|
Testo pubblicato a cura della redazione internet del CED della Corte Suprema di Cassazione
INDICE della Legge n. 149/2001:
TITOLO I - Diritto del minore alla propria famiglia
Art. 1
TITOLO II - Affidamento del minore
Art. 2 - Art. 3 - Art. 4 - Art. 5
TITOLO III - Dell'adozione
CAPO I - Disposizioni generali
Art. 6 - Art. 7
CAPO II - Della dichiarazione di adottabilità
Art. 8 - Art. 9 - Art. 10 - Art. 11 - Art. 12 - Art. 13 - Art. 14 - Art. 15 - Art. 16 - Art. 17 - Art. 18
CAPO III - Dell'affidamento preadottivo
Art. 19 - Art. 20
CAPO IV - Della dichiarazione di adozione
Art. 21 - Art. 22 - Art. 23 - Art. 24
TITOLO IV - Dell'adozione in casi particolari
CAPO I - Dell'adozione in casi particolari e dei suoi effetti
Art. 25 - Art. 26 - Art. 27 - Art. 28
CAPO II - Delle forme dell'adozione in casi particolari
Art. 29
TITOLO V - Modifiche al titolo VIII del libro primo del codice civile
Art. 30 - Art. 31
TITOLO VI - Norme finali, penali e transitorie
Art. 32 - Art. 33 - Art. 34 - Art. 35 - Art. 36 - Art. 37 - Art. 38 - Art. 39 - Art. 40 - Art. 41
NOTE
LEGGE 28 marzo 2001 n. 149 ( indice )
(pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 96 del 26 aprile 2001)
MODIFICHE ALLA LEGGE
4 MAGGIO 1983, N. 184, RECANTE "DISCIPLINA DELL'ADOZIONE E DELL'AFFIDAMENTO DEI
MINORI", NONCHE' AL TITOLO VIII DEL LIBRO PRIMO DEL CODICE CIVILE.
TITOLO I
Diritto del minore alla propria famiglia
- Il titolo della legge 4 maggio 1983, n. 184, di seguito denominata «legge
n. 184», è sostituito dal seguente: «Diritto del minore ad una famiglia».
- La rubrica del Titolo I della legge n. 184 è sostituita dalla seguente:
«Princìpi generali».
- L'articolo 1 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 1.
- Il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell'ambito
della propria famiglia.
- Le condizioni di indigenza dei genitori o del genitore esercente la potestà
genitoriale non possono essere di ostacolo all'esercizio del diritto del minore alla
propria famiglia. A tal fine a favore della famiglia sono disposti interventi di sostegno
e di aiuto.
- Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie competenze,
sostengono, con idonei interventi, nel rispetto della loro autonomia e nei limiti delle
risorse finanziarie disponibili, i nuclei familiari a rischio, al fine di prevenire
l'abbandono e di consentire al minore di essere educato nell'ambito della
propria famiglia. Essi promuovono altresì iniziative di formazione dell'opinione
pubblica sull'affidamento e l'adozione e di sostegno all'attività delle
comunità di tipo familiare, organizzano corsi di preparazione ed aggiornamento
professionale degli operatori sociali nonché incontri di formazione e preparazione per le
famiglie e le persone che intendono avere in affidamento o in adozione minori. I medesimi
enti possono stipulare convenzioni con enti o associazioni senza fini di lucro che operano
nel campo della tutela dei minori e delle famiglie per la realizzazione delle attività di
cui al presente comma.
- Quando la famiglia non è in grado di provvedere alla crescita e all'educazione
del minore, si applicano gli istituti di cui alla presente legge.
- Il diritto del minore a vivere, crescere ed essere educato nell'ambito di una
famiglia è assicurato senza distinzione di sesso, di etnia, di età, di lingua, di
religione e nel rispetto della identità culturale del minore e comunque non in contrasto
con i princìpi fondamentali dell'ordinamento».
TITOLO II
Affidamento del minore
- All'articolo 2 della legge n. 184 sono premesse le seguenti parole: «Titolo
I-bis. Dell'affidamento del minore».
- L'articolo 2 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 2.
- Il minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo,
nonostante gli interventi di sostegno e aiuto disposti ai sensi dell'articolo 1, è
affidato ad una famiglia, preferibilmente con figli minori, o ad una persona singola, in
grado di assicurargli il mantenimento, l'educazione, l'istruzione e le relazioni
affettive di cui egli ha bisogno.
- Ove non sia possibile l'affidamento nei termini di cui al comma 1, è
consentito l'inserimento del minore in una comunità di tipo familiare o, in
mancanza, in un istituto di assistenza pubblico o privato, che abbia sede preferibilmente
nel luogo più vicino a quello in cui stabilmente risiede il nucleo familiare di
provenienza. Per i minori di età inferiore a sei anni l'inserimento può avvenire
solo presso una comunità di tipo familiare.
- In caso di necessità e urgenza l'affidamento può essere disposto anche senza
porre in essere gli interventi di cui all'articolo 1, commi 2 e 3.
- Il ricovero in istituto deve essere superato entro il 31 dicembre 2006 mediante
affidamento ad una famiglia e, ove ciò non sia possibile, mediante inserimento in
comunità di tipo familiare caratterizzate da organizzazione e da rapporti interpersonali
analoghi a quelli di una famiglia.
- Le regioni, nell'ambito delle proprie competenze e sulla base di criteri
stabiliti dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, definiscono gli standard minimi dei servizi e
dell'assistenza che devono essere forniti dalle comunità di tipo familiare e dagli
istituti e verificano periodicamente il rispetto dei medesimi».
- L'articolo 3 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 3.
- I legali rappresentanti delle comunità di tipo familiare e degli
istituti di assistenza pubblici o privati esercitano i poteri tutelari sul minore
affidato, secondo le norme del capo I del titolo X del libro primo del codice civile, fino
a quando non si provveda alla nomina di un tutore in tutti i casi nei quali
l'esercizio della potestà dei genitori o della tutela sia impedito.
- Nei casi previsti dal comma 1, entro trenta giorni dall'accoglienza del minore,
i legali rappresentanti devono proporre istanza per la nomina del tutore. Gli stessi e
coloro che prestano anche gratuitamente la propria attività a favore delle comunità di
tipo familiare e degli istituti di assistenza pubblici o privati non possono essere
chiamati a tale incarico.
- Nel caso in cui i genitori riprendano l'esercizio della potestà, le comunità
di tipo familiare e gli istituti di assistenza pubblici o privati chiedono al giudice
tutelare di fissare eventuali limiti o condizioni a tale esercizio».
- L'articolo 4 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 4.
- L'affidamento familiare è disposto dal servizio sociale
locale, previo consenso manifestato dai genitori o dal genitore esercente la potestà,
ovvero dal tutore, sentito il minore che ha compiuto gli anni dodici e anche il minore di
età inferiore, in considerazione della sua capacità di discernimento. Il giudice
tutelare del luogo ove si trova il minore rende esecutivo il provvedimento con decreto.
