RELAZIONE DEL DOTT. MARIO SANNITE,
PRESIDENTE F.F. DELLA CORTE DI APPELLO DI BRESCIA
26 gennaio 2008
Indice
SALUTO
SETTORE
CIVILE
SETTORE
PENALE
SETTORE
GIUSTIZIA MINORILE
La relazione sull'amministrazione della giustizia nel distretto, rivolta alla
assemblea generale della Corte d'Appello, riunita in forma pubblica e solenne,
per antica tradizione, ma soprattutto per dovere di ospitalità, è preceduta
dagli indirizzi di saluto ai convenuti.
Nel rispetto di tale civile consuetudine, porgo innanzitutto un deferente
saluto al Presidente della Repubblica, simbolo dell'unità nazionale
e presidente del Consiglio superiore della Magistratura, custode e garante
dei principi e dei valori della nostra Costituzione, di cui ricorre il sessantesimo
anniversario.
Un omaggio rispettoso al Vescovo ed al Prefetto di Brescia.
Un saluto particolare al rappresentante del Consiglio Superiore della Magistratura,
al rappresentante del Ministro della Giustizia ed ai Presidenti dei Consigli
dell'ordine degli Avvocati del distretto.
Un particolare saluto ed un sentito ringraziamento al Sindaco di Brescia,
Prof. Paolo Corsini, che ha dato la sua disponibilità affinché anche
la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario 2008 si svolgesse in questo
nuovo palazzo di giustizia. Il Presidente Giuseppe Cusimano, al quale rivolgo
un grato pensiero per l'attività svolta nell'esercizio delle funzioni
di Presidente vicario della Corte e rinnovo l'augurio di una serena quiescenza,
nella relazione all'assemblea generale del 27 gennaio 2007 espresse l'opinione
che l'inaugurazione nel nuovo palazzo costituisse una sorta di anticipato
possesso, un primo passo gratificante e di buon auspicio verso l'utilizzo di
questa importantissima struttura. È mio fermissimo intendimento
raccogliere l'auspicio e portare finalmente a compimento una vicenda ormai
annosa, la cui risoluzione è divenuta esigenza improcrastinabile non
solo per la funzionalità stessa del servizio di giustizia negli uffici
giudiziari del capoluogo del distretto, ma anche, e soprattutto, per la tutela
della dignità personale di quanti tale servizio quotidianamente prestano.
Un ringraziamento ed un saluto ai rappresentanti del Parlamento, al Presidente
della Provincia ed alle Autorità civili, militari e religiose, ai rappresentanti
della cultura, dell'economia, della finanza, dell'industria e delle organizzazioni
sindacali, ai magistrati, agli avvocati, al personale amministrativo e, infine,
a tutti coloro che, partecipando a questa assemblea, dimostrano una lodevole
attenzione per i problemi della giustizia.
Un affettuoso saluto rivolgo anche ai precedenti presidenti della Corte, che
ci onorano della loro presenza.
Ma non posso omettere in questa circostanza solenne di rivolgere un saluto
ed un augurio del tutto speciali a Lei, signor Procuratore Generale, nell'imminenza
della cessazione del Suo incarico. A nome dei Presidenti di sezione e di tutti
i consiglieri della Corte sento il dovere di tributare alla Sua persona un
pubblico omaggio per le doti insigni di professionalità, di probità,
di equilibrio, di sensibilità, di autorevolezza e di signorilità,
con le quali ha esercitato in modo esemplare il prestigioso Ufficio. Omaggio
al quale si accompagna l'augurio sincero che la consapevolezza della incondizionata
e generale stima di cui gode presso tutti coloro che hanno avuto la fortuna
di conoscerLa valga a lenire l'inevitabile malinconia del congedo.
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Il Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, con circolare
10 dicembre 2007, in conformità alla delibera assunta dal Consiglio
nella seduta del precedente 6 dicembre, ha sintetizzato la disciplina della
cerimonia e fornito chiarimenti sulla distinzione tra partecipazione ed intervento,
sulla individuazione dei rappresentanti degli organi istituzionali e degli
altri soggetti che possono prendere la parola, sull'ordine e sui tempi degli
interventi.
Il Consiglio, nella circolare citata, ha voluto anche ribadire che le relazioni
dei Presidenti delle Corti d'Appello hanno non solo una funzione di rendiconto
dell'attività svolta nel distretto, ma anche di individuazione dei temi
da sottoporre al pubblico dibattito, che dovrebbe costituire un momento di
riflessione sui problemi della giustizia e di pacato confronto tra magistrati,
avvocati, operatori del diritto, amministratori locali e cittadini.
