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Inaugurazione Anno Giudiziario 2008
RELAZIONE DEL DOTT. MARIO IAPAOLO,
PRESIDENTE F.F. DELLA CORTE DI APPELLO DI CAMPOBASSO
26 gennaio 2008
Indice
LO STATO DELLA GIUSTIZIA NEL MOLISE
SORVEGLIANZA
GIUSTIZIA MINORILE
CORTE DI APPELLO
CONCLUSIONI FINALI
"Iustitia antem non esse partem virtutis existimes, sed integram et universam"
(S. Giovanni Crisostomo)
È doveroso far precedere la relazione sull'amministrazione della giustizia nel distretto del Molise per il periodo 1º luglio 2006 – 30 giugno 2007 dal saluto che deferente rivolgo al Presidente della Repubblica, on.le Giorgio Napolitano, garante della Costituzione e perciostesso garante dell'indipendenza della magistratura, di cui presiede il Consiglio Superiore. Ma sulla indipendenza della Magistratura assidua dev'essere la vigilanza dei cittadini, perchè il diritto al giusto processo non sia un diritto vuoto; e lo sarebbe, se la magistratura fosse subalterna ad altri poteri. Solo il giudice indipendente, infatti, è temprato a resistere alle ragioni della forza per rimanere invece asservito alla forza della ragione e, quindi della legge, essendo quello alla ragione un asservimento liberatorio. La correlazione tra asservimento ed indipendenza esprime una di quelle contraddizioni che, come dimostrato dalla speculazione razionale nei suoi massimi livelli, conducono alla verità, poiché "contradictio est regula veri, non contradictio falsi".
È doveroso altresì ricordare con profonda commozione i caduti del lavoro e dedicare ai familiari un pensiero di compartecipazione al loro immenso dolore. I caduti del lavoro molto spesso non sono vittime di un destino atroce e cieco, come la denominazione "infortunio" lascerebbe intendere, ma d'incuria nell'adozione delle misure di prevenzione, cinicamente considerate come un intralcio rispetto all'esigenza aziendale di tenere alti i ritmi dell'attività lavorativa. Lo sgomento che eventi così tragici suscitano nel Paese spingano l'intera collettività ad una mobilitazione non effimera perché nelle fabbriche, nei cantieri, dovunque venga prestato, il lavoro non nasconda insidie mortali per i lavoratori.
Saluto le autorità politiche, civili, militari e religiose che hanno raccolto l'invito a partecipare a questa cerimonia. Saluto il rappresentante del Consiglio Superiore della Magistratura ed il rappresentante del Ministro della Giustizia. Saluto i colleghi, cui va il mio apprezzamento per l'impegno e l'intelligenza con cui hanno esercitato le funzioni a ciascuno assegnate, nonché la mia comprensione per qualche prospettiva poco lusinghiera che la recentissima riforma dell'Ordinamento giudiziario riserva ai magistrati, invitando i più giovani a non temere le prove di professionalità perché, conoscendoli, sono certo che saranno destinatari di valutazioni ampiamente positive. Saluto i colleghi non togati per l'utile contributo che danno all'amministrazione della giustizia: in qualche congiuntura esso si rivela indispensabile.
Saluto l'Avvocatura, quella del Foro, dello Stato e degli Enti, leale e saggia coprotagonista dell'attività giudiziaria, i cui ritardi e manchevolezze fa oggetto di continue denunce sempre però accompagnate da interessanti proposte. L'Avvocatura ha saputo gestire situazioni difficili con ponderato spirito di tolleranza. Saluto i collaboratori amministrativi che, quotidianamente, tra mille difficoltà, anche imprevedibili, riescono a rendere operativi gli uffici cui sono addetti. Un saluto ed un convinto ringraziamento rivolgo alle Forze dell'Ordine, in tutti i suoi corpi ed articolazioni. Con il loro lavoro pertinace, capillare e di elevata professionalità, esse assicurano allo Stato il controllo del territorio di questa regione, fronteggiando con esito vittorioso le infiltrazioni della criminalità organizzata provenienti dalle regioni limitrofe. Saluto i cittadini del Molise che in questa cerimonia sarebbero legittimati ad assumere il ruolo di controrelatori. Saluto la stampa.
Dopo i saluti mi tocca di entrare in argomento. Già, ma che dire sull'amministrazione della giustizia che non sia stato detto negli anni precedenti e da ultimo, ieri, dalla cattedra più prestigiosa della magistratura al cospetto del Capo dello Stato e del Ministro della Giustizia? Pure dovendo relazionare, mi pare uno stimolante punto di avvio la constatazione che l'amministrazione della giustizia soffre e geme non per la vana attesa di riforme, quanto piuttosto per il parto di numerose riforme. In effetti, a cominciare dal codice di procedura penale alla istituzione del giudice unico di 1º grado, che ha comportato la soppressione delle gloriose Preture, dalle sezioni stralcio ai ripetuti interventi modificativi del processo civile, dalla definizione dei procedimenti in materia di diritto societario, alla riforma dell'Ordinamento giudiziario senza far menzione di una miriade di altri provvedimenti normativi di minore impatto e di ristretto campo applicativo, la Giustizia da non pochi anni è stata interessata da un'attività riformatrice intensa e continua, che però ha determinato sul terreno operativo una situazione di tipo alluvionale. Occorre, dunque, invocare una tregua per dar modo e tempo agli operatori del diritto di assorbire le riforme, sperimentarne l'efficacia e verificare se esse siano riconducibili ad un disegno organico. Non che questo non venga elaborato quando il Legislatore si occupa della Giustizia; tuttavia accade spesso che il delinearsi d'una emergenza ne pieghi la traduzione normativa all'esigenze dettata dalla situazione congiunturale.