- Ove manchi l'assenso dei genitori esercenti la potestà o del tutore, provvede
il tribunale per i minorenni. Si applicano gli articoli 330 e seguenti del codice civile.
- Nel provvedimento di affidamento familiare devono essere indicate specificatamente
le motivazioni di esso, nonché i tempi e i modi dell'esercizio dei poteri
riconosciuti all'affidatario, e le modalità attraverso le quali i genitori e gli
altri componenti il nucleo familiare possono mantenere i rapporti con il minore. Deve
altresì essere indicato il servizio sociale locale cui è attribuita la responsabilità
del programma di assistenza, nonché la vigilanza durante l'affidamento con
l'obbligo di tenere costantemente informati il giudice tutelare o il tribunale per i
minorenni, a seconda che si tratti di provvedimento emesso ai sensi dei commi 1 o 2. Il
servizio sociale locale cui è attribuita la responsabilità del programma di assistenza,
nonché la vigilanza durante l'affidamento, deve riferire senza indugio al giudice
tutelare o al tribunale per i minorenni del luogo in cui il minore si trova, a seconda che
si tratti di provvedimento emesso ai sensi dei commi 1 o 2, ogni evento di particolare
rilevanza ed è tenuto a presentare una relazione semestrale sull'andamento del
programma di assistenza, sulla sua presumibile ulteriore durata e sull'evoluzione
delle condizioni di difficoltà del nucleo familiare di provenienza.
- Nel provvedimento di cui al comma 3, deve inoltre essere indicato il periodo di
presumibile durata dell'affidamento che deve essere rapportabile al complesso di
interventi volti al recupero della famiglia d'origine. Tale periodo non può superare
la durata di ventiquattro mesi ed è prorogabile, dal tribunale per i minorenni, qualora
la sospensione dell'affidamento rechi pregiudizio al minore.
- L'affidamento familiare cessa con provvedimento della stessa autorità che lo
ha disposto, valutato l'interesse del minore, quando sia venuta meno la situazione di
difficoltà temporanea della famiglia d'origine che lo ha determinato, ovvero nel
caso in cui la prosecuzione di esso rechi pregiudizio al minore.
- Il giudice tutelare, trascorso il periodo di durata previsto, ovvero intervenute le
circostanze di cui al comma 5, sentiti il servizio sociale locale interessato ed il minore
che ha compiuto gli anni dodici e anche il minore di età inferiore, in considerazione
della sua capacità di discernimento, richiede, se necessario, al competente tribunale per
i minorenni l'adozione di ulteriori provvedimenti nell'interesse del minore.
- Le disposizioni del presente articolo si applicano, in quanto compatibili, anche nel
caso di minori inseriti presso una comunità di tipo familiare o un istituto di assistenza
pubblico o privato».
- L'articolo 5 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 5.
- L'affidatario deve accogliere presso di sé il minore e
provvedere al suo mantenimento e alla sua educazione e istruzione, tenendo conto delle
indicazioni dei genitori per i quali non vi sia stata pronuncia ai sensi degli articoli
330 e 333 del codice civile, o del tutore, ed osservando le prescrizioni stabilite
dall'autorità affidante. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni
dell'articolo 316 del codice civile. In ogni caso l'affidatario esercita i
poteri connessi con la potestà parentale in relazione agli ordinari rapporti con la
istituzione scolastica e con le autorità sanitarie. L'affidatario deve essere
sentito nei procedimenti civili in materia di potestà, di affidamento e di adottabilità
relativi al minore affidato.
- Il servizio sociale, nell'ambito delle proprie competenze, su disposizione del
giudice ovvero secondo le necessità del caso, svolge opera di sostegno educativo e
psicologico, agevola i rapporti con la famiglia di provenienza ed il rientro nella stessa
del minore secondo le modalità più idonee, avvalendosi anche delle competenze
professionali delle altre strutture del territorio e dell'opera delle associazioni
familiari eventualmente indicate dagli affidatari.
- Le norme di cui ai commi 1 e 2 si applicano, in quanto compatibili, nel caso di
minori ospitati presso una comunità di tipo familiare o che si trovino presso un istituto
di assistenza pubblico o privato».
- Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie competenze e
nei limiti delle disponibilità finanziarie dei rispettivi bilanci, intervengono con
misure di sostegno e di aiuto economico in favore della famiglia affidataria».
TITOLO III
Dell'adozione
CAPO I
Disposizioni generali
- L'articolo 6 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 6.
- L'adozione è consentita a coniugi uniti in matrimonio da
almeno tre anni. Tra i coniugi non deve sussistere e non deve avere avuto luogo negli
ultimi tre anni separazione personale neppure di fatto.
- I coniugi devono essere affettivamente idonei e capaci di educare, istruire e
mantenere i minori che intendano adottare.
- L'età degli adottanti deve superare di almeno diciotto e di non più di
quarantacinque anni l'età dell'adottando.
- Il requisito della stabilità del rapporto di cui al comma 1 può ritenersi
realizzato anche quando i coniugi abbiano convissuto in modo stabile e continuativo prima
del matrimonio per un periodo di tre anni, nel caso in cui il tribunale per i minorenni
accerti la continuità e la stabilità della convivenza, avuto riguardo a tutte le
circostanze del caso concreto.
- I limiti di cui al comma 3 possono essere derogati, qualora il tribunale per i
minorenni accerti che dalla mancata adozione derivi un danno grave e non altrimenti
evitabile per il minore.
- Non è preclusa l'adozione quando il limite massimo di età degli adottanti sia
superato da uno solo di essi in misura non superiore a dieci anni, ovvero quando essi
siano genitori di figli naturali o adottivi dei quali almeno uno sia in età minore,
ovvero quando l'adozione riguardi un fratello o una sorella del minore già dagli
stessi adottato.
- Ai medesimi coniugi sono consentite più adozioni anche con atti successivi e
costituisce criterio preferenziale ai fini dell'adozione l'avere già adottato
un fratello dell'adottando o il fare richiesta di adottare più fratelli, ovvero la
disponibilità dichiarata all'adozione di minori che si trovino nelle condizioni
indicate dall'articolo 3, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, concernente
l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate».
- Nel caso di adozione dei minori di età superiore a dodici anni o con handicap
accertato ai sensi dell'articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, lo Stato, le
regioni e gli enti locali possono intervenire, nell'ambito delle proprie competenze e
nei limiti delle disponibilità finanziarie dei rispettivi bilanci, con specifiche misure
di carattere economico, eventualmente anche mediante misure di sostegno alla formazione e
all'inserimento sociale, fino all'età di diciotto anni degli adottati».
- L'articolo 7 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 7.
- L'adozione è consentita a favore dei minori dichiarati in
stato di adottabilità ai sensi degli articoli seguenti.
- Il minore, il quale ha compiuto gli anni quattordici, non può essere adottato se
non presta personalmente il proprio consenso, che deve essere manifestato anche quando il
minore compia l'età predetta nel corso del procedimento. Il consenso dato può
comunque essere revocato sino alla pronuncia definitiva dell'adozione.
