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Inaugurazione Anno Giudiziario 2008

RELAZIONE DEL DOTT. MARIO DELLA PORTA,
PRESIDENTE DELLA CORTE DI APPELLO DI L'AQUILA

26 gennaio 2008

Indice

SALUTO

L'AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA

LA GIUSTIZIA CIVILE

LA GIUSTIZIA PENALE

LA GIUSTIZIA MINORILE

LA MAGISTRATURA DI SORVEGLIANZA

LA RIFORMA DELL'ORDINAMENTO GIUDIZIARIO

CONCLUSIONI

 

SALUTO

Signor Procuratore Generale,

Signori Avvocati,

Signore e Signori,

ringrazio e saluto i rappresentanti del Consiglio Superiore della Magistratura e del Ministero della Giustizia, le Autorità religiose, civili e militari, che hanno ritenuto di accettare l'invito a partecipare a questa Assemblea, e tutte le persone presenti.

Un saluto cordiale rivolgo ai magistrati abruzzesi, anche onorari, agli avvocati del distretto, ai dirigenti, funzionari, impiegati delle nostre cancellerie e segreterie ed alle loro organizzazioni sindacali, alle forze dell'ordine, qui rappresentati dai loro comandanti regionali e provinciali, ai rappresentanti della stampa.

Ricordo con commozione e rimpianto il dott. Antonio Colletti, presidente di sezione di questa Corte d'Appello ed il dott. Antonino De Paulis, coordinatore dell'Ufficio del Giudice di Pace di L'Aquila che ci hanno lasciato nel corso dell'anno, poco tempo dopo il loro collocamento a riposo, unitamente a tutti gli operatori di giustizia, recentemente scomparsi. Rimangono impressi nella nostra mente e nel nostro cuore i momenti di lavoro e di riflessione, trascorsi insieme nell'espletamento dell'attività giudiziaria, e l'amicizia, reciprocamente manifestata nei rapporti interpersonali.

 

L'amministrazione della giustizia in Abruzzo continua ad essere penalizzata da carenze, ordinamentali e strutturali, che incidono particolarmente sulla funzionalità della Corte d'Appello.

Il 15 settembre u.s. il giornale "IL CENTRO", riprendendo una inchiesta del settimanale "L'Espresso", ha pubblicato un articolo con la notizia che la nostra Corte d'appello è, secondo una statistica fornita dal Ministero della Giustizia, uno degli uffici giudiziari più lenti d'Italia, con una giacenza media per processo di giorni 1091.

La notizia, purtroppo, è vera. E conoscendo la laboriosità e solerzia dei Colleghi di questo ufficio, ho ritenuto doveroso approfondire l'accertamento delle cause di tale spiacevole fenomeno, anche se nella relazione dello scorso anno, come lo stesso articolista ha ricordato, avevo segnalato l'esistenza di gravi disagi strutturali.

Ho disposto, quindi, il rinnovo di una indagine statistica, già eseguita negli anni 2002 e 2003, per verificare, rispetto ai detti anni, quali mutamenti si sono verificati in ordine alle sopravvenienze di nuovi processi iscritti ed all'esaurimento degli stessi.

I risultati di tale indagine, che mi accingo brevemente ad illustrare, sono pubblicati per intero in allegato a questa relazione, per una più completa valutazione della situazione.

Innanzitutto è risultato (Allegato A) che, rispetto all'anno 2002, nel periodo di riferimento di questa relazione 1 luglio 2006 – 30 giugno 2007, le sopravvenienze sono aumentate in civile–lavoro di n. 346 unità (+11,54%) ed in penale di n. 894 unità (+44,17%). L'aumento dei processi penali iscritti è particolarmente rilevante e non trova riscontro in nessun altro ufficio di Corte d'Appello.

È altresì emerso che la produzione complessiva di sentenze è aumentata a n. 2259 in civile–lavoro ed a n. 1886 in penale, con una attribuzione ai magistrati addetti di n. 188,25 sentenze pro-capite in civile e di n. 269,43 sentenze pro–capite in penale (allegati B e C).

Sulla base di tali riscontri la nostra Corte d'appello risulta per produttività, nell'ambito di tutte le Corti d'appello d'Italia, seconda solo a Lecce in civile–lavoro e prima in assoluto in penale. Si deve altresì tenere conto del fatto che la produzione media nazionale di sentenze pro–capite nelle Corti d'appello è di n. 135,66 in civile–lavoro e di n. 157,80 in penale, per cui la nostra produzione pro–capite di n. 188,25 in civile–lavoro e di n. 269,43 in penale è nettamente al di sopra di tale media.

