00. Ciò ha spesso comportato la volontaria restituzione di somme percepite da parte degli indagati.
    Frodi anche nel settore agricolo per false assunzioni di lavoratori, al fine del conseguimento d'indebiti benefici assistenziali e previdenziali.
    Molti gli episodi di criminalità informatica per truffe via Internet ed in espansione anche il fenomeno dell'indebita utilizzazione di dati relativi a carte di credito.
    Taranto: costanti le frodi comunitarie, perseguite ma spesso cadute in prescrizione per la lunga durata dei processi, in primo grado, a carico di molti imputati. Scarse le violazioni in materia di criminalità informatica.
    Brindisi, frodi comunitarie: dinanzi all'Ufficio GIP ne sono sopravvenuti n. 22 e ne risultano pendenti n. 10; mentre dinanzi al Tribunale (sede principale) sono in corso soltanto 7 processi a riprova ancora una volta della sostanziale irrilevanza criminogena della fattispecie delittuosa in parola nel territorio del circondario specie ove si consideri la vocazione prevalentemente agricola dell'economia della provincia di Brindisi.
    Criminalità informatica: dinanzi al G.I.P. è sopravvenuto ed è pendente un procedimento in materia di criminalità informatica, anche dinanzi al Tribunale è sopravvenuto ed è pendente un processo avente ad oggetto la fattispecie delittuosa in parola.

  10. Misure urgenti per la prevenzione e la repressione di fenomeni di violenza connessi a competizioni sportive
    Alcun particolare rilievo in ordine a fatti e misure urgenti per la prevenzione e repressione dei fenomeni di violenza connessi a manifestazioni sportive, nell'intero distretto.
    Atti d'intolleranza e violenza di tale natura non sono comunque estranei nel territorio, tuttavia l'adozione di congrue misure d'intervento, sia in sede amministrativa che giudiziaria, hanno consentito un'efficace controllo nei casi in cui è stato necessario intervenire.

  11. Estradizione ed assistenza giudiziaria
    Non vi sono elementi di rilievo da segnalare quanto a procedure di estradizione ed assistenza giudiziaria.

  12. Casi di applicazione del mandato di arresto europeo
    Un mandato di arresto europeo di cui alla legge 22 aprile 2005 n. 69 è segnalato dalla Procura della Repubblica di Lecce, mentre per la Procura Generale "i dati relativi al periodo sono i seguenti: 5 estradizioni per l'estero, 5 estradizioni dall'estero, 41 rogatorie dall'estero, 6 richieste di riconoscimento di sentenze penali straniere, 8 richieste di notifica e 4 richieste di procedimento penale in Italia per reati commessi all'estero.
    Tali dati, complessivamente considerati, non si discostano in maniera significativa da quelli del periodo precedente (luglio 2005 – giugno 2006) fatta eccezione per le rogatorie all'estero di cui non si registra nel periodo alcuna iscrizione, verosimilmente a motivo dell'introdotta comunicazione diretta tra Autorità giudiziarie procedenti in area Schengen.
    Anche nel periodo in esame si è, purtroppo, costretti a registrare un significativo numero di fascicoli pendenti (70 estradizioni dall'estero, 5 estradizioni per l'estero, 12 rogatorie dall'estero e 11 rogatorie all'estero, 53 richieste di riconoscimento di sentenze penali straniere, 20 esecuzioni all'estero di sentenze penali italiane e 23 procedimenti in Italia per reati commessi all'estero) in ordine ai quali, però, il margine di intervento della Procura Generale – che provvede periodicamente a richiedere agli Uffici competenti aggiornate notizie sullo stato delle pratiche in corso – è limitato, trattandosi di procedure finalizzate alla localizzazione internazionale ed all'estradizione di ricercati, ovvero interconnesse ai tempi ed alle decisioni di Autorità giudiziarie estere.

  13. Applicazione della prescrizione nei vari gradi del giudizio
    Sono state n. 121 presso la Corte di Appello; presso il Tribunale di Lecce sta incidendo in misura significativa la riduzione dei termini ex legge 5 dicembre 2005 n. 251. Le archiviazioni per prescrizione su richiesta del P.M. sono state considerevoli, cioè 2288.
    Taranto: nel periodo sono state emesse n. 335 sentenze dichiarative della prescrizione (n. 2309 nel periodo precedente).
    Brindisi: nel periodo considerato sono stati definiti n. 801 procedimenti pendenti dinanzi all'Ufficio GIP–GUP, n. 799 dei quali con decreto e n. 2 con sentenza, e n. 35 processi pendenti dinanzi al Tribunale (sede principale e sedi distaccate). Le sentenze di non doversi procedere per prescrizione hanno rappresentato soltanto l'1,3% dei processi definiti in questo Tribunale nel periodo considerato, essendo stato il numero di tali processi pari complessivamente a n. 2.345.