- Se l'adottando ha compiuto gli anni dodici deve essere personalmente sentito;
se ha un'età inferiore, deve essere sentito, in considerazione della sua capacità
di discernimento».
CAPO II
Della dichiarazione di adottabilità
- L'articolo 8 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 8.
- Sono dichiarati in stato di adottabilità dal tribunale per i
minorenni del distretto nel quale si trovano, i minori di cui sia accertata la situazione
di abbandono perché privi di assistenza morale e materiale da parte dei genitori o dei
parenti tenuti a provvedervi, purché la mancanza di assistenza non sia dovuta a causa di
forza maggiore di carattere transitorio.
- La situazione di abbandono sussiste, sempre che ricorrano le condizioni di cui al
comma 1, anche quando i minori si trovino presso istituti di assistenza pubblici o privati
o comunità di tipo familiare ovvero siano in affidamento familiare.
- Non sussiste causa di forza maggiore quando i soggetti di cui al comma 1 rifiutano
le misure di sostegno offerte dai servizi sociali locali e tale rifiuto viene ritenuto
ingiustificato dal giudice.
- Il procedimento di adottabilità deve svolgersi fin dall'inizio con
l'assistenza legale del minore e dei genitori o degli altri parenti, di cui al comma
2 dell'articolo 10».
- L'articolo 9 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 9.
- Chiunque ha facoltà di segnalare all'autorità pubblica
situazioni di abbandono di minori di età. I pubblici ufficiali, gli incaricati di un
pubblico servizio, gli esercenti un servizio di pubblica necessità debbono riferire al
più presto al procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni del luogo
in cui il minore si trova sulle condizioni di ogni minore in situazione di abbandono di
cui vengano a conoscenza in ragione del proprio ufficio.
- Gli istituti di assistenza pubblici o privati e le comunità di tipo familiare
devono trasmettere semestralmente al procuratore della Repubblica presso il tribunale per
i minorenni del luogo ove hanno sede l'elenco di tutti i minori collocati presso di
loro con l'indicazione specifica, per ciascuno di essi, della località di residenza
dei genitori, dei rapporti con la famiglia e delle condizioni psicofisiche del minore
stesso. Il procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni, assunte le
necessarie informazioni, chiede al tribunale, con ricorso, di dichiarare
l'adottabilità di quelli tra i minori segnalati o collocati presso le comunità di
tipo familiare o gli istituti di assistenza pubblici o privati o presso una famiglia
affidataria, che risultano in situazioni di abbandono, specificandone i motivi.
- Il procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni, che trasmette
gli atti al medesimo tribunale con relazione informativa, ogni sei mesi, effettua o
dispone ispezioni negli istituti di assistenza pubblici o privati ai fini di cui al comma
2. Può procedere a ispezioni straordinarie in ogni tempo.
- Chiunque, non essendo parente entro il quarto grado, accoglie stabilmente nella
propria abitazione un minore, qualora l'accoglienza si protragga per un periodo
superiore a sei mesi, deve, trascorso tale periodo, darne segnalazione al procuratore
della Repubblica presso il tribunale per i minorenni. L'omissione della segnalazione
può comportare l'inidoneità ad ottenere affidamenti familiari o adottivi e
l'incapacità all'ufficio tutelare.
- Nello stesso termine di cui al comma 4, uguale segnalazione deve essere effettuata
dal genitore che affidi stabilmente a chi non sia parente entro il quarto grado il figlio
minore per un periodo non inferiore a sei mesi. L'omissione della segnalazione può
comportare la decadenza dalla potestà sul figlio a norma dell'articolo 330 del
codice civile e l'apertura della procedura di adottabilità».
- L'articolo 10 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 10.
- Il presidente del tribunale per i minorenni o un giudice da lui
delegato, ricevuto il ricorso di cui all'articolo 9, comma 2, provvede
all'immediata apertura di un procedimento relativo allo stato di abbandono del
minore. Dispone immediatamente, all'occorrenza, tramite i servizi sociali locali o
gli organi di pubblica sicurezza, più approfonditi accertamenti sulle condizioni
giuridiche e di fatto del minore, sull'ambiente in cui ha vissuto e vive ai fini di
verificare se sussiste lo stato di abbandono.
- All'atto dell'apertura del procedimento, sono avvertiti i genitori o, in
mancanza, i parenti entro il quarto grado che abbiano rapporti significativi con il
minore. Con lo stesso atto il presidente del tribunale per i minorenni li invita a
nominare un difensore e li informa della nomina di un difensore di ufficio per il caso che
essi non vi provvedano. Tali soggetti, assistiti dal difensore, possono partecipare a
tutti gli accertamenti disposti dal tribunale, possono presentare istanze anche
istruttorie e prendere visione ed estrarre copia degli atti contenuti nel fascicolo previa
autorizzazione del giudice.
- Il tribunale può disporre in ogni momento e fino all'affidamento preadottivo
ogni opportuno provvedimento provvisorio nell'interesse del minore, ivi compresi il
collocamento temporaneo presso una famiglia o una comunità di tipo familiare, la
sospensione della potestà dei genitori sul minore, la sospensione dell'esercizio
delle funzioni del tutore e la nomina di un tutore provvisorio.
- In caso di urgente necessità, i provvedimenti di cui al comma 3 possono essere
adottati dal presidente del tribunale per i minorenni o da un giudice da lui delegato.
- Il tribunale, entro trenta giorni, deve confermare, modificare o revocare i
provvedimenti urgenti assunti ai sensi del comma 4. Il tribunale provvede in camera di
consiglio con l'intervento del pubblico ministero, sentite tutte le parti interessate
ed assunta ogni necessaria informazione. Deve inoltre essere sentito il minore che ha
compiuto gli anni dodici e anche il minore di età inferiore, in considerazione della sua
capacità di discernimento. I provvedimenti adottati debbono essere comunicati al pubblico
ministero ed ai genitori. Si applicano le norme di cui agli articoli 330 e seguenti del
codice civile».
- All'articolo 11, primo comma, della legge n. 184, dopo le parole: «parenti
entro il quarto grado» sono inserite le seguenti: «che abbiano rapporti significativi
con il minore».
- All'articolo 12, quinto comma, della legge n. 184, le parole «ai sensi del
secondo comma dell'articolo 10» sono sostituite dalle seguenti: «ai sensi del comma
3 dell'articolo 10».
- L'articolo 14 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 14.
- Il tribunale per i minorenni può disporre, prima della
dichiarazione di adottabilità, la sospensione del procedimento, quando da particolari
circostanze emerse dalle indagini effettuate risulta che la sospensione può riuscire
utile nell'interesse del minore. In tal caso la sospensione è disposta con ordinanza
motivata per un periodo non superiore a un anno.
- La sospensione è comunicata ai servizi sociali locali competenti perché adottino
le iniziative opportune».
- L'articolo 15 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 15.