Una ulteriore valutazione, effettuata sulla base del numero complessivo delle sentenze in rapporto al numero dei magistrati presenti in ogni ufficio (allegato D), ha evidenziato che la nostra Corte con una presenza effettiva di n. 20 magistrati nell'anno decorso, ha pubblicato complessivamente n. 4145 sentenze, con una media di n. 207,25 sentenze pro–capite, che è la più alta in Italia, a fronte di una media nazionale di n. 140,56 sentenze pro–capite.

È chiaro, quindi, che se, nonostante l'alta produttività evidenziata, il carico arretrato aumenta e la durata dei processi si allunga, la causa va ricercata altrove. E le ulteriori indagini statistiche sull'organico dei singoli uffici di Corte d'appello in relazione alle sopravvenienze hanno mostrato in modo inconfutabile che l'organico del nostro ufficio è assolutamente inadeguato a fronteggiare il costante incremento delle sopravvenienze.

Il raffronto tra il numero di processi iscritti e l'organico dei singoli uffici dimostra, in modo impietoso ed inconfutabile, la assurda sperequazione esistente tra le singole Corti d'appello. Si passa da Roma, a cui mancano n. 53 magistrati, a Milano che ne presenta un esubero di n. 51. La nostra Corte è carente di 11 magistrati; e tale carenza in relazione ad un organico attuale di n. 21 magistrati (non si tiene conto in tutte le Corti del Presidente capo dell'ufficio), è la più alta in assoluto, rappresentando il 52,27% dell'organico potenziale.

L'indagine è stata effettuata sulla base dell'organico complessivo attuale di tutte le Corti d'appello ed evidenzia sperequazioni incomprensibili, certamente non giustificabili con la complessità di alcuni processi, poiché non sembra possa ritenersi che quelli di Milano siano più impegnativi di quelli di Roma e che quelli di Trento, Bolzano e Trieste siano più onerosi di quelli di L'Aquila.

È necessario, pertanto, che il Ministero della Giustizia, a cui costituzionalmente compete l'organizzazione giudiziaria, provveda con urgenza a porre rimedio alle sperequazioni evidenziate. Ed è altresì auspicabile che, nel fornire alla stampa ed all'opinione pubblica elementi di valutazione sulla funzionalità dei singoli uffici, vengano indicati con completezza gli elementi suddetti, non essendo possibile fare passare come lenta ed inefficiente una Corte come L'Aquila, che ha la più alta produttività pro–capite di provvedimenti giudiziari, ed additare a modello altre Corti con una produttività di 72, 64, 62 sentenze annue pro–capite.

È assolutamente indispensabile che la nostra Corte sia dotata di una seconda sezione penale, con almeno un presidente di sezione e sei magistrati.

Comunque, ritengo doveroso avvertire che, perdurando l'attuale situazione, il carico arretrato dei processi pendenti, particolarmente in penale, è destinato inesorabilmente ad aumentare, con allungamento dei tempi di esaurimento, prescrizione di moltissimi reati, danno grave per lo Stato, tenuto a risarcire le parti ex legge Pinto.

Altra causa rilevante di difficoltà nel funzionamento della Corte è costituita dalla drammatica mancanza di personale di cancelleria, amministrativo, informatico ed ausiliario.

Trattasi per la verità di carenza che colpisce tutti gli uffici giudiziari, non solo del nostro distretto, bensì di tutta Italia.

Come già segnalato lo scorso anno, il blocco ormai decennale delle nuove assunzioni e dei concorsi interni di riqualificazione ha provocato la scomparsa delle qualifiche più elevate e la consistente riduzione delle restanti figure professionali, con costanti aggravamenti delle difficoltà per la organizzazione del lavoro giudiziario.

Si prospetta l'adozione di provvedimenti di mobilità interna del personale statale; ma finora nulla è stato fatto e sono stati ostacolati anche i minimi trasferimenti da altre amministrazioni, con la conseguenza che è arduo per tutti gli uffici organizzare l'attività giudiziaria.

È attualmente all'esame del Parlamento la istituzione del cosiddetto "ufficio del processo". Trattasi certamente di iniziativa lodevole e condivisibile a condizione che comporti un notevole aumento del personale amministrativo degli uffici; altrimenti si risolverà nella consueta riforma nominalistica, del tutto inutile per l'efficienza dell'attività giudiziaria.