    1. intercettazioni telefoniche e ambientali
      Presso il Tribunale di Lecce i provvedimenti di autorizzazione sono stati n. 1303 (n. 1468 nel periodo precedente), mentre dai dati della Procura si evince che il numero complessivo delle intercettazioni telefoniche ed ambientali è aumentato nel periodo del 10%, in procedimenti soprattutto per reati contro la Pubblica Amministrazione, di estorsione e danneggiamento e traffico nazionale ed internazionale di stupefacenti. Ulteriori dati dell'Ufficio di Procura: quanto ai provvedimenti per l'acquisizione della documentazione di traffico, per i quali si è registrato nel periodo in esame un sensibile aumento, il numero degli stessi è stato di 829 (685 nel periodo precedente e 398 nell'anno ancora precedente) per un totale di bersagli pari a 1.147 (946 nel periodo precedente e 768 nel periodo ancora precedente), con un incremento pari al 20% rispetto al decorso anno dovuto soprattutto all'aumento delle denunce per reati di ingiurie e minacce commessi col mezzo del telefono.
      Il costo medio delle intercettazioni per singolo bersaglio della Procura di Lecce (684.460,49 : 1.245 = euro 549,76), confrontato con quello di tutti gli altri uffici, è il più basso in Italia: spesso fino a 1/4 o 1/5 con punte di 1/10 e 1/16. Tale costo, anche nel periodo in esame, è diminuito rispetto a quello del periodo precedente che risultava di 567,83 euro (643.929,42 : 1.134 = 567,83).
      Sono stati sospesi, invece, i pagamenti nei confronti degli operatori di telecomunicazioni non essendosi ancora conclusa la trattativa in corso con il Ministero della Giustizia relativa alla corretta interpretazione del listino di cui al D.M. 26 aprile 2001. L'incidenza di tali costi, tuttavia, influirebbe in maniera poco significativa sul costo medio giornaliero di 549 euro lasciando pressoché inalterato il raffronto con le altre Procure.
      Presso il Tribunale di Taranto le intercettazioni sono diminuite da 2318 a 1654, con accoglimento delle richieste del P.M. nella misura del 90% da parte del G.I.P., La Procura segnala invece un incremento delle intercettazioni del 25% (n. 702 contro 557 del periodo precedente).
      Presso il Tribunale di Brindisi: nel corso del periodo considerato sono state disposte 653 intercettazioni telefoniche e 62 intercettazioni ambientali, di contro a 710 intercettazioni telefoniche e 147 intercettazioni ambientali disposte nell'anno precedente, con un decremento rispettivamente dell'8% e del 57,8%.
      La durata di tali intercettazioni è stata mediamente di 30 giorni. Nulla può riferirsi in ordine all'ammontare del loro costo perchè al loro pagamento provvede la Procura della Repubblica.
      Per la Procura: le intercettazioni telefoniche ed ambientali sono state 985, e quindi in aumento rispetto allo scorso anno che ne contava 718; ma ripetiamo anche in questa circostanza la loro assoluta indispensabilità come mezzo di ricerca della prova, corroborato, in questo circondario, da notevolissimi successi processuali. Non possono scoraggiare certamente le anomalie del sistema, per rinunciare o ridurre l'utilizzo di questa indispensabile fonte di prova; tenuto conto altresì che dette anomalie non sono attribuibili agli uffici giudiziari.
    2. misure cautelari personali
      Lecce: i risultati in ordine alla percentuale di accoglimento dei ricorsi avverso l'adozione delle misure cautelari personali, possono ritenersi soddisfacenti.
      Scarsa, infatti, è la percentuale di accoglimento da parte del Tribunale del riesame dei ricorsi avverso l'adozione di misure cautelari personali, di poco superiore al 10%: nel periodo in esame sono state accolte 69 istanze ed è stata disposta la scarcerazione di altrettante persone su un totale di 568 ricorsi riguardanti altrettante persone indagate. Se si tiene conto altresì del numero, pur modesto, delle misure applicate per le quali non è intervenuta richiesta di riesame, il dato degli annullamenti delle ordinanze di applicazione delle misure può ritenersi "fisiologico" sia in termini percentuali che in termini assoluti, e rappresenta un sicuro elemento di valutazione positiva della qualità del lavoro svolto dai magistrati della Procura e della validità e rilevanza dei risultati delle indagini sottoposti all'esame del Giudice con le richieste di applicazione delle misure cautelari;
      Taranto: nel periodo in esame sono state emesse a richiesta dell'Ufficio n. 567 misure cautelari personali che in grandissima parte sono state confermate dai procedimenti per il riesame, che sono stati n. 348. Le decisioni di annullamento parziale sono state 36; quelle di annullamento totale sono state 30.
      Brindisi: la Procura ha formalizzato n. 186 richieste per l'applicazione o modifica della custodia cautelare in carcere e n. 107 per misure cautelari reali.
    3. ricorso ai procedimenti speciali
      In Corte di Appello dono stati esauriti con rito camerale ex art. 599 c.p.p. n. 169 processi (n. 140 in Corte ordinaria, n. 3 in Assise Appello e n. 26 presso la Sezione per i Minorenni).
      Il procedimento suddetto dà ottimi risultati anche presso la Sezione Distaccata di questa Corte a Taranto.
      Frequente il ricorso ai riti speciali in Tribunale a Lecce, ove il dibattimento, specie in composizione collegiale, giungono i processi che presentano elevato grado di complessità, in particolare quelli ov'è di rigore l'esame di numerose conversazioni intercettate. Presso la Sezione GIP–GUP sono state pronunciate n. 169 sentenze col rito abbreviato (n. 139 nel periodo precedente), 443 col patteggiamento (403 nel periodo precedente) e sono stati emessi ben 587 decreti per il giudizio immediato.
      Decreti penali di condanna n. 1257 contro 1410, con molte opposizioni che hanno determinato 541 decreti di citazione a giudizio.
      Taranto: presso la Sezione GIP–GUP le sentenze di applicazione pena passano da 643 a 452, quelle con rito abbreviato da 265 a 173, i decreti penali di condanna da 2312 a 2100.
      Brindisi: un effetto pratico apprezzabilmente meno negativo rispetto all'anno precedente, hanno avuto nel periodo considerato i procedimenti speciali, considerato che i procedimenti definiti per decreto (n. 1712), sono stati maggiori di quelli definiti nel periodo precedente (n. 1.271); che davanti al G.I.P. il rito abbreviato ha riguardato 65 procedimenti (nel periodo precedente ne aveva riguardato 56), mentre dinanzi al Tribunale ha riguardato n. 48 processi (nel periodo precedente ne aveva riguardato 35); ed infine che l'applicazione di pena su richiesta delle parti ha interessato 206 procedimenti dinanzi al G.I.P. – G.U.P. (201 nel periodo precedente), n. 235 processi di competenza del Tribunale, in composizione collegiale (nel periodo precedente ne erano stati 201) e n. 233 processi di competenza monocratica del Tribunale in composizione monocratica (nel periodo precedente ne erano stati n. 205).
    4. impugnazioni
      Non sono registrate sostanziali variazioni sulla percentuale delle impugnazioni, avuto riguardo all'andamento complessivo negli uffici del distretto.
    5. competenza penale al giudice di pace
      In tutti gli uffici del distretto l'attribuzione della competenza penale ai giudici di pace ha avuto effetto deflattivo sul lavoro dei giudici monocratici; è diffuso il giudizio positivo in merito anche per la sollecita definizione dei processi vuoi per i casi in cui il fatto–reato è di scarsa entità che in quelli di avvenuta riparazione del danno.
      Nel circondario di Taranto il numero delle sentenze emesse è stato di 1108 con n. 84.
    6. effetti pratici della legge 5 dicembre 2005, n. 251 recante modifiche al codice penale in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione
      Brindisi
      : nel periodo considerato l'unico effetto pratico riscontabile determinato dalla legge 5 dicembre 2005 n. 251 ha riguardato l'applicazione dell'istituto della prescrizione che ha comportato la declaratoria di non doversi procedere in 18 processi di competenza del Tribunale in composizione collegiale e in 33 processi di competenza del Tribunale in composizione monocratica operante nella sede principale e nelle quattro sezioni distaccate.
      Nessun effetto ha, invece, sortito la legge in parola, stando ai dati disponibili, con riferimento all'applicazione delle norme relative alle attenuanti generiche, al giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi ed al reato di usura.
      Alla stregua dei dati suindicati non può non concludersi che per quanto concerne questo ufficio giudiziario gli effetti pratici dell'applicazione delle legge 5 dicembre 2005 n. 251 sono stati di entità affatto trascurabili.
      Lecce: gli effetti pratici che sono scaturiti dall'applicazione della legge 5 dicembre 2005 n. 251 (c.d. legge Cirielli) hanno certamente influito negativamente, in particolare per la sensibile riduzione dei termini di prescrizione per un'ampia serie di reati che si colloca nella fascia intermedia di gravità, con esattezza per quei reati per i quali è prevista la pena della reclusione da sei a dieci anni.
      A maggior ragione vengono colpiti i reati di minore gravità, tenendo conto che le richieste di archiviazione per prescrizione di tali reati sono passate da 1788 del periodo precedente a 2195 nel periodo in esame.
      Taranto: la legge 5 dicembre 2005 n. 251 ha comportato nell'immediato un aumento dei procedimenti definiti con la prescrizione dei reati: tanto si è verificato in particolar modo nelle ipotesi di corruzione di pubblico ufficiale e di abuso di ufficio.
      Gli effetti delle norme che hanno dettato una disciplina più severa in tema di recidiva, di circostanze di reato per i recidivi e di usura si potranno constatare solo tra qualche tempo, quando le sentenze che hanno recepito tali norme, diverranno definitive.