Alla constatazione iniziale segue, purtroppo, quella che l'attività riformatrice, cui hanno dato impulso i Governi che si sono alternati alla guida del Paese, ha lasciato irrisolta la questione – Giustizia in tutti i profili che da sempre inquietano gli utenti e l'opinione pubblica in generale.
Trova conferma ancora una volta il principio di eterogenesi dei fini, per cui vengono realizzati non i fini voluti e perseguiti con la messa in campo di un'attività pur studiata e programmata per il loro raggiungimento, ma fini diversi, se non antitetici, poiché il dispiegarsi della storia non dipende soltanto dalla volontà dell'uomo, ma anche da altre forze che le imprimono percorsi non intelligibili ex ante.
Eppertanto, se il mio dire non vuole tenersi lontano dal vero, devo affermare che l'attività giudiziaria, nonostante l'impegno delle persone che vi sono addette, manca l'obiettivo al cui conseguimento è preordinata: rendere giustizia in un tempo ragionevole ed a costi sostenibili, in conformità ai principi costituzionali sul giusto processo.
Le controversie civili, non escluse quelle di lavoro, ed i procedimenti penali approdano al traguardo del giudicato dopo qualche lustro. Non infrequentemente le procedure contenziose si protraggono ben oltre la vita delle persone che le avevano promosse. Ne deriva che in tali casi la sentenza definitiva non conclude un processo ancora animato da posizioni conflittuali, ma un rito, divenuto inutile rispetto alla vicenda umana, segnata inizialmente da contrasti su interessi patrimoniali o di altra natura o dal dramma dell'imputato e delle persone offese. Ed invero, il lungo e vano decorso del tempo consegna al ricordo, sempre più remoto e sbiadito, il fatto che era stato portato alla cognizione del giudice, i cui risvolti, sia di rilevanza penale che civile, a distanza di anni dall'accadimento del fatto stesso, si sottraggono talvolta a valutazioni che ne giustifichino ancora la sanzionabilità.
L'eccessivo ritardo, in cui si concludono i processi, svilisce l'attività giudiziaria e per giunta la rende oltremodo dispendiosa sul piano finanziario sia per lo Stato che per gli utenti. Epperò il ritardo non è dovuto, a mio avviso, a cause interne all'attività giudiziaria, che pure sussistono, ma sono di trascurabile incidenza. Intendo riferirmi alla complessità delle procedure, alla conduzione dell'udienza, che non sempre toglie spazio a strategie dilatorie, alla redazione delle sentenze e degli altri provvedimenti, che non si esaurisce nell'individuazione dei fatti rilevanti e nel dare contezza della soluzione accolta (la c.d. ratio decidendi) ma indugia anche su dettagli poco significativi e sussidia il discorso motivazionale di ridondanti richiami dottrinali e giurisprudenziali, ripercorsi nella loro evoluzione. Di talché la motivazione, che per disposto normativo dovrebbe essere sintetica, assume forma e consistenza di una monografia sulle problematiche sottese al caso in discussione.
Un ruolo preponderante va riconosciuto, invece, al dato quantitativo. Il nostro è un Paese che si ostina nel rifiuto ad affrontare i problemi sotto l'aspetto della quantità compatibile con le risorse effettivamente disponibili, non considerando che il dato quantitativo, se rimosso od eluso, riemerge in ogni occasione in cui sia necessario reperire risorse. E così nell'amministrazione della giustizia come nell'amministrazione degli altri servizi si assiste ad una incessante dilatazione della domanda, cui le strutture deputate alla erogazione dei servizi non sono in grado di fornire risposte adeguate.
In campo penale, l'attività giudiziaria deve misurarsi con organizzazioni criminali di antico radicamento territoriale, come la mafia e la camorra, le quali, ancorché depotenziate per i colpi loro inferti dalle Forze dell'Ordine e dalla Magistratura, sono tuttora virulenti e devastano il corretto svolgimento delle attività economiche, sia nel settore della produzione che in quello del commercio.