Auspico che il dibattito che seguirà questa relazione sia conforme
alle linee di indirizzo tracciate dal Consiglio e si ispiri davvero a criteri
di pacatezza, chiarezza e concretezza.
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La funzione di rendiconto dell'attività svolta dagli uffici giudiziari
del distretto è assolta dai dati statistici, raccolti in schede che
formano gli allegati della presente relazione. Questa sarà conservata
negli atti d'ufficio, unitamente alla relazione analitica sull'amministrazione
della giustizia, che in data 15 novembre 2007 è stata trasmessa al Presidente
della Corte Suprema di Cassazione per informazione ed illustrazione dei dati
medesimi ed alle relazioni dei dirigenti degli uffici circondariali.
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Riferisco i numeri di sintesi, ricordando che la Corte d'Appello di Brescia
presta il servizio di giustizia nel territorio della Lombardia orientale, sul
quale, secondo le rilevazioni ufficiali, risiede una popolazione di 2.872.513
abitanti, distribuita su una superficie complessiva di 11.615 Kmq, e che il
territorio comprende quattro province (Brescia, Bergamo, Cremona, Mantova)
e cinque tribunali (Brescia, Bergamo, Cremona, Crema, Mantova).
Nel settore
civile, durante il periodo in esame (1 luglio 2006 – 30
giugno 2007) presso gli uffici giudiziari del distretto sono pervenuti
complessivamente 23.455 procedimenti, ne sono stati esauriti 22.701; è residuata
una pendenza di 44.479 procedimenti. Si è verificato,
quindi, un lieve incremento della pendenza dell'anno precedente (43.711).
Il fenomeno dell'aumento della pendenza riguarda tutti gli uffici, con
la sola eccezione del Tribunale di Brescia, dove essa è scesa dalle 16.000 alle 15.061 unità.
In materia di famiglia, dinanzi ai Tribunali del distretto, si registra una
pressoché invariata sopravvenienza delle separazioni, sia consensuali
che giudiziali. Pure invariato è il numero dei procedimenti di separazione
consensuale definiti (3.614), mentre si registra una flessione
del numero di definizioni dei procedimenti di separazione giudiziale (996). È confermata
la tendenza in aumento dei divorzi consensuali e dei divorzi giudiziali.
In materia societaria i procedimenti iscritti nel periodo di riferimento sono
stati 521, contro i 412 del periodo precedente.
Ne sono stati definiti 294.
In materia di lavoro e di previdenza ed assistenza si registra un'apprezzabile
diminuzione delle sopravvenienze in primo grado. Sono, invece, in aumento le
sopravvenienze in grado di appello. La devoluzione al giudice ordinario delle
controversie di pubblico impiego non ha creato problemi degni di rilievo.
Nel periodo di riferimento sono stati dichiarati 381 fallimenti
contro i 672 del periodo precedente e ne sono stati chiusi 626.
La pendenza è diminuita, passando da 4.178 a 3.933.
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Nel settore
penale, sempre nel periodo in esame, le sopravvenienze presso
gli uffici giudiziari del distretto sono 211.833, i procedimenti
esauriti 190.241, con aumento della pendenza da 184.658 a 199.034.
Il fenomeno dell'aumento della pendenza penale riguarda, purtroppo, tutti
i tribunali del distretto.
I procedimenti relativi a delitti accertati di carattere terroristico o comunque
di ispirazione politica sono 22 contro i 64 del
periodo precedente.
Si segnala un solo procedimento concernente associazioni
di stampo mafioso, contro i 12 del periodo precedente, mentre
sono 79 i procedimenti per criminalità ed attività delinquenziale
di tipo mafioso: si tratta di fatti concentrati prevalentemente nel circondario
di Brescia e riguardanti, in particolare, il traffico illecito e la movimentazione
di ingenti partite di sostanze stupefacenti (segnatamente cocaina ed eroina).
Si sono rivelate efficaci le disposizioni legislative che consentono di incidere
direttamente sul patrimonio dei responsabili di tali crimini.
Sono 26 i procedimenti per delitti accertati di omicidio
volontario, 73 quelli per delitti di omicidio volontario tentato, 59 quelli
per delitti di omicidio colposo commessi con violazione delle norme sulla prevenzione
degli infortuni sul lavoro e 370 quelli per omicidio colposo
commessi con violazione delle norme sulla circolazione stradale: si tratta
di dati pressoché stabili, con l'eccezione dei reati di omicidio colposo
collegato alla violazione delle norme sulla circolazione stradale, per i quali
si registra una preoccupante impennata pari al 26%.