 

Uno spaccato interessante sull'andamento della giustizia civile nel distretto è offerto dalle considerazioni generali del Presidente di Sezione delegato di questa Corte e del Presidente del Tribunale di Brindisi.

Il primo: "L'andamento della giustizia civile nel nostro Distretto, nel periodo di riferimento, si deve dire che, in linea generale, ha avuto, pur tenendo conto del numero abbastanza elevato dei procedimenti ancora pendenti, una tendenza nel complesso positiva, soprattutto avuto riguardo al maggiore afflusso di procedimenti rispetto allo scorso periodo.
In particolare, presso questa Corte, sulla base dei dati disponibili per il periodo dal 1º luglio 2006 al 30 giugno 2007, risultava una pendenza, al 30 giugno 2006, di 3317 procedimenti; ne sono sopravvenuti in tutto 1473 (lo scorso periodo furono 1412); ne sono stati esauriti complessivamente 1212 (lo scorso periodo furono 1174), di cui 835 con sentenza; ne sono rimasti pendenti 3578.
Lodevole, pertanto, è stato l'impegno dei Magistrati della Corte addetti al settore civile, che nel periodo in considerazione hanno smaltito un numero di procedimenti superiore a quello dello scorso periodo.
È bene precisare, tuttavia, che la crisi del contenzioso civile non investe tanto la Corte di Appello, quanto gli uffici giudiziari di primo grado.

I tempi di definizione dei procedimenti presso la Corte sono in linea generale ristretti (in media 937 giorni) e il deposito dei provvedimenti (inteso come consegna della minuta in cancelleria) da parte dei giudici risulta contenuto in buona parte entro i 60 giorni (431) e, comunque, entro i 120 giorni, con soli 96 provvedimenti depositati oltre i 120 giorni.

Il Presidente del Tribunale di Brindisi: "Il tasso di litigiosità in questo circondario di Tribunale, pur essendo di preoccupante elevata entità, non si discosta dalla media nazionale in rapporto al numero di abitanti ed alle caratteristiche economico–sociali della provincia di Brindisi ed è sostanzialmente in linea con l'andamento assunto negli anni precedenti.
La tipologia della materia del contendere è rappresentata soprattutto dalle cause di lavoro e di previdenza e di assistenza obbligatorie posto che nel periodo considerato si sono avute una pendenza iniziale di 8.373 cause (di cui 1.951 cause di lavoro, ivi comprese 416 cause concernenti il pubblico impiego) ed una sopravvenienza di 3.197 cause (di cui 611 cause di lavoro, ivi comprese 459 cause concernenti il pubblico impiego), alle quali fanno seguito le cause di separazione personale dei coniugi e di divorzio, di anno in anno, purtroppo, sempre più numerose (nel periodo considerato si sono avute una pendenza iniziale di 999 cause, di cui 158 di separazione consensuale, 473 di separazione giudiziale, 118 di divorzi consensuali e 250 di divorzi giudiziali, ed una sopravvenienza di 855 cause, di cui 366 di separazione consensuale 221 di separazione giudiziale, 152 di divorzio consensuale e 116 di divorzio giudiziale).