Non minore preoccupazione destano e richiedono un impegno operativo altrettanto gravoso consorterie di faccendieri senza scrupoli, che hanno trovato nella finanziarizzazione dell'economia, molte opportunità di realizzare enormi profitti illeciti, spesso a danno di piccoli e sprovveduti risparmiatori. Intensa ed allarmante è l'attività delinquenziale di bande di malavitosi, composte in prevalenza da stranieri, comunitari e non, che con inaudita violenza hanno conquistato le zone periferiche dei centri urbani, dove spacciano droga e sfruttano la prostituzione di donne ridotte in schiavitù. Completano il quadro fatti delittuosi raccapriccianti che hanno scosso l'opinione pubblica perchè l'assassino o il violentatore spesso è un prossimo congiunto della vittima. Ad una situazione che vede in espansione l'attività criminale, le Forze dell'Ordine e la Magistratura fanno argine nei limiti del possibile ed anche oltre, senza risparmio dell'impegno personale. E tuttavia la situazione permane grave se, malgrado il successo di parecchie operazioni contro la criminalità, i cittadini avvertono in pericolo la propria incolumità anche nell'espletamento delle incombenze quotidiane più usuali.
In campo civile, la domanda è alimentata dal fatto che, non essendo i rapporti interprivati più gestiti in buona fede – la lealtà comportamentale è ormai un'evenienza rara – inevitabilmente essi ripiegano nel contenzioso. La società civile ha ripudiato i valori tradizionali senza sostituirli con altri di pari spessore etico. La caduta dei valori in uno all'appannarsi delle ideologie, ha disarticolato gli assetti economico–sociali che erano venuti configurandosi in tendenziale conformità al modello di società disegnato dalla costituzione intorno al principio – cardine del solidarismo. Ma ora nei fatti la solidarietà è stata esiliata dal contesto dei rapporti sociali, che sono dominati dall'egoismo. Nulla è più condiviso, tutto è disputato e conteso.
Le norme costituzionali, che avevano favorito il progresso e ridotto l'area delle disuguaglianze, sembrano spente e di certo hanno perduto il loro originario vigore. Richiamo l'attenzione sull'art. 36 Cost. che riconosce al lavoratore il diritto alla retribuzione sufficiente. Tale norma è stata utilizzata dai giudici del lavoro per estendere l'obbligo correlativo alle aziende non aderenti a nessuna delle associazioni stipulanti il contratto collettivo.
Ma in questi ultimi anni, a partire dall'introduzione della moneta unica, il salario governato dalla contrattazione collettiva, non è più rispondente ai dettami costituzionali: non assicura più al lavoratore ed alla sua famiglia un'esistenza libera e dignitosa. Lo ha riconosciuto il Governatore della Banca d'Italia in più d'una occasione. Si può ben dire che l'art. 36 Cost., da norma precettiva è divenuta norma programmatica a realizzazione differita sine die. Un'usura devitalizzante hanno subito molte altre norme costituzionali. Può forse ritenersi garantito a tutti il diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero, se l'accesso al mezzo più efficace di diffusione del pensiero, la televisione, è di fatto riservato a pochissime persone, per lo più ai politici di maggior rango, ai giornalisti ed ai politologi più famosi? Nei dibattiti televisivi sulle più svariate questioni è spesso assente l'opinione del cittadino comune.
La crisi economica, sopportata in larga misura dal lavoro dipendente, incrementa i conflitti, i quali, non trovando composizione collettiva o gli accordi faticosamente raggiunti in sede sindacale venendo a volte rifiutati dagli interessati, si traducono in controversie giudiziarie. Si pensi all'enorme contenzioso indotto dalla privatizzazione di aziende pubbliche e del rapporto di pubblico impiego. Nelle Poste, il riassetto organizzativo conseguente alla trasformazione dell'azienda pubblica in società per azioni è stato o sarà scompaginato dal fatto che le Poste sono rimaste soccombenti in migliaia di cause. Sono stati invero impugnati con successo i licenziamenti, di conio negoziale, per maturata anzianità contributiva ed i contratti di lavoro a termine, stipulati quando non ricorrevano i presupposti per la loro stipulazione.
L'infortunistica stradale con lesioni alla persona rarissimamente esita in una transazione, vuoi per l'esorbitanza della pretesa risarcitoria talvolta accampata, vuoi per l'allergia delle compagnie assicuratrici alla sollecitudine nel provvedere ad un congruo risarcimento del danno. Nella gestione dei rapporti obbligatori, non appena si apre uno spiraglio in cui sia possibile insinuare una qualche contestazione, l'adempimento viene negato o sospeso. Le crisi coniugali dall'interno delle pareti domestiche vengono trasferite nelle aule dei Tribunali, non solo quando esplodono, ma anche dopo la separazione ed il divorzio.
Le aziende a rischio di sopravvivenza, per recuperare competitività nel tentativo di rimanere sul mercato, non trovano di meglio che evadere o eludere i contributi assicurativo–previdenziali: il che dà conto dell'ingente numero di controversie in cui è coinvolto l'I.N.P.S. Le difficoltà economiche delle famiglie, destinate purtroppo ad accentuarsi per l'impennata che si registra nei prezzi dei prodotti di largo consumo e per l'aumento degli interessi sui mutui, incrementa le procedure esecutive.