- A conclusione delle indagini e degli accertamenti previsti dagli
articoli precedenti, ove risulti la situazione di abbandono di cui all'articolo 8, lo
stato di adottabilità del minore è dichiarato dal tribunale per i minorenni quando:
- i genitori ed i parenti convocati ai sensi degli articoli 12 e 13 non si sono
presentati senza giustificato motivo;
- l'audizione dei soggetti di cui alla lettera a) ha dimostrato il persistere
della mancanza di assistenza morale e materiale e la non disponibilità ad ovviarvi;
- le prescrizioni impartite ai sensi dell'articolo 12 sono rimaste inadempiute
per responsabilità dei genitori.
- La dichiarazione dello stato di adottabilità del minore è disposta dal tribunale
per i minorenni in camera di consiglio con sentenza, sentito il pubblico ministero,
nonché il rappresentante dell'istituto di assistenza pubblico o privato o della
comunità di tipo familiare presso cui il minore è collocato o la persona cui egli è
affidato. Devono essere, parimenti, sentiti il tutore, ove esista, ed il minore che abbia
compiuto gli anni dodici e anche il minore di età inferiore, in considerazione della sua
capacità di discernimento.
- La sentenza è notificata per esteso al pubblico ministero, ai genitori, ai parenti
indicati nel primo comma dell'articolo 12, al tutore, nonché al curatore speciale
ove esistano, con contestuale avviso agli stessi del loro diritto di proporre impugnazione
nelle forme e nei termini di cui all'articolo 17».
- L'articolo 16 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 16.
- Il tribunale per i minorenni, esaurita la procedura prevista nei
precedenti articoli e qualora ritenga che non sussistano i presupposti per la pronuncia
per lo stato di adottabilità dichiara che non vi è luogo a provvedere.
- La sentenza è notificata per esteso al pubblico ministero, ai genitori, ai parenti
indicati nel primo comma dell'articolo 12, nonché al tutore e al curatore speciale
ove esistano. Il tribunale per i minorenni adotta i provvedimenti opportuni
nell'interesse del minore.
- Si applicano gli articoli 330 e seguenti del codice civile».
- L'articolo 17 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 17.
- Avverso la sentenza il pubblico ministero e le altre parti possono
proporre impugnazione avanti la Corte d'appello, sezione per i minorenni, entro
trenta giorni dalla notificazione. La Corte, sentite le parti e il pubblico ministero ed
effettuato ogni altro opportuno accertamento, pronuncia sentenza in camera di consiglio e
provvede al deposito della stessa in cancelleria, entro quindici giorni dalla pronuncia.
La sentenza è notificata d'ufficio al pubblico ministero e alle altre parti.
- Avverso la sentenza della Corte d'appello è ammesso ricorso per Cassazione,
entro trenta giorni dalla notificazione, per i motivi di cui ai numeri 3, 4 e 5 del primo
comma dell'articolo 360 del codice di procedura civile. Si applica altresì il
secondo comma dello stesso articolo.
- L'udienza di discussione dell'appello e del ricorso deve essere fissata
entro sessanta giorni dal deposito dei rispettivi atti introduttivi».
- L'articolo 18 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 18.
- La sentenza definitiva che dichiara lo stato di adottabilità è
trascritta, a cura del cancelliere del tribunale per i minorenni, su apposito registro
conservato presso la cancelleria del tribunale stesso. La trascrizione deve essere
effettuata entro il decimo giorno successivo a quello della comunicazione che la sentenza
di adottabilità è divenuta definitiva. A questo effetto, il cancelliere del giudice
dell'impugnazione deve inviare immediatamente apposita comunicazione al cancelliere
del tribunale per i minorenni».
- L'articolo 21 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 21.
- Lo stato di adottabilità cessa altresì per revoca,
nell'interesse del minore, in quanto siano venute meno le condizioni di cui
all'articolo 8, comma 1, successivamente alla sentenza di cui al comma 2
dell'articolo 15.
- La revoca è pronunciata dal tribunale per i minorenni d'ufficio o su istanza
del pubblico ministero, dei genitori, del tutore.
- Il tribunale provvede in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero.
- Nel caso in cui sia in atto l'affidamento preadottivo, lo stato di
adottabilità non può essere revocato».
CAPO III
Dell'affidamento preadottivo
- L'articolo 22 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 22.
- Coloro che intendono adottare devono presentare domanda al
tribunale per i minorenni, specificando l'eventuale disponibilità ad adottare più
fratelli ovvero minori che si trovino nelle condizioni indicate dall'articolo 3,
comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, concernente l'assistenza,
l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate. È ammissibile la
presentazione di più domande anche successive a più tribunali per i minorenni, purché
in ogni caso se ne dia comunicazione a tutti i tribunali precedentemente aditi. I
tribunali cui la domanda è presentata possono richiedere copia degli atti di parte ed
istruttori, relativi ai medesimi coniugi, agli altri tribunali; gli atti possono altresì
essere comunicati d'ufficio. La domanda decade dopo tre anni dalla presentazione e
può essere rinnovata.
- In ogni momento a coloro che intendono adottare devono essere fornite, se richieste,
notizie sullo stato del procedimento.
- Il tribunale per i minorenni, accertati previamente i requisiti di cui
all'articolo 6, dispone l'esecuzione delle adeguate indagini di cui al comma 4,
ricorrendo ai servizi socio-assistenziali degli enti locali singoli o associati, nonché
avvalendosi delle competenti professionalità delle aziende sanitarie locali ed
ospedaliere, dando precedenza nella istruttoria alle domande dirette all'adozione di
minori di età superiore a cinque anni o con handicap accertato ai sensi
dell'articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104.
- Le indagini, che devono essere tempestivamente avviate e concludersi entro
centoventi giorni, riguardano in particolare la capacità di educare il minore, la
situazione personale ed economica, la salute, l'ambiente familiare dei richiedenti, i
motivi per i quali questi ultimi desiderano adottare il minore. Con provvedimento
motivato, il termine entro il quale devono concludersi le indagini può essere prorogato
una sola volta e per non più di centoventi giorni.
- Il tribunale per i minorenni, in base alle indagini effettuate, sceglie tra le
coppie che hanno presentato domanda quella maggiormente in grado di corrispondere alle
esigenze del minore.
- Il tribunale per i minorenni, in camera di consiglio, sentiti il pubblico ministero,
gli ascendenti dei richiedenti ove esistano, il minore che abbia compiuto gli anni dodici
e anche il minore di età inferiore, in considerazione della sua capacità di
discernimento, omessa ogni altra formalità di procedura, dispone, senza indugio,
l'affidamento preadottivo, determinandone le modalità con ordinanza. Il minore che
abbia compiuto gli anni quattordici deve manifestare espresso consenso
all'affidamento alla coppia prescelta.