Per quanto attiene al c.d. contenzioso ordinario (nel periodo considerato si sono avute una pendenza iniziale di 3.464 cause ed una pendenza finale di 3.753 cause), va rilevato che una parte cospicua ha avuto per oggetto il risarcimento del danno da responsabilità extracontrattuale ed il mancato adempimento di obbligazioni pecuniarie. Molto contenuto, invece, continua ad essere il numero delle cause in materia di diritto commerciale in senso stretto, ivi compreso quello societario, di contrattualistica e di diritto fallimentare, mentre poco più che marginale è diventato il contenzioso in materia di diritti reali e di diritto ereditario.

Le cause agrarie, che in passato erano di numero cospicuo e di notevole rilevanza economico–sociale per la forte vocazione agricola del territorio del circondario, sono ormai ridotte a ben poca cosa, posto che all'inizio del periodo considerato la pendenza iniziale era di sole 52 cause, v'è stata una sopravvenienza di sole 15 cause e ne sono state definite 16 con una pendenza finale di n. 51 cause.

Nel periodo considerato sono state pronunciate e pubblicate nella sede principale 3.809 sentenze: 482 del Tribunale in composizione collegiale e 3.327 del Tribunale in composizione monocratica.
Delle 482 sentenze del Tribunale in composizione collegiale 30 sentenze hanno riguardato procedimenti iscritti a ruolo nel 2007, 166 sentenze hanno riguardato processi iscritti a ruolo nel 2006, 72 sentenze hanno riguardato i processi iscritti a ruolo nel 2005, 81 sentenze hanno riguardato processi iscritti a ruolo nel 2004, 41 sentenze hanno riguardato processi iscritti a ruolo nel 2003, 21 sentenze hanno riguardato processi iscritti a ruolo nel 2002, 12 sentenze hanno riguardato processi iscritti a ruolo nel 2001, 31 sentenze hanno riguardato processi iscritti a ruolo in epoca precedente il 2000.

Delle 3.327 sentenze del tribunale in composizione monocratica 12 sentenze hanno riguardato processi iscritti a ruolo nel 2007, 499 sentenze hanno riguardato processi iscritti a ruolo nel 2006, 1.089 sentenze hanno riguardato processi iscritti a ruolo nel 2005, 550 sentenze hanno riguardato processi iscritti a ruolo nel 2004, 416 sentenze hanno riguardato processi iscritti a ruolo nel 2003, 188 sentenze hanno riguardato processi iscritti a ruolo nel 2002, 214 sentenze hanno riguardato processi iscritti a ruolo nel 2001, 354 sentenze hanno riguardato processi iscritti a ruolo in epoca precedente al 2000.

Per quanto riguarda le quattro sezioni distaccate sono state complessivamente pronunciate e pubblicate 811 sentenze. Di esse 11 sentenze hanno riguardato processi iscritti nel 2007, 53 sentenze hanno riguardato processi iscritti a ruolo nel 2006, 123 sentenze hanno riguardato processi iscritti a ruolo nel 2005, 150 sentenze hanno riguardato processi iscritti a ruolo nel 2004, 148 sentenze hanno riguardato processi iscritti a ruolo nel 2003, 165 sentenze hanno riguardato processi iscritti a ruolo nel 2002, 92 sentenze hanno riguardato processi iscritti a ruolo nel 2001, 42 sentenze hanno riguardato processi iscritti a ruolo nel 2000, 27 sentenze hanno riguardato processi iscritti a ruolo in epoca precedente al 1999.

I tempi di deposito delle sentenze risultano dal seguente prospetto:
sede principale

  1. sentenze collegiali: 377 sentenze depositate entro i 60 giorni, 76 sentenze depositate entro i centoventi giorni, 28 sentenze depositate oltre i centoventi giorni.
  2. Sentenze monocratiche: 2.073 sentenze depositate entro i trenta giorni, 1.001 sentenze depositate entro sessanta giorni, 284 sentenze depositate oltre i sessanta giorni.

Sezioni distaccate:
525 sentenze depositate entro i trenta giorni, 21 sentenze depositate entro sessanta giorni e 265 sentenze depositate oltre i sessanta giorni.
I provvedimenti giurisdizionali diversi dalle sentenze risultano, di norma, emessi in un arco di tempo compreso tra i cinque ed i venti giorni.

Malgrado la mancata soluzione del problema, più volte stigmatizzato, della riduzione del numero delle sezioni distaccate, assolutamente sproporzionato per eccesso rispetto alle esigenze operative dell'amministrazione della giustizia in questo circondario, l'andamento e la tenuta del processo civile riformato con l'introduzione del Giudice unico di primo grado continuano ad essere abbastanza soddisfacenti, nonostante ci sia stato un incremento delle pendenze finali soprattutto per quanto attiene al contenzioso ordinario della sede principale, passato da 3.464 cause pendenti alla data del 1º luglio 2006 a 3.753 cause pendenti alla data del 30 giugno 2007.

Il numero complessivo dei provvedimenti adottati ai sensi degli articoli 185, 186 bis, 186 ter e 186 quater cpc nel periodo considerato nella sede principale e nelle quattro sezioni distaccate è quello complessivo risultante dal seguente prospetto:

  1. 7 verbali di conciliazione ai sensi dell'articolo 185 cpc;
  2. 17 ordinanze di pagamento ai sensi dell'articolo 186 bis cpc;
  3. 11 ordinanze di ingiunzione ai sensi dell'articolo 186 ter cpc;
  4. 5 ordinanze ai sensi dell'articolo 186 quater.

Dal prospetto che precede risultano evidenti l'esiguità numerica dei provvedimenti in parola adottati e la conseguente irrilevanza applicativa degli istituti processuali cui essi attengono; la quale cosa la dice lunga sulla capacità deflattiva da tali istituti mostrata in concreto e sulla disponibilità delle parti a privilegiare il conseguimento dell'obiettivo della definizione in tempi rapidi delle controversie.