È in aumento il numero dei procedimenti per rapina, salito a 2.121.
Invariato quello dei delitti di estorsione (361) e di sequestro
di persona a scopo di estorsione (10). Meritano particolare
menzione i sequestri di persona a scopo di estorsione commessi nei confronti
di donne, per lo più provenienti dai paesi dell'Est europeo, per costringerle
alla prostituzione.
I procedimenti per delitti di furto commessi da noti sono 3.401 e
ben 21.567 quelli commessi da ignoti.
I reati commessi da stranieri ammontano a 29.058 e costituiscono
circa un quarto del totale. Fra i reati più gravi commessi da cittadini
stranieri, extracomunitari e non, vi sono quelli in materia di prostituzione,
di traffico di sostanze stupefacenti, di favoreggiamento dell'immigrazione
clandestina, di rapina e di furto. Si tratta, in parte, di reati commessi da
organizzazioni criminali e, in parte, da individui in condizioni di marginalità sociale.
Presso la procura della Repubblica di Brescia risultano pendenti ben 15 procedimenti
per reati di riduzione in schiavitù e tratta di esseri umani.
Non si registrano casi di traffico di organi.
I procedimenti per reati di violenza sessuale sono 425 e
quelli in materia di pedofilia 203. Si conferma, quindi, una
tendenziale crescita negli anni di tali categorie di reati, nell'ambito delle
quali desta particolare allarme il numero dei casi di abusi sessuali commessi
su minori. In proposito merita di essere segnalato il buon funzionamento del
Protocollo d'intesa siglato, su impulso della Procura della Repubblica dei
minorenni, con le Procure della Repubblica del distretto in tema di contrasto
dei reati di abuso sessuale in pregiudizio di minori, al fine di disciplinare
le procedure di comunicazione previste dall'art. 609 decies codice penale senza
pregiudicare le indagini preliminari e salvaguardando nel contempo i diritti
dei minori abusati in sede di contenzioso civile. Per ciò che concerne
la pedofilia, molte notizie di reato si riferiscono alla divulgazione con mezzi
telematici e alla detenzione di materiale pedo–pornografico. È doveroso
segnalare che, nonostante la particolare attenzione rivolta dagli organi inquirenti
alla categoria dei reati di abuso sessuale consumati in danno di minori, troppo
spesso la loro repressione risulta vanificata dall'approccio incongruo che
inizialmente i familiari e altri soggetti professionalmente non qualificati
hanno nei confronti degli abusati, compromettendone la genuinità e quindi
l'attendibilità delle dichiarazioni.
Si registra la diminuzione dei reati in materia di tutela dell'ambiente e
del territorio, mentre cresce il numero dei reati in materia di edilizia ed
urbanistica, nonché di incendio doloso e colposo.
Pure in decremento i procedimenti per reati di bancarotta, per reati societari
e di usura. Per ciò che riguarda i reati fallimentari, occorrerà verificare
in seguito se il significativo calo registratosi sia da attribuire alla nuova
normativa che ha posto condizioni più restrittive per le dichiarazioni
di fallimento. Il dato relativo alla costante diminuzione dei reati societari,
invece, si può fin d'ora porre in relazione alla riforma del diritto
societario introdotta con il D.Lgs.
11 aprile 2002 n. 61.
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Nel settore
della giustizia minorile, l'attenzione per il contenimento
dei tempi di definizione dei procedimenti è costante ed i risultati
della tutela sono conformi agli obiettivi di assicurare una protezione
effettiva e pronta al minore, con sollecita fuoriuscita del medesimo dal
circuito penale.
La giustizia penale minorile è caratterizzata dal limitato ricorso
alla fase dibattimentale, la stragrande maggioranza dei procedimenti venendo
definita dai giudici per le indagini preliminari con ricorso alla declaratoria
di improcedibilità per irrilevanza del fatto, all'istituto della messa
in prova e al giudizio abbreviato.
Notevole rilevanza rivestono i furti commessi in abitazione da nomadi di etnia
balcanica, con l'impiego frequente di soggetti infraquattordicenni. Pure in
aumento l'ingresso nell'area criminale di minori extracomunitari. I procedimenti
per tali reati commessi nel distretto da cittadini stranieri sono 717 contro
i 901 del periodo precedente. Ragguardevole il numero dei
reati di detenzione e spaccio di droga.
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Restano elevati i tempi di definizione dei procedimenti civili, anche se si
evidenzia una tendenza di contenimento della durata per quelli di primo grado.