- Il tribunale per i minorenni deve in ogni caso informare i richiedenti sui fatti
rilevanti, relativi al minore, emersi dalle indagini. Non può essere disposto
l'affidamento di uno solo di più fratelli, tutti in stato di adottabilità, salvo
che non sussistano gravi ragioni. L'ordinanza è comunicata al pubblico ministero, ai
richiedenti ed al tutore. Il provvedimento di affidamento preadottivo è immediatamente, e
comunque non oltre dieci giorni, annotato a cura del cancelliere a margine della
trascrizione di cui all'articolo 18.
- Il tribunale per i minorenni vigila sul buon andamento dell'affidamento
preadottivo avvalendosi anche del giudice tutelare e dei servizi locali sociali e
consultoriali. In caso di accertate difficoltà, convoca, anche separatamente, gli
affidatari e il minore, alla presenza, se del caso, di uno psicologo, al fine di valutare
le cause all'origine delle difficoltà. Ove necessario, dispone interventi di
sostegno psicologico e sociale».
- L'articolo 23 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 23.
- L'affidamento preadottivo è revocato dal tribunale per i
minorenni d'ufficio o su istanza del pubblico ministero o del tutore o di coloro che
esercitano la vigilanza di cui all'articolo 22, comma 8, quando vengano accertate
difficoltà di idonea convivenza ritenute non superabili. Il provvedimento relativo alla
revoca è adottato dal tribunale per i minorenni, in camera di consiglio, con decreto
motivato. Debbono essere sentiti, oltre al pubblico ministero ed al presentatore
dell'istanza di revoca, il minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche il
minore di età inferiore, in considerazione della sua capacità di discernimento, gli
affidatari, il tutore e coloro che abbiano svolto attività di vigilanza o di sostegno.
- Il decreto è comunicato al pubblico ministero, al presentatore dell'istanza di
revoca, agli affidatari ed al tutore. Il decreto che dispone la revoca
dell'affidamento preadottivo è annotato a cura del cancelliere entro dieci giorni a
margine della trascrizione di cui all'articolo 18.
- In caso di revoca, il tribunale per i minorenni adotta gli opportuni provvedimenti
temporanei in favore del minore ai sensi dell'articolo 10, comma 3. Si applicano gli
articoli 330 e seguenti del codice civile».
CAPO IV
Della dichiarazione di adozione
- L'articolo 25 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 25.
- Il tribunale per i minorenni che ha dichiarato lo stato di
adottabilità, decorso un anno dall'affidamento, sentiti i coniugi adottanti, il
minore che abbia compiuto gli anni dodici e il minore di età inferiore, in considerazione
della sua capacità di discernimento, il pubblico ministero, il tutore e coloro che
abbiano svolto attività di vigilanza o di sostegno, verifica che ricorrano tutte le
condizioni previste dal presente capo e, senza altra formalità di procedura, provvede
sull'adozione con sentenza in camera di consiglio, decidendo di fare luogo o di non
fare luogo all'adozione. Il minore che abbia compiuto gli anni quattordici deve
manifestare espresso consenso all'adozione nei confronti della coppia prescelta.
- Qualora la domanda di adozione venga proposta da coniugi che hanno discendenti
legittimi o legittimati, questi, se maggiori degli anni quattordici, debbono essere
sentiti.
- Nell'interesse del minore il termine di cui al comma 1 può essere prorogato di
un anno, d'ufficio o su domanda dei coniugi affidatari, con ordinanza motivata.
- Se uno dei coniugi muore o diviene incapace durante l'affidamento preadottivo,
l'adozione, nell'interesse del minore, può essere ugualmente disposta ad
istanza dell'altro coniuge nei confronti di entrambi, con effetto, per il coniuge
deceduto, dalla data della morte.
- Se nel corso dell'affidamento preadottivo interviene separazione tra i coniugi
affidatari, l'adozione può essere disposta nei confronti di uno solo o di entrambi,
nell'esclusivo interesse del minore, qualora il coniuge o i coniugi ne facciano
richiesta.
- La sentenza che decide sull'adozione è comunicata al pubblico ministero, ai
coniugi adottanti ed al tutore.
- Nel caso di provvedimento negativo viene meno l'affidamento preadottivo ed il
tribunale per i minorenni assume gli opportuni provvedimenti temporanei in favore del
minore ai sensi dell'articolo 10, comma 3. Si applicano gli articoli 330 e seguenti
del codice civile».
- L'articolo 26 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 26.
- Avverso la sentenza che dichiara se fare luogo o non fare luogo
all'adozione, entro trenta giorni dalla notifica, può essere proposta impugnazione
davanti alla sezione per i minorenni della Corte d'appello da parte del pubblico
ministero, dagli adottanti e dal tutore del minore. La Corte d'appello, sentite le
parti ed esperito ogni accertamento ritenuto opportuno, pronuncia sentenza. La sentenza è
notificata d'ufficio alle parti per esteso.
- Avverso la sentenza della Corte d'appello è ammesso ricorso per Cassazione,
che deve essere proposto entro trenta giorni dalla notifica della stessa, solo per i
motivi di cui al primo comma, numero 3, dell'articolo 360 del codice di procedura
civile.
- L'udienza di discussione dell'appello e del ricorso per Cassazione deve
essere fissata entro sessanta giorni dal deposito dei rispettivi atti introduttivi.
- La sentenza che pronuncia l'adozione, divenuta definitiva, è immediatamente
trascritta nel registro di cui all'articolo 18 e comunicata all'ufficiale dello
stato civile che la annota a margine dell'atto di nascita dell'adottato. A
questo effetto, il cancelliere del giudice dell'impugnazione deve immediatamente dare
comunicazione della definitività della sentenza al cancelliere del tribunale per i
minorenni.
- Gli effetti dell'adozione si producono dal momento della definitività della
sentenza».
- All'articolo 27, secondo comma, della legge n. 184, le parole «ai sensi
dell'articolo 25, quinto comma» sono sostituite dalle seguenti «ai sensi
dell'articolo 25, comma 5».
- L'articolo 28 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 28.
- Il minore adottato è informato di tale sua condizione ed i
genitori adottivi vi provvedono nei modi e termini che essi ritengono più opportuni.
- Qualunque attestazione di stato civile riferita all'adottato deve essere
rilasciata con la sola indicazione del nuovo cognome e con l'esclusione di qualsiasi
riferimento alla paternità e alla maternità del minore e dell'annotazione di cui
all'articolo 26, comma 4.
- L'ufficiale di stato civile, l'ufficiale di anagrafe e qualsiasi altro
ente pubblico o privato, autorità o pubblico ufficio debbono rifiutarsi di fornire
notizie, informazioni, certificazioni, estratti o copie dai quali possa comunque risultare
il rapporto di adozione, salvo autorizzazione espressa dell'autorità giudiziaria.
Non è necessaria l'autorizzazione qualora la richiesta provenga dall'ufficiale
di stato civile, per verificare se sussistano impedimenti matrimoniali.