Il numero complessivo dei provvedimenti cautelari ante causam distinti per tipologie, adottati nel periodo considerato nella sede principale e nelle quattro sezioni distaccate, è quello risultante dal seguente prospetto:

  1. 49 provvedimenti in materia di sequestri, 20 dei quali di accoglimento;
  2. 173 provvedimenti ex articolo 700 cpc, 54 dei quali di accoglimento;
  3. 6 provvedimenti in materia di denuncia di nuova opera e di danno temuto, di cui 3 di accoglimento;
  4. 67 provvedimenti in materia di istruzione preventiva (accertamenti tecnici preventivi), 7 dei quali di accoglimento.

I provvedimenti emessi in sede di reclamo ex articolo 669 terdecies cpc avverso i provvedimenti cautelari ante causam sono stati 96 e di essi 25 sono stati di accoglimento.
Presso questo Tribunale non è in corso la sperimentazione del c.d. processo telematico.
Di seguito le indicazioni sui dati specifici.

  1. Diritto di famiglia con particolare riguardo alle separazioni e ai divorzi
    Scarsi i procedimenti contenziosi di separazione personale e divorzio presso la Corte d'Appello, mentre un consistente incremento si è avuto presso la Sezione Distaccata di Taranto, ove il contenzioso scaturisce soprattutto dalle statuizioni concernenti gli aspetti economici del rapporto tra i coniugi in lite. La durata media di definizione dei procedimenti è in tale sede da dodici a diciotto mesi per il contenzioso, da sei a otto per il rito camerale.
    Tribunale di Lecce: non si è registrato alcun aumento del numero delle procedure ed i tempi di fissazione dell'udienza di ascolto sono destinati ad accorciarsi.
    Tribunale di Brindisi: i procedimenti sono in costante aumento di anno in anno (pendenze iniziali n. 999 cause, sopravvenienze nel periodo n. 855, di cui 366 di separazione consensuale, n. 221 di separazione giudiziale, n. 152 di divorzio consensuale e n. 116 di divorzio giudiziale). È manifesta la preoccupazione della scarsa incisività delle ultime riforme sulla durata delle cause e sulla tutela stessa dell'interesse dei figli nella fase dell'affidamento condiviso.
    I procedimenti trattati e definiti nel periodo considerato sono stati complessivamente 854, di cui 408 di separazione consensuale, 178 di separazione giudiziale, 199 di divorzio consensuale e 69 di divorzio giudiziale.
    Alla data del 30 giugno 2007 risultano pendenti 1.000 procedimenti, di cui 116 iscritti come procedimenti di separazione consensuale, 516 iscritti come procedimenti di separazione giudiziale, 71 aventi ad oggetto il divorzio consensuale e 297 quello giudiziale.
    La durata media delle cause di separazione e di divorzio giudiziale si aggira intorno ai tre anni mentre quella delle cause di separazione e divorzio consensuali si aggira intorno ai 6–8 mesi.
    I tempi medi per l'adozione dei provvedimenti presidenziali, si aggirano intorno ai 20–30 giorni, ma in alcuni casi i tempi in parola sono stati purtroppo significativamente maggiori.
    Tribunale di Taranto: rilevante il numero di procedimenti e di anno in anno le sopravvenienze; nel periodo considerato le domande pervenute sono state 1039, cui 675 consensuali.

  2. Diritto e processo societario
    Alcune pendenze in Corte d'Appello, mentre per il circondario di Lecce non sono pervenute segnalazioni di rilievo per il settore.
    Per il circondario di Brindisi:
    Il numero dei procedimenti sopravvenuti ex D.Lgs. n. 5 del 2003 è stato pari a 49 e quello dei procedimenti definiti è stato pari a 54.
    Nel periodo considerato non è stato instaurato alcun procedimento cautelare ante causam. Dei 54 procedimenti contenziosi 49 sono stati a rito ordinario e 5 a rito sommario.
    La durata media dei procedimenti già definiti alla data del 30 giugno 2007 è stata di circa un anno per quanto concerne quelli a rito ordinario e di sei mesi per quanto concerne quelli a rito sommario.
    Dei 49 procedimenti a rito ordinario 3 hanno riguardato le cause di responsabilità contro gli organi amministrativi e di controllo, i direttori generali ed i liquidatori delle società, delle mutue assicuratrici e delle società cooperative, 5 hanno riguardato le impugnazioni delle delibere dell'assemblea e del c.d.a. degli enti anzidetti, e 41 gli altri procedimenti contenziosi previsti dal d.lgs. n. 5 del 2003. Nessun procedimento ha riguardato le cause in materia di O.P.A., O.P.S. e O.P.V.
    La durata media dei procedimenti suindicati pervenuti alla decisione è stata di circa un anno.
    Per il circondario di Taranto, infine: "Alla data del 30 giugno 2007, risultano pendenti n. 63 procedimenti contenziosi rientranti nella sfera di applicazione del D.Lgs. 17 gennaio 2003 n. 5.
    Di questi la maggior parte sono stati già fissati all'udienza di cui all'art. 12 del medesimo D. Lgs., altri sono in attesa dell'istanza di fissazione dell'udienza nelle more del decorso dei termini per il completamento della fase di trattazione, mentre n. 6 procedimenti sono assoggettati alle forme del rito sommario.
    Il numero dei procedimenti ordinari definiti con sentenza nel periodo 1º luglio 2006 – 30 giugno 2007 è pari a 26.
    Numerosi sono anche i procedimenti in camera di consiglio previsti dal titolo IV del D.Lgs. n. 5/2002, fra i quali particolare rilevanza rivestono quelli concernenti la denunzia al Tribunale ai sensi degli artt. 2409 e 2545 quinquiesdecies c.c.; la durata media di definizione di questi ultimi si aggira intorno a 120 giorni.
    In costante ascesa è il numero dei procedimenti cautelari relativi ai procedimenti soggetti al rito societario, la maggior parte dei quali attiene a giudizi aventi ad oggetto le impugnazioni delle deliberazioni assembleari e le azioni di responsabilità contro gli organi amministrativi e di controllo, materie che ben difficilmente si presentano immuni dall'esigenza di provvedimenti destinati ad anticipare il contenuto delle emanande decisioni di merito.
    Risultano infine adottati alcuni provvedimenti presidenziali di declaratoria della inammissibilità della istanza di fissazione dell'udienza siccome proposta al di fuori delle ipotesi previste dalla legge e numerose ordinanze di cancellazione della causa dal ruolo a seguito del rilievo della inapplicabilità, ratione materiae, del rito societario.
    È ribadita l'opinione dello scarso effetto positivo sulla durata dei processi, a causa sia della farraginosità della normativa che della previsione di una fase preparatoria rimessa all'iniziativa delle parti con conseguente marginalizzazione dell'intervento del giudice.

