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Inaugurazione Anno Giudiziario 2008

RELAZIONE DEL DOTT. VINCENZO OLIVERI,
PRESIDENTE DELLA CORTE DI APPELLO DI CAGLIARI

26 gennaio 2008


Indice


INTRODUZIONE


PARTE PRIMA

  1. Stato della Giustizia in generale
  2. Le innovazioni legislative
  3. Il funzionamento della Giustizia nel Distretto
  4. La durata dei processi civili e penali e la situazione degli organici degli uffici giudiziari del distretto
  5. La magistratura onoraria
  6. Il patrocinio a spese dello Stato


PARTE SECONDA – LA GIUSTIZIA PENALE

  1. Considerazioni generali
  2. L'amministrazione della giustizia penale nel Distretto
  3. La tipologia della criminalità nel distretto:
    1. Delitti soggettivamente ed oggettivamente politici
    2. Associazioni di tipo mafioso
    3. Delitti di omicidio:
    4. Reati contro il patrimonio: furti – rapine – estorsioni – sequestri di persona
    5. Reati contro la pubblica amministrazione
    6. Reati commessi da cittadini stranieri
    7. Reati di violenza sessuale e pedofilia
    8. Reati contro l'incolumità pubblica e la salute dei cittadini e in materia di tutela dell'ambiente e del territorio e di edilizia e urbanistica
    9. Reati societari, di bancarotta, diritto penale dell'economia, usura
    10. Frodi comunitarie
    11. Criminalità informatica
  4. Estradizione e assistenza giudiziaria
  5. Il mandato di arresto europeo
  6. La prescrizione dei reati nei vari gradi del giudizio
  7. Intercettazioni telefoniche e ambientali
  8. La materia del riesame
  9. I procedimenti speciali in primo e secondo grado
  10. Le impugnazioni penali
  11. La competenza penale dei giudici di pace
  12. La legge 5 dicembre 2005 n° 251
  13. L'organizzazione e il funzionamento degli uffici di esecuzione delle Procure del Distretto
  14. La Polizia Giudiziaria


PARTE TERZA – LA GIUSTIZIA CIVILE

  1. Considerazioni generali
  2. La giustizia civile nel Distretto: movimento, definizione e durata dei processi civili in ciascuno dei due gradi del giudizio
  3. Il processo civile riformato
  4. I processi civili di competenza dei giudici di pace
  5. Procedimenti in materia di diritto di famiglia: separazione e divorzi
  6. Diritto e processo societario
  7. Controversie in materia di lavoro e previdenza
  8. Fallimenti e procedure concorsuali
  9. L'esecuzione forzata
  10. Tutela dei consumatori
  11. Immigrazione ed espulsione degli stranieri


PARTE QUARTA – LA GIUSTIZIA MINORILE

  1. Considerazioni generali
  2. Settore civile
  3. Settore penale
  4. L'esecuzione delle sanzioni
  5. Gli uffici di sorveglianza minorile


PARTE QUINTA – LA MAGISTRATURA DI SORVEGLIANZA

  1. Il Tribunale e l’ufficio di sorveglianza di Cagliari
  2. Il Tribunale di Sorveglianza di Sassari e gli uffici di Sorveglianza di Sassari e Nuoro


PARTE SESTA – LE STRUTTURE

  1. Gli Uffici N.E.P.
  2. L'edilizia giudiziaria
  3. Gli istituti penitenziari

PARTE SETTIMA – ATTIVITÀ DI COMPETENZA DELLA CORTE DI APPELLO

  1. Il Consiglio Giudiziario
  2. Ufficio dei referenti distrettuali per la formazione dei magistrati ordinari
  3. Commissione distrettuale per la formazione dei magistrati onorari
  4. Uffici di formazione del personale amministrativo
  5. Commissione di esami di abilitazione alla professione forense
  6. Collegio regionale di garanzia elettorale

CONCLUSIONI



Eccellentissimo Procuratore Generale, Colleghi della Corte e della Procura Generale, Autorità religiose, civili e militari, Signore e Signori, anche quest'anno ho il privilegio di prendere la parola davanti all'Assemblea della Corte di Appello di Cagliari, per compiere il dovere istituzionale di riferire sullo stato della Giustizia nel nostro Distretto nel periodo compreso tra il 1º luglio 2006 ed il 30 giugno 2007.

Prima di iniziare questa mia relazione, mi sia permesso di indirizzare un personale e cordiale saluto a tutti gli intervenuti: la loro presenza è la testimonianza palmare e visibile dell'attenzione con cui viene seguita l'attività non sempre gratificante di chi, quale operatore del diritto, è chiamato a svolgere un compito delicato, difficile e per sua natura oggetto di critiche, spesso aspre e delegittimanti.

Il saluto della Magistratura sarda va, innanzitutto, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha già dato prova di essere un validissimo referente per il Popolo italiano, sensibile ai valori della Costituzione, garante delle libertà fondamentali dei cittadini. Il saluto è rivolto, altresì, al Governatore della Regione Autonoma di Sardegna, a tutti i Parlamentari nazionali e regionali, ai Prefetti di Cagliari, Sassari, Oristano e Nuoro, al rappresentante del Consiglio Superiore della Magistratura, al rappresentante del Ministro della Giustizia, a tutti i Vescovi della Regione e soprattutto a Mons. Giuseppe Mani, Vescovo metropolita di Cagliari, di cui apprezziamo la grande sensibilità e il suo carisma apostolico.

La Magistratura saluta, altresì, esternando grande riconoscenza e profonda stima, l'Arma dei Carabinieri, la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza e la Polizia Penitenziaria che, con abnegazione e senso di responsabilità, rendono un contributo inestimabile all'opera dei Magistrati.

Altrettanto caloroso e riconoscente è il saluto alla libera Avvocatura del Distretto ed all'Avvocatura dello Stato per l'impegno, la lealtà, la tolleranza quotidianamente manifestata, nonostante le deficienze e le lungaggini di una giustizia affannata.

Un reverente e commosso pensiero agli Avvocati e al personale giudiziario che ci hanno lasciato nell'anno di riferimento: ai loro familiari i segni del nostro cordoglio che non si spegne.

Saluto e ringrazio per l'opera intelligente, fattiva e generosa i Dirigenti, i Segretari, il personale amministrativo di tutti gli Uffici Giudiziari di Sardegna ed il personale U.N.E.P., perché essi rappresentano la struttura portante dell'apparato giudiziario.

Saluto il Magnifico Rettore ed i Docenti dell'Università degli Studi di Cagliari, che si è imposta come centro di formazione e di aggiornamento dei nostri giovani.

Saluto i rappresentanti sindacali ed i rappresentanti della stampa e di tutti i mezzi di informazione, nonché coloro che hanno chiesto di intervenire nel dibattito, ringraziandoli sin d'ora per l'arricchimento che daranno a ciascuno di noi con il contributo delle loro idee.

Il nostro più cordiale benvenuto a tutti i cittadini presenti che sono, in definitiva, i destinatari del servizio giustizia e che, indubbiamente, sono chiamati per primi a valutare le luci e le ombre che hanno caratterizzato il precedente anno giudiziario, al quale questa relazione fa riferimento.

Un ultimo saluto infine ai Magistrati ed al personale amministrativo in pensione, che sono nel nostro ricordo e nel nostro cuore: li ringraziamo per quello che ci hanno insegnato con la loro professionalità e con i loro esempi.

PARTE PRIMA

  1. STATO DELLA GIUSTIZIA IN GENERALE

    Dopo questi brevi e doverosi indirizzi di saluto, passo subito alle valutazioni sullo stato della giustizia in generale.

    Siamo al terzo anno in cui la relazione sul funzionamento dell'attività giudiziaria viene tenuta dal Presidente della Corte di Appello e già avverto un forte disagio nell'annunciarvi che ancora una volta il tempo trascorso non ha portato alcun elemento risolutivo alla crisi della giustizia, anche se accanto alle tante zone d'ombra, alcune delle quali basterebbe veramente poco a rimuovere, è possibile intravedere qualche spiraglio di luce.

    È, come al solito, il profilo quantitativo, quello cioè che concerne il rapporto tra il numero dei provvedimenti pronunciati e quello dei procedimenti che attendono la trattazione, che rappresenta la maggiore preoccupazione, giacchè è proprio esso all'origine della più volte richiamata crisi, consistente essenzialmente nell'esasperante lentezza della definizione dei processi, sia nel settore civile che in quello penale, con la gravissima conseguenza che, nel primo caso, anche la decisione più favorevole non è sufficiente a ristorare la lesione del diritto e, nel secondo, la sentenza di assoluzione, intervenuta dopo anni, non restituisce la dignità violata, mentre quella di condanna, anche se pienamente meritata, viene percepita dal condannato, spesso nel frattempo totalmente cambiato, come una inaccettabile ingiustizia.

    Nel settore civile, la maggiore richiesta di tutela dei diritti e degli interessi, anche nuovi, che si vanno affermando in una società in fibrillazione ed in costante trasformazione, la sofferenza in molti settori dell'economia, i ritardi, gli indugi e forse, anche l'immobilismo, se non addirittura l'indifferenza della Pubblica Amministrazione e, non ultimo, il dannoso rimedio di eliminare l'arretrato giudiziario affidandolo a soggetti non muniti di adeguata professionalità, hanno creato un sovraccarico aggiuntivo al potere giudiziario, che già aveva difficoltà a far fronte ai flussi fisiologici riscontrabili in tutte le società complesse post industriali. Ciò ha determinato e continuerà a determinare ritardi nella definizione dei giudizi civili, ritardi sempre più gravi e sempre più destabilizzanti, perché finiscono con il negare giustizia a chi attende il riconoscimento del proprio diritto.

    Ad aggravare la già difficile situazione va ad aggiungersi il fatto che, nonostante la litigiosità sia eccessiva, gli uffici giudiziari sono rimasti nelle stesse condizioni strutturali e dimensionali di un tempo, oggi del tutto inadeguate e quindi incapaci ad assicurare piena funzionalità. Nulla è stato cambiato: determinati accorpamenti o soppressioni di alcuni uffici giudiziari di ingiustificata esistenza, più volte e da antica data richiesti, non sono avvenuti e neppure è avvenuto l'accorpamento di tanti uffici del Giudice di Pace, sebbene sia stata sempre sbandierata urgenza e necessità di siffatta manovra.

    Non è stata, quindi, recuperata alcuna risorsa, determinando un'ulteriore sottrazione di personale perché, essendovi uffici con vistosi vuoti di organico, quotidianamente si deve provvedere ad applicazioni che, oltre a non giovare né all'ufficio di provenienza del personale applicato, né all'ufficio di destinazione, trattandosi di permanenze discontinue, comportano solo un onere finanziario non indifferente.

    Il vuoto di organico del personale amministrativo è notevole per non dire sconcertante.

    Tanto per citare qualche dato ufficiale riferito dal Ministero della Giustizia – Direzione Generale del Personale e della Formazione, si registra una scopertura di cancellieri C2 quasi del 61%. Ciò nonostante, non si bandiscono concorsi, né si provvede ancora sulle istanze di mobilità avanzate da più parti.

    Nel passato, ma anche nel presente, si è preferito autorizzare assunzioni di personale a tempo determinato, attuando, cioè, la peggiore strategia possibile per la funzionalità degli uffici, ossia la "politica dell'usa e getta" ben nota ed indubbiamente valida per alcuni prodotti in commercio, ma non certo per il personale che deve operare in uffici con servizi delicati e sensibili.

    Il personale assunto a tempo determinato viene addestrato con fatica, dedizione e sacrificio di tempo rilevante da personale referenziato nel singolo settore operativo giudiziario e, quando il livello di apprendimento è finalmente ottimale e gli addestrati sono finalmente produttivi, gli stessi rischiano di essere mandati a casa. Ne consegue che il personale viene usato quando è inefficiente e lo si getta quando finalmente è efficiente.

    Indubbiamente molte riforme hanno, negli ultimi anni, ristrutturato il sistema giudiziario attraverso la istituzione del giudice unico, la creazione di un imponente sistema di magistratura onoraria, attraverso la nuova disciplina del processo contenzioso ordinario e del processo esecutivo, attraverso le nuove procedure concorsuali ed il nuovo rito societario ed attraverso altre opportune innovazioni in materia penale, ma le terapie sperimentate si sono rivelate inadeguate a risolvere la crisi della giustizia che si trascina da tempo. L'opinione pubblica è sconcertata e non riconosce più alla giustizia quella credibilità, di cui, invece, avrebbe tanto bisogno.

    Possiamo rafforzare gli organici, potenziare le risorse, dotare gli uffici di strumenti di massima funzionalità, ma non credo che arriveremo a traguardi ottimali se non cambiamo anche la mentalità, la cultura degli operatori del diritto, formulando nuove modalità anche per la redazione dei provvedimenti e delle sentenze, senza tuttavia impedire il controllo di legalità attraverso la motivazione.

    Certo, la motivazione non può essere una "interna corporis" della magistratura come all'epoca della dominazione spagnola, allorquando il magistrato era un oracolo e come tale insindacabile ed incontrollabile, ma non possiamo neppure continuare ad essere conservatori, aggrappati alle vecchie tecniche e pretendere, nello stesso tempo, che tutto proceda più rapidamente.

    Si può velocizzare il processo quanto si crede, si può fare del processo civile un vero e proprio percorso ad ostacoli facendo proliferare inammissibilità, decadenze, preclusioni, si può ostacolare come vogliamo le strategie defatigatorie, si può arrivare rapidamente alle conclusioni, trasformando termini ordinatori in perentori, ma poi non dobbiamo farci illusioni: il giudizio dovrà necessariamente segnare il passo, perché ogni giudice non potrà redigere in un mese più di un certo ragionevole numero di sentenze, che sarà comunque sempre inferiore – e non di poco – al numero delle cause che nello stesso mese gli saranno assegnate, per cui, di mese in mese, l'arretrato andrà ad aumentare vertiginosamente.

    I possibili rimedi praticabili in sede organizzativa non sono facilmente individuabili, ma, indubbiamente, si impongono perché i cittadini non possono essere privati di un bene e di un servizio essenziale come la giustizia. Arrendersi, significherebbe riconoscere la vittoria a chi si serve della giustizia per ritardare il soddisfacimento dei diritti della controparte, a coloro che commettono prepotenze e prevaricazioni ed alla criminalità, che già spadroneggia a piacimento.

    Occorre, a mio parere, innanzitutto una ottimizzazione dei tempi processuali attraverso la introduzione di strategie operative più adeguate ed un maggiore impegno di tutti i magistrati, rimuovendo quelle sacche di pigrizia, di disaffezione, di pressappochismo che pure ci sono, anche se è doveroso riconoscere che la Magistratura sarda sta compiendo, con sacrificio, abnegazione e senso del dovere, il proprio compito istituzionale, ponendosi quale valido baluardo alla illegalità.

    In questo senso un doveroso plauso va rivolto ai magistrati del Tribunale di Tempio Pausania che, anche nel periodo in esame, si sono distinti per la loro eccellente operosità, che ha consentito di abbattere la pendenza nel settore civile dalle iniziali 3.197 cause alle attuali 2.186 e di contenere la pendenza nel settore penale che da 2.208 processi è passata agli attuali 2.175 procedimenti pendenti.

    Occorrono leggi più chiare, meno fumose, di più facile interpretazione anche per il cittadino che il più delle volte opera in un regime di confusione normativa inconcepibile.

    Rimedio necessario ed urgente è quello di evitare la esasperante e pregiudizievole lentezza dei processi ed una strada percorribile per il settore penale potrebbe essere un maggior ampliamento degli strumenti deflattivi dei carichi di lavoro quali il patteggiamento e la depenalizzazione delle condotte di minore offensività, mentre, per il civile, un ampliamento della cultura della conciliazione, peraltro invocata anche da varie leggi quale quella in materia societaria, una nuova tecnica di motivazione delle sentenze come innanzi precisato ed, infine, una maggiore efficienza della Pubblica Amministrazione in tutti i settori, al fine di evitare il dilatarsi della domanda di giustizia civile.

    Occorre, altresì, aumentare gli organici degli uffici giudiziari, sia quello dei magistrati che del personale amministrativo ed assicurare in tempi brevissimi la copertura dei posti. è necessario sopprimere tanti uffici inutili, superare le varie resistenze anche con riguardo all'aumento degli organici, perché non va dimenticato che nel 1871 con 26 milioni di abitanti il numero dei magistrati era di poco meno di cinquemila unità, mentre oggi, con una popolazione che sfiora i 60 milioni di abitanti e con rapporti più articolati e connotati da una complessità neppure paragonabile a quella del 1871, il numero dei magistrati è di diecimila unità, di cui però una buona parte, o per pensionamento oppure perché in servizio presso altri organismi, non operano nel campo della giurisdizione.

    Occorre che sia dia il maggiore impulso possibile nella copertura dei posti direttivi e degli altri posti vacanti, perché la vacanza prolungata dei posti in organico ha effetti pregiudizievoli ed irreversibili. L'arretrato che si forma nelle lunghe attese di copertura del posto è ineliminabile, nonostante le buone intenzioni nel fronteggiarlo. È del tutto illusorio pensare che il ruolo del magistrato trasferito possa essere trattato proficuamente da altri.

    Occorre – come ha pure riconosciuto lo stesso Ministro della Giustizia – il recupero di efficienza del sistema giudiziario, anche in adempimento dei precisi obblighi assunti dal Governo Italiano in sede europea: recupero che non può essere intrapreso e portato a compimento a costo zero.

    "Il documento di Programmazione Economica-Finanziaria – ha ricordato il Guardasigilli – positivamente innovando rispetto al passato, ha riconosciuto e affermato con forza la centralità del sistema giudiziario ai fini della competitività economica del Paese e quale pilastro dell'ordinamento democratico per la difesa dei diritti individuali e la sicurezza dei cittadini".

    "Il malfunzionamento della Giustizia disincentiva gli investimenti industriali, rende più difficile la nascita di nuove imprese e produce un impatto negativo nella efficienza dei mercati finanziari. Tassi di delinquenza elevata, criminalità e corruzione ostacolano anch'essi lo sviluppo economico ed esercitano un effetto dissuasivo nei confronti degli investitori".

    In questo senso sono in cantiere una sequela di innovazioni normative (Ddl sull'accelerazione dei processi civili e penali, istituzione dell'Ufficio per il processo, informatizzazione di tutto il sistema giudiziario) che non potranno tuttavia sortire l'effetto sperato senza un'adeguata copertura finanziaria e, soprattutto, senza la copertura e l'adeguamento degli organici del personale giudiziario e amministrativo.

  2. LE INNOVAZIONI LEGISLATIVE

    Numerose sono state le innovazioni legislative che si sono avute nell'anno di riferimento, ma poco o nulla tali innovazioni hanno inciso sul processo civile o penale o sull'organizzazione degli uffici giudiziari.

    Tra le più rilevanti vanno ricordate:

    • la tormentata riforma dell'ordinamento giudiziario iniziata con la legge delega 25 luglio 2005 n° 150 e proseguita con una sequela di decreti legislativi, che hanno subito diversi correzioni di rotta con la legge 30 luglio 2007 n° 111.

      La sequela di norme approvate dal Parlamento, pur toccando tematiche importanti, non ha risolto minimamente il problema della eccessiva durata dei giudizi sia civili che penali, ma, forse, li ha allungati perché i magistrati, esposti alle continue verifiche di professionalità, saranno impegnati a fornire un prodotto di qualità con assorbimento di tempi non indifferenti e con ricadute sulla funzionalità degli uffici.

      I Capi degli uffici sono stati trasformati in grandi inquisitori; dovranno abbandonare i compiti della dirigenza, che pure sono impegnativi e gravosi, e dovranno invece studiare attentamente tutti i fascicoli per accertare che tutte le regole processuali siano state rispettate, anche quelle non sanzionate da nullità, con obbligo di denunciare le inosservanze per non essere sottoposti a procedimento disciplinare;

    • il decreto legislativo 25 luglio 2006 n° 240, che ha disciplinato il decentramento delle competenze del Ministero ed i rapporti tra i magistrati dirigenti degli uffici e i dirigenti amministrativi. Il magistrato rimane il "capo dell'ufficio giudiziario", mantenendo la rappresentanza dell'ufficio nel suo complesso, il potere di organizzazione dell'attività giudiziaria e la gestione del personale di magistratura e del suo stato giuridico; spetta invece al dirigente amministrativo la gestione del personale amministrativo, da esercitarsi in coerenza con gli indirizzi impressi dal magistrato dirigente e con il programma di attività da svolgersi, redatto congiuntamente. Il decentramento degli uffici del Ministero e una certa ambiguità dei rapporti con i dirigenti amministrativi e, soprattutto, con gli uffici decentrati, può far temere che possa rimanere condizionato l'esercizio stesso della giurisdizione, specie attraverso la limitazione delle risorse, anche se si riconosce che queste vanno oculatamente gestite.

      Il provvedimento che avrebbe dovuto alleggerire i compiti dei magistrati capi, consentendo loro di dedicare maggior cura alla organizzazione del lavoro dei magistrati, in concreto ha creato, al primo impatto, solo tensioni con i Dirigenti, che sono state man mano appianate con le circolari esplicative ministeriali.

      Tra l'altro, non sono state a tutt'oggi istituite le Direzioni regionali e interregionali, cosicchè la separazione della competenze tra magistrati capi e dirigenti amministrativi ha avuto un effetto alquanto limitato;

    • la legge 31 luglio 2006 n° 241 di concessione di indulto ai condannati, che ha solo vanificato il lavoro dei magistrati, consentendo a 26.752 detenuti in espiazione di pena di lasciare le carceri: il 22% (esattamente 6.124) sono ritornati a delinquere, facendo rientro negli istituti di pena;

    • il decreto legge 4 luglio 2006 n° 223, convertito con modificazione nella legge 4 agosto 2006 n° 248, col quale sono state liberalizzate le tariffe degli avvocati, che ha creato malumori nella categoria professionale, la quale è insorta con una sequela di manifestazioni di protesta, che hanno reso ingestibili i ruoli delle udienze civili e penali e contribuito ad aggravare la pendenza delle cause già di per sé considerevole.

    Alle istanze dell'Avvocatura, tuttavia, non è rimasto insensibile il Ministro della Giustizia che, riconoscendo la specificità della professione forense, si è impegnato, nella prossima riforma degli ordinamenti delle libere professioni, a varare per la professione legale una disciplina svincolata da quella generale.

  3. IL FUNZIONAMENTO DELLA GIUSTIZIA NEL DISTRETTO

    Anche nell'anno di riferimento, nonostante le difficoltà, sono stati raggiunti risultati ragguardevoli al di là delle più ottimistiche previsioni grazie all'impegno ed al senso di responsabilità della Magistratura ordinaria requirente e giudicante, della Magistratura onoraria, dei Dirigenti e di tutto il personale amministrativo.

    L'attività giurisdizionale in Sardegna è diversa solo per dimensione da quella degli altri distretti, atteso il contenuto bacino di utenza rapportato alla popolazione residente.

    I flussi di lavoro nel settore civile sono maggiori rispetto al penale e la differente entità trova causa, da una parte, nell'economia depressa della Regione e, dall'altra, nella inesistenza di fenomeni di criminalità organizzata.

    È doveroso, peraltro, precisare che se di crisi parliamo nel Distretto, essa riguarda esclusivamente gli aspetti quantitativi del prodotto giustizia, ma non certo gli aspetti qualitativi, perché, prescindendosi dalle inevitabili eccezioni, la qualità dei provvedimenti non è affatto compromessa, stante la professionalità degli operatori tutti.

    È altrettanto doveroso segnalare il particolare impegno di tutti i Formatori operanti nel Distretto, sia quelli per la Formazione decentrata dei Magistrati ordinari e onorari, sia i Responsabili dell'Ufficio Formazione per il Personale Amministrativo: i predetti hanno, invero, programmato ed attuato molteplici interventi formativi diretti ad ampliare il patrimonio culturale e la specifica preparazione professionale di ciascun operatore, in piena coerenza con gli obiettivi istituzionali.

    Le tematiche scelte, tenendo presente anche le innovazioni legislative, sono state sempre di gradimento dei frequentatori dei corsi, anche per la qualità dei docenti.

    I corsi non si sono articolati soltanto mediante lezioni o conferenze da parte dei docenti, ma anche attraverso la discussione e la trattazione di casi concreti ed i risultati sono stati proficui.

  4. LA DURATA DEI PROCESSI CIVILI E PENALI E LA SITUAZIONE DEGLI ORGANICI DEGLI UFFICI GIUDIZIARI DEL DISTRETTO

    L'analisi particolare dell'andamento della giustizia nell'ambito del Distretto evidenzia che la durata dei processi civili e penali in ciascuno dei due gradi non ha subito rilevanti modificazioni nell'anno di riferimento rispetto al corrispondente periodo precedente.

    La durata dei processi civili a cognizione ordinaria è stata mediamente di giorni 727,41 per il primo grado e di giorni 881,62 per il secondo grado.

    La durata dei processi penali è stata in media:

    • di giorni 400 per i processi definiti col rito monocratico;
    • di giorni 529,21 per i processi definiti col rito collegiale dai Tribunali;
    • di giorni 365 per i processi definiti dalle Corti di Assise di primo grado;
    • di giorni 741,50 per i processi definiti dalla Corte di Appello;
    • di giorni 140,38 per i processi definiti dalle Corti di Assise di secondo grado.

    In genere le cause penali tra primo e secondo grado trovano definizione dopo cinque anni, mentre le cause civili in un periodo maggiore.

    Purtroppo, presso questa Corte di Appello, attesi i carichi di lavoro, le cause civili hanno una durata non inferiore a tre anni, ma in alcuni casi, ove è maggiore la congestione dei ruoli, l'udienza di precisazione delle conclusioni è fissata a tre anni di distanza. Infatti, sono state già impegnate per la precisazione delle conclusioni udienze del primo semestre del 2010.

    Le cause delle disfunzioni del servizio–giustizia nel Distretto sono tante e note, non ultima la mancanza di fondi, attesa la essenzialità delle risorse economiche in tutti i settori produttivi e, quindi, anche nel sistema giustizia.

    La mancanza di fondi non permette di mantenere a buon livello neppure le dotazioni informatiche, atteso che il rinnovamento delle stesse avviene lentamente e tante di esse sono obsolete e non adeguate a sopportare i nuovi programmi che sono frutto di tecnologie avanzate.

    La causa di disfunzione più incidente è, però, rappresentata dal fatto che in tutti gli uffici, sia giudicanti che requirenti, gli organici non sono adeguati ed è costante la richiesta di aumento delle piante organiche anche del personale amministrativo.

    A parte, infatti, la pressocchè generalizzata scopertura delle piante organiche, che, nel periodo di riferimento, ha raggiunto la punta massima del 6,16% nei Tribunali, del 15,38% nelle Procure e del 25% negli uffici di sorveglianza, sono indubbiamente sottodimensionati i Tribunali di Cagliari e Tempio Pausania in relazione ai rispettivi vasti bacini di utenza e alla crescente domanda di giustizia.

     
    Magistrati organico vacanze Tasso di scopertura
    CORTE D'APPELLO 31 2 6,45%
    PROCURA GENERALE 11 - 0,00%
    TRIBUNALI
    CAGLIARI 59 1 1,69%
    LANUSEI 6 - 0,00%
    NUORO 16 3 18,75%
    ORISTANO 17 1 5,88%
    SASSARI 27 3 11,11%
    TEMPIO PAUSANIA 11 1 9,09%
    MINORENNI 10 - 0,00%
    Totale Tribunali 146 9 6,16%
    PROCURE
    CAGLIARI 21 1 4,76%
    LANUSEI 3 2 66,67%
    NUORO 7 1 14,29%
    ORISTANO 7 - 0,00%
    SASSARI 10 2 20,00%
    TEMPIO PAUSANIA 5 2 40,00%
    MINORENNI CA – SS 12 2 16,67%
    Totale Procure 65 10 15,38%
    UFFICI SORVEGLIANZA
    SORVEGLIANZA CAGLIARI 4 1 25,00%
    SORVEGLIANZA NUORO 2 - 0,00%
    SORVEGLIANZA SASSARI 2 1 50,00%
    Totale Sorveglianza 8 2 25,00%
    Totale Magistrati Distretto CA 261 23 8,81%
    MAGISTRATI DISTRETTUALI 3 1 33,33%

    Angosciante è la situazione della Procura della Repubblica di Lanusei, nella quale è in servizio un unico giovane magistrato alle prese con un elevato numero di denunce: le problematiche connesse alla gestione di tale ufficio ha richiesto il ricorso a continue applicazioni.

    Non meno tranquillante è la situazione della Procura della Repubblica di Cagliari, il cui organico – composto dal Procuratore Capo, 1 Procuratore Aggiunto e 19 Sostituti – è assolutamente insufficiente e richiederebbe la istituzione quantomeno di un secondo posto di Aggiunto e di un altro posto di Sostituto per fronteggiare la rilevantissima mole di lavoro ed il carico di processi, molti dei quali particolarmente delicati ed estremamente gravosi, come quelli di specifica competenza della D.D.A., che normalmente impegnano nelle indagini, volta per volta, più di un Magistrato.

    Altrettanto negativa è la situazione delle piante organiche del personale amministrativo che ha raggiunto nell'intero Distretto un tasso di scopertura complessivo pari al 20,14%, rendendo difficoltosa la gestione dei servizi sino al punto da indurre i Presidenti dei Tribunali a ridurre drasticamente l'orario di apertura al pubblico delle Cancellerie per consentire il disbrigo delle ordinarie incombenze di ufficio.

    Molti sono gli uffici del Giudice di Pace operanti nel Distretto nonostante il modesto numero degli abitanti e quasi tutti sforniti di personale amministrativo. Da anni si richiede la soppressione o l'accorpamento di molti degli uffici esistenti nella Regione, perché non hanno flussi di lavoro considerevoli, ma nulla sino ad oggi è stato fatto, protraendo una situazione insostenibile. In molti uffici non vi sono significative iscrizioni di cause civili ed, ove esistenti, hanno ad oggetto o recupero crediti oppure risarcimento danni in conseguenza di incidenti stradali. I maggiori flussi riguardano opposizioni ad ordinanze–ingiunzioni, che quasi assumono le caratteristiche di procedimenti seriali, non evidenziati, invece, nel settore del contenzioso ordinario. Modesto il numero delle cause penali anche negli uffici di maggiore operatività.

    Bisogna recuperare risorse umane al più presto e, per ottenere siffatto risultato, è necessario – e, lo si è detto tante volte con ripetute relazioni illustrative della situazione – sopprimere od accorpare alcuni inutili uffici del Giudice di Pace, e potenziare, nel contempo, quelli che hanno flussi di lavoro veramente notevoli.

    La scopertura dei posti del personale amministrativo nei vari uffici del Distretto porta ad applicazioni continue e, quasi ogni mattina, questa Presidenza deve emettere provvedimenti di supplenza o di applicazione, sottraendo personale ad uffici che pure non sono ad organico pieno, suscitando in chi li coordina non pochi risentimenti, che sono, però, frutto di una visione egoistica e di scarsa considerazione per le esigenze altrui. Per avere una dimensione della entità del carosello del personale viaggiante, senza peraltro ottenere alcun risultato soddisfacente per lo stesso ufficio destinatario, occorre considerare che nell'anno di riferimento sono stati spesi per missioni relative ad applicazioni disposte per gli uffici giudicanti ben Euro 201.244, 70 e pressocchè eguale importo per gli uffici requirenti.

  5. LA MAGISTRATURA ONORARIA

    Sulla Magistratura Onoraria, ed in particolare sui Giudici di Pace, si deve segnalare che il numero dei procedimenti definiti è stato indubbiamente notevole, anche se trattasi soprattutto di procedimenti aventi ad oggetto opposizioni ad ingiunzioni di pagamento, ma, d'altra parte, non può sottacersi che il profilo qualitativo dei provvedimenti non è affatto apprezzabile.

    Peraltro, il Foro in generale non si è espresso affatto benevolmente nei confronti di una giustizia, indubbiamente rapida, ma non sempre corretta.

    Ovviamente non si può generalizzare siffatto giudizio, perché vi sono giudici di pace nel Distretto che meritano considerazione non solo per il loro impegno, ma anche per la loro professionalità.

    Discorso a parte meritano i Giudici Onorari Aggregati. Le cause iniziate prima del maggio 1995 e pendenti presso i Tribunali furono assegnati alle Sezioni Stralcio, costituite da predetti Giudici, nel dichiarato proposito di azzerare le pendenze entro cinque anni od al massimo in sei anni.

    Non fu all'epoca difficile per gli operatori del diritto prevedere che il sistema non avrebbe dato risultati utili neppure sotto il profilo temporale.

    Si è determinato soltanto una discriminazione tra gli utenti della giustizia, atteso che quelli che hanno avuto la disavventura di iniziare un giudizio o di essere convenuti in giudizio prima del maggio 1995 hanno ottenuto una decisione da un giudice onorario di incerta professionalità nella maggior parte dei casi, stante il reclutamento degli stessi, la entità e le modalità di retribuzione di detti giudici.

    Di contro, quelli che hanno iniziato il giudizio o sono stati convenuti dopo il 30 aprile 1995, hanno ottenuto la decisione da un giudice togato e, quindi, presumibilmente più professionale, con buona pace del principio di eguaglianza di tutti i cittadini che, essendo tutti contribuenti, hanno tutti il diritto di ottenere un servizio giustizia non discriminato.

    Il proposito di quel legislatore, come era facilmente prevedibile, è miseramente fallito.

    Sono decorsi ben dodici anni dal 1995 e cause, che già a quella data erano pendenti da alcuni anni, sono ancora pendenti presso le sezioni stralcio e molte di dette cause dovranno affrontare un giudizio di appello che non sarà certo breve; molte dovranno affrontare anche un giudizio presso la Corte di Cassazione che, ove dovesse cassare con rinvio, determinerebbe ancora un altro grado del giudizio con la conseguenza che non sarebbe sufficiente un ventennio per avere il passaggio in giudicato della sentenza.

    Peraltro, è da aggiungere che il prodotto reso dalle sezioni stralcio, per nulla soddisfacente, ha quadruplicato il numero dei gravami avverso quelle sentenze, per cui si è avuto un aumento inimmaginabile di sopravvenienze presso le Corti di Appello, col risultato che quelle cause, salve rare eccezioni, sono trasmigrate dai Tribunali al giudice del gravame.

    In definitiva, si è avuto soltanto lo svuotamento di un contenitore ed il riempimento di altro contenitore, sito altrove e più in alto.

    Le cause del fallimento delle sezioni stralcio sono sotto gli occhi di tutti: a prescindere dal sistema di reclutamento dei giudici aggregati che non ha certo garantito la professionalità degli assunti, le sezioni sono divenute operative con ritardo e con non poche disfunzioni originarie, perché, già all'inizio, non tutte presentavano un organico al completo. Nel corso degli anni, alcuni giudici aggregati si sono dimessi, altri hanno lasciato per raggiunti limiti di età e, non essendosi provveduto alla nomina di nuovi giudici, né al trasferimento di altri che pure lo avevano richiesto, la situazione è divenuta agonica e, per evitare paralisi nelle sezioni, si sono dovute assegnare le cause ai giudici togati che hanno, così, ereditato ruoli suppletivi ai ruoli già ad essi spettanti.

    Invero, nella sezione del Tribunale di Cagliari non opera più alcun giudice onorario e le cause pendenti al 30 giugno 2007 sono ancora ben 2.200. Il Presidente del Tribunale riferisce di avere operato diversi interventi, assegnando un giudice togato a quella sezione e distribuendo centinaia di cause a tutti gli altri giudici delle sezioni civili, ma il rimedio è stato peggiore del male, giacchè l'arretrato è stato in parte abbattuto, ma ha avuto come effetto trascinante un aggravio delle pendenze dei ruoli dei singoli magistrati.

    Nella sezione del Tribunale di Oristano, nella quale l'ultimo G.O.A. ha cessato le sue funzioni il 31 dicembre 2006, le cause di vecchio rito eliminate sono state soltanto 41 e, al 30 giugno 2007, ne sono rimasti pendenti 123.

    Nel Tribunale di Nuoro, anch'esso ormai privo di giudici onorari aggregati, sono tuttora pendenti 294 cause.

    Nel Tribunale di Sassari, nel quale le cause di vecchio rito sono state parimenti distribuite tra i giudici della sezione civile, la pendenza al 30 giugno 2007 è di 350 cause.

    Nulla è stato segnalato al riguardo dai Presidenti dei Tribunali di Lanusei e Tempio Pausania.

    Per quanto riguarda i Giudici Onorari di Tribunale ed i Vice Procuratori Onorari, è da dire che essi hanno svolto in tutti i Tribunali e le Procure un considerevole lavoro. I G.O.T. in particolare, sono, quali giudici monocratici, titolari di ruoli sia nel settore civile, sia nel settore penale nel pieno rispetto di quanto previsto dall'art. 43 bis dell'Ordinamento Giudiziario, e ciò per far fronte alle carenze o insufficienze di organico.

    Si segnalano, tuttavia, ritardi nel deposito dei provvedimenti e non infrequenti singolarità nelle prassi procedurali e nella interpretazione della legge sostanziale, che mettono in evidenza l'importanza di una costante e più intensa cura dell'informazione giuridica e dell'aggiornamento con corsi di formazione più frequenti finalizzati allo scopo.

  6. Il PATROCINIO A SPESE DELLO STATO

    La facilità con cui è possibile ottenere l'ammissione al patrocinio gratuito continua a far proliferare le istanze di ammissione al patrocinio a spese dello Stato.

    Tutti i Tribunali del Distretto segnalano il costante aumento delle istanze presentate, sia nel settore civile (da n° 1.272 del precedente periodo a n° 1.392 del periodo in considerazione) sia , e soprattutto, nel settore penale (da n° 2.409 a n° 4.455), cui fanno ricorso imputati, condannati e persone offese dal reato, con un abnorme impatto sulla finanza pubblica, pur nel doveroso impegno dello Stato italiano a rendere accessibile la giustizia anche ai non abbienti (art. 24 Cost.).

    La facilità dell'ammissione al gratuito patrocinio sulla base di una semplice autocertificazione si risolve essa stessa in un moltiplicatore di litigiosità, al di là di ogni effettiva esigenza di giustizia, disincentivando il ricorso ai riti alternativi e moltiplicando le impugnazioni manifestamente dilatorie, proposte anche nell'interesse di imputati rimasti contumaci in primo grado e finalizzate alla liquidazione dei compensi.

    Il fenomeno riguarda anche il difensore di ufficio degli imputati irreperibili, che beneficia della liquidazione dei compensi nella misura e con le modalità previste per il patrocinio a spese dello Stato.

    Nel settore penale, in particolare, le liquidazioni degli onorari in favore dei difensori, cui si aggiungono le ordinanze rese sulle relative opposizioni, costituiscono una parte non indifferente dei provvedimenti camerali.

    Si rende, quindi, necessario un più penetrante ed immediato controllo delle dichiarazioni di autocertificazione che accompagnano le domande di ammissione al patrocinio, allo stato non adeguatamente garantito.

    Da alcuni Dirigenti è stato inoltre consapevolmente proposto di prevedere l'esclusione degli onorari nei giudizi di impugnazione nei casi di manifesta infondatezza (la cui valutazione è già demandata ai Consigli dell'Ordine in sede di ammissione anticipata e provvisoria in materia di spese di giustizia nel processo civile, amministrativo, contabile e tributario) e la reintroduzione nel terzo comma dell'art. 571 cod. proc. pen. dei limiti all'appello delle sentenze contumaciali da parte del difensore, che ne era legittimato "solo se munito di specifico mandato rilasciato con la nomina o anche successivamente nelle forme per questa previste", norma eliminata dall'art. 46 della l. 16 dicembre 1999, n° 479.

    È senza significato il fatto che l'importo dei compensi sia passato da € 4.289.357,92 ad € 4.183.212, 56, giacchè l'apparente minore importo è da porre in correlazione con il rallentamento delle procedure di liquidazione.


PARTE SECONDA

LA GIUSTIZIA PENALE
  1. CONSIDERAZIONI GENERALI

    Sullo stato della giustizia penale in generale non possono che ribadirsi le negative valutazioni già formulate nella relazione dello scorso anno.

    Il numero dei reati denunciati è in costante aumento, così come è in aumento la pendenza dei processi penali, non consentendo il numero dei giudici in servizio presso ciascun ufficio giudiziario di eliminare neppure il numero degli affari sopravvenuti.

    Il processo penale procede a rilento a causa delle lungaggini del codice di rito improntato ad un eccessivo garantismo, non sempre giustificato.

    I riti alternativi stentano ancora ad affermarsi, trovando applicazione soprattutto per i reati più gravi e, in particolare, nei processi per delitti di competenza della Corte di Assise.

    L'apporto dei giudici di pace nella materia penale – come meglio appresso si dirà – è di modesto rilievo.

    La percentuale dei reati, di cui restano ignoti gli autori, si mantiene elevatissima.

    Permane ugualmente molto alta la percentuale delle prescrizioni dei reati.

    Il processo penale è nettamente in crisi soprattutto a causa degli inaccettabili tempi che intercorrono tra l'inizio del processo e l'esecuzione della pena.

    È ben nota l'evoluzione storica del ruolo della pena e dei suoi obiettivi e la sua trasformazione da una funzione esclusivamente retributiva a una funzione anche rieducativa e risocializzante del condannato, da strumento di garanzia del potere a mezzo di garanzia della collettività e dello sviluppo della persona.

    Cesare Beccaria scriveva "Quanto la pena sarà più pronta e più vicina al delitto commesso, ella sarà tanto più giusta e tanto più utile".

    Se guardiamo oggi al tempo medio che passa tra il momento in cui è commesso il reato e il momento della esecuzione della pena inflitta al condannato, possiamo affermare che il nostro sistema è distante anni luce dai principi di civiltà che Cesare Beccarla delineò nel lontano 1763 nell'opera "Dei delitti e delle pene".

    L'attuale durata del processo penale costituisce una gravissima lesione dei diritti fondamentali della persona umana e incide fortemente sui livelli di legalità e di democrazia nel nostro Paese. Per queste ragioni l'Italia è stata ripetutamente messa in stato di accusa dagli organismi di giustizia europea, ma nessuna riforma sostanziale e processuale è stata operata, anche se deve darsi atto al Governo dell'apprezzabile impegno che sta portando avanti in questo settore con un disegno di legge (Ddl n° 2664) recante innovative "disposizioni per l'accelerazione e la razionalizzazione del processo penale", che costituisce un'anticipazione del progetto di riforma del codice di rito, la cui bozza è stata già licenziata dalla Commissione presieduta dal prof. Riccio.

    Sia sul detto disegno di legge che sulla bozza del nuovo prodotto normativo, che non nasconde propositi ambiziosi ampiamente illustrati nella parte introduttiva di una relazione assai articolata, devono, tuttavia, esprimersi delle riserve.

    L'intento di fondo è quello di gettare le basi per una ricodificazione che non rinneghi le scelte fatte con la legislazione delegante e delegata del finire degli anni '80 e che, soprattutto, riesca a superare cause e conseguenze di quello che, a torto o a ragione, viene definito come "fallimento" della riforma, nonché di tener conto, oltre che delle esigenze della pratica e dei più recenti progressi scientifici e tecnologici, dei mutamenti intervenuti a livello costituzionale e delle sempre più impellenti esigenze di coordinamento con quanto avviene a livello europeo.

    Molti degli interventi correttivi contenuti nel disegno di legge e nella bozza di riforma sono tecnicamente apprezzabili, come lo snellimento del sistema delle notifiche, la completa rivisitazione della contumacia trasformata in processo in absentia, la nuova disciplina sulla eccezione di competenza per territorio, la limitazione nel campo applicativo della inutilizzabilità degli atti, la riduzione dei casi di obbligatorio deposito ex art. 415 bis c.p.p., per citare i profili più rilevanti. Le soluzioni paiono congrue a sciogliere alcuni nodi che oggi appesantiscono il corso del processo penale connotato da formalismi viziati da esagerato garantismo; ma alcun norme non convincono, come la disciplina in deroga prevista per i giudizi di criminalità organizzata nei confronti dell'imputato irreperibile, che, a mio avviso, non potrà reggere al vaglio di costituzionalità

    E, per converso, sono censurabili certe "timidezze" del disegno di legge in tema di termini per le indagini preliminari, che non possono essere predeterminati nello loro durata. In materia di impugnazioni, poi, non è immaginabile un'effettiva riduzione dei tempi del processo, se non si interviene riducendo i casi di appellabilità. Il "maquillage" proposto sul ricorso di cassazione non è certo decisivo, ma quel che più preoccupa, al di là della esegesi dei singoli articoli, è la mancanza di concreti interventi idonei ad incidere sulla cura delle vere patologie che affliggono quel "grande malato" che è il nostro processo penale.

    Su questo punto molto chiara è la relazione alla "bozza" del progetto di riforma del codice di rito, la quale, in termini molto schietti, sottolinea che, per assicurare il buon funzionamento dei meccanismi della giustizia penale, è indispensabile che questa disponga delle "risorse necessarie" e di "una appropriata organizzazione giudiziaria". Presupposto – si aggiunge – è che "la organizzazione segua e si adegui alle esigenze del processo", e non in contrario. La cura del "grande malato" non può essere, cioè, realizzata attraverso la sola dotazione di un nuovo modello processuale, occorrendo in primis "uno sforzo organizzativo" dei singoli uffici giudiziari attraverso la "razionalizzazione delle risorse, non solo umane".

  2. L'AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA PENALE NEL DISTRETTO

    Il funzionamento della giustizia penale nell'Isola di Sardegna non registra nel complesso dati significativamente diversi da quelli dell'anno precedente.

    La Procura della Repubblica di Cagliari, che è anche sede di Direzione Distrettuale Antimafia, riconferma le peculiarità proprie della realtà isolana, nella quale continuano a dilagare attentati a pubblici amministratori ed alle Forze di Polizia, sequestri di persona a scopo di estorsione di tipo tradizionale e non, incendi soprattutto boschivi, organizzazioni anarco-insurrezionaliste.

    Tali attentati, diffusi soprattutto nelle aree del Centro Sardegna, trovano la loro causale in tutta una serie di atti aprioristicamente ritenuti ingiusti, in quanto lesivi di interessi personali, non di rado di carattere patrimoniale.

    In una situazione particolare, che vedeva la concentrazione di numerosi di questi attentati in un solo Comune dell'Ogliastra, nel contesto di una spregiudicata lotta politica per la conquista della maggioranza consiliare, da parte della D.D.A. è stata ipotizzata la fattispecie di cui all'art. 416 bis c.p. (associazione di tipo mafioso), che è stata, però, ritenuta insussistente dal Tribunale di Lanusei con sentenza del 21 dicembre 2001, contro la quale è stata proposta impugnazione e il relativo giudizio è in fase di definizione.

    Particolare allarme ha suscitato il sequestro di persona in danno dell'allevatore Giovanni Battista Pinna, attuato il 19 settembre 2006 e conclusosi il 28 maggio 2007 con la fuga dell'ostaggio dal luogo nel quale era custodito dopo più di nove mesi di disumana prigionia. Due dei presunti autori di tale gravissimo episodio criminoso sono stati identificati e fermati, con la successiva applicazione della misura cautelare della custodia cautelare in carcere, mentre proseguono le indagini volte a identificare gli altri responsabili.

    Nel periodo successivo a quello in riferimento, e cioè nella notte del 4 ottobre 2007, sono stati sequestrati, all'interno della loro casa di Galtellì, il direttore di banca Giampaolo Cosseddu e la moglie Pietrina Secce; i due ostaggi sono stati liberati l'indomani mattina a seguito della consegna ai banditi della somma di circa 30.000,00 euro trovata nella cassaforte della banca. Le Forze di Polizia hanno avuto notizia del sequestro-lampo solo dopo il rilascio degli ostaggi.

    Pur non potendosi parlare di vera e propria reviviscenza di un fenomeno che, a cavallo degli anni '70 ha caratterizzato la delinquenza nostrana, essendo quello da ultimo verificatosi un episodio isolato, nondimeno occorre bandire ogni forma di trionfalismo quale quella che vorrebbe del tutto superato il problema, per essere ormai divenuto il "sequestro" un delitto troppo arcaico perché possa sopravvivere in una società in profondo cambiamento anche sotto il profilo criminale.

    Gli specialisti in tale settore criminale, lungi dall'avere del tutto abbandonato questo tipo di reati, hanno negli ultimi tempi mutato strategia, ponendo in essere alcuni episodi di "sequestro lampo", per la verità avvicinabili, per le concrete modalità di esecuzione, più alla rapina che non al sequestro tradizionale.

    Risulta in sensibile diminuzione il numero degli incendi boschivi grazie anche alla recente costituzione all'interno del Corpo delle Guardie Forestali della Regione Autonoma della Sardegna di appositi nuclei investigativi, che hanno consentito di accertare, con crescente frequenza, cause e modalità degli incendi e di individuare la maggior parte dei responsabili.

    Le numerose indagini in proposito espletate hanno permesso, da un lato, di escludere che dietro a questa specifica forma di delinquenza vi siano delle strutture criminali organizzate e, dall'altro, di acquisire la convinzione che la causale di essa presenti per lo più i connotati dell'occasionalità.

    Non si sono ancora spenti i segnali di una ripresa del fenomeno terroristico, come emerge dal sempre assai consistente numero dei procedimenti iscritti, che riguardano episodi delittuosi di tale matrice.

    In materia di traffico organizzato di sostanze stupefacenti il dato di novità è costituito, non tanto dal numero dei procedimenti e degli indagati, quanto invece dalla diversa e più complessa configurazione dei sodalizi criminosi che ha comportato un salto di qualità verso un traffico sempre più integrato in un contesto internazionale ad ampio raggio, che coinvolge Paesi come la Turchia, la Colombia ed il Brasile.

    In questo settore si sono rivelati di estrema utilità sia l'utilizzo dello strumento delle intercettazioni telefoniche e ambientali, sia il ricorso ai c.d. "collaboratori", che in molti casi hanno consentito lo smantellamento di pericolose organizzazioni criminali.

    Segnala al riguardo il Procuratore della Repubblica di Cagliari l'effetto devastante che ha avuto sul fronte del "pentitismo" la normativa in tema di bilanciamento delle circostanze aggravanti e attenuanti, in virtù della quale di recente il Tribunale si è trovato a dover irrogare ad un soggetto, che aveva fornito la più ampia e concreta collaborazione, una pena di 17 anni e 10 mesi di reclusione, assai superiore a quella inflitta a soggetti che non avevano collaborato.

    In forte espansione appare nell'Isola anche il fenomeno della prostituzione, che vede coinvolte per lo più donne extracomunitarie (in prevalenza Nigeriane ed Albanesi, cui si aggiungono le non poche provenienti dai Paesi dell'Est Europeo).

    Le indagini relative a tale forma di delinquenza, che un tempo erano finalizzate all'accertamento dei reati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, negli ultimi tempi si vanno sempre più orientando verso l'accertamento di ben più gravi delitti , come quelli di riduzione in schiavitù, di tratta di persone o di traffico di essere umani.

    Dalle indagini relative a questi ultimi episodi sono emerse forme di collegamento fra individui di origine nigeriana dediti al traffico della droga con altri che si occupano della tratta di donne e del loro sfruttamento ed altri ancora del trasferimento nel Paese africano del danaro frutto delle attività illecite, effettuato tramite altri soggetti che svolgono la funzione di collettori delle ingenti somme.

    Per quanto attiene al campo dell'eversione viene segnalato come negli ultimi anni, attraverso la rivendicazione di una serie di attentati e l'invio di risoluzioni strategiche, si siano manifestate due nuove sigle eversive, quella dei Nuclei Proletari per il Comunismo (N.P.C.) e quella dell'Organizzazione Indipendentista Rivoluzionaria (O.I.R.).

    Penetranti indagini svolte dalle DIGOS del Distretto hanno consentito di identificare in molti casi sia i partecipi delle due associazioni che gli autori degli attentati, nei confronti dei quali sono state emesse numerose ordinanze di custodia cautelare in carcere per violazione dell'art. 270 bis c.p., che sono state confermate dal "Tribunale della Libertà".

    Sono in corso presso la Procura Distrettuale indagini su alcune rapine perpetrate ai danni di Istituti Bancari ed Uffici Postali, al fine di verificare se il danaro confluisca, attraverso intermediari o prestanomi, in Società immobiliari del Nord Sardegna, ove verrebbe ripulito, garantendo investimenti altamente redditizi.

    Vi è stato nel Circondario di Cagliari un considerevole aumento degli omicidi volontari (13 consumati e 16 tentati), maturati per lo più in ambiente familiare in seguito a contrasti interpersonali, poi degenerati in fatti di sangue. I responsabili di siffatti delitti sono stati rapidamente individuati e già giudicati, quasi sempre col rito abbreviato.

    Sono ancora aumentati i reati di violenza sessuale (n° 116), per lo più ai danni di minori, così come sono cresciuti i reati contro la Pubblica Amministrazione (n° 618), quelli in materia di edilizia e urbanistica (n° 597) e quelli c.d. "societari" (n° 167), anche se va registrata una sensibile diminuzione delle bancarotte fraudolente (n° 25).

    Quanto al resto, dall'esame dei dati statistici emerge come il numero dei reati contestati sia pressoché costante, così come costante è, del resto, il numero dei procedimenti esauriti nel corso dell'anno.

    Nel periodo che interessa sono stati iscritti, infatti, n° 16.923 procedimenti contro noti e n° 23.397 procedimenti contro ignoti, mentre ne sono stati definiti 16.471 contro noti e 21.584 contro ignoti.

    Il complesso di tali dati attesta che ciascun Sostituto della Procura della Repubblica di Cagliari continua ad introitare annualmente una media di 2.000 procedimenti, fra noti e ignoti, riuscendo a definirne nello stesso arco di tempo un numero di poco inferiore rispetto alle sopravvenienze.

    Tale sovraccarico di lavoro, in relazione al quale la durata media delle indagini si attesta a circa 440 giorni, ha indotto la Procura a delle scelte organizzative, quali quella della istituzione di uffici centralizzati deputati alla notifica dell'avviso di conclusione delle indagini, ex art. 415 bis c.p.p., e alla gestione dei fascicoli in fase dibattimentale dei processi di competenza del Tribunale e del Giudice di pace.

    Persistono, tuttavia, fattori negativi incidenti sulla sollecita definizione delle indagini, consistenti, da un lato, nella inadeguatezza degli organici e, dall'altro, in quella serie di regole recenti, definite di garanzia, che hanno avuto l'unico effetto di appesantire ancor di più l'iter processuale, senza aumentare, peraltro, concretamente i diritti di difesa del cittadino.

    Particolarmente utile è stato l'adeguamento del numero dei vice procuratori onorari: nella stragrande maggioranza dei casi trattasi di giovani laureati in attesa di una collocazione nel mondo del lavoro più duratura, che li porta quindi a dedicarsi precipuamente ad altre attività, quali lo studio in vista di concorsi o l'esercizio della professione forense, ed a trascurare così i compiti loro demandati dall'Ordinamento Giudiziario.

    Quanto al problema delle intercettazioni, è da dire che per quelle telefoniche si sono avuti dati quasi identici rispetto all'anno precedente (1.198 rispetto alle 1.193 del decorso anno), mentre si è avuta una consistente crescita di quelle ambientali, passate da 158 a 207 in correlazione con le esigenze investigative connesse alla vicenda del sequestro Pinna, per le quali, in considerazione dell'ambiente poco disponibile a forme di collaborazione da parte dei cittadini, si è dovuto far leva soprattutto proprio su tale strumento tecnico.

    Le spese sostenute per tale mezzo di ricerca della prova sono state particolarmente elevate e, proprio per questo, è in fase di definizione una complessa trattativa che le Procure della Repubblica di Cagliari e di Nuoro stanno conducendo coi noleggiatori degli apparati per un radicale contenimento della spesa.

    Sotto il profilo operativo la Procura della Repubblica di Cagliari sottolinea che l'entrata in vigore della legge sul Giudice unico ha comportato un assai rilevante aumento delle udienze penali, per nulla compensato da un eventuali aumento dell'organico dei Magistrati della Procura, invano da tempo sollecitato.

    L'attività del Giudice di pace con competenza penale, mentre ha alleggerito il lavoro del Tribunale, non ha comportato sostanziali vantaggi per il P. M., tenuto conto dei numerosi compiti attribuitigli dalla legge che disciplina la materia.

    La depenalizzazione non ha finora avuto i benefici risultati sperati, anche perché nel frattempo si è dato vita ad una nuova produzione legislativa, contenente norme la cui violazione comporta delle sanzioni penali.

    In materia di esecuzione penale viene, da ultimo, segnalata la difficoltà di rendere effettiva la sentenza di condanna anche per effetto della c. d. "Legge Simeone" che, imponendo la sospensione obbligatoria della pena, comporta inaccettabili ritardi in attesa delle decisioni del Tribunale di Sorveglianza, peraltro già oberato da ulteriori e ancor più gravosi compiti.

    La conseguenza è che soggetti condannati a pena non superiore ai tre anni di reclusione o a sei anni, se tossicodipendenti, restano in libertà per lungo tempo in attesa della pronuncia dell'appena richiamato Tribunale di Sorveglianza sulla eventuale applicazione di misure alternative alla detenzione.

    La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari, che è la seconda dell'Isola sia per carico di lavoro che per estensione territoriale, nel decorso anno ha potuto operare – unica fra le sedi del Distretto – con l'organico al completo, costituito dal Procuratore, da 9 Sostituti e da 8 Vice Procuratori Onorari, i quali ultimi – come espressamente sottolineato dal Dirigente dell'ufficio – hanno offerto un contributo di grande rilevanza, sostenendo l'accusa in ben 1.386 udienze (841 davanti il Tribunale monocratico, 401 davanti ai Giudici di pace e 126 davanti al Giudice civile).

    Anche in tal caso, per poter garantire una ancor maggiore funzionalità, sarebbe auspicabile quantomeno l'istituzione del decimo posto di Sostituto, giacchè si è registrato un aumento delle iscrizioni sia dei procedimenti a carico di noti (in misura pari al 18%) che in quelli di cui al mod. 44 (in misura pari all'8% circa).

    Viene segnalato nell'ambito di quel Circondario un notevole incremento delle rapine (ben 106), specie quelle ai danni di Istituti Bancari e di Uffici Postali, che hanno sostituito nella mentalità del banditismo sardo tradizionale il più complesso ed articolato delitto di sequestro di persona a scopo di estorsione; il considerevole aumento del numero dei furti, che sono stati 5.069; un maggior numero di estorsioni, salite a 35.

    Otto sono stati, invece gli omicidi volontari, mentre vi è stata una notevole contrazione del numero degli omicidi colposi, che sono stati 48, di cui 22 per violazione delle norme del Codice della strada.

    Pressoché stabile è rimasto il numero dei delitti in materia di criminalità informatica (30 casi), che vede, peraltro, coinvolti in maniera sempre più crescente soggetti minorenni, mentre sono in sensibile aumento i delitti contro la famiglia e quelli di violenza sessuale (in numero di 48), per i quali in molti casi si è fatto ricorso a misure cautelari, anche detentive.

    I reati in materia di frodi comunitarie sono stati 125 e 17 quelli in materia di diritto penale dell'economia.

    Assai rilevante sono stati in quel Circondario nel periodo di riferimento il numero dei reati contro la P.A. (ben 417 segnalazioni), il numero dei reati contro l'incolumità pubblica e la salute dei cittadini (271), nonché quello dei reati in materia di edilizia e urbanistica (401) e in materia di tutela ambientale e del territorio (149).

    Desta in quel territorio particolare allarme il fenomeno del traffico degli stupefacenti, che è stato in parte arginato grazie ad una persistente attività di intercettazione telefonica, che ha consentito di addivenire all'arresto di numerosi soggetti ed al sequestro di ingenti quantitativi di eroina e cocaina.

    Pressoché stazionario è stato il numero delle intercettazioni telefoniche (da 533 bersagli a 528), con un leggero incremento per quelle ambientali (da 28 bersagli a 48), anche se è da dire che è stata pressoché dimezzata la spesa sostenuta per dette intercettazioni, che è passata da € 1.570.964,20 a € 843.573,56.

    Il Procuratore della Repubblica di Sassari segnala, infine, gli effetti sempre più positivi dei riti alternativi, con un significativo aumento dei casi di "patteggiamento allargato".

    La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nuoro, che formalmente ha l'organico – composto dal Procuratore e da sei Sostituti – al completo, nel decorso anno ha dovuto far fronte alla sempre più rilevante mole di lavoro con un ridotto numero di Magistrati, stante la prolungata assenza di due di essi per motivi di salute e l'applicazione di un terzo Sostituto, per un periodo continuativo di quattro mesi, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lanusei, il cui organico – come sarà meglio precisato in seguito – risulta, allo stato, quasi azzerato.

    In siffatta situazione l'Ufficio ha dovuto affrontare un aumento di quasi il 10% delle iscrizioni nel Registro Noti, con un assai significativo aggravio del carico di lavoro.

    Al fine, comunque, di abbattere l'arretrato maggiormente significativo frattanto accumulatosi, il Dirigente della Procura ha provveduto ad un riordino dell'organizzazione interna dell'Ufficio mediante la creazione di diversi gruppi di lavoro e l'assegnazione a ciascun Sostituto di una unità di personale amministrativo e di una unità di personale di p.g., così da rendere ciascuno dei Magistrati autosufficiente nel disbrigo degli affari assegnati.

    A parte tali difficoltà operative, altre ben più incresciose situazioni si sono verificate in quella Procura della Repubblica a causa della ripetuta fuga di notizie riservate, correlate a parentele ed amicizie fra personale dell'Amministrazione giudiziaria, da una parte, e giornalisti e pregiudicati, dall'altra, con conseguenti rilevanti danni alle indagini.

    Tali inconvenienti hanno comportato un andamento del tutto insoddisfacente dell'attività giudiziaria, che ha comportato un progressivo aumento dell'arretrato e una dilatazione dei tempi di definizione dei processi.

    L'andamento della criminalità in quel territorio è stato caratterizzato da un non trascurabile incremento degli omicidi volontari (ben 18), delle rapine ai danni di istituti bancari ed uffici postali (17), dei furti (2.211), dei reati di violenza sessuale (22) e di quelli in materia di tutela ambientale e del territorio (61) e di urbanistica (385), nonché dei reati in materia di criminalità informatica (ben 120), di quelli di bancarotta (45), di quelli contro la P.A. ( 326!) e di quelli, infine, contro l'incolumità pubblica e la salute dei cittadini (ben 298).

    Un leggero decremento è stato registrato, invece, per i reati societari (appena 3), per quelli in materia di diritto penale dell'economia (2) e per le frodi comunitarie (10).

    Particolare attenzione è stata rivolta ai criteri di cui all'art. 4 D. L.vo n° 106/2006 con riferimento all'organizzazione della Sezione di p.g. ed alle intercettazioni, relativamente alle quali, a causa delle numerose problematiche insorte nel passato, si è provveduto a responsabilizzare ulteriormente il personale delle varie aliquote della Sezione di p.g., mentre, per contenere le spese delle intercettazioni, che nel recente passato erano aumentate a dismisura, è stata avviata una sperimentazione, affidando la gestione delle attività tecniche a due nuove Società: il tutto con risultati estremamente positivi, che hanno comportato una notevole diminuzione della spesa.

    Le doglianze circa la carenza e l'insufficienza dell'organico, sia dei Magistrati che del personale amministrativo, riguardano in larga misura anche la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Oristano, che per un lungo periodo si è trovata a dover contare unicamente sulla presenza di due Sostituti (il dott. Paolo DE FALCO e la dott.ssa Luisa FERRACANE) sui sei previsti in organico, che da soli hanno dovuto far fronte alla grande mole di lavoro esistente, oltre che alle incombenze di carattere amministrativo normalmente svolte dal titolare dell'Ufficio.

    Ai predetti due Magistrati il Procuratore Generale ha dato atto di essere riusciti a garantire il corretto esercizio dell'azione penale, nel costante rispetto dei principi che presiedono il "giusto processo", a dispetto dell'assenza del Procuratore e di ben quattro Sostituti.

    Il Procuratore Capo, che si è insediato solo di recente, ha segnalato che, col contributo di tutti i Sostituti attualmente presenti, sta predisponendo i nuovi criteri organizzativi dell'Ufficio, al fine di conseguire la massima efficienza possibile.

    Nel periodo di riferimento nel territorio di quel Circondario si è avuto un significativo aumento degli omicidi colposi (ben 52 iscrizioni!), delle rapine (64, di cui 10 ai danni di istituti bancari ed uffici postali), delle estorsioni (13) e dei furti (ben 2.244).

    Nel corso dell'anno sono stati perpetrati 2 sequestri di persona a scopo di estorsione, per uno dei quali le indagini sono tuttora pendenti davanti la Procura Distrettuale Antimafia di Cagliari.

    In continuo e costante aumento sono i delitti di violenza sessuale (ben 31 procedimenti penali), i delitti contro l'incolumità pubblica e la salute dei cittadini (284 iscrizioni), quelli in materia di tutela ambientale e del territorio (61 iscrizioni), in materia di edilizia e urbanistica (193) e di criminalità informatica (290), mentre modesto permane il numero dei reati societari (4), di bancarotta (11), di usura (1) e in materia di frodi comunitarie (11).

    Notevolmente diminuito è il numero delle intercettazioni, passate dalle 109 del decorso anno alle 80 del periodo che interessa, con una sensibile diminuzione della relativa spesa (da € 423.734,29 ad € 65.828,00).

    Estremamente grave appare la situazione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Tempio Pausania, che è rimasta priva del titolare per quasi un anno, con la presenza di due soli magistrati di prima nomina sui quattro previsti nella pianta organica.

    La Procura Generale, onde ovviare almeno in parte all'inconveniente, ha dovuto far ricorso ad applicazioni, riuscendo fortunatamente ad ottenere dal C.S.M. un'applicazione extradistrettuale. Ciò, peraltro, è valso appena ad assicurare lo smaltimento del lavoro corrente, laddove sarebbe stato indispensabile, in un territorio ad alto tasso di criminalità, specie con riferimento ai settori dello spaccio degli stupefacenti, dei reati contro la P.A., dei reati societari e in materia di tutela dell'ambiente e del territorio, poter contare su un Ufficio ad organico completo.

    È da segnalare, infatti, che il Circondario che interessa, a cagione delle particolari condizioni economiche e geografiche del territorio, non ultima la vicinanza alla Corsica, è divenuto nel tempo il crocevia ideale per traffici di armi e di stupefacenti.

    La situazione socio-economica in continua espansione ha determinato l'affermarsi di flussi migratori anche dall'interno dell'Isola, oltre che dai Paesi dell'Est europeo, con i relativi e paralleli modelli delinquenziali.

    È, invero, in netta espansione il racket della prostituzione e il fenomeno delle rapine, anche presso Istituti bancari.

    Frequenti sono stati gli episodi di usura e di riciclaggio di proventi illeciti, che richiederebbero un miglioramento ed un potenziamento, sia sotto il profilo quantitativo che sotto quello della professionalità, degli investigatori.

    Analogo discorso va fatto per il delicatissimo ambito dei maltrattamenti in famiglia e degli episodi di violenza sessuale, specie ai danni di minorenni, che sono in costante aumento e che si potrebbero prevenire con la presenza di investigatori dotati di specifica professionalità.

    Per taluni tipi di reati, specie in materia di prostituzione, di spaccio di stupefacenti, di rapine agli sportelli bancari ed agli Istituti Postali è indispensabile avvalersi del sistema delle intercettazioni, che ha indubbiamente i suoi costi, ma che in genere si rivela estremamente utile ai fini investigativi.

    Nel periodo in esame le intercettazioni disposte da quella Procura sono state n° 59, delle quali 50 telefoniche e 9 ambientali, con spese fatturate per un importo complessivo di € 18,000,86.

    Per quel che concerne il terreno delle riforme, il Dirigente dell'ufficio segnala che la nuova normativa in materia di indagini difensive ha creato interferenze negative sulle indagini più complesse in tema di omicidi e rapine e che dati ancor più negativi hanno comportato i meccanismi della legge n° 60/2001 sulla difesa d'ufficio, con la creazione del noto call-center centralizzato per la ricerca del difensore di ufficio, che genera intralci e ritardi sia alla p.g. che agli uffici del P. M..

    Ulteriori, gravissimi disagi vengono segnalati a causa dell'avvenuta chiusura della Casa Circondariale, che comporta il necessario trasferimento a Sassari di tutti gli arrestati, con conseguenti frequenti e costosissime trasferte del personale della Polizia Penitenziaria.

    Ancor più delicata appare la situazione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lanusei, da oltre un anno priva di uno dei due Sostituti previsti in organico e, da qualche mese, pure del Capo dell'Ufficio.

    Anche in tal caso si è resa necessaria una serie di applicazioni, peraltro non continuative, di magistrati di altri Uffici requirenti del Distretto per far fronte ad una imponente recrudescenza del fenomeno delinquenziale, che negli ultimi tempi si è manifestata con la perpetrazione di un rilevantissimo numero di delitti contro la persona, di delitti contro il patrimonio (specificatamente rapine contro furgoni postali e ai danni di Istituti di credito), di delitti di porto in luogo pubblico e detenzione illegale di armi ed esplosivi, oltre che di estorsioni.

    In particolare sono stati segnalati:

    1. un aumento degli omicidi colposi (da 9 a 14), delle estorsioni (da 5 a 6), dei reati di violenza sessuale (da 7 a 11), dei reati contro l'incolumità pubblica e la salute dei cittadini (da 77 a 148), dei reati in materia di edilizia ed urbanistica (da 197 a 202);
    2. uno stabilizzarsi del numero degli omicidi volontari (1, così come nel decorso anno), delle rapine (18, al pari dell'anno precedente) e dei reati in materia di frode informatica (75 a fronte di 79 del periodo antecedente);
    3. una sostanziale diminuzione dei furti (da 815 a 675), dei reati contro la P.A. (da 108 a 63) e dei reati in materia di ambiente e territorio (da 245 a 138);
    4. l'iscrizione, infine, di un reato societario e di un reato in materia di frodi comunitarie, a fronte di nessun caso nel periodo precedente.

    Quanto alle intercettazioni telefoniche e ambientali, è stata registrata una diminuzione (da 86 a 66): il che ha comportato una notevole flessione delle spese (€ 124.412,98 a fronte di € 240.655,58).

    Sul punto va sottolineato come la pressoché generalizzata omertà riscontrabile nel territorio ogliastrino imponga, specie in occasione del verificarsi di gravi fatti delittuosi (omicidi, sequestri di persona a scopo di estorsione, rapine ed estorsioni), il ricorso a siffatte indagini tecniche, anche per rilevanti periodi di tempo, con conseguenti rilevanti aggravi finanziari.

    La situazione estremamente critica, determinata dalla scopertura degli organici, ha comportato un notevole aumento delle pendenze ed una stasi nelle indagini relative ai seguenti gravi reati, pei quali ancora non sono stati individuati gli autori:

    • 4 omicidi, 1 tentato omicidio e 12 rapine aggravate perpetrati nel 2001;
    • 11 omicidi, 3 tentati omicidi e 18 rapine aggravate perpetrati nel 2002;
    • 4 omicidi, 1 tentato omicidio e 18 rapine aggravate perpetrati nel 2003;
    • 4 omicidi, 3 tentati omicidi e 11 rapine aggravate perpetrati nel 2004;
    • 1 omicidio, 4 tentati omicidi ed 1 rapina aggravata perpetrati nel 2005;
    • 1 omicidio, 8 tentati omicidi e 21 rapine aggravate perpetrati nel 2006.

    Nel tirare le conclusioni sulla precaria situazione in cui versano tutti gli uffici requirenti, il Procuratore Generale, nella sua relazione, ha ribadito con forza "che, se si vuole ottenere una risposta soddisfacente in ordine alla miriade dei problemi che assillano il delicatissimo settore della Giustizia, è assolutamente indispensabile per prima cosa che da parte del legislatore vi sia una maggior considerazione per gli Uffici del settore requirente, che sono il motore propulsore dell'attività giudiziaria".

    "In caso contrario – sottolinea il P.G. – la quasi totalità di quelle che potremmo definire le Procure "di frontiera" – quali, per la Sardegna, le Procure di Nuoro, Tempio Pausania e Lanusei, che abbracciano territori da sempre ad alto tasso di criminalità – rischieranno sicuramente la paralisi".

    "Ed invero – aggiunge il P.G. – mentre vi è il fondato timore che a breve tali Uffici possano restare privi della maggior parte del personale (Magistrati e Funzionari) previsto in organico, la delinquenza organizzata prosegue imperterrita sulla strada del crimine, mettendo a repentaglio vite umane, come nei recentissimi episodi verificatisi, l'uno a Orosei qualche mese fa, con un sequestro di persona c.d. "lampo", risoltosi solo per caso senza danni alle persone, e l'altro a Pula, un centro quasi alle porte di Cagliari, con una rapina all'interno di un Ufficio postale che ha provocato la morte di uno dei malviventi ed il ferimento di un innocuo passante, che trovasi purtroppo in fin di vita".

    Meno allarmante appare lo stato della giustizia penale con riguardo agli uffici giudicanti.

    Nel periodo di riferimento intensa è stata, infatti, l'attività definitoria dei processi di primo grado, sia nella fase delle indagini preliminare (n° 62.202 processi, di cui 32.796 per archiviazione contro ignoti) sia nella fase dibattimentale (n° 7.758 processi), così come quella dei giudizi di secondo grado (n° 2.365 processi).

    Il particolare impegno dei magistrati del settore penale ha consentito di ridurre la pendenza nei Tribunali di Nuoro, Lanusei e Tempio Pausania e di contenerla in limiti accettabili nei Tribunali di Cagliari, Sassari e Oristano e nella Corte di Appello.

    Dato confortante è la minore durata dei processi, anche se non può dirsi ancora raggiunto il livello ottimale stabilito dalle pronunce della Corte di Giustizia Europea.

    L'adeguamento degli organici, più volta reclamato e a tutt'oggi rimasto inattuato, e strumenti processuali meno farraginosi consentirebbero indubbiamente di ottenere migliori risultati con una più soddisfacente risposta alla domanda di giustizia.

  3. LA TIPOLOGIA DELLA CRIMINALITÀ NEL DISTRETTO

    1. DELITTI SOGGETTIVAMENTE ED OGGETTIVAMENTE POLITICI

      Alquanto contenuto è stato nel periodo in esame il numero dei delitti oggettivamente e soggettivamente politici: complessivamente le denunce sono state n° 30 per fatti, peraltro, di scarso rilievo, ma non sono stati registrati episodi criminosi di matrice fondamentalista islamica o attività politiche o religiose esplicitamente finalizzate a suscitare attentati o generici atti di violenza ispirati al concetto di "Jihad".

    2. ASSOCIAZIONI DI TIPO MAFIOSO

      Il fenomeno della criminalità di tipo mafioso non è a tutt'oggi attecchito nell'Isola di Sardegna, anche se è da dire che sono massicciamente presenti pericolose organizzazioni che operano nel traffico di sostanze stupefacenti e nel riciclaggio di proventi illeciti. Tali organizzazioni, che agiscono in collegamento con gruppi di altre regioni dello Stato e di altri Paesi anche extraeuropei, possono da un momento all'altro sconfinare in altri settori produttivi ed assumere connotazioni ben diverse anche per la tendenza della criminalità sarda ad adeguarsi ad omologhe forme di criminalità presenti in altre regioni della penisola.

    3. DELITTI DI OMICIDIO

      • Omicidi volontari

        Nel periodo in esame si sono verificati nel territorio del Distretto 58 omicidi volontari (3 in più del periodo precedente). La maggior parte di tali episodi delittuosi sono stati motivati da ragioni di vendetta o rendimento dei conti, più frequentemente da faide paesane.

        Un dato allarmante è ancora costituito dalla constatazione che in alcuni omicidi consumati o tentati (quelli commessi a scopo di rapina) sono implicati cittadini extracomunitari, che hanno agito anche con la complicità di loro connazionali.

      • Omicidi colposi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e del codice della strada

        In lieve aumento è il numero degli omicidi colposi sia con violazione delle norme del codice della strada sia per violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro.

        Nel territorio del Distretto nel periodo di riferimento ne sono stati registrati 344, dei quali n° 219 a seguito di incidenti stradali e n° 24 a seguito di infortuni sul lavoro.

        Nelle vicende relative ad omicidi per violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro permane la diffusa tendenza a trascurare l'osservanza delle cautele antifortunistiche in materia di ponteggi nei cantieri di lavoro e di uso di mezzi protettivi, oltre che un larghissimo ricorso al "lavoro nero".

    4. REATI CONTRO IL PATRIMONIO: FURTI – RAPINE – ESTORSIONI – SEQUESTRI DI PERSONA

      Allarmante è il numero dei reati contro il patrimonio commessi nel territorio del Distretto nel periodo in esame.

      Sono stati, infatti, registrati:

      • ben 26.248 furti (a fronte dei 19.874 del periodo precedente);
      • 635 rapine (a fronte delle 479 del periodo precedente), delle quali 27 in danno di istituti bancari, 14 in danno di uffici postali, 111 in pregiudizio di privati cittadini, 13 in case di abitazione;
      • 145 estorsioni (a fronte delle 102 del periodo precedente);
      • 2 sequestri di persona a scopo di estorsione.

      L'aumento di tale fenomeno criminale è da porre in correlazione con il massiccio ingresso nel territorio isolano di extracomunitari, i quali, non trovando occupazione lavorativa, si dedicano a furti in abitazioni o a rapine, spesso con la complicità di donne e minori non imputabili.

    5. REATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

      Sono in apparente lieve diminuzione i reati contro la pubblica amministrazione: i reati denunciati sono stati, infatti, n° 2.026, mentre nel periodo precedente sono stati n° 2.098.

      Per la maggior parte, le segnalazioni hanno ad avuto ad oggetto abusi di ufficio e, in minima parte, fatti di corruzione (n° 18), anche se la scarsezza di incisive denunzie in tale settore non appare indice di una più corretta gestione del bene pubblico o di una maggiore efficienza della pubblica amministrazione, ma piuttosto della imperante ritrosia a rivelare i comportamenti vessatori subiti.

      La normativa in materia purtroppo rimane restrittiva, riducendo il campo di intervento del giudice penale.

    6. REATI COMMESSI DA CITTADINI STRANIERI

      In crescente aumento sono i reati commessi da cittadini stranieri, regolari e non, che si sono insediati nel territorio dell'Isola sulla scia dell'incessante flusso migratorio proveniente dai paesi del Nord Africa o dai paesi asiatici.

      Il numero dei procedimenti penali iscritti a loro carico nel periodo 1 luglio 2006-30 giugno 2007 è stato di 3.116, quasi il doppio del periodo precedente (n° 1.993), e tale dato desta non poca preoccupazione in relazione alla esistenza di compagini criminali radicate nel territorio sempre più spesso impegnate nella immigrazione clandestina e nello sfruttamento della prostituzione, con metodi particolarmente violenti e forme di coartazione fisica e psicologica nei confronti delle donne sfruttate: violenza che viene esercitata anche nelle rapine. Altra attività che caratterizza dette compagini è la clonazione, ovvero la contraffazione degli strumenti elettronici di pagamento e la loro utilizzazione: fenomeni che si sono pure verificati in Sardegna.

      Oltre che alla tratta, le organizzazioni risultano ordinariamente dedite a furti con destrezza, cui si dedicano per l'intera giornata, e con estrema mobilità sul territorio e con l'impiego centinaia di donne, spesso minori e nomadi di particolari etnie.

      Si segnala la difficoltà della loro identificazione in quanto gli stessi forniscono spesso false generalità, declinando dati anagrafici non corrispondenti al vero, eventualmente al fine di beneficiare del divieto di espulsione previsto per i minori dall'art. 19 del testo unico sull'immigrazione (d. lgs. 25 luglio 1998, n° 286), mentre sono ancora da verificare gli effetti della legge n° 189/2002 che ha previsto come obbligatori i rilievi foto-dattiloscopici "qualora vi sia motivo di dubitare della identità personale" (art. 7, che ha modificato il 4° comma dell'art. 29.d. lgs. 286/1998). Non minore difficoltà presentano l'identificazione e, soprattutto, i procedimenti a carico degli "scafisti", nei ricorrenti sbarchi che si sono succeduti anche nel periodo in considerazione, in quanto le fonti di prova sono normalmente costituite dalle dichiarazioni rese in sede di sommarie informazioni dai clandestini, che forniscono una qualche collaborazione, e dai riconoscimenti fotografici o de visu, ma spesso privi di riscontri obiettivi utili a dirimere eventuali dubbi circa le effettive responsabilità.

    7. REATI DI VIOLENZA SESSUALE E PEDOFILIA

      Ancora elevato si è mantenuto nel periodo di riferimento il numero dei delitti di violenza sessuale: complessivamente sono stati iscritti n° 370 procedimenti per tali delitti (a fronte dei 277 del periodo precedente), di cui 72 in danno di minori. Non è stato, invece, segnalato alcun fatto di pedofilia e di pedopornografia.

      Il fenomeno degli abusi sessuali ha avuto connotazioni pressocchè uniformi in tutti i circondari del Distretto.

      Nella maggior parte dei casi ha avuto come sfondo l'ambiente familiare o parafamiliare ed ha colpito giovani vittime (per lo più ragazze neanche maggiorenni o anche appena ventenni, protagoniste di una vita di coppia precocemente costituita a seguito dell'abbandono della famiglia d'origine) e soggetti minorati sotto il profilo fisico e\o mentale.

    8. REATI CONTRO L'INCOLUMITÀ PUBBLICA E LA SALUTE DEI CITTADINI E IN MATERIA DI TUTELA DELL'AMBIENTE E DEL TERRITORIO E DI EDILIZIA E URBANISTICA

      Un incremento hanno avuto nel periodo che interessa i reati contro l'incolumità pubblica e la salute dei cittadini. Sono stati, infatti, n° 2.313 i procedimenti, aventi ad oggetto episodi di inquinamento delle acque, che non hanno assunto comunque aspetti allarmanti; pochi sono stati i reati di adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari; non si sono verificati episodi di alterazione delle bevande poste in commercio attraverso l'inserimento nei contenitori di sostanze nocive e comunque pericolose.

      In materia di tutela dell'ambiente sono stati segnalati nell'intero Distretto n° 948 violazioni (a fronte dei 226 del periodo precedente) per lo più attinenti alla creazione di discariche abusive, ma nessuna ha avuto ad oggetto fattispecie connesse al ciclo illegale dei rifiuti ed a quelle legate alle emissioni in atmosfera o traffici illeciti di rifiuti.

      In tema di violazioni edilizie e urbanistiche sono stati registrati ben n° 2.065 procedimenti (a fronte dei 1.463 del periodo precedente), rimanendo confermata l'altissima incidenza percentuale delle notizie di reato iscritte negli anni precedenti, grazie anche ai frequenti provvedimenti di condono edilizio, che non fanno altro che incentivare l'abusivismo.

      Particolare rilievo assume nella materia ambientale la legge 3 aprile 2006, n° 152, con la quale è stata data attuazione alla legge 15 dicembre 2004, n° 308, che aveva delegato il Governo a riordinare, coordinare ed integrare la legislazione in materia ambientale; con la stessa sono state riscritte le precedenti disposizioni in materia di valutazione ambientale strategica (V.A.S.), valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), autorizzazione integrata ambientale (I.P.P.C.), tutela delle acque, gestione dei rifiuti, tutela dell'aria e riduzione delle emissioni in atmosfera, danno ambientale. Una correzione, seppur minima, è intervenuta con il d. lgs. 8 novembre 2006, n° 284, ma ulteriori e più penetranti modifiche potrebbero essere necessarie, da un lato, per sottrarre il nostro Paese ad una serie di procedure di infrazione aperte dalla Comunità Europea, dall'altro per renderne coerenti le disposizioni nazionali con alcuni livelli comunitari (ad es. in materia di iscrizione all'albo dei trasportatori di rifiuti - v. Cass. 24 novembre 2005, n° 10328/06).

      Va ricordato, soprattutto, che, con una norma da più parti ritenuta devastante, l'art. 1, co. 37, della legge n° 308 del 2004 aveva introdotto il c.d. "condono paesaggistico" per i lavori compiuti entro il 30 settembre 2004. La Corte Suprema di Cassazione (sent.ze 10 maggio – 13 settembre 2005, n° 33297; 19 aprile – 29 settembre 2006, n° 32529) ha già ritenuto che anche ad esso vanno riferiti i limiti previsti dal d.l. n° 269 del 2003, convertito in legge n° 326 dello stesso anno, sul "condono edilizio", che escludeva la sanatoria per le costruzioni realizzate in aree assoggettate a vincolo - sulla base di leggi statali e regionali - a tutela degli interessi idrogeologici, ambientali e paesistici, con la sola eccezione degli interventi edilizi di minore rilevanza (restauro, risanamento conservativo e manutenzione straordinaria): ritenere diversamente avrebbe comportato la paradossale conseguenza della estinzione dei reati paesaggistici e la sopravvivenza di quelli urbanistici, con l'ulteriore possibile conseguenza della demolizione dell'opera, ai sensi degli artt. 31 e 40 ss. del d.p.r. 6 giugno 2001, n° 380.

    9. REATI SOCIETARI, DI BANCAROTTA, DIRITTO PENALE DELL'ECONOMIA, USURA

      Ancora una sensibile flessione si è registrata nella materia dei reati societari, essendo stati avviati nelle Procure della Repubblica del Distretto un numero alquanto esiguo di procedimenti (67).

      Tale diminuzione è certamente da ricollegare all'entrata in vigore della legge 3 dicembre 2001, n° 366, e del successivo D. l.vo 11 aprile 2002, n° 61, con i quali il legislatore ha ridisegnato la disciplina del c.d. "falso in bilancio" e degli altri reati societari, restringendo l'ambito di operatività del precetto penale con specifico riguardo al reato di false comunicazioni sociali.

      Stabile si è mantenuto, invece, il fenomeno dell'usura, essendo state presentate nell'intero Distretto n° 21 denunce, pressocchè uguale a quelle del periodo precedente (23): dato che non sembra, tuttavia, proporzionato all'effettiva ampiezza sociale di tale fenomenologia criminale, che in larga misura continua a rimanere nel sommerso a causa di una molteplicità di fattori che disincentivano le vittime dal denunciare gli usurai.

      Parimenti stazionario è il numero dei reati di bancarotta, essendo stati avviati nel periodo in esame n° 120 procedimenti, mentre nel periodo precedente ne sono stati registrati 106.

      In decrescita è il numero dei reati tributari (33 rispetto ai 119 del periodo precedente).

    10. FRODI COMUNITARIE

      Un notevole incremento si è avuto in materia di frodi comunitarie, essendo stati registrati n° 204 procedimenti, a fronte dei 39 del periodo precedente.

    11. CRIMINALITÀ INFORMATICA

      Pressoché raddoppiato è il numero dei reati in materia di criminalità informatica (679 a fronte dei 392 del periodo precedente), tutti riferibili ad attivazione di servizi Internet, ad opera di ignoti, non richiesti dagli utenti.

      Non sono stati segnalati casi di "hackeraggio", cioè di penetrazione all'interno di sistemi informatici protetti a scopo di profitto o di danneggiamento.

      Trattasi – come già segnalato nelle precedenti relazioni – di un settore nel quale, stante la diffusione sempre maggiore dei servizi informatici e telematici, è prevedibile che possa ancora aversi un'espansione di tale fenomeno criminale nell'immediato futuro.

  4. ESTRADIZIONE E ASSISTENZA GIUDIZIARIA

    Nel periodo considerato sono state avanzate, da parte di autorità statali estere, 5 richieste di estradizione di soggetti residenti in questo Distretto e sono state espletate 18 rogatorie internazionali.

  5. IL MANDATO D'ARRESTO EUROPEO

    Nel periodo di riferimento si sono verificati otto di casi di applicazione del "mandato di arresto europeo", previsto dalla decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio d'Europa del 13 giugno 2002, la cui ratio – com'è noto – sta nel superamento dell'istituto dell'estradizione fra gli Stati membri e nella sua sostituzione con un sistema di consegna fondato sulla fiducia reciprocamente riposta nei vari sistemi giudiziari, con l'obiettivo che l'Unione Europea nel suo insieme costituisca uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.

    La problematiche insorte dall'applicazione della legge 22 aprile 2005, n° 69, che vi ha conformato il diritto interno, si sono incentrate su alcuni vincoli ostativi alla consegna, esulanti talvolta persino dalla precedente regolamentazione dell'estradizione, che hanno dato luogo a notevoli controversie, correlate alla necessità della sussistenza di "gravi indizi di colpevolezza", allorché la richiesta sia fondata su un titolo cautelare (e non esista ancora una sentenza irrevocabile di condanna), cui fa riferimento il comma 4 dell'art. 17 della legge, ed all'interpretazione dell'art. 18, lett. e), che impone "il rifiuto di consegna…se la legislazione dello Stato membro di emissione non prevede i limiti massimi della carcerazione preventiva".

    Su tali questioni si è pronunciata la Corte Suprema di Cassazione, che, sotto il primo profilo, ha precisato che il riferimento ai "gravi indizi di colpevolezza" non comporta una nuova e pregnante valutazione delle fonti di prova, bensì esclusivamente la verifica che il mandato emesso all'estero, per il suo contenuto intrinseco o per gli altri elementi raccolti in sede investigativa o processuale, sia fondato su un compendio indiziario ritenuto dall'autorità giudiziaria emittente seriamente evocativo di un fatto reato commesso dalla persona di cui si chiede la consegna (ex plurimis: Cass. sez. VI, 7 marzo 2006, n° 7915).

    Maggiormente controversa è stata l'individuazione dei requisiti perché possa riscontrarsi l'esistenza di "limiti massimi della carcerazione preventiva", ove ad una interpretazione secondo cui sarebbero sufficienti, a tal fine, sistemi di controllo della durata della custodia cautelare equipollenti, anche se non perfettamente identici a quello italiano (così la citata sent. n° 7915 del 2006), si sono contrapposte altre decisioni restrittive che considerano la disciplina italiana assunta dal legislatore quale "esclusivo parametro di riferimento" (Cass. Sez. VI, sent. 15 maggio 2006, n° 16542). La questione è stata risolta dalla S.U. che, con sentenza n° 4614 del 5/02/2007, hanno stabilito che, in materia di mandato di arresto europeo, con riguardo alla previsione dell'art. 18, lett. e) della L. 22 aprile 2005, n° 69, che stabilisce il rifiuto della consegna "se la legislazione dello Stato membro di emissione non prevede i limiti massimi della carcerazione preventiva", l'autorità giudiziaria italiana deve verificare se nella legislazione dello Stato membro di emissione sia espressamente fissato un termine di durata della misura cautelare fino alla sentenza di condanna di primo grado, o, in mancanza, se un limite temporale implicito sia in ogni caso desumibile da altri meccanismi processuali che instaurino, obbligatoriamente e con cadenze predeterminate, un controllo giurisdizionale funzionale alla legittima prosecuzione della custodia o, in alternativa, alla estinzione della stessa.

    La questione, peraltro, è attualmente al vaglio del giudice delle leggi in relazione alla questione di legittimità costituzionalità della norma sollevata dalla Corte di Appello di Venezia (ord. 25 ottobre 2006), in riferimento agli artt. 3, 11 e 117.1 Cost., per contrasto con la disciplina europea e per "l'irragionevolezza del considerare la nostra soluzione nazionale dei limiti massimi come parametro non solo interno, ma da imporre agli Stati esteri pur in un contesto in cui quegli Stati consapevolmente hanno disciplinato il problema (la verifica della opportunità e legittimità del protrarsi della custodia cautelare) risolvendolo con soluzioni valutate come maggiormente adeguate del nostro dalla Corte europea dei diritti dell'uomo".

  6. LA PRESCRIZIONE DEI REATI NEI VARI GRADI DEL GIUDIZIO

    È aumentato il numero dei reati dichiarati estinti per prescrizione: in primo grado sono stati, infatti, n° 2.322 (a fronte di n° 1.539 del periodo precedente), mentre in secondo grado si è avuta una flessione (n° 64 a fronte dei 126 del periodo precedente).

    Nella quasi totalità dei casi si è trattato di reati contravvenzionali connessi con fattispecie delittuose, che hanno richiesto lunghe attività di indagine o, nella fase del giudizio di primo grado, una lunga istruttoria dibattimentale, mentre, per il grado di appello, fattore determinante è stato anche il ritardo con cui è stata depositata la sentenza o trasmesso il fascicolo.

    È da considerare che sull'aumento del numero delle prescrizioni hanno pure inciso, anche se in minima parte, le disposizioni della legge 5 dicembre 2005 n° 251 (c.d. "ex Cirielli), per la quale sono note le contestazioni e le critiche avanzate, in particolare, alla rideterminazione dei termini di prescrizione, agli effetti della interruzione, in relazione alla tipologia di particolari reati od alla loro gravità ovvero alla recidiva, alle circostanze ed alla loro comparazione (artt. 62-bis ss., 157, 160 e 161 cod. pen.), regolamentati in modo più favorevole all'imputato in molti casi, peggiorativo in altri.

    La salvaguardia che la legge aveva introdotto all'applicabilità dei più brevi termini ai procedimenti pendenti con riferimento alla dichiarazione di apertura del dibattimento è venuta meno con la sentenza della Corte Costituzionale 23 novembre 2006, n. 393, secondo la quale la retroattività della legge più favorevole, anche se non di rango costituzionale, si fonda su un complesso di fonti normative sovranazionali che le imprimono carattere generale, rispetto al quale quella scansione temporale non rispondeva ad un principio di ragionevolezza. La sentenza del giudice delle leggi non ha inciso sulla inapplicabilità delle nuove disposizioni più favorevoli nei giudizi in fase di impugnazione (v. Cass. 27 novembre 2006, n. 1503).

  7. INTERCETTAZIONI TELEFONICHE E AMBIENTALI

    Il ricorso alle intercettazioni di conversazioni ambientali e telefoniche si mantiene elevato e costituisce, assieme alla collaborazione degli imputati che si dissociano dalle organizzazioni criminali, il caposaldo dell'impianto probatorio, essendo sempre imperante, anche in Sardegna, la cultura della "omertà", che induce testimoni e parti offese a non rivelare i fatti di cui dovrebbero essere a conoscenza.

    Nel periodo di riferimento si è avuto un lieve incremento delle intercettazioni telefoniche e un decremento di quelle ambientali, correlato ad indagini effettuate dalle Procure della Repubblica di Cagliari, Lanusei, Sassari ed Oristano in materia di criminalità organizzata finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e di sequestri di persona a scopo di estorsione.

    Complessivamente sono state disposte n° 2.395 intercettazioni telefoniche e n° 377 intercettazioni ambientali, mentre nel periodo precedente sono state, rispettivamente, n° 2.348 e n° 402.

    Dette intercettazioni, per l'impiego di apparecchiature sempre più sofisticate, hanno avuto un costo complessivo di € 9.024.221,52, ben maggiore di quello del periodo precedente, che è stato di € 7.844.374,68.

  8. LA MATERIA DEL RIESAME

    I Tribunali del Distretto hanno trattato nel periodo di riferimento n° 352 procedimenti in materia di riesame di ordinanze applicative di misure cautelari personali e n° 321 procedimenti di appello avverso i medesimi provvedimenti. La percentuale dei ricorsi accolti è stata mediamente del 7% di quelli proposti.

    Rispetto al corrispondente periodo precedente i procedimenti sono stati più numerosi (rispettivamente, 329 e 299) e, per il riesame, molti ricorsi hanno avuto una fine strumentale, avendo come unico scopo quello di conoscere le fonti di prova dell'accusa.

  9. I PROCEDIMENTI SPECIALI IN PRIMO E SECONDO GRADO

    Il ricorso ai procedimenti speciali nel Distretto continua ad essere del tutto deludente ed inferiore ad ogni aspettativa.

    A fronte di n° 66.596 processi esauriti in primo e secondo grado, soltanto il 23,97% (n° 15.968) è stato definitivo con l'applicazione dei riti alternativi: in particolare n° 1413 con il giudizio abbreviato; n° 2.688 con l'applicazione della pena su richiesta delle parti; n° 11.461 con decreto penale di condanna.

    Non molte sono state dinanzi a questa Corte di Appello le richieste di cui al comma quarto dell'art. 599 cod.proc.pen. (appena n° 36) e, pertanto, poco significative sono state sui tempi di definizione dei procedimenti.

    In verità i detti procedimenti non sono, poi, tanto appetibili, perchè gli stessi non hanno una sufficiente premialit&agrav