Anche la politica di risparmio incide negativamente sulle strutture giudiziarie ed impedisce il regolare adempimento dei compiti istituzionali poiché la mancanza di fondi per l'acquisto di beni di prima necessità, per la riparazione delle apparecchiature in dotazione, per il pagamento dei fornitori e per la corresponsione delle indennità dovute al personale rende difficoltosa la funzionalità degli uffici e deprime la dignità e l'impegno di chi vi lavora.

È assurdo effettuare risparmi per qualche migliaia di Euro e poi essere costretti a pagare oltre 50 milioni di Euro, come si vedrà di seguito, per equa riparazione da eccessiva durata dei processi.

L'unico risparmio effettivo per l'Amministrazione della giustizia può derivare dalla riconduzione a termini ragionevoli della durata dei processi, poiché comporterebbe, non solo la eliminazione degli indennizzi ex legge Pinto, bensì anche il deflazionamento del carico giudiziario e della connessa attività giurisdizionale. Invece i provvedimenti di riduzione indiscriminata di personale e di fondi sortiscono l'unico effetto di aggravare una situazione, già pesante, e di incidere ancor più negativamente sul bilancio dello Stato.

 

La Giustizia civile manifesta in appello un ulteriore appesantimento della pendenza nel ruolo ordinario, un apprezzabile miglioramento nel settore lavoro mentre in primo grado si verifica una leggera diminuzione complessiva del carico pendente.

Le cause di cognizione ordinaria, iscritte in Corte d'appello nel periodo di riferimento sono state 1786, con una diminuzione di 100 unità rispetto e quelle introitate l'anno precedente. Gli effetti della chiusura delle sezioni stralcio dei Tribunali incominciano a manifestarsi ed è auspicabile il loro incremento negl'anni a venire.

I processi definiti sono 1281, con una diminuzione di 300 unità rispetto allo scorso anno, dovuta essenzialmente al pensionamento, al trasferimento ed all'assenza per malattia di tre consiglieri addetti alla Sezione civile, non sostituiti tempestivamente per la nota lentezza con cui vengono coperti i posti vacanti.

La pendenza complessiva è quindi lievitata a 5925 unità, con la conseguenza che la durata media di un processo civile in Corte d'appello tende ad avvicinarsi a quattro anni.

Le cause di lavoro, iscritte nell'anno in Corte di Appello, ammontano a 1559, di cui 797 di pubblico impiego e lavoro privato e 762 previdenziali, con una diminuzione rispetto allo scorso anno di 212 unità.

Sono stati definiti 1838 procedimenti, 839 di pubblico impiego e lavoro privato e 999 previdenziali, di cui 1411 con sentenza.

Per tale apprezzabile attività, che ha consentito la sensibile riduzione del carico pendente da 2898 a 2619 processi, va dato merito al Presidente ed ai tre consiglieri addetti alla sezione lavoro; e va altresì rilevato che la copertura integrale di un organico adeguato, unitamente all'impegno degli addetti, consente di affrontare con successo l'onere di smaltimento di un carico di lavoro, certamente consistente.

I ricorsi per equa riparazione, depositati presso questa Corte, sono stati 213, con un aumento di 72 unità rispetto all'anno precedente.

I tempi di definizione rimangono contenuti nei quattro mesi, previsti per legge, la percentuale di accoglimento è salita al 90%; la somma complessiva, posta a carico dello Stato, è lievitata ad Euro 1.550.000.

Tale somma, rapportata in sede nazionale ai 26 distretti di Corte d'appello e tenuto conto che la nostra Corte è competente per le Marche, che certamente non è di grandi dimensioni, indica chiaramente che l'importo complessivo su scala nazionale che il Ministero della Giustizia è tenuto a corrispondere supera i 50 milioni di Euro, con un incremento del 60%, rispetto allo scorso anno.

L'andamento dell'ultimo semestre dell'anno 2007 evidenzia un aumento notevole e costante dei ricorsi per equa riparazione; nell'ultimo periodo ne sono pervenuti circa quaranta al mese, con una proiezione annuale di circa 400 unità. La facile previsione degli anni precedenti si sta puntualmente avverando, con la ulteriore considerazione che i risarcimenti per la eccessiva durata dei processi vengono in prevalenza richiesti da debitori morosi e da imputati di reati non gravi, che della lungaggine hanno beneficiato per procrastinare il pagamento o per lucrare la prescrizione del reato. Circostanza questa che rende assurdo ed immorale il risarcimento, che deve comunque essere concesso in base alla normativa vigente.