- Le informazioni concernenti l'identità dei genitori biologici possono essere
fornite ai genitori adottivi, quali esercenti la potestà dei genitori, su autorizzazione
del tribunale per i minorenni, solo se sussistono gravi e comprovati motivi. Il tribunale
accerta che l'informazione sia preceduta e accompagnata da adeguata preparazione e
assistenza del minore. Le informazioni possono essere fornite anche al responsabile di una
struttura ospedaliera o di un presidio sanitario, ove ricorrano i presupposti della
necessità e della urgenza e vi sia grave pericolo per la salute del minore.
- L'adottato, raggiunta l'età di venticinque anni, può accedere a
informazioni che riguardano la sua origine e l'identità dei propri genitori
biologici. Può farlo anche raggiunta la maggiore età, se sussistono gravi e comprovati
motivi attinenti alla sua salute psico-fisica. L'istanza deve essere presentata al
tribunale per i minorenni del luogo di residenza.
- Il tribunale per i minorenni procede all'audizione delle persone di cui ritenga
opportuno l'ascolto; assume tutte le informazioni di carattere sociale e psicologico,
al fine di valutare che l'accesso alle notizie di cui al comma 5 non comporti grave
turbamento all'equilibrio psico-fisico del richiedente. Definita l'istruttoria,
il tribunale per i minorenni autorizza con decreto l'accesso alle notizie richieste.
- L'accesso alle informazioni non è consentito se l'adottato non sia stato
riconosciuto alla nascita dalla madre naturale e qualora anche uno solo dei genitori
biologici abbia dichiarato di non voler essere nominato, o abbia manifestato il consenso
all'adozione a condizione di rimanere anonimo.
- Fatto salvo quanto previsto dai commi precedenti, l'autorizzazione non è
richiesta per l'adottato maggiore di età quando i genitori adottivi sono deceduti o
divenuti irreperibili».
TITOLO IV
Dell'adozione in casi particolari
CAPO I
Dell'adozione in casi particolari e dei suoi effetti
- L'articolo 44 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 44.
- I minori possono essere adottati anche quando non ricorrono le
condizioni di cui al comma 1 dell'articolo 7:
- da persone unite al minore da vincolo di parentela fino al sesto grado o da
preesistente rapporto stabile e duraturo, quando il minore sia orfano di padre e di madre;
- dal coniuge nel caso in cui il minore sia figlio anche adottivo dell'altro
coniuge;
- quando il minore si trovi nelle condizioni indicate dall'articolo 3, comma 1,
della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e sia orfano di padre e di madre;
- quando vi sia la constatata impossibilità di affidamento preadottivo.
- L'adozione, nei casi indicati nel comma 1, è consentita anche in presenza di
figli legittimi.
- Nei casi di cui alle lettere a), c), e d) del comma 1 l'adozione è consentita,
oltre che ai coniugi, anche a chi non è coniugato. Se l'adottante è persona
coniugata e non separata, l'adozione può essere tuttavia disposta solo a seguito di
richiesta da parte di entrambi i coniugi.
- Nei casi di cui alle lettere a) e d) del comma 1 l'età dell'adottante
deve superare di almeno diciotto anni quella di coloro che egli intende adottare».
- L'articolo 45 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 45.
- Nel procedimento di adozione nei casi previsti dall'articolo
44 si richiede il consenso dell'adottante e dell'adottando che abbia compiuto il
quattordicesimo anno di età.
- Se l'adottando ha compiuto gli anni dodici deve essere personalmente sentito;
se ha una età inferiore, deve essere sentito, in considerazione della sua capacità di
discernimento.
- In ogni caso, se l'adottando non ha compiuto gli anni quattordici,
l'adozione deve essere disposta dopo che sia stato sentito il suo legale
rappresentante.
- Quando l'adozione deve essere disposta nel caso previsto dall'articolo 44,
comma 1, lettera c), deve essere sentito il legale rappresentante dell'adottando in
luogo di questi, se lo stesso non può esserlo o non può prestare il proprio consenso ai
sensi del presente articolo a causa delle sue condizioni di minorazione».
- L'articolo 47 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 47.
- L'adozione produce i suoi effetti dalla data della sentenza
che la pronuncia. Finché la sentenza non è emanata, tanto l'adottante quanto
l'adottando possono revocare il loro consenso.
- Se uno dei coniugi muore dopo la prestazione del consenso e prima della emanazione
della sentenza, si può procedere, su istanza dell'altro coniuge, al compimento degli
atti necessari per l'adozione.
- Se l'adozione è ammessa, essa produce i suoi effetti dal momento della morte
dell'adottante».
- L'articolo 49 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 49.
- L'adottante deve fare l'inventario dei beni
dell'adottato e trasmetterlo al giudice tutelare entro trenta giorni dalla data della
comunicazione della sentenza di adozione. Si osservano, in quanto applicabili, le
disposizioni contenute nella sezione III del capo I del titolo X del libro primo del
codice civile.
- L'adottante che omette di fare l'inventario nel termine stabilito o fa un
inventario infedele può essere privato dell'amministrazione dei beni dal giudice
tutelare, salvo l'obbligo del risarcimento dei danni».
CAPO II
Delle forme dell'adozione in casi particolari
- La lettera a) del terzo comma dell'articolo 57 della legge n. 184 è sostituita
dalla seguente:
«a) l'idoneità affettiva e la capacità di educare e istruire il minore, la
situazione personale ed economica, la salute, l'ambiente familiare degli
adottanti;».
TITOLO V
Modifiche al titolo VIII del libro primo del codice civile
- L'articolo 313 del codice civile è sostituito dal seguente:
«Art. 313. - (Provvedimento del tribunale) – Il tribunale, in camera di
consiglio, sentito il pubblico ministero e omessa ogni altra formalità di procedura,
provvede con sentenza decidendo di far luogo o non far luogo alla adozione.
L'adottante, il pubblico ministero, l'adottando, entro trenta giorni dalla
comunicazione, possono proporre impugnazione avanti la Corte d'appello, che decide in
camera di consiglio, sentito il pubblico ministero».
- L'articolo 314 del codice civile è sostituito dal seguente:
«Art. 314. - (Pubblicità) – La sentenza definitiva che pronuncia l'adozione
è trascritta a cura del cancelliere del tribunale competente, entro il decimo giorno
successivo a quello della relativa comunicazione, da effettuarsi non oltre cinque giorni
dal deposito, da parte del cancelliere del giudice dell'impugnazione, su apposito
registro e comunicata all'ufficiale di stato civile per l'annotazione a margine
dell'atto di nascita dell'adottato.
Con la procedura di cui al primo comma deve essere altresì trascritta ed annotata la
sentenza di revoca della adozione, passata in giudicato.
L'autorità giudiziaria può inoltre ordinare la pubblicazione della sentenza che
pronuncia l'adozione o della sentenza di revoca nei modi che ritiene opportuni».
TITOLO VI
Norme finali, penali e transitorie
- All'articolo 35, comma 4, della legge n. 184, le parole: «può essere sentito
ove sia opportuno e» sono sostituite dalle seguenti: «deve essere sentito».