La durata delle controversie a cognizione ordinaria si aggira intorno ai due
anni, mentre i tempi dei procedimenti in grado di appello vanno progressivamente
allungandosi e possono essere indicati orientativamente in quattro
anni. In sostanza, si osserva una riduzione, seppure modesta, dei
tempi dei processi civili di primo grado, effetto della riforma del 1990; si
registra, al contrario, una dilatazione dei tempi di definizione di quelli
di appello, conseguenza dell'istituzione del giudice unico di primo grado e
della ricaduta di tutte le impugnazioni e di tutti i reclami sulla Corte d'Appello,
rimasta ad organico invariato di magistrati e di personale amministrativo.
Dalle notizie fornite dai Tribunali del distretto non emergono sostanziali
modifiche della durata dei processi penali di primo grado. In particolare,
tale durata è quantificata dal Tribunale ordinario di Brescia in giorni
150 per l'udienza preliminare, in giorni 92 per il
dibattimento in sede monocratica e in giorni 262 per il dibattimento
in sede collegiale, in giorni 321 per l'emissione del decreto
che dispone il giudizio, in giorni 423 per l'espletamento
dei riti alternativi. Molto più critica la situazione relativa ai processi
di secondo grado. Il rilevante numero delle pendenze impone alle due sezioni
della Corte d'Appello di dare la precedenza ai processi con imputati detenuti
e a quelli per reati di maggior impatto sociale, con la conseguenza che i processi
per reati di non imminente prescrizione o di minore gravità accusino
ritardi nella fissazione del giudizio fino a quattro anni.
In sintesi, sia nel settore civile sia nel settore penale, si può affermare
che la durata dei processi nel distretto non è conforme al principio
di ragionevolezza stabilito dall'art. 111 della Costituzione. Con l'inevitabile
conseguenza che, in applicazione della legge
n. 89/2001 (c.d. legge Pinto), lo Stato è costretto a corrispondere
un'equa riparazione a chi subisca i tempi eccessivamente lunghi di un processo. È notizia
recente che la Commissione tecnica istituita presso il Ministero dell'Economia
ha calcolato che per tale titolo sulla finanza pubblica gravi annualmente una
spesa di circa mezzo miliardo di euro, di molto superiore agli stanziamenti
di bilancio. Risorse finanziarie, queste, che, se destinate all'amministrazione
della giustizia, potrebbero migliorarne il funzionamento e concorrere a fornire
quella risposta rapida alla domanda di giustizia, che costituisce un diritto
inalienabile della persona. È il caso di ricordare che nell'impianto
originario della Legge Pinto erano previste regole finalizzate all'accelerazione
dei procedimenti giudiziari e che queste furono del tutto cancellate nel corso
della discussione parlamentare: insomma, nella legge varata dal Parlamento,
rimase solo l'istituto della riparazione, con la conseguenza che i processi
hanno continuato ad essere di irragionevole durata e che i risarcimenti previsti
sono diventati sempre più numerosi e costosi; e con l'ulteriore conseguenza
che si è determinata la duplicazione dei processi di merito di durata
irragionevole con quelli di equa riparazione, concorrendo così all'ulteriore
appesantimento della macchina giudiziaria.
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L'analisi dei flussi dei procedimenti, il saldo passivo tra sopravvenienze
ed esaurimenti con costante prevalenza delle prime rispetto ai secondi, il
progressivo aumento della pendenza nei settori civile e penale ed infine i
tempi di durata dei processi non conformi alle prescrizioni dell'art. 111 della
Costituzione descrivono un andamento sicuramente non positivo del servizio
di giustizia nel distretto di Brescia.
Da oltre un decennio le relazioni dei Procuratori generali e da ultimo quelle
dei Presidenti della Corte hanno ampiamente e ripetutamente denunciato le disfunzioni,
indicandone con puntualità e chiarezza le cause.
Come è stato detto nelle relazioni del 2006 e del 2007, il numero degli
affari civili e penali che gravano sugli uffici del distretto non è inferiore
a quello delle altre sedi con caratteristiche socio-economiche analoghe. Le
province di Brescia e Bergamo sono tra le più industrializzate ed economicamente
evolute del Paese ed il territorio del distretto è interessato da intenso
movimento di persone e veicoli per la sua posizione geografica mediana rispetto
alle direttrici commerciali verso l'interno e l'estero. La situazione di diffuso
benessere costituisce a sua volta un costante richiamo per i malavitosi.
