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Legge 8 marzo 2001, n. 40
“Misure alternative alla detenzione a tutela del rapporto tra detenute e figli minori"
La legge 8 marzo 2001, n.40, pubblicata sulla G.U. 8 marzo 2001 n.56, destinata alla tutela di un rapporto qualificato quale è quello genitore-figlio, di cui innova la relativa disciplina, amplia l'ambito di operatività degli istituti del differimento dell'esecuzione pena e della detenzione domiciliare - applicabili fino ad ora il primo in maniera discrezionale e il secondo in casi limitati - introducendo i due nuovi istituti della detenzione domiciliare speciale e dell'assistenza all'esterno di figli minori (art. 47 quinquies, sexies e art. 21 bis O.P.), con lo scopo di dare compiuta attuazione al principio costituzionale di cui l'art. 31 Cost. che officia lo Stato a predisporre gli strumenti giuridici e sociali a tutela della maternità e dell'infanzia.
La concessione di tali benefici non è automatica, dovendo essere valutata caso per caso, in quanto subordinata all'assenza di un pericolo concreto di reiterazione del reato commesso.
Le più recenti rilevazioni statistiche fornite dall'Ufficio per lo Sviluppo e la gestione del Sistema Informativo Automatizzato di questo Dipartimento, aggiornate al 26 febbraio 2004, registrano negli istituti penitenziari femminili italiani (ai quali si aggiungono le sezioni femminili di istituto attualmente operanti) un numero di presenze detentive pari a 2551 unità.
Com'è facile intuire, il numero di donne ristrette in carcere costituisce una minima percentuale dell'intera popolazione detenuta, attestandosi su valori pari a circa il 4%, specie se raffrontato con la popolazione maschile; del pari i reati commessi generalmente si connotano per il minor tasso di pericolosità sociale.
Infatti, i reati ascritti alla popolazione detenuta femminile presente alla data del rilevamento sono essenzialmente relativi al traffico di stupefacenti (che presentano peraltro un alto tasso di recidiva) ovvero a reati contro il patrimonio; rari i casi di condanne per reati di tipo associativo.
In prevalenza la popolazione detenuta femminile è di origine extracomunitaria, ovvero di etnia Rom.
Alla medesima data sopra indicata le donne detenute con prole risultano essere 52 così distribuite:
C.C. Avellino
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4
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C.C. Bologna
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1
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C.C. Como
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3
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C.C. Firenze Sollicciano
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8
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C.C. Lecce
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1
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C.C. Milano S.Vittore
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4
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C.C. Perugia
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3
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C.R. Roma Rebibbia
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12
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C.C. Teramo
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1
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C.C. Torino le Vallette
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8
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C.C. Venezia
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7
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Si deve far presente che quest'ultimo dato ha carattere fluttuante poiché, a volte, la permanenza dei bambini nelle strutture penitenziarie è legato soltanto ai tempi tecnici necessari per la concessione delle misure alternative alle madri detenute.
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