- All'articolo 52, secondo comma, della legge n. 184, le parole: «e, se
opportuno, anche di età inferiore» sono sostituite dalle seguenti: «e anche di età
inferiore, in considerazione della sua capacità di discernimento».
- All'articolo 79, terzo comma, della legge n. 184, le parole: «, se
opportuno,» sono sostituite dalle seguenti: «, in considerazione della loro capacità di
discernimento,».
- All'articolo 43, primo comma, della legge n. 184, le parole: «di cui al sesto,
settimo e ottavo comma dell'articolo 9» sono sostituite dalle seguenti: «di cui ai
commi 4 e 5 dell'articolo 9».
- L'articolo 70 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 70.
- I pubblici ufficiali o gli incaricati di un pubblico servizio che
omettono di riferire alla procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni
sulle condizioni di ogni minore in situazione di abbandono di cui vengano a conoscenza in
ragione del proprio ufficio, sono puniti ai sensi dell'articolo 328 del codice
penale. Gli esercenti un servizio di pubblica necessità sono puniti con la pena della
reclusione fino ad un anno o con la multa da lire 500.000 a lire 2.500.000.
- I rappresentanti degli istituti di assistenza pubblici o privati che omettono di
trasmettere semestralmente alla procura della Repubblica presso il tribunale per i
minorenni l'elenco di tutti i minori ricoverati o assistiti, ovvero forniscono
informazioni inesatte circa i rapporti familiari concernenti i medesimi, sono puniti con
la pena della reclusione fino ad un anno o con la multa da lire 500.000 a lire
5.000.000».
- Il primo comma dell'articolo 71 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Chiunque, in violazione delle norme di legge in materia di adozione, affida a terzi
con carattere definitivo un minore, ovvero lo avvia all'estero perché sia
definitivamente affidato, è punito con la reclusione da uno a tre anni».
- Il sesto comma dell'articolo 71 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Chiunque svolga opera di mediazione al fine di realizzare l'affidamento di cui
al primo comma è punito con la reclusione fino ad un anno o con multa da lire 500.000 a
lire 5.000.000.»
- Il primo comma dell'articolo 73 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Chiunque essendone a conoscenza in ragione del proprio ufficio fornisce qualsiasi
notizia atta a rintracciare un minore nei cui confronti sia stata pronunciata adozione o
rivela in qualsiasi modo notizie circa lo stato di figlio legittimo per adozione è punito
con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da lire 200.000 a lire 2.000.000».
- All'articolo 330, secondo comma, del codice civile, sono aggiunte, in fine, le
seguenti parole: «ovvero l'allontanamento del genitore o convivente che maltratta o
abusa del minore».
- All'articolo 333, primo comma, del codice civile, sono aggiunte, in fine, le
seguenti parole: «ovvero l'allontanamento del genitore o convivente che maltratta o
abusa del minore».
- All'articolo 336 del codice civile è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«Per i provvedimenti di cui ai commi precedenti, i genitori e il minore sono assistiti
da un difensore, anche a spese dello Stato nei casi previsti dalla legge».
- L'articolo 80 della legge n. 184 è sostituito dal seguente:
«Art. 80.
- Il giudice, se del caso ed anche in relazione alla durata
dell'affidamento, può disporre che gli assegni familiari e le prestazioni
previdenziali relative al minore siano erogati temporaneamente in favore
dell'affidatario.
- Le disposizioni di cui all'articolo 12 del testo unico delle imposte sui
redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e
successive modificazioni, all'articolo 6 della legge 9 dicembre 1977, n. 903, e alla
legge 8 marzo 2000, n. 53, si applicano anche agli affidatari di cui al comma 1.
- Alle persone affidatarie si estendono tutti i benefici in tema di astensione
obbligatoria e facoltativa dal lavoro, di permessi per malattia, di riposi giornalieri,
previsti per i genitori biologici.
- Le regioni determinano le condizioni e modalità di sostegno alle famiglie, persone
e comunità di tipo familiare che hanno minori in affidamento, affinché tale affidamento
si possa fondare sulla disponibilità e l'idoneità all'accoglienza
indipendentemente dalle condizioni economiche».
- Dopo i primi due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge e
successivamente con cadenza triennale, il Ministro della giustizia e il Ministro per la
solidarietà sociale, di concerto con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8
del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nell'ambito delle rispettive
competenze, trasmettono al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione della
presente legge, al fine di verificarne la funzionalità in relazione alle finalità
perseguite e la rispondenza all'interesse del minore, in particolare per quanto
attiene all'applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 6, commi 3 e 5,
della legge 4 maggio 1983, n. 184, come sostituito dall'articolo 6 della presente
legge.
- Per le finalità perseguite dalla presente legge è istituita, entro e non oltre
centottanta giorni dalla data della sua entrata in vigore, anche con l'apporto dei
dati forniti dalle singole regioni, presso il Ministero della giustizia, una banca dati
relativa ai minori dichiarati adottabili, nonché ai coniugi aspiranti all'adozione
nazionale e internazionale, con indicazione di ogni informazione atta a garantire il
miglior esito del procedimento. I dati riguardano anche le persone singole disponibili
all'adozione in relazione ai casi di cui all'articolo 44 della legge 4 maggio
1983, n. 184, come sostituito dall'articolo 25 della presente legge.
- La banca dati è resa disponibile, attraverso una rete di collegamento, a tutti i
tribunali per i minorenni e deve essere periodicamente aggiornata con cadenza trimestrale.
- Con regolamento del Ministro della giustizia sono disciplinate le modalità di
attuazione e di organizzazione della banca dati, anche per quanto attiene
all'adozione dei dispositivi necessari per la sicurezza e la riservatezza dei dati.
- Dall'attuazione del presente articolo non debbono derivare nuovi o maggiori
oneri per il bilancio dello Stato.
- La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta
ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque
spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.
Avvertenza: Il testo delle note qui pubblicato è stato redatto
dall'amministrazione competente per materia, ai sensi dell'art. 10, commi 2 e 3 del testo
unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull'emanazione dei decreti del
Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura
delle disposizioni di legge alle quali è operato il rinvio. Restano invariati il valore e
l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Nota all'art. 1:
- La legge 4 maggio 1983, n. 184, recante "Disciplina dell'adozione e
dell'affidamento dei minori", ora "Diritto del minore ad una famiglia", è
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 17 maggio 1983, n. 133, S.O.
Nota all'art. 3:
- Le norme del capo I del titolo X (Della tutela e dell'emancipazione) del libro primo
(Delle persone e della famiglia) del codice civile riguardano la tutela dei minori.
Nota all'art. 4:
- Il testo dell'art. 330 del codice civile, come modificato dalla presente legge, è il
seguente:
"Art. 330 (Decadenza dalla potestà sui figli). - Il giudice può pronunziare la
decadenza dalla potestà quando il genitore viola o trascura i doveri ad essa inerenti o
abusa dei relativi poteri con grave pregiudizio del figlio. In tale caso, per gravi
motivi, il giudice può ordinare l'allontanamento del figlio dalla residenza familiare,
ovvero l'allontanamento del genitore o convivente che maltratta o abusa del minore".