  3. Controversie in materia di lavoro e previdenza sociale
    Corte d'Appello: il numero dei ricorsi è stato sempre elevatissimo, rapportandolo all'elevatissimo numero dei ricorsi pendenti in primo grado. Negli ultimi tempi, peraltro, il numero delle cause di lavoro, previdenza ed assistenza in primo grado è andato sempre più aumentando; questo in prospettiva significa che andrà di pari passo aumentando il numero delle cause in grado di appello.
    La entrata in vigore della legge sul pubblico impiego (che – come è noto – ha trasferito ai giudici del lavoro buona parte della competenza giurisdizionale, prima del giudice amministrativo, in tema di rapporti del pubblico impiego) ha certamente reso molto più pregnante, sia sul piano qualitativo che su quello quantitativo, l'attività giurisdizionale della Corte in questo settore.
    Il numero dei ricorsi in tema di rapporti di lavoro nelle Amministrazioni Pubbliche, che lo scorso anno era notevolmente aumentato, nel periodo preso in esame si è stabilizzato ed è anzi diminuito. All'inizio del periodo, infatti, vi erano pendenti n. 321 procedimenti in materia di pubblico impiego; ne sono pervenuti 250; ne sono stati definiti ben 311, con una pendenza residua di 260 procedimenti.
    L'esperimento delle procedure preventive di conciliazione (che però di esaurisce sempre in primo grado) non sembra abbia sinora dato buoni effetti sul piano deflattivo.
    Su un totale di n. 3865 procedimenti sopravvenuti (n. 819 in materia di lavoro, n. 2796 di previdenza e n. 250 di pubblico impiego) ne sono stati definiti ben n. 3.009, di cui n. 676 di lavoro e n. 311 di pubblico impiego.
    Sezione Distaccata di Taranto: n. 582 procedimenti iscritti a fronte dei n. 485 del periodo precedente.
    Sono state definite n. 268 cause, generalmente con durata di diciotto mesi dalla data di deposito del ricorso.
    Tribunale di Lecce: contenzioso in aumento rispetto al periodo precedente, anche per quanto riguarda le cause del pubblico impiego, tuttavia, malgrado ciò, i tempi di definizione della causa di lavoro sono abbastanza contenuti ed opportuna è stata la decisione di procedere alla definizione prioritaria degli affari di più lunga pendenza mediante fissazione anticipata degli stessi ed anche con udienze straordinarie.
    Tribunale di Brindisi: la tipologia della materia del contendere è rappresentata soprattutto dalle cause di lavoro e di previdenza e di assistenza obbligatorie posto che nel periodo considerato si sono avute una pendenza iniziale di 8.373 cause (di cui 1.951 cause di lavoro, ivi comprese 416 cause concernenti il pubblico impiego) ed una sopravvenienza di 3.197 cause (di cui 611 cause di lavoro, ivi comprese 459 cause concernenti il pubblico impiego).
    Come è dato rilevare dai dati statistici relativi al periodo considerato lo stato della giustizia di questo Tribunale nel settore del lavoro e della previdenza ed assistenza obbligatorie si appalesa meno positivo che nello scorso anno, in quanto le cause pendenti al 1º luglio 2006, pari a 8.373, controversie di pubblico impiego comprese, non si sono ulteriormente ridotte, ma sono, sia pure di poco, aumentate di 18 unità, passando appunto, a 8.391 cause pendenti al 30 giugno 2007, posto che i processi definiti sono stati 3.179 di contro ad una sopravvenienza di 3.197 cause.
    Le conciliazioni giudiziali intervenute nel periodo considerato sono state 83, mentre quelle ex articolo 410 c.p.c. sono state 1.033.
    Nessun particolare problema continuano a presentare le controversie del pubblico impiego, considerato che le sopravvenienze sono passate da 253 cause dell'anno precedente a 152 e le pendenze finali sono passate da 416 cause pendenti alla data del 1º luglio 2006 a 341 cause pendenti al 30 giugno 2007.
    Tribunale di Taranto: nel periodo in esame sono sopravvenute n. 11.336 controversie, delle quali n. 1937 sono di lavoro, n. 8.654 di previdenza e n. 750 di pubblico impiego. Con una flessione di n. 303 essendo passata la pendenza da n. 42.672 a n. 42.369.
    Per tutti gli uffici del lavoro occorre un non trascurabile aumento degli organici dei magistrati addetti, assegnatari di un numero esagerato di affari, e del personale amministrativo delle varie qualifiche che vi presta servizio, tenuto conto della molteplicità degli adempimenti richiesti in rapporto alle diverse fasi di sviluppo della procedura di definizione delle cause.