La ricaduta di questo contesto di carattere imprenditoriale, fondiario e relazionale
in termini di affari giudiziari, civili e penali, bene espressa dai dati statistici
contenuti nelle schede allegate, – si osservava nella relazione del 2006 – rende
la Corte d'Appello di Brescia gravemente sottodimensionata nelle
dotazioni organiche rispetto ai distretti con profili socio–economici
e carichi di lavoro omologhi e la pone, quanto a risorse umane, in posizione
di sicura retroguardia e ingiustificabile sperequazione rispetto ad altre sedi.
Basti considerare, in linea generale, che il rapporto tra magistrati e abitanti,
secondo la media nazionale, è di 15,6 magistrati per
centomila abitanti, mentre nel distretto di questa Corte il rapporto magistrati/abitanti
risulta di 9,4 magistrati per centomila abitanti.
L'insufficiente consistenza degli organici è poi aggravata dalla mancata
copertura dei posti vacanti.
I magistrati giudicanti effettivamente in servizio nel distretto sono 249 (174
togati e 75 onorari), a fronte dei 319 previsti nella pianta
organica. I magistrati requirenti effettivamente in servizio sono 96 (53
togati e 43 onorari), a fronte dei 120 previsti in organico.
In una situazione di particolare difficoltà si trovano il Tribunale
ordinario di Brescia ed il Tribunale di Bergamo.
Altrettanto notevoli sono le vacanze dei posti del personale amministrativo,
sia negli uffici giudicanti che requirenti, soprattutto con riferimento alle
figure professionali di direttore di cancelleria C3 e di cancelliere C2. La
scopertura dei posti è del 15,8% negli uffici giudicanti
e dell'8,5% negli uffici requirenti, a fronte di una media
nazionale di scopertura pari al 5,5%.
In particolare, nella Corte d'Appello di Brescia, su un organico di 83 unità,
il personale amministrativo effettivamente in servizio è costituito
da 48 unità, con un indice di scopertura pari al 42,16%.
L'insufficiente consistenza degli organici e la mancata copertura dei posti
vacanti riguarda anche il personale UNEP del distretto che, a seguito della
riduzione del 5% della pianta organica disposta con D.M.
8 marzo 2007, è passato dalle 183 alle 171 unità e
ne ha in servizio effettivo 121, con un indice di scopertura
pari al 30,5%.
La situazione di sfavore di cui soffrono gli uffici giudiziari del distretto
risulta ancora più evidente dalla recente indagine effettuata dal Presidente
del Tribunale di Brescia in data 30 novembre 2007.
L'indagine, per la serietà dell'impostazione su cui è basata
e la singolarità dei risultati cui è pervenuta, con lettera a
firma congiunta del Presidente e del Procuratore Generale della Corte, è stata
trasmessa al Consiglio superiore della Magistratura ed al Ministro della giustizia.
L'obiettivo della ricerca è quello di fare chiarezza sulla iniqua distribuzione
delle risorse di magistrati e personale amministrativo nei principali tribunali
italiani. Sono stati presi in considerazione 29 Tribunali di città sedi
di Corte d'Appello, assimilati dalle competenze e da bacini di utenza medio–grandi.
Nell'elenco dei 29 Tribunali ordinari, il Tribunale di Brescia, per bacino
di utenza, si colloca al quinto posto, dopo quelli di Roma, Milano,
Napoli e Torino. Ma in relazione alla pianta organica dei magistrati il Tribunale
di Brescia si colloca al 12º posto, preceduto non solo dai Tribunali
con maggiore bacino di utenza (Roma, Milano, Napoli e Torino), bensì anche
da quelli di Palermo, Catania, Bari, Firenze, Genova, Salerno e Bologna, che
hanno bacini di utenza inferiori. In relazione alla pianta organica del personale
amministrativo il Tribunale di Brescia retrocede al 18º posto,
preceduto anche dai Tribunali di Lecce, Cagliari, Venezia, Taranto, Messina
e Bolzano. Il rapporto tra il bacino di utenza e l'organico dei magistrati
fa precipitare il Tribunale di Brescia addirittura al 29º posto:
infatti il rapporto evidenzia che nel Tribunale di Brescia è presente
un magistrato ogni 17.942 abitanti, mentre la media tra i 29 Tribunali messi
a confronto è di un magistrato ogni 10.763 abitanti; ne deriva che per
parificare il numero dei magistrati bresciani a quello medio degli altri tribunali
distrettuali, l'organico dei magistrati del Tribunale di Brescia dovrebbe essere
aumentato di ben 40 unità, salendo a 101 unità a
fronte delle attuali 61. Sempre all'ultimo posto della classifica
si colloca il Tribunale di Brescia nel rapporto tra bacino di utenza ed organico
del personale amministrativo, essendo in detto Tribunale presente un dipendente
ogni 6.290 abitanti, mentre il meno dotato dei 29 Tribunali a confronto ha
un dipendente ogni 4.173 abitanti: ciò significa che per l'equiparazione
del numero dei dipendenti amministrativi bresciani a quello medio degli altri
uffici, l'organico del personale amministrativo del Tribunale di Brescia dovrebbe
essere aumentato di ben 195 unità, così salendo al numero
complessivo di 369 contro gli attuali 174.