La stessa competizione politica non disdegna di devolvere al giudice talune questioni che, sarebbe opportuno che venissero risolte prima e non dopo il voto, evitandosi in tal modo la precarietà del responso elettorale. Nella società civile, dunque, la propensione alla lite fa premio su quella alla conciliazione amichevole. Essa genera un contenzioso imponente, rispetto al quale le strutture giudiziarie si rivelano insufficienti a definirlo in un tempo ragionevole. Ciononostante, esse vengono gravate di ulteriori incombenze ad ogni delinearsi di una situazione di emergenza. Tutto viene demandato alla giurisdizione; la magistratura è sollecitata ad intervenire in ogni settore, sia pubblico che privato, in cui si dispieghi l'attività umana. Così il giudice che, nei trascorsi decenni, veniva accusato di non sapere interpretare la domanda di giustizia perché giudicava dall'alto di una torre, ora che dalla torre è disceso riceve l'accusa opposta di commettere invasione di campo.
Il rimedio che lo stato dell'amministrazione della giustizia, nei termini in cui mi è riuscito di descrivere, immediatamente suggerisce per rendere più celere ed efficiente l'attività giudiziaria sarebbe quello dell'aumento dell'organico dei magistrati e dei collaboratori amministrativi. Tale rimedio tuttavia, se la crisi della giustizia non è soltanto endogena, ma indotta dalla generale crisi istituzionale, che morde il Paese, agirebbe sulle disfunzioni dell'attività giudiziaria senza rimuoverne le cause. Eppoi bisogna considerare che la strada dell'aumento dell'organico, che dovrebbe avere una significativa consistenza per poter dare un forte impulso ad un'inversione di tendenza è, almeno nel breve periodo, ostruita dalle ristrettezze del bilancio dello Stato: mancano le risorse finanziarie per percorrerla. Non resta, quindi, che studiare altri rimedi, che si muovano sinergicamente sia in direzione della degiurisdizionalizzazione di quelle materie non valutabili senza il possesso di cognizioni tecnico–scientifiche di livello professionale (il giudice esperto in tutto ed in tutto più esperto degli esperti nessuno l'ha mai conosciuto), sia in direzione di ben calibrate misure deflattive. Ma soprattutto occorre risvegliare nel Paese, anche mediante politiche sapientemente mirate a tale scopo, le forze antagoniste alla disgregazione in atto. Né giova arroccarsi nella difesa dell'esistente, quando l'esistente abbondi di ramificazioni dispersive che andrebbero recise per recuperare risorse ed energie. È davvero compatibile con i ritmi delle attuali dinamiche economico–sociali un processo, sia civile che penale, suscettibile di svilupparsi in tre gradi con illimitate possibilità di ripartenze per quello civile, mentre su quello penale incombe ad ogni snodo il rischio di regressione essendo la procedura disseminata di nullità? Ed è coerente con la esecutività per legge della sentenza di 1º grado, la previsione che la sentenza esecutiva possa essere sospesa a richiesta della parte soccombente nella fase prodromica ai due gradi successivi? Il che può dar luogo ad impugnazioni strumentali alla prospettiva della sospensione. E non sarebbe utile affrancare i Capi – Ufficio dalle incombenze amministrative – contabili che assorbono tempo che viene sottratto all'esercizio della funzione giurisdizionale? Sarebbe infine auspicabile che il dato testuale fosse esplicitato dalla norma direttamente e non mediante rinvio ad altra norma ed alle sue modificazioni. A volte la individuazione del testo è un'operazione più ardua di quella della sua interpretazione.
Le leggi più recenti, ancorché importanti materiae ratione, (fallimento, processo civile e societario, Ordinamento giudiziario, sicurezza pubblica etc.) non ritengo che abbiano la potenzialità di rimediare in qualche modo alle disfunzioni della giustizia nemmeno sotto il profilo di un'apprezzabile riduzione del ritardo. E questo perché, sul versante penale, appropriandomi di una considerazione del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Campobasso, il processo rimane appesantito da una miriade di notifiche senza che sia stato eliminato, con norma ad hoc, l'inconveniente della trasmigrazione delle nullità dalla fase investigativa a quella giurisdizionale. Esse non solo travolgono la fase investigativa, in cui si sono verificate, ma anche la successiva fase giurisdizionale, quantunque in questa sia precluso l'utilizzabilità del fascicolo investigativo. Il regime delle nullità assolute, imperniato sulla loro deducibilità e rilevabilità officiosa in ogni stato e grado del giudizio, non solo ne rallenta il cammino verso la conclusione, ma rende concreta, in caso di accoglimento dell'eccezione, la prospettiva che il processo esiti nella declaratoria di prescrizione del reato, non comportando la pendenza del giudizio la sospensione del decorso del periodo prescrizionale.