Note all'art. 5:
- L'art. 333 del codice civile, come modificato dalla legge qui pubblicata, è il
seguente:
"Art. 333 (Condotta del genitore pregiudizievole ai figli).
Quando la condotta di uno o di entrambi i genitori non è tale da dare luogo alla
pronuncia di decadenza prevista dall'art. 330, ma appare comunque pregiudizievole al
figlio, il giudice, secondo le circostanze può adottare i provvedimenti convenienti e
può anche disporre l'allontanamento di lui dalla residenza familiare ovvero
l'allontanamento del genitore o convivente che maltratta o abusa del minore.
Tali provvedimenti sono revocabili in qualsiasi momento.".
- Il testo dell'art. 316 del codice civile è il seguente:
"Art. 316 (Esercizio della potestà dei genitori). - Il figlio è soggetto alla
potestà dei genitori sino all'età maggiore o alla emancipazione.
La potestà è esercitata di comune accordo da entrambi i genitori.
In caso di contrasto su questioni di particolare importanza ciascuno dei genitori può
ricorrere senza formalità al giudice indicando i provvedimenti che ritiene più idonei.
Se sussiste un incombente pericolo di grave pregiudizio per il figlio, il padre può
adottare i provvedimenti urgenti ed indifferibili.
Il giudice, sentiti i genitori ed il figlio, se maggiore degli anni quattordici,
suggerisce le determinazioni che ritiene più utili nell'interesse del figlio e
dell'unità familiare.
Se il contrasto permane il giudice attribuisce il potere di decisione a quello dei
genitori che, nel singolo caso, ritiene il più idoneo a curare l'interesse del
figlio.".
Note all'art. 6:
- La legge 5 febbraio 1992, n. 104, recante "Legge-quadro per l'assistenza,
l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate", è pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale del 17 febbraio 1992, n. 39, S.O. Il testo dell'art. 3, comma 1, è il
seguente:
"Art. 3 (Soggetti aventi diritto).
- E' persona handicappata colui che presenta
una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di
difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da
determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione.".
- Il testo dell'art. 4 della citata legge n. 104/1992 è il seguente:
"Art. 4 (Accertamento dell'handicap).
- Gli accertamenti relativi alla
minorazione, alle difficoltà, alla necessità dell'intervento assistenziale permanente e
alla capacità complessiva individuale residua, di cui all'art. 3, sono effettuati dalle
unità sanitarie locali mediante le commissioni mediche di cui all'art. 1 della legge 15
ottobre 1990, n. 295, che sono integrate da un operatore sociale e da un esperto nei casi
da esaminare, in servizio presso le unità sanitarie locali.".
Nota all'art. 9:
- Per il testo dell'art. 330 del codice civile, si veda in nota all'art. 4.
Nota all'art. 10:
- Per il testo dell'art. 330 del codice civile, si veda in nota all'art. 4.
Nota all'art. 11:
- Il testo dell'art. 11, primo comma, della citata legge n. 184/1983, come modificato
dalla legge qui pubblicata, è il seguente:
"Art. 11. - Quando dalle indagini previste nell'articolo precedente risultano
deceduti i genitori del minore e non risultano esistenti parenti entro il quarto grado,
che abbiano rapporti significativi con il minore, il tribunale per i minorenni provvede a
dichiarare lo stato di adottabilità, salvo che esistano istanze di adozione ai sensi
dell'articolo 44. In tal caso il tribunale per i minorenni decide nell'esclusivo interesse
del minore.".
Nota all'art. 12:
- Il testo dell'art. 12, della citata legge n. 184/1983, come modificato dalla legge
qui pubblicata, è il seguente:
"Art. 12. - Quando attraverso le indagini effettuate consta l'esistenza dei
genitori o di parenti entro il quarto grado indicati nell'articolo precedente, che abbiano
mantenuto rapporti significativi con il minore, e ne è nota la residenza, il presidente
del tribunale per i minorenni con decreto motivato fissa la loro comparizione, entro un
congruo termine, dinanzi a se o ad un giudice da lui delegato.
Nel caso in cui i genitori o i parenti risiedano fuori dalla circoscrizione del
tribunale per i minorenni che procede, la loro audizione può essere delegata al tribunale
per i minorenni del luogo della loro residenza. In caso di residenza all'estero è
delegata l'autorità consolare competente.
Udite le dichiarazioni dei genitori o dei parenti, il presidente del tribunale per i
minorenni o il giudice delegato, ove ne ravvisi l'opportunità, impartisce con decreto
motivato ai genitori o ai parenti prescrizioni idonee a garantire l'assistenza morale, il
mantenimento, l'istruzione e l'educazione del minore, stabilendo al tempo stesso periodici
accertamenti da eseguirsi direttamente o avvalendosi del giudice tutelare o dei servizi
locali, ai quali può essere affidato l'incarico di operare al fine di più validi
rapporti tra il minore e la famiglia.
Il presidente o il giudice delegato può, altresì, chiedere al pubblico ministero di
promuovere l'azione per la corresponsione degli alimenti a carico di chi vi è tenuto per
legge e, al tempo stesso, dispone, ove d'uopo, provvedimenti temporanei ai sensi del comma
3 dell'art. 10".
Note all'art. 14:
- Per il testo dell'art. 12 della citata legge n. 184/1983, come modificato dalla legge
qui pubblicata, si veda in nota all'art. 12.
- Il testo dell'art. 13 della citata legge n. 184/1983 è il seguente:
"Art. 13. - Nel caso in cui i genitori ed i parenti di cui all'articolo precedente
risultino irreperibili ovvero non ne sia conosciuta la residenza, la dimora o il
domicilio, il tribunale per i minorenni provvede alla loro convocazione ai sensi degli
articoli 140 e 143 del codice di procedura civile, previe nuove ricerche tramite gli
organi di pubblica sicurezza.
Nota all'art. 15:
- Per il testo dell'art. 330 del codice civile, si veda in nota all'art. 4.
Nota all'art. 16:
- Il testo dell'art. 360 del codice di procedura civile è il seguente:
"Art. 360 (Sentenze impugnabili e motivi di ricorso). - Le sentenze pronunciate in
grado d'appello o in unico grado, possono essere impugnate con ricorso per cassazione:
- per motivi attinenti alla giurisdizione;
- per violazione delle norme sulla competenza, quando non è prescritto il regolamento
di competenza;
- per violazione o falsa applicazione di norme di diritto;
- per nullità della sentenza o del procedimento;
- per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo
della controversia, prospettato dalle parti o rilevabile d'ufficio.
Può inoltre essere impugnata con ricorso per cassazione una sentenza appellabile del
tribunale, se le parti sono d'accordo per omettere l'appello; ma in tal caso
l'impugnazione può proporsi soltanto per violazione o falsa applicazione di norme di
diritto.".
Nota all'art. 19:
- Per il testo degli articoli