In tal modo lo Stato, non solo impegna notevoli risorse finanziarie, che potrebbero essere più appropriatamente utilizzate per il miglioramento delle strutture e la velocizzazione delle procedure, ma premia altresì debitori inadempienti ed autori di reati, che meriterebbero ben altro trattamento. Con l'effetto ulteriore di appesantire il lavoro delle Corti d'appello e di provocare in tali uffici, con uno strano effetto di rimbalzo, l'allungamento dei tempi processuali.

Per i Tribunali gli elementi di valutazione acquisiti sono incompleti, poiché non tutti gli uffici hanno trasmesso tempestivamente al Ministero i dati statistici relativi alla loro attività.

Comunque complessivamente, sia in civile che in materia di lavoro nei Tribunali di Avezzano, Chieti, Lanciano, Teramo e sedi staccate di Pescara sono stati iscritti 13.437 nuovi processi e ne sono stati eliminati 14.873, con un saldo attivo per Chieti ed Avezzano e leggermente passivo per Lanciano e Teramo.

I dati suddetti, rapportati a quelli dell'anno precedente (26.853 nuove iscrizioni e 28.723 processi esauriti), indicano un andamento costante, sia delle iscrizioni che dei processi esauriti, tenuto conto che le strutture attualmente non contabilizzate (Pescara, L'Aquila, Vasto, Sulmona) rappresentano sostanzialmente la metà dell'intero carico degli uffici ordinari di primo grado del distretto. E confermano altresì la tendenza ad una leggera diminuzione complessiva del carico pendente, con conseguente giovamento per la durata dei processi, che potrebbe essere più consistente se avvenisse con tempestività la copertura dei posti vacanti, il cui ritardo invece provoca disagi considerevoli.

Negli uffici dei Giudici di Pace sono stati iscritti 28.316 nuovi procedimenti, con un incremento, rispetto allo scorso anno di 2053 processi. L'aumento maggiore ha avuto ad oggetto le opposizioni a sanzioni amministrative ed i ricorsi in materia di immigrazione.

Sono stati definiti 23934 procedimenti, con un saldo passivo di 4.382, per cui la pendenza è aumentata a 17.402, rispetto a 13.020 dello scorso anno.

L'aumento di arretrato, già segnalato nelle precedenti relazioni, incomincia a diventare preoccupante, poiché tende ad uguagliare il numero delle nuove iscrizioni e ad allungare i tempi di definizione dei processi.

La causa va ricercata nel blocco legislativo delle nuove nomine, operante da tre anni, che impedisce la copertura dei posti vacanti, che ormai raggiungono le 50 unità nel distretto e che rappresentano oltre un terzo dell'organico complessivo. Le dette vacanze, particolarmente nelle sedi più importanti, impediscono il regolare funzionamento di uffici, finora contrassegnati da tempestività ed efficienza; ed è quindi necessario rimuovere prontamente l'ostacolo normativo alle nuove nomine e bandire i concorsi, anche perché l'espletamento degli stessi comporterà tempi non brevi per il completamento del relativo iter procedurale.

Le caratteristiche della giustizia civile nel nostro distretto rimangono invariate, con una netta prevalenza delle cause relative ai diritti di proprietà, alle successioni, alle obbligazioni e contratti, tipiche di una società in cui i rapporti civili e commerciali prevalgono sulle relazioni industriali.

È sempre elevato il contenzioso relativo alla infortunistica stradale.

Sono in aumento i fallimenti, le procedure concorsuali ed i procedimenti relativi al diritto societario, soggetti al rito previsto dal decreto legislativo n. 5/03.

Anche quest'anno viene segnalato dai Tribunali l'aumento delle separazioni personali, dei divorzi e delle controversie attinenti al diritto di famiglia. La crisi dell'istituto familiare tende ad aggravarsi, e costituisce ormai un fenomeno preoccupante dal punto di vista morale e sociale. Le conseguenze si notano nel disadattamento di molti giovani, che sono indotti, anche per la precarietà delle condizioni economiche e lavorative, ad evitare l'assunzione di responsabilità durature ed a trovare rifugio o nella permanenza nell'ambito della famiglia d'origine o in convivenze di fatto.

Ovviamente non è colpa dei giovani, che un autorevole ministro ha inopportunatamente chiamato "bamboccioni", se non sono in grado di costituire un saldo nucleo familiare, bensì dalle scarse opportunità di lavoro; e soprattutto dall'esempio negativo degli adulti.