Sul versante civile, riprendendo una riflessione del Presidente di Sezione del Tribunale di Campobasso, osservo che la più snella instaurazione del rapporto processuale, seguita da un'attività di istruzione probatoria più spedita e semplificata, non prelude necessariamente ad una più rapida conclusione del giudizio. Tutt'altro; ed invero, l'aumento delle controversie mature per la decisione determina una congestione nella fse decisionale (ingorgo decisorio) che, per regolarne il flusso al grado esigibile di produttività, impone il rinvio, anche di anni, delle cause già pronte per la decisione.
Si conferma pertanto che il sovraccarico è il dato su cui bisognerebbe intervenire in funzione del suo alleggerimento, perché l'attività giudiziaria, col recupero di efficienza e tempestività, restituisca alla Giustizia prestigio ed autorevolezza.
Quanto alla riforma dell'Ordinamento giudiziario, non posso esimermi da qualche osservazione, cercando di rimanere fuori dalle polemiche che ne hanno preceduto l'entrata in vigore e tuttora animano un vivace dibattito. Non interessa se la riforma Castelli sia stata migliorata o peggiorata dalle modifiche ad essa apportate con legge n. 111/2007; né interessa se le modifiche abbiano recepito le istanze d'una corrente dell'A.N.M. piuttosto che di un'altra. Mi preme rilevare che tra gli obiettivi perseguiti dalla riforma riveste un ruolo essenziale quello, certamente condivisibile, di stimolare il magistrato a curare di continuo la propria professionalità, in relazione a tutti i parametri che ne misurano la caratura al fine di fare acquisire al giudice la cultura ed i moduli comportamentali confacenti alle funzioni esercitate. Indugiando sul parametro della capacità, trovo singolare, anche se ne comprendo la ragione, il fatto che dagli elementi valutabili siano state escluse l'attività ermeneutica e quella di valutazione del fatto e delle prove, considerato che dette attività delimitano il terreno su cui con maggiore evidenza si può cogliere, in positivo o in negativo, la capacità del magistrato. Né mi riesce di capire come il terreno inesplorabile all'indagine sulla professionalità, possa restare effettivamente inesplorato, se la capacità professionale può essere desunta dalle tecniche di argomentazione. E questo perché il discorso motivazionale è apprezzabile sul piano della robustezza logica in rapporto all'aderenza che rivela col fatto, per come ricostruito in base al quadro probatorio, ed alla giustezza della previsione normativa nella quale il fatto viene sussunto. L'elisione di tale rapporto lo priva di valenza euristica, come piace dire al collega Veneziano, e lo degrada ad esercizio di eristica, in cui erano maestri i sofisti, abili a sostenere con pari suggestione persuasiva tutte le tesi ed a confutarle
Sulle valutazioni di professionalità osservo inoltre che essendone previste sette, una ogni quadriennio, esse pongono il magistrato in condizione di attesa per un arco di tempo (28 anni) che supera di gran lunga il periodo che va dall'ultima valutazione al suo collocamento a riposo. In altre parole, il rischio della dispensa dal servizio per accertate deficienze professionali accompagna la carriera del giudice ordinario per una durata che non si riscontra uguale in altre carriere. Il che potrebbe turbarne la serenità con ricadute negative sull'attività giudiziaria. Né va trascurato che, nel periodo valutabile, il Consiglio giudiziario deve tener conto, nel formulare il parere, anche di situazioni specifiche rappresentate da terzi. Ne deriva che in tale periodo, il giudice può essere fatto segno a sgradevoli sospetti, originati non già da una sentenza o da un provvedimento ingiusti, ma da una sentenza o da un provvedimento non conformi alle aspettative di una delle parti, com'è inevitabile.
Né mi pare utile all'amministrazione della giustizia l'attribuzione ai Capi Ufficio di compiti ispettivi. Essi sono tenuti ad esaminare i fascicoli per verificare se, nella trattazione dell'affare, norme e regolamenti siano state osservati anche nei disposti non sanzionati, per denunciare le violazioni riscontrate. Ma con la denuncia espongono al rischio del procedimento disciplinare i magistrati – colleghi responsabili delle violazioni. E così, entrando in crisi, il rapporto di colleganza viene vissuto in un clima che può alimentare le più odiose ritorsioni, le quali renderanno impossibile la collaborazione leale ed operosa. La trasformazione del potere – dovere di vigilanza in un potere di controllo puntiglioso ed ossessivo mi sembra il dato più inquietante della riforma. Non vado oltre, perché su tale problema sarà calibrato, come preannunciatomi, l'intervento del Procuratore generale.
Nel distretto del Molise l'attività giudiziaria, salvo il settore penale, risparmiato da organizzazioni criminali complesse ed agguerrite, si connota delle manchevolezze e disfunzioni, di cui ho discorso, ridotte in scala ragguagliata alle sue minuscole dimensioni territoriali e demografiche. Si svolge però in una situazione dell'edilizia giudiziaria del tutto insoddisfacente. Segnalo che parecchi uffici del Tribunale di Campobasso e della Corte di Appello non sono ospitati nel Palazzo di Giustizia ma in fabbricati del centro urbano. La loro sistemazione, pur decorosa, non può tuttavia reputarsi idonea, sia per la non rispondenza sotto il profilo architettonico degli edifici alla funzione, sia per la carenza di aree di disimpegno e di parcheggio.
