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  • La valutazione del direttore Carmelo Cantone
  • Il racconto dell’ispettore Mario Pascale
  • L’intervista ad un detenuto disabile
  • L’intervista ad un detenuto piantone

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      CARCERE E DISABILI: L'ESPERIENZA DI REBIBBIA NUOVO COMPLESSO
     
     
     
    Roma Rebibbia Nuovo Complesso, la rotonda del reparto G11

     
    Tra i detenuti presenti nella Casa Circondariale di Roma Rebibbia, circa 1600, vi sono anche persone con disabilità sensoriali e motorie, la cui gestione pone problemi del tutto peculiari.

    Di solito i detenuti disabili, condannati o in attesa di giudizio, vengono assegnati dall'amministrazione penitenziaria ad istituti dotati di reparti adeguatamente attrezzati sia sotto il profilo strutturale sia per le rafforzate possibilità di assistenza sanitaria. Tuttavia, in queste strutture, i posti non sono sufficienti.

    Nella Casa Circondariale di Roma Rebibbia sono circa 25 le persone che versano nell'impossibilità di attendere alle proprie esigenze di vita o perchè affette da malattie croniche di carattere degenerativo o perché portatrici di protesi agli arti inferiori o temporaneamente inabili a causa di fratture subite.

    E' il motivo per cui l'amministrazione di Rebibbia, al pari di altri istituti, si trova nell'evenienza di dover diversificare ulteriormente la gestione della popolazione detenuta.

     
    Nel maggio 2004 è stata inaugurata una sezione con ridotte barriere architettoniche in modo da agevolare gli spostamenti e non pregiudicare la partecipazione alle attività trattamentali rieducative offerte a tutti.
    Alcune stanze di detenzione sono state dotate di bagni assistiti già nel 2002, e vengono assegnate in base a criteri stabiliti dal medico del reparto. Tutti i disabili possono usufruire di locali docce le cui dimensioni  consentono l'accesso con la sedia a rotelle.

    Nel marzo di quest'anno, una rampa d'ingresso al cortile passeggi ha sostituito i gradini impraticabili per i disabili.
       
    Ad aprile, la biblioteca del reparto G11 è stata spostata al pian terreno per consentire la consultazione dei libri e per alcuni l'attività lavorativa di bibliotecario.

    I detenuti disabili sono tutti assistiti nel compimento delle loro attività quotidiane, e quest'assistenza è data da altri detenuti, i c.d. piantoni. Il termine è mutuato dal linguaggio militaresco ad indicare chi nel proprio servizio osserva, attende a qualcosa.

    Per garantire la massima continuità, il piantone, se necessario, condivide con il proprio assistito anche la cella e dall'anno scorso, i piantoni frequentano, con priorità rispetto ad altri detenuti, un corso di formazione per il supporto dei disabili all'interno del carcere.

    Il corso, della durata di quattro mesi, è organizzato dal comune di Roma in collaborazione con la direzione della Casa Circondariale di Roma Rebibbia, ed è alla seconda edizione. Coinvolge 'i detenuti badanti', e in qualità di insegnanti, varie figure professionali in campo assistenziale quali il sociologo, il fisioterapista, l'esperto nel linguaggio dei segni, l'esperto in legislazione sociale e l'architetto esperto in materia di abbattimento delle barriere architettoniche.

    Gli obiettivi del progetto guardano sia al detenuto che all'organizzazione penitenziaria, infatti al conseguimento per i partecipanti di un attestato spendibile nel mondo del lavoro, si affianca l'offerta di assistenza qualificata ad altri detenuti che favorisce la qualità nella convivenza per operatori e popolazione detenuta.
     
    17 giugno 2005