  4. Fallimento e procedure concorsuali
    Tribunale di Lecce: nel periodo 1º luglio 2006 – 30 giugno 2007 si sono verificati i seguenti flussi di procedimenti:
    Esecuzioni immobiliari: n. 5538 pendenti al 30 giugno 2006,
    n. 668 iscritti dal 1º luglio 2006 al 30 giugno 2007,
    n. 1193 definiti dal 1º luglio 2006 al 30 giugno 2007,
    n. 5013 pendenti al 30 giugno 2007.
    Procedure fallimentari: n. 1556 pendenti al 30 giugno 2006 (al 30 giugno 2005 erano 1511),
    n. 117 iscritti dal 1º luglio 2006 al 30 giugno 2007 (nel periodo 1º luglio 2005 – 30 giugno 2006 erano 166),
    n. 92 definiti dal 1º luglio 2006 al 30 giugno 2007 (nel periodo 1º luglio 2005 – 30 giugno 2006 erano 121),
    n. 1581 pendenti al 30 giugno 2007 (al 30 giugno 2006 erano 1556).
    Ricorsi per dichiarazione di fallimento: n. 188 pendenti al 30 giugno 2006 (al 30 giugno 2005 erano 37),
    n. 222 iscritti dal 1º luglio 2006 al 30 giugno 2007 (nel periodo 1º luglio 2005 – 30 giugno 2006 erano 465),
    n. 334 definiti dal 1º luglio 2006 al 30 giugno 2007 (nel periodo 1º luglio 2005 – 30 giugno 2006 erano 634),
    n. 76 pendenti al 30 giugno 2007 (al 30 giugno 2006 erano 188).
    Esecuzioni mobiliari: n. 4002 pendenti al 30 giugno 2006,
    n. 2230 iscritti dal 1º luglio 2006 al 30 giugno 2007 (nel periodo 1º luglio 2005 – 30 giugno 2006 erano 1893),
    n. 2048 definiti dal 1º luglio 2006 al 30 giugno 2007 (nel periodo 1º luglio 2005 – 30 giugno 2006 erano 1931),
    n. 4184 pendenti al 30 giugno 2007.
    Durata dei processi civili. Con riferimento alle esecuzioni immobiliari, va detto che l'elevato numero di processi pendenti è in via di progressiva e sensibile riduzione.
    Nel mese di novembre 2006, i giudici dell'esecuzione hanno attuato la delega al professionista anche della fase della vendita, a norma dell'art. 591 bis n. 3 cpc.
    Quanto ai processi esecutivi mobiliari, non vi è un particolare arretrato e i tempi di definizione possono indicarsi in circa 7 mesi.
    Con riferimento ai concordati, quelli in corso sono n. 11 (nel 2004 erano n. 52 e la notevole riduzione è dovuta ad una intensa attività di verifica svolta dal Tribunale).
    Si può affermare che vi è una apprezzabile contrazione dei tempi di definizione dei processi assegnati alla sezione commerciale.
    Tribunale di Brindisi: nel periodo considerato sono stati dichiarati 32 fallimenti e ne sono stati chiusi 38. Le istanze di fallimento ancora sub iudice alla data del 30 giugno 2007, sono 125.
    Alla data del 30 giugno 2007, le procedure fallimentari pendenti sono 447 e quelle di amministrazione controllata e di concordato preventivo sono 12.
    Nessuna anomalia, così come nessun problema, è insorto nella gestione delle procedure concorsuali.
    Tribunale di Taranto: il numero delle procedure fallimentari pendenti al 30 giugno 2007 è di 1.376, con una ulteriore diminuzione rispetto alle 1452 pendenti al 30 giugno 2006, così confermandosi il trend degli ultimi anni, in cui l'Ufficio si è impegnato per la chiusura delle procedure più vecchie (nel primo semestre 2007 sono state definite ben 71 procedure).
    Nel primo semestre di quest'anno sono stati dichiarati solo 26 fallimenti, così confermandosi il dato nazionale, secondo cui la recente riforma della legge fallimentare, elevando in modo forse eccessivo le soglie di fallibilità, ha drasticamente abbattuto il numero delle dichiarazioni di insolvenza. Il dato è confortato anche dalla altrettanto drastica riduzione delle istanze di fallimento, passate dalle 590 del periodo 1º luglio 2005–30 giugno 2006 alle 216 dell'ultimo anno di riferimento, mentre al 30 giugno 2007 erano pendenti 121 istanze in corso di istruttoria.
    Si ritiene tuttavia che dall'anno prossimo, con l'entrata in vigore del decreto legislativo correttivo della Riforma (che ha posto a carico del debitore l'onere di provare il mancato superamento delle soglie di fallibilità), vi sarà un notevole incremento delle istanze di fallimento e delle relative dichiarazioni di insolvenza, anche a causa della pesante crisi economica che tuttora attanaglia il territorio jonico in conseguenza dello stato di dissesto del Comune di Taranto.
    Tuttavia l'elevato numero dei fallimenti tuttora pendenti, molti dei quali ultraventennali, rappresenta un ostacolo in parte insormontabile per ogni serio tentativo di ridare efficienza ad un settore così delicato.
    Ormai da più di tre anni il Tribunale di Taranto segue in materia di esecuzioni immobiliari le prassi virtuose già adottate con esiti altamente positivi dai Tribunali di Bologna e Monza e successivamente poste a base della riforma introdotta dalla legge 80/2005. Dopo aver fatto ricorso con risultati non particolarmente fruttuosi alla delega notarile, si è deciso di uniformarsi, nel pieno rispetto delle disposizioni di legge ed anticipando in buona parte quanto poi effettivamente previsto dalla nuova normativa del settore, a quelle semplificazioni procedurali ideate con concretezza e razionalità dai colleghi dei predetti tribunali.
    Queste in sintesi le novità introdotte:

    1. a seguito della istanza di vendita, si provvede immediatamente alla nomina dell'esperto, fissando la data del suo giuramento fuori udienza e fissando altresì l'udienza di autorizzazione della vendita ex art. 569 c.p.c.. L'esperto viene invitato ad inviare a tutte le parti, in data anteriore alla udienza, copia della relazione medesima; l'esperto provvede altresì a predisporre le bozze degli avvisi di cancelleria previsti dalla procedura; è stato ideato, con l'ausilio di consulenti esperti in informatica, un programma che consente di ottenere la uniformità delle relazioni;
    2. in tutte le procedure il creditore richiede la sostituzione del custode giudiziario ex art. 559 c.p.c.; il custode giudiziario provvede a predisporre la bozza della ordinanza di vendita, a curare la liberazione dell'immobile in caso di comportamenti ostruzionistici del debitore, a consentire agli eventuali interessati all'acquisto la visita dell'immobile ed all'espletamento di tutte le attività necessarie per la redazione del decreto di trasferimento;
    3. si è abbandonata, anticipando quanto poi effettivamente previsto dalla legge 80/2005, la vendita con incanto dei beni, optando per la vendita senza incanto degli stessi; quest'ultima, prevedendo la segretezza ed irrevocabilità della offerta e la impossibilità di ricorrere all'aumento del sesto, elude del tutto le potenziali turbative d'asta, causa principale dell'assenza dei cittadini alle aste;
    4. è stato radicalmente rivisto il sistema della pubblicità delle aste; il Tribunale di Taranto detiene suoi congrui spazi pubblicitari sulle edizioni domenicali della Gazzetta del Mezzogiorno, ha un suo sito internet denominato www.tribunaleditaranto.nete dispone, unitamente ai Tribunali di Brindisi e Lecce, di una rivista specializzata mensile diffusa gratuitamente sul territorio in circa 20.000 copie.
    Si conferma negli anni, come risultato ormai all'apparenza stabile, il notevole incremento della produttività dell'Ufficio delle Esecuzioni: a mero titolo di esempio, si è passati dalle n. 17 aggiudicazioni relative all'anno 2003, alle 35 aggiudicazioni relative all'anno 2004, alle 186 aggiudicazioni relative all'anno 2005, alle 169 aggiudicazioni relative all'anno 2006; alle 176 aggiudicazioni relative al solo periodo 1º gennaio 2007 – 30 giugno 2007; dai 50 decreti di trasferimento relativi all'anno 2003, agli 89 decreti relativi all'anno 2004, ai 160 decreti relativi all'anno 2005, ai 182 decreti relativi all'anno 2006, ai 146 decreti relativi al solo periodo 1º gennaio 2007 – 17 settembre 2007; dai 12 progetti di distribuzione approvati nel 2003, ai 52 progetti approvati nel 2004, ai 105 progetti approvati nel 2005, ai 119 progetti approvati nel 2006, agli 88 progetti approvati nel solo periodo 1º gennaio 2007 – 30 giugno 2007.
    Le pendenze totali risultano infine ridotte dalle 4.997 del 31 dicembre 2003, alle 4.879 del 31 dicembre 2004, alle 4.805 del 31 dicembre 2005, alle 4.463 del 31 dicembre 2006, alle 4.421 del 30 giugno 2007.
    Va sottolineata contestualmente la notevole lievitazione delle istanze di conversione e delle estinzioni per rinunzia dei procedimenti.
    L'Ufficio Esecuzione Mobiliare presenta un carico di lavoro di notevoli dimensioni. In occasione degli adempimenti statistici è emerso che nel periodo intercorrente tra il 1º luglio 2006 e il 30 giugno 2007 sono sopravvenute n. 5940 procedure esecutive, ne sono state eliminate n. 5703 con una pendenza al 30 giugno 2007 di n. 8583, con un notevole incremento rispetto alla stessa data dell'anno precedente che registrava una pendenza di n. 8346 procedure esecutive.
    Anche per tale settore appare insufficiente il numero dei magistrati addetti, ma soprattutto quello del personale amministrativo, costretto a smaltire ogni giorno il lavoro conseguente alle numerose istanze dei curatori e delle altre parti ed a curare tutti gli adempimenti richiesti.

  5. Responsabilità civile con particolare riguardo alla responsabilità della Pubblica Amministrazione
    In questo settore non si segnalano particolari problematiche ne' emergenza nel territorio distrettuale. È stato possibile acquisire il solo dato comunicato dal Presidente del Tribunale di Brindisi relativo alla pendenza delle cause di tale materia, qualche centinaio, al tempo occorrente per la loro definizione, circa un triennio, il coinvolgimento spesso della Pubblica Amministrazione per il risarcimento del danno da sinistro per insufficiente manutenzione di strade pubbliche o per colpa professionale di medici delle AUSL.

  6. Tutela dei consumatori
    La tutela del consumatore è stata perseguita nel periodo considerato in vari procedimenti disciplinati dal D.Lgs. 17 gennaio 2003 n. 5, instaurati di norma dai diretti interessati nei confronti degli istituti bancari venditori e gestori, a seguito di contratti stipulati direttamente o per il tramite dei propri produttori, dei prodotti finanziari, denominati B.P.T. Tel e My Way, Bond Argentini, obbligazioni Cirio, ecc.,. Nel periodo considerato, sono stati iscritti a ruolo 49 procedimenti del genere e ne sono stai definiti 52 o con sentenza di accertamento della nullità dei summenzionati contratti e di condannai degli istituti bancari alle restituzioni e talvolta anche al risarcimento del danno ovvero con la conciliazione della lite in termini favorevoli per il consumatore.

  7. Immigrazione ed espulsione degli stranieri
    Lecce: nel periodo considerato risultano in calo le violazioni alla normativa sulla immigrazione clandestina a fronte del costante numero dei reati commessi da cittadini stranieri.
    Brindisi: sono sopravvenuti e sono stati definiti n. 688 procedimenti per la convalida delle espulsioni ex art. 14 D.Lvo n. 101/98, n. 101 procedimenti in opposizione ex art. 13 stesso Decreto, definiti n. 96.