Trattasi, come rimarcato dal Presidente del Tribunale di Campobasso d'una rovinosa disarticolazione logistica, che si traduce in notevoli difficoltà operative nella gestione dei servizi, sia per il continuo trasferimento dei fascicoli dalla sede principale a quella secondaria, sia per gli andirivieni, cui quotidianamente sono costretti i magistrati.
Alla disponibilità dichiarata e più volte ribadita dall'Amministrazione comunale di studiare ed approvare l'opportuna variante al Piano Regolatore per promuovere la costruzione di un Palazzo di Giustizia in grado di offrire conveniente sistemazione a tutti gli uffici giudiziari, ha fatto purtroppo riscontro sinora, a quel che risulta, l'assenza di iniziative risolute, espressive di un impegno politico – amministrativo tarato su tale obiettivo.
Tra le cause che impediscono all'amministrazione della giustizia in questo distretto di raggiungere uno standard di funzionalità di livello medio – alto è l'insufficiente dotazione organica sia dei magistrati che dei collaboratori amministrativi Ho già avuto modo di evidenziare che, probabilmente, l'organico complessivo dei magistrati è adeguato. Ma una distribuzione non equilibrata può creare scompensi che vanno eliminati. Ritengo che l'organico di questa Corte sia sottostimato perché, anche quando è pienamente coperto, è mancante di un consigliere per comporre i tre collegi: 1) civile; 2) penale; 3) lavoro. Ma più dell'insufficienza pesano perduranti scoperture che sfiorano il 14%. Se ad esse si aggiungono due collocamenti fuori ruolo, la partecipazione di un collega alla commissione di esame per il concorso ad uditore giudiziario (egli ha ripreso servizio lo scorso mese di dicembre), due congedi per maternità ed un congedo parentale, si ha che su un organico di 66 magistrati, poco più di 50 sono stati quelli effettivamente in servizio. Ciononostante la ricaduta negativa sulla produttività dei vari uffici è stata contenuta, tanto più se si considera che le scoperture nell'organico dei collaboratori amministrativi sono maggiori.
Devo sottolineare inoltre che i mezzi finanziari occorrenti per assicurare la piena operatività degli uffici vengono erogati in un importo che da alcuni anni registra una decurtazione.
Passo ora alla esposizione di dati più specifici. Per quel che attiene alla formazione decentrata, i cui referenti, nel precedente anno, avevano organizzato con successo convegni su tematiche di vivo interesse, quali il riesame ed il controllo delle misure cautelari personali, la revocatoria fallimentare, il concordato preventivo ed altre, nell'anno appena decorso l'attività formativa s'è concessa una pausa. Che è dipesa non dal disimpegno dei referenti, ma da difficoltà insorte nella individuazione dei magistrati disponibili a sostituire i referenti cessati dall'incarico. Nessuna pausa s'è invece concessa la formazione decentrata del personale amministrativo.
Nel distretto sono dislocati n. 17 Uffici del Giudice di pace. Di recente il Ministero ha elaborato un piano di accorpamento che, pur con il suggerimento di qualche variante, è andato incontro al parere favorevole del Consiglio giudiziario. Negli Uffici del Giudice di pace sono frequenti le scoperture del personale amministrativo.
Con riferimento al questionario riportato al primo foglio della nota 29 settembre 2007 della Corte di Cassazione sono state date le seguenti risposte:
- la durata dei processi civili e penali nel periodo 1º luglio 2006 – 30 giugno 2007 non s'è discostata significativamente da quella del periodo precedente;
- l'applicazione delle norme sul patrocinio a spese dello Stato ha segnato un incremento con l'inconveniente che l'accertamento del requisito reddituale è successivo alla liquidazione degli onorari al difensore;
- non è stato fatto ricorso alle questioni pregiudiziali, di cui all'art. 234 del Trattato C.E.E. e sono mancate le occasioni per la diretta applicazione della disciplina comunitaria;
- non sono state prese decisioni di particolare importanza riferibili alla Convenzione Europea dei diritti dell'Uomo;
- sono aumentati i procedimenti di equa riparazione per violazione del termine di ragionevole durata del processo;
- non sono stati adottati sistemi informativi per portare a conoscenza dei giudici di merito le pronunce, difformi da quelle impugnate, emesse dalla Corte di Cassazione, né viene trasmessa all'estensore della sentenza cassata con rinvio copia della decisione che dispone il rinvio.
Per quel che concerne il settore penale, non si sono verificati nel distretto fenomeni delinquenziali di rilevante allarme sociale, riconducibili ad organizzazioni criminali radicate e diffuse sul territorio. Il tessuto economico della Regione Molise non è dominato da associazioni malavitose di articolata struttura, capaci di acquisire illecitamente commesse ed appalti pubblici. Nulla al riguardo è stato segnalato dal Procuratore Generale e dai Procuratori della Repubblica, ad eccezione del Procuratore della Repubblica di Larino, che richiama l'attenzione sulla gestione della sanità nel Basso Molise per sottolineare l'estrema gravità in tale comparto di convivenze istituzionali con soggetti associati per delinquere.
