4 novembre 2005
Roma, via Ardeatina. Sabato 22 ottobre, durante il consueto pellegrinaggio notturno al santuario della Madonna del Divino Amore, muore investita da un'auto Chiara Barillà, meglio conosciuta come Suor Teresilla.
Originaria della Calabria, 62 anni, appartenente all'ordine delle Serve di Maria Riparatrice, Suor Teresilla era la caposala del reparto di chirurgia dell'ospedale romano San Giovanni, ma era conosciuta soprattutto nel mondo del volontariato per l'impegno ultraventennale nei confronti dei detenuti delle carceri di Regina Coeli e di Rebibbia.
In particolare, era conosciuta nell'istituto di Rebibbia Nuovo Complesso per aver saputo stringere nel tempo un rapporto con alcuni dissociati delle Brigate rosse. Ma non mancava occasione per portare fuori dalle mura carcerarie anche la voce dei detenuti comuni, impegnandosi non solo per favorire il loro reinserimento ma cercando al tempo stesso possibili lavori presso imprenditori e cooperative sociali.
Lo Speciale di questa settimana è dedicato a lei, la suora che ha riunito al suo funerale magistrati, avvocati, giornalisti, forze di polizia ed ex detenuti, mescolati in un'immensa folla.
Proprio il forte legame con il carcere romano di via Maietti ha spinto la redazione di Newsonline a chiedere la testimonianza di chi ha avuto modo, per ragioni diverse, di avvicinare Suor Teresilla. Ecco, quindi, la testimonianza di Carmelo Cantone, direttore della casa circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso, e quella di Roberto Martinelli, opinionista de Il Messaggero, che ha incrociato la sua strada per motivi familiari. In mezzo, una serie di ricordi che illustrano l'opera svolta della religiosa e il vuoto che già ha lasciato nel mondo penitenziario.