Comunque è certo che i matrimoni, sia civili che religiosi, diminuiscono, mentre le separazioni ed i divorzi aumentano e si verificano anche in tempi assai brevi rispetto al momento in cui il vincolo viene contratto. Indice questo di una crisi che trova purtroppo riscontro anche nei numerosi episodi delittuosi, che sempre più di frequente si verificano nell'ambito familiare.

 

La giustizia penale mantiene costante le caratteristiche, già evidenziate negli anni precedenti, peraltro con ulteriore grave appesantimento della situazione nella giurisdizione di secondo grado.

In Corte d'appello l'aumento delle sopravvenienze è costante e si è passati da 2126 processi dell'anno 2004–2005 a 2550 dell'anno 2005–2006, a 2918 dell'anno in corso, con un incremento di oltre il 37%.

Trattasi ormai di un andamento costante, che rende inutile ogni tentativo di contenimento delle pendenze, essendo evidente che non è possibile, con l'attuale organico di magistrati e di personale amministrativo, peraltro perennemente incompleto per le vacanze, non tempestivamente coperte, affrontare un simile carico di lavoro, come ampiamente illustrato in apertura della presente relazione.

Le definizioni, quasi tutte con sentenze, sono state di 2128 unità, sostanzialmente pari a quelle degli anni precedenti, con un conseguente aumento della pendenza complessiva a 7.421 processi.

Ne consegue l'allungamento dei tempi di smaltimento dei detti processi, il verificarsi sempre più frequente della prescrizione dei reati, una sostanziale vanificazione del lavoro svolto in primo grado, con grave pregiudizio per la salvaguardia della pretesa punitiva dello Stato o per l'accertamento della non colpevolezza dell'imputato.

Il carico di lavoro penale di questa Corte è ormai simile a quello di Catania, Firenze, Genova, Venezia, che dispongono di due o più sezioni penali. Ed è quindi evidente che solo il consistente aumento dell'organico, con l'istituzione di una seconda sezione penale, può consentire di affrontare adeguatamente la situazione; mentre il persistente rifiuto in sede ministeriale di assumere i detti provvedimenti comporterà il costante aggravamento della situazione, con evidente responsabilità di chi ha l'onere costituzionale dell'organizzazione giudiziaria.

I Tribunali hanno registrato al dibattimento, sia monocratico che collegiale, 10.673 nuovi processi, ne hanno eliminati 9464 e ne residuano 10.987.

Rispetto allo scorso anno sono leggermente diminuite le sopravvenienze; la produttività ha subito un consistente calo e conseguentemente la pendenza complessiva è aumentata da 10.023 a 10.987.

Hanno un saldo attivo unicamente i Tribunali di Avezzano e L'Aquila, mentre il riscontro è passivo per Chieti, Pescara, Sulmona, Teramo, Lanciano e Vasto, particolarmente accentuato per queste ultime due strutture, che subiscono le conseguenze di una persistente vacanza di un terzo del loro organico di magistrati.

La situazione complessiva non è, comunque, preoccupante, perché la pendenza è sostanzialmente pari alla sopravvenienza annuale; e certamente la copertura dei numerosi posti vacanti consentirà di riattivare l'andamento positivo dello scorso anno, con l'integrale smaltimento dei nuovi processi iscritti.

Presso gli uffici GIP–GUP dei Tribunali sono pervenuti 27.062 procedimenti contro noti, ne sono stati esauriti 27.740 e ne residuano 9.105. In questo settore gli uffici più produttivi sono stati Pescara, Teramo, L'Aquila, Sulmona e Vasto; mentre Avezzano, Chieti e Lanciano hanno evidenziato un saldo negativo.

L'attività dibattimentale, con particolare riferimento a quella collegiale, continua ad essere deflazionata per il ricorso ai riti alternativi nelle udienze preliminari e per l'accorta selezione, dei processi da inviare al dibattimento, effettuata dai magistrati addetti alle udienze preliminari.

Presso gli Uffici del Giudice di Pace sono pervenuti 3340 nuovi processi penali, ne sono stati eliminati 2556, ne residuano 3715.

Rispetto allo scorso anno le iscrizioni sono nettamente aumentate da 2962 a 3340; le definizioni sono diminuite da 2774 a 2554 e di conseguenza la pendenza è aumentata da 2985 a 3715.

Anche gli elementi statistici del settore penale evidenziano il disagio, determinato dalla vacanza di 50 posti di giudice di pace nel distretto; fattore questo che incide particolarmente nelle sedi più importanti, in cui continua ad accumularsi l'arretrato.

Oltre alla copertura dei posti vacanti, può certamente giovare al miglioramento della situazione la ammissione dei riti alternativi nei processi davanti al Giudice di Pace, apparendo del tutto illogica la loro esclusione, tenuto conto della lieve entità dei reati, demandati alla cognizione di quel Giudice, e della natura conciliatoria della sua attività.

Nel nostro distretto le tipologie di reato più frequenti vanno individuate nello spaccio di sostanze stupefacenti, nella induzione alla prostituzione, anche con tratta di donne e minori dall'Est europeo, nelle rapine e nell'usura.

Trattasi di caratteristiche della criminalità, già segnalate negli anni precedenti, che tendono peraltro ad accentuarsi, particolarmente per l'usura, presente in modo consistente nel territorio pescarese e che si collega di frequente con il fenomeno delle estorsioni.

Il sequestro di consistenti partite di sostanze stupefacenti, particolarmente sulla costa e nella direttrice sud–nord, indica la presenza prevalentemente di transito della merce; mentre per quella destinata al consumo locale si rendono attivi cittadini di etnia rom e stranieri.

Rimangono sporadici fatti riconducibili alla grande criminalità organizzata, anche se la vicinanza con regioni, ove la stessa è presente, deve indurre ad una sempre maggiore vigilanza. Molti non condividono l'opinione che, sotto tale profilo, l'Abruzzo sia un'isola felice. Certamente i tentativi di infiltrazione sono frequenti e qualche episodio recente, anche di minaccia a magistrati requirenti, desta preoccupazione. Ma la efficace azione di contrasto, di attento controllo del territorio da parte delle forze dell'ordine e la resistenza di un tessuto sociale sano impediscono la penetrazione della delinquenza organizzata e mantengono un livello di sicurezza accettabile nella Regione.

Vengono segnalati in aumento, sia pure non rilevante, gli omicidi volontari, le rapine, i furti in appartamenti, particolarmente pericolosi per la incolumità delle persone e che purtroppo rimangono di frequente impuniti, i reati di violenza sessuale e pedofilia.

Destano allarme episodi di inquinamento ambientale, particolarmente gravi nella zona di Bussi, con coinvolgimento delle falde acquifere, che alimentano gli acquedotti della costa. Simili comportamenti sono certamente riprovevoli e devono essere contrastati con decisione, anche perché deteriorano l'immagine di un territorio particolarmente attraente per le sue bellezze naturali.

I reati contro la pubblica amministrazione, dopo la impennata dello scorso anno, sembrano essere tornati nella normalità, anche perché i nuovi episodi non sempre integrano le ipotesi più gravi di concussione, corruzione o peculato, ma si configurano come abuso d'ufficio, reato questo che certamente ha una rilevanza minore nell'ambito specifico del corretto esercizio dei pubblici poteri.

 

La giustizia minorile evidenzia alcune difficoltà operative per l'entrata in vigore di nuove normative, che attribuiscono ai Tribunali per i minorenni la competenza per la regolamentazione dei rapporti genitori–figli nelle crisi delle coppie di fatto e che impongono la difesa tecnica, anche d'ufficio, nei procedimenti " de potestate" (artt. 330 e 336 c.c.) ed in quelli di adottabilità. Inoltre viene segnalata la inadeguatezza delle strutture, ove attualmente sono sistemati gli uffici giudiziari minorili, e la assoluta insufficienza di personale e mezzi materiali, peraltro comune a tutti gli altri uffici del distretto.

La Procura minorile fa rilevare l'aumento notevole, pari al 30%, di reati di natura sessuale, commessi da minori o in danno degli stessi; e pone in evidenza l'allarmante comportamento di ragazzi, che non percepiscono la gravità del gesto ed anzi ne fanno oggetto di divulgazione a mezzo di filmati o di ricatti per ottenere dalla vittima ulteriori prestazioni sessuali.

Sono altresì in aumento, le rapine, le estorsioni ed i furti, commessi da minori, nonché lo spaccio di sostanze stupefacenti; comportamenti devianti in cui di distinguono in particolare soggetti appartenenti all'etnia rom, per circa l'80%, e stranieri per circa il 10%, con conferma puntuale di quanto rilevato negli anni precedenti. Fatto questo che denota la immutata natura della devianza minorile e la inefficacia dei provvedimenti adottati.

Rimane confermato il numero contenuto di dichiarazioni di adottabilità interne, mentre assumono rilievo prevalente le adozioni internazionali. Evidentemente i casi nel distretto di gravi carenze di cure genitoriali sono limitati e correttamente si tende a privilegiare terapie di sostegno e di conservazione del rapporto naturale di filiazione.

 

La magistratura di sorveglianza conserva un adeguato livello di funzionalità, nonostante la assenza di un magistrato su due nell'Ufficio di Pescara.

La detta struttura, competente per gli istituti penitenziari di Chieti, Lanciano, Vasto, Pescara e Teramo, comunica che negli stessi sono presenti 635 detenuti, dei quali solo 96 nati o residenti in Abruzzo. Trattasi di un dato veramente eclatante, che dimostra come la delinquenza operante nel nostro territorio sia prevalentemente di importazione; anche perché i "definiti" e cioè detenuti in espiazione pena sono solo 242, per cui i restanti 393, in attesa di giudizio, sono persone che hanno commesso reati in Abruzzo e che nella grande maggioranza non appartengono a questa regione.

L'indulto, che aveva apportato un momentaneo beneficio di sfoltimento della popolazione carceraria, ha velocemente esaurito i suoi effetti; infatti gli istituti di Pescara e Teramo sono nuovamente sovraffollati, con una percentuale per quest'ultima struttura del 75%.

È evidente che provvedimenti di clemenza parziali, non corredati da interventi legislativi che affrontino alla radice i problemi connessi all'esecuzione della pena, non risolvono i detti problemi, ma tendono per converso ad aggravare la situazione, creando nuova criminalità, ulteriore lavoro per gli uffici giudiziari e ripopolamento rapido delle carceri.

 

La riforma dell'ordinamento giudiziario è stata portata a termine nel mese di luglio dello scorso anno, con alcune modifiche sostanziali ai decreti delegati, approvati nella precedente legislatura.

Le innovazioni apportate sono molteplici, sostanziali e non è possibile in questa sede effettuarne una analisi approfondita e completa.

La riforma comunque si caratterizza per la abolizione delle qualifica che corrisponde al precetto costituzionale della distinzione dei giudici solo per funzioni, per una più attenta regolamentazione delle valutazioni periodiche, per la tipizzazione degli illeciti disciplinari, per la moderata distinzione delle funzioni giudicanti e requirenti, per la istituzione di una scuola per la magistratura e per la introdotta temporaneità degli incarichi direttivi e semidirettivi.

L'imponente lavoro di riforma normativa, in molti casi frutto di compromessi politici, si presta a molte critiche anche per la disorganicità di alcune soluzioni adottate. Ècomunque importante che, dopo sessanta anni dalla entrata in vigore della Costituzione, si sia provveduto ad un adeguamento dell'ordinamento giudiziario ai principi in essa contenuti, secondo quanto stabilito dalla settima disposizione transitoria, rimasta per troppo tempo inattuata.

Peraltro due aspetti della riforma suscitano notevoli perplessità.

Il primo attiene alla mancata attivazione della Scuola per la magistratura, che costituisce un cardine di tutto il sistema, non solo per la formazione dei magistrati di nuova nomina, bensì anche per l'aggiornamento successivo, per le valutazioni periodiche e per il conferimento degli incarichi.

Il secondo ha riferimento alla norma transitoria che ha stabilito la decadenza dopo centoottanta giorni dall'entrata in vigore della legge, dei titolari di incarichi direttivi ultra ottonnali. Tale norma, oltre a suscitare dubbi di incostituzionalità, per la sua incidenza retroattiva sulla immovibilità del giudice, garantita dall'art. 107 della Costituzione, è fonte di notevoli disservizi, poiché incide su oltre trecento incarichi dirigenziali, anche di grande rilievo.

È una critica questa, che ritengo di poter avanzare serenamente nell'interesse dell'amministrazione giudiziaria, perché non direttamente coinvolto nella vicenda, ma preoccupato per la corretta gestione degli uffici del distretto, che entro due giorni (il termine semestrale in precedenza indicato scade domani) rimarranno contemporaneamente privi di cinque dirigenti e di tre presidenti di sezione.

Non si contesta il criterio della temporaneità degli incarichi direttivi e semidirettivi, peraltro ampiamente condiviso nel mondo politico ed in magistratura, bensì l'applicazione retroattiva della norma, che implica la contemporanea decapitazione di un rilevante numero di uffici e lede il principio di inamovibilità. Era certamente più saggia e coerente con i principi costituzionali la norma contenuta nei decreti delegati precedenti, che stabiliva in quattro anni la permanenza transitoria dei dirigenti ultra ottonali negli incarichi ricoperti.

Già lo scorso anno è stato segnalato l'enorme disagio causato dalla pluralità dei riti, introdotti nel processo civile, senza alcuna plausibile giustificazione; per cui è necessario provvedere con urgenza alla unificazione e semplificazione degli stessi.

Vi è da aggiungere che anche il processo penale richiede ormai una radicale revisione, poiché le ripetute modifiche e le numerose pronunce di incostituzionalità hanno stravolto l'impianto originario della riforma, che ormai è divenuta un'ibrida e mal riuscita commistione tra sistema accusatorio ed inquisitorio, scarsamente funzionale, fonte di errori e di lungaggini processuali.

È altresì necessario provvedere alla regolamentazione delle intercettazioni telefoniche ed ambientali, certamente utili per le indagini, ma che hanno assunto ormai aspetti di palese anomalia, per l'enormità dei costi e per la costante violazione del diritto dei cittadini alla riservatezza.

Inoltre è avvertita nella coscienza civile la necessità di rendere certa e definitiva la pena. Non giova, infatti, alla credibilità delle istituzioni la concessione di ripetuti benefici a soggetti condannati in via definitiva, anche per gravi reati, e che utilizzano i detti benefici per rendersi protagonisti di ulteriori episodi criminosi.

La magistratura onoraria, sia di Tribunale che di Pace, costituisce ormai una componente insostituibile degli Uffici giudiziari.

Di recente è stata affermata in sede politica la volontà di unificare le categorie dei giudici onorari ( G.O.T., V.P.O., giudici di Pace) e di provvedere ad una regolamentazione più coerente del loro stato giuridico, economico e previdenziale.

Trattasi certamente di un progetto lodevole, che si spera non rimanga, come spesso avviene, a livello di intenzioni, senza alcuna concreta attuazione.

La costante incertezza della permanenza in servizio, la disomogeneità dei compensi e l'assenza di tutela previdenziale non giovano alla efficienza dei magistrati onorari.

È certamente condivisibile l'unificazione delle categorie ed in tal senso vanno superate alcune resistenze corporative, per consentire una più razionale utilizzazione di tutti gli addetti, sia nei Tribunali e sia presso le sedi del Giudice di Pace; è necessaria una specificazione più attenta del regime di incompatibilità per la credibilità della funzione; è indispensabile precisare criteri di reclutamento , periodi di permanenza in servizio e di rinnovo degli incarichi, compensi adeguati, coperture previdenziali con il contributo degli interessati e dello Stato.

 

Concludendo questa relazione si può certamente affermare ancora una volta che il problema più grave per l'amministrazione della giustizia è la lentezza dei processi.

L'analisi dei rimedi viene fatta ogni anno; ed in senso generale comprende la razionalizzazione della produzione legislativa, la unificazione e semplificazione dei codici di rito, il contenimento del numero degli appartenenti agli ordini forensi, l'istituzione per ogni giudice di un ufficio del processo, idoneo a supportarlo nell'attività giurisdizionale, la fornitura in misura adeguata di mezzi strutturali e finanziari.

Nello specifico per il nostro distretto, ai detti rimedi di ordine generale, che vengono invocati da anni con scarsi risultati, va aggiunto l'incremento consistente per la Corte di Appello dell'organico dei magistrati e del personale amministrativo; provvedimento questo che, se vi è volontà politica, può essere attuato in tempi brevi.

Gli elementi statistici forniti in precedenza dimostrano chiaramente che in Abruzzo l'anello debole della catena giudiziaria è costituito dalla Corte d'Appello, ove i processi si accumulano con tempi lunghi per il loro esaurimento. Costituisce quindi necessità prioritaria l'adozione degli opportuni provvedimenti amministrativi per ovviare a tale spiacevole situazione.

L'arretrato accumulato è già notevole; e se l'aumento di organico sarà effettuato in modo adeguato ed in tempi brevi, richiederà anni di lavoro per il suo smaltimento.

È comunque mio dovere segnalare al Ministero della Giustizia al Consiglio Superiore della Magistratura ed ai Rappresentati istituzionali di questa Regione che, se non si provvederà con urgenza al detto aumento di organico, l'attività di questa Corte subirà un progressivo deterioramento di produttività ed efficienza, con grave pregiudizio per l'amministrazione della giustizia del distretto.

 

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Ultima modifica: 14/05/2008