Un'analisi della situazione delle carceri dopo l'indulto, alla luce di un sistema penale profondamente mutato negli ultimi anni. Il 19 giugno scorso, nella sala degli Arazzi della RAI, si è svolto l'incontro Il trattamento penitenziario nel carcere che cambia. Realizzazioni e prospettive, promosso dal DAP e organizzato dal direttore generale detenuti e trattamento Sebastiano Ardita. Al convegno sono intervenuti il guardasigilli Clemente Mastella, il sottosegretario Luigi Manconi, il capo del dipartimento Ettore Ferrara, il presidente del Comitato europeo antitortura Mauro Palma e il responsabile del segretariato sociale Rai Carlo Romeo.
L'incremento delle fattispecie di reato da una parte e l'incremento in assoluto dei reati commessi dall'altro, la ricettività invariata delle strutture penitenziarie, hanno determinato un fenomeno di flusso all'interno delle carceri, poco conosciuto ai non addetti ai lavori, che ha mutato il senso, le modalità e gli obiettivi del trattamento penitenziario. Oltre 90.000 persone entrate in carcere ogni anno nell'ultimo quinquennio e poco meno di tante scarcerate, con una detenzione media pro-capite di poco più di cinque mesi.
A fare da sfondo a questa situazione la questione dei suicidi, in calo nell'anno in corso (17 nel semestre che sta per concludersi, a fronte di poco meno di 60 negli ultimi anni), grazie anche alle misure specifiche che sono state adottate. L'incontro ha anche offerto l'occasione per un dibattito sulle proposte di riforma strutturale del sistema penale, avanzate dal ministro della giustizia per porre rimedio a questa situazione, e sulle misure organizzative recentemente varate dal DAP, tra cui la recentissima circolare sui nuovi giunti, che stabilisce nuove regole di accoglienza, interventi psicologici e corretta allocazione per le persone appena arrestate, in particolar modo per coloro che sono più giovani o alla prima carcerazione.
2 luglio 2007