L'indagine su tali connivenze ed il processo per la tragedia dell'umanità che ha avuto come teatro S. Giuliano del Sannio hanno trovato ampio spazio nella stampa, nelle reti televisive e nel Parlamento, dove sono state presentate interrogazioni.
Alla richiesta d'informazioni del Ministro ho dato riscontro rigorosamente limitato ai dati neutri senza alcuna considerazione che non fosse quella che il Presidente della Corte di Appello non deve, perché non può, esprimere opinioni su vicende giudiziarie non ancora concluse.
Nel distretto operano tre Tribunali ordinari. Per quel che concerne il civile, i Presidenti evidenziano che la propensione alla litigiosità resta alta ed ha esteso il suo campo ai rapporti bancari ed alla responsabilità della P.A.. Segnano un aumento le controversie in materia di diritto di famiglia, lavoro, in particolare quelle di pubblico impiego, e società. Tendono invece a diminuire le procedure concorsuali; trascurabile è il numero delle controversie in materia di tutela dei consumatori.
Preoccupano, essendo sintomo di gravi difficoltà economiche, i provvedimenti di rilascio d'immobili, che sono stati 82.
Nel penale, i Tribunali, in composizione monocratica, sono stati maggiormente impegnati nella trattazione di processi per reati contro il patrimonio; in composizione collegiale, nella trattazione di reati fallimentari, di violenza sessuale e contro la P.A.
Nessun Tribunale del distretto ha dovuto occuparsi di delitti oggettivamente e soggettivamente politici. Si registra una sola pendenza, presso il Tribunale di Larino d'un delitto di associazione di tipo mafioso, finalizzato al traffico di armi e di stupefacenti. Sono aumentati i delitti di omicidio. Il Tribunale d'Isernia ha trattato 2 omicidi volontari, un omicidio tentato e 23 omicidi colposi, di cui 7 per violazione di norme di prevenzione infortuni e 9 per violazione di norme sulla circolazione stradale. Il Tribunale di Campobasso, a fronte d'una pendenza di 10 omicidi volontari, ne ha definiti 6, di cui 2 dalla Corte di Assise. Davanti allo stesso Tribunale pendono 13 processi per omicidio colposo. Il Tribunale di Larino segnala 5 suicidi e nessun omicidio. La Corte di Assise di Appello ha definito 4 processi per omicidio volontario. Il Tribunale d'Isernia ha trattato 51 processi per il delitto di rapina, il Tribunale di Campobasso 7 ed altrettanti quello di Larino. I delitti di estorsione sono rimasti invariati; dei delitti contro la P.A. 13 riguardano fatti di corruzione. Segnano un aumento i reati commessi da cittadini stranieri, in particolare da extracomunitari. I reati non sono riferibili a forme di criminalità organizzata, dedita al traffico di esseri umani o di loro organi o a favorire l'immigrazione clandestina. Attengono invece all'ingresso ed alla permanenza nello Stato. Sono aumentati i delitti di violenza sessuale e di pedofilia, sono invece diminuiti quelli in materia di tutela dell'ambiente e del territorio nonché i delitti in materia societaria, di bancarotta e di usura. I Tribunali di Campobasso e di Larino non hanno dovuto occuparsi di reati concernenti le frodi comunitarie e l'informatica, mentre il Tribunale di Isernia ne ha trattati 28, di cui 9 in materia di criminalità informatica. Le rogatorie dall'Estero sono state 12, una soltanto la richiesta di estradizione; non ha ricevuto applicazione il mandato di arresto europeo. Le intercettazioni telefoniche ed ambientali registrano un aumento a Campobasso e Larino, una diminuzione ad Isernia. Sono state dichiarate 125 prescrizioni. In sede di riesame sono stati accolti 25 su 56 ricorsi avverso misure cautelari personali: la percentuale di accoglimento è di poco inferiore al 45%. Le impugnazioni hanno segnato un incremento del 20%. Lieve è stata la decongestione prodotta dall'attribuzione della competenza penale al Giudice di Pace. L'incidenza sulle pendenze del ricorso a procedimenti speciali è stata del 17%.
L'attività del Tribunale e dell'Ufficio di Sorveglianza s'è svolta con apprezzabile efficienza ed equilibrio. Il Presidente riferisce che la legge n. 277/2002 continua a produrre gli effetti positivi rilevati negli anni precedenti. Le concessioni di misure alternative sono state 25 a fronte di 297 richieste. Le concessioni di riduzione della pena, comprese quelle parziali sono state 334, i rigetti 76. Non sono pervenute richieste di rinvio dell'esecuzione della pena da parte di persone affette da infezioni HIV e AIDS. Sono state accolte 9 richieste di sospensione condizionale, ne sono state dichiarate inammissibili 25. Le concessioni di permessi – premio e per gravi motivi di famiglia, riguardo ai quali permessi non si sono verificati inconvenienti sono stati complessivamente 153; i dinieghi sono stati 151.
L'amministrazione della giustizia minorile, come riferiscono concordemente il Presidente del Tribunale per i Minorenni ed il Procuratore della Repubblica presso lo stesso Tribunale, è stata lineare e spedita. Il Presidente segnala un caso soltanto di applicazione della misura cautelare della permanenza in casa e 2 del collocamento in comunità.
Sul versante penale, le sopravvenienze sono diminuite e non si registrano variazioni nella tipologia dei reati. Le intercettazioni ambientali sono state 2; nessuna prescrizione è stata dichiarata.
Sono stati disposti 4 affidamenti, mentre non si è proceduto a nessuna declaratoria di adattabilità né sono stati effettuati affidamenti preadottivi. Sono stati emessi 20 decreti di riconoscimento di provvedimenti di autorità straniere e dichiarate 20 idoneità all'adozione internazionale. Il flusso delle domande di adozione segna un lieve incremento. Sono stati emessi 211 provvedimenti in materia di potestà genitoriale, di cui 5 pronunce di decadenza e 13 di regolamentazione della potestà di genitori naturali. Soddisfacenti sono i rapporti con i servizi territoriali di assistenza sociale. È stata pronunciata un'adozione ex art. 44 legge n. 184/1983. La durata dei procedimenti relativi allo stato di adottabilità ed alla dichiarazione di adozione è di due mesi in presenza di coppie disponibili.
Nessun provvedimento è stato preso in materia di sottrazione internazionale di minori in applicazione della Convenzione dell'Aja ratificata con legge n. 64/1994.
La Corte ha definito 4 processi di Corte di Assise, le sopravvenienze sono state 7. Sono pendenti 939 procedimenti penali, ne sono stati definiti 327, le sopravvenienze sono 433. Pendono 2162 controversie civili, comprese quelle di lavoro e previdenza; ne sono state definite 996, di cui 27 in materia di separazione e divorzio, 481 in materia di lavoro e previdenza, 4 in materia fallimentare, 69 in materia disciplinata dalla legge Pinto e 3 in materia di diritto societario. Rispetto all'anno precedente si registra un incremento delle sopravvenienze sia nel penale che nel civile.
Ma della Corte di Appello devo riferire, con moderato orgoglio, che da un'analisi fatta dal Ministero della Giustizia con riferimento all'indice di ricambio, che misura l'operosità dell'Ufficio, nell'anno solare 2006 questa Corte si colloca al 2º posto per il penale ed al 3º posto per il civile con un'alta percentuale (70% circa) di conferma delle sentenze e dei provvedimenti impugnati.
Ho motivo di ritenere che gli annullamenti con rinvio riguardino in prevalenza i decreti in materia disciplinata dalla legge – Pinto, sulla quale questa Corte si concede qualche dissenso marginale dalla giurisprudenza della Cassazione. Il risultato appartiene al Presidente Passarelli, certifica la sua capacità organizzativa ma certifica anche l'impegno dei suoi collaboratori.
Dopo aver discorso dell'amministrazione della giustizia e dei suoi problemi irrisolti è inevitabile la domanda: "Cos'è la giustizia?" Essa esprime indubbiamente la necessità di un'equilibrata coordinazione nei rapporti umani; e poiché le relazioni intersubbiettive sono disciplinate da norme giuridiche, la conformità al diritto sembra individuare il concetto di giustizia. Intesa come schema logico che impone l'osservanza nei rapporti della regula juris, la giustizia ha un significato formale. Ma essa ha un diverso e più alto significato che trascende la legalità. La coscienza ci avverte che la giustizia non è un valore formale ma una virtù morale. Per Platone è la sintesi armonica di tutte le virtù. Per Leibniz, è la totalità della perfezione etica. Se, dunque, la giustizia è la virtù che racchiude e vivifica tutte le altre, il predicato di giusto o d'ingiusto è attribuibile anche alla Legge. E di leggi ingiuste, quelle che negano all'uomo la dignità e ne opprimono le libertà essenziali alla sua natura, contro le quali leggi, diceva Locke, bisogna appellarsi al Cielo, l'umanità ha fatto dolorose esperienze e tuttora ne rimane ferita. Si deve allora ritenere che la giustizia attinge i suoi criteri di valutazione non alle leggi, di cui è predicabile l'ingiustizia, ma all'ordine armonico che governa l'universo, sia esso immanente, sia esso emanazione di una Intelligenza superiore. La giustizia nella sua accezione giuridico – formale, supera ogni ragionevole dubbio, come affermano i giudici, e raggiunge la certezza, mentre la giustizia intesa come virtù morale suprema e totale, raggiunge la verità: è la verità. Essa, è scritto nella Bibbia, libera dalla morte e procura la vita.
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