Ugualmente scoraggianti sono i risultati del confronto ove si faccia riferimento
al totale delle sopravvenienze dei procedimenti (civili e penali) ed alla complessiva
definizione degli stessi.
Le sopravvenienze dei procedimenti collocano il Tribunale di Brescia all'8º posto.
In relazione alla definizione complessiva dei procedimenti l'ufficio giudiziario
bresciano scende al 10º posto.
La graduatoria ottenuta in base al rapporto tra procedimenti sopravvenuti,
da una parte, e organico dei magistrati e del personale amministrativo, dall'altra,
colloca il Tribunale di Brescia alla 24ª posizione. Infatti nel
periodo 1 luglio 2005 – 30 giugno 2006 il complessivo carico di lavoro
per ogni magistrato del Tribunale di Brescia è stato di 942 procedimenti,
mentre nei 29 uffici posti a confronto il carico medio è stato di 693
procedimenti. Ciò significa che, per l'equiparazione del carico di ciascun
magistrato bresciano a quello medio degli altri tribunali distrettuali, l'organico
dei magistrati del Tribunale di Brescia dovrebbe essere aumentato del 36%,
quindi di ben 21 unità, così salendo dalle attuali 61 alle 82
unità. Peggiore il risultato derivante dal rapporto tra procedimenti
sopravvenuti ed organico del personale amministrativo: infatti il Tribunale
di Brescia precipita al 28º posto. Il carico di lavoro per ogni
dipendente amministrativo è stato di ben 330 procedimenti, mentre nei
29 uffici considerati la media del carico di lavoro è stata di 190 procedimenti.
Ne deriva che, per l'equiparazione del carico medio di lavoro di ciascun dipendente
amministrativo bresciano a quello medio degli altri tribunali distrettuali,
l'organico dei dipendenti amministrativi del Tribunale di Brescia dovrebbe
essere aumentato del 73%, quindi di ben 127 unità, così salendo
dalle attuali 174 alle 301 unità.
Non diversa, infine, è la graduatoria che deriva dal rapporto tra organico
dei magistrati e organico del personale amministrativo, da un lato, e procedimenti
definiti, dall'altro. Affinché il carico di ciascun magistrato e di
ciascun dipendente amministrativo bresciano sia parificato a quello medio dei
magistrati e dei dipendenti amministrativi degli altri tribunali, l'organico
dei magistrati del Tribunale di Brescia dovrebbe essere aumentato di 18 unità e
l'organico del personale amministrativo di 118 unità.
Mi sono intrattenuto a lungo sulla interessante indagine non solo perché penso
che essa dimostri, al di là di ogni ragionevole dubbio, sulla base di
una corretta elaborazione dei dati ufficiali, che è ormai tempo di porre
mano ad una seria ridistribuzione delle risorse umane negli uffici giudiziari
italiani, ma anche, e soprattutto, perché sono convinto che, di fronte
alla iniqua situazione illustrata, sia doveroso che, per la realizzazione di
tale non più procrastinabile obiettivo, alla nostra voce, rimasta fin
qui inascoltata, si unisca quella di quanti – parlamentari ed organi
istituzionali – hanno a cuore l'effettivo recupero di efficienza dell'amministrazione
della giustizia nel distretto e giustamente si aspettano la prestazione di
un servizio corrispondente alla riconosciuta importanza di questo ambito territoriale.
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La seconda parte della relazione, secondo le linee di indirizzo tracciate
dal Consiglio Superiore della Magistratura, va dedicata all'individuazione
dello stato di attuazione delle più recenti riforme ordinamentali e
processuali, fornendo un bilancio degli effetti prodotti dall'intervento riformatore.
Un'analisi è possibile, innanzitutto, per il settore civile.
L'istituzione del giudice unico di primo grado ed i provvedimenti urgenti
per il processo civile, operando ormai a pieno regime, consentono un bilancio
degli effetti prodotti dalle innovazioni legislative sul servizio di giustizia.
