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Reparti HIV
La salute in carcere
La presenza di individui affetti da HIV-AIDS, rispetto alla popolazione generale, è relativamente alta anche in considerazione dell’elevato numero di detenuti appartenenti a gruppi sociali che difficilmente si rivolgono ai servizi sanitari esterni durante la libertà: piccoli spacciatori, immigrati clandestini, prostitute.
L'amministrazione penitenziaria assicura, con proprie risorse, la somministrazione delle terapie antiretrovirali in ambito detentivo e coopera con le unità operative del territorio cui spetta la supervisione e in alcuni casi la gestione dei servizi per detenuti HIV nei penitenziari in base a decreto interministeriale Sanità –Giustizia del 18 novembre 1998.
Dal punto di vista strutturale, l'amministrazione è dotata di reparti specifici per malattie infettive all'interno dei centri clinici di Milano-Opera, Napoli-Secondigliano e Genova-Marassi e di sezioni sanitarie presso le Case Circondariali di Torino Lorusso Cutugno, Modena, Sassari, Pisa, Roma Regina Coeli, Roma-Rebibbia Nuovo Complesso, complessivamente per 190 posti letto.
In ogni caso, trattamenti terapeutici anti-AIDS basati sulla somministrazione di combinazioni di farmaci anti-retrovirali, inclusi gli inibitori della proteasi, sono ormai assicurati non solo presso tali strutture, ma anche in tutti gli Istituti medio grandi.
Attraverso l'esecuzione di specifici esami di laboratorio, è emerso che oltre la metà dei detenuti in terapia non ne trae giovamento presumibilmente non per inefficacia dei farmaci, ma per mancata assunzione degli stessi. Ciò accade per una sorta di “autolesionismo nascosto” volto a favorire la diminuzione dei CD4 (sottopopolazioni linfocitarie) sotto la soglia (200 CD4 /mmc di sangue) stabilita come parametro per il quale il medico deve dichiarare l’incompatibilità biologica con il regime detentivo e l’autorità giudiziaria valutare la concessione o meno di misure alternative alla detenzione.
Il fenomeno potrebbe comportare la comparsa di ceppi virali di HIV resistenti con possibile diffusione nella popolazione detenuta. Infine i reparti HIV non sono dotati di risorse personali e strumentali per gestire patologie acute e/o contagiose (TBC), che rappresentano un pericolo anche per il personale.
L’amministrazione è da tempo impegnata, in collaborazione con Enti, Università, e Aziende Sanitarie Locali, in progetti e programmi esecutivi d’azione in tema di “non assunzione non dichiarata dei farmaci”.
L’azione va dall’informazione alla popolazione detenuta alla formazione specifica del personale medico e infermieristico, allo studio circa la possibilità di estendere in ambito penitenziario la modalità di somministrazione per cui il personale sanitario si assicura che il detenuto deglutisca le compresse di antiretrovirali in sua presenza.
Approfondimento : la normativa sul trattamento HIV
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