Il sistema delle preclusioni processuali, la limitata collegialità,
gli istituti dell'ordinanza interinale di pagamento o di consegna e dell'ordinanza
successiva alla chiusura dell'istruzione ha reso più celere il procedimento
di primo grado e, quindi, le riforme introdotte hanno avuto positivi risultati,
limitatamente a tale procedimento, e risposto efficacemente ai fini perseguiti
dal legislatore.
Si deve, tuttavia, ribadire che, nell'istituire il giudice unico di primo
grado, non si è tenuto nella dovuta considerazione che l'accorpamento
tra uffici di pretura e uffici di tribunale avrebbe concentrato le impugnazioni
ed i reclami contro i provvedimenti del giudice di primo grado su un unico
ufficio giudiziario a base distrettuale, facendoli ricadere tutti sulla corte
d'appello: sarebbe stato necessario, pertanto, potenziare la pianta organica
dei magistrati e del personale amministrativo delle corti di appello per non
disperdere il beneficio della riduzione della durata del procedimento di primo
grado. Si è già detto che gli organici dei magistrati e del personale
amministrativo delle corti d'appello sono, invece, rimasti sostanzialmente
invariati.
Anche la miniriforma del processo civile, introdotta con legge
28 dicembre 2005 n. 263, nonostante il giudizio positivo per alcune delle
sue previsioni, non favorisce in alcun modo il recupero di efficienza della
giustizia, né sotto il profilo della durata dei processi né sotto
il profilo del rafforzamento delle garanzie delle parti. La prospettiva di
un processo, nel quale la trattazione anteriore alla istanza di fissazione
dell'udienza non avviene dinanzi al giudice, rappresenta una scelta discutibile
sia perché non apporta alcun beneficio al funzionamento della giurisdizione,
sia perché le cause, iniziando comunque con la notificazione della
citazione introduttiva, non avranno una durata minore di quella attuale.
Dopo circa sessant'anni dall'entrata in vigore della Costituzione Repubblicana
e nonostante la previsione espressa della VII disposizione transitoria(!),
con la legge
25 luglio 2005 n. 150, è stato approvato finalmente il nuovo ordinamento
giudiziario: un complesso organico di norme che disciplinano l'accesso alla
magistratura, i concorsi e le valutazioni dei magistrati, con il fine dichiarato
di selezionare i migliori e di accrescerne il livello di professionalità durante
lo svolgimento della carriera. Non è il caso di entrare in valutazioni
particolari del nuovo sistema normativo, peraltro entrato in vigore di recente. È sufficiente
osservare soltanto che, mentre è dubbio che la recente legge di riforma
produrrà una magistratura di migliore qualità, è certo
che essa non avrà alcun effetto positivo sul piano dell'efficienza del
servizio e della accelerazione dei processi. Il laborioso programma delle valutazioni
di professionalità e della progressione nelle qualifiche induce a prevedere
che la riforma riverbererà addirittura conseguenze negative sulla generale
efficienza del sistema.
Nel settore penale l'effetto più significativo è quello riferibile
all'emanazione della legge
31 luglio 2006 n. 241, con la quale è stato concesso l'indulto fino
a tre anni di reclusione ed € 10.000 di multa per reati commessi fino
al 2 maggio 2006. Non rientra nelle mie attribuzioni esprimere giudizi sull'opportunità del
provvedimento. Non posso fare a meno, tuttavia, di rilevare che lascia perplessi
la scelta incoerente operata dal legislatore di non accompagnare, come è sempre
avvenuto in passato, il provvedimento di indulto con quello di amnistia. Tale
omissione comporta la conseguenza che gli uffici requirenti debbano dare corso
alle indagini e gli uffici giudicanti celebrare i processi anche per i reati
che daranno luogo all'applicazione di una pena che non deve essere eseguita
perché rientrante nei limiti del condono. Si tratta di un'operazione
irrazionale che non alleggerisce il sistema, ma lo congestiona ulteriormente
ed inutilmente.
Tutti gli uffici segnalano che l'attribuzione di competenza penale ai giudici
di pace non ha prodotto i benefici sperati. Anche se deve ammettersi che il
vantaggio arrecato agli uffici giudicanti di primo grado dalla definizione
dei processi da parte dei giudici di pace è certamente maggiore rispetto
alla ricaduta su detti uffici delle impugnazioni avverso le sentenze dagli
stessi pronunciate.
È, infine, ancora prematura una valutazione sugli effetti pratici della legge
5 dicembre 2005 n. 251, recante modifiche al codice penale in materia
di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze
di reato per i recidivi, di usura e di prescrizione. Infatti, la gran parte
dei processi per i quali si celebra il dibattimento riguarda fatti di reato
risalenti al periodo precedente a quello di entrata in vigore della legge.
Allo stato è possibile osservare soltanto che sono stati segnalati
contrasti interpretativi su alcune disposizioni e, in particolare, su quelle
concernenti il giudizio di comparazione tra le attenuanti generiche e la
recidiva di cui all'art. 99 comma 4 CP. Le vivaci discussioni sollevate dalla
nuova disciplina dei termini di prescrizione dei reati e le forti preoccupazioni
affacciate sulla tenuta del sistema, alla luce della breve esperienza applicativa
della legge, possono considerarsi non del tutto fondate, anche se è certo
che debba ritenersi troppo breve il termine di prescrizione per la fascia
di reati puniti con pene comprese tra i cinque e gli otto anni.
In conclusione, gli interventi riformatori nel campo penale e in quello civile
ancora una volta si sono rivelati disorganici ed ispirati alla contingenza
o, più esattamente, all'emergenza: gli interventi nel settore penale
hanno indebolito la capacità di risposta della magistratura e le potenzialità della
macchina giudiziaria; nel settore civile hanno portato alla moltiplicazione
dei riti e delle procedure. Insomma, l'esatto contrario degli obiettivi che,
in una situazione di difficoltà come quella che caratterizza l'andamento
della giustizia, dovevano essere la semplificazione e l'accelerazione.
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Mi piace chiudere con alcune note positive.
Il Tribunale di Brescia ha inaugurato il proprio sito internet, mediante
il quale è possibile verificare lo stato delle cause civili anche per
il pubblico; presso lo stesso ufficio giudiziario è inoltre attivo il
collegamento al server che consente l'acquisizione delle notizie riguardanti
i fascicoli.
Nel corso del 2007 le sedi distaccate del Tribunale di Brescia (Breno e Salò)
sono state collegate, via web, al server del Tribunale di
Brescia per l'utilizzo del programma del contenzioso civile.
È stato completamente informatizzato e collegato in rete anche il servizio
del casellario penale in tutto il distretto.
Si sta preparando la base dati del sistema penale per la migrazione degli
archivi in previsione dell'utilizzo del nuovo sistema informatico della cognizione
penale.
Presso il nuovo palazzo di giustizia di Brescia sono state installate le apparecchiature server con
una infrastruttura che permetterà immediatamente la connessione via web di
tutti gli applicativi agli uffici bresciani che non si trasferiranno sin dall'inizio
presso la nuova sede e per il prossimo futuro ospiteranno i software per
la connessione con l'intero distretto.
Nella nuova sede di Bergamo sono state montate e configurate, dal Cisia di
Milano, tutte le nuove apparecchiature di rete.
Mi sembra giusto segnalare che il 12 novembre 2007, in Lucerna, il progetto
di dematerializzazione del fascicolo processuale penale del Tribunale di Cremona,
denominato Digit, ha ottenuto il formale riconoscimento di progetto
di eccellenza a livello europeo in grado di rappresentare una best practice per
l'innovazione della Pubblica Amministrazione. Solo 59 progetti, sui 320 presentati
da pubbliche amministrazioni di 25 Stati europei, hanno ricevuto questo riconoscimento
ufficiale.
Ricordo, infine, che la Procura della Repubblica e il Tribunale di Brescia
sono stati in grado di rilasciare le copie digitali su formato PDF di tutto
il procedimento sulla Strage di Piazza della Loggia, costituito da
oltre 900.000 pagine, in tempi estremamente rapidi: circa 50 minuti per una
copia semplice, meno di 24 ore per una copia personalizzata con criteri di
protezione. I sistemi tradizionali avrebbero richiesto ben sei mesi di lavoro
di un dipendente per il rilascio di una sola copia cartacea. È motivo
di ulteriore compiacimento che le copie digitali – circa 18 milioni di
pagine al novembre 2007 – siano state realizzate tutte presso l'Ufficio Digit del
Tribunale di Cremona, senza alcun costo aggiuntivo per la Pubblica Amministrazione.
Piccoli fuochi, certo. Ma chi, come noi, crede fermamente nel vincolo di essenzialità tra
un sistema giudiziario efficiente e le fortune del Paese, ha il dovere di mantenere
viva la speranza, nonostante il fosco quadro emergente dagli ultimi avvenimenti,
che i piccoli fuochi diventino incendi capaci di illuminare ed indicare la
giusta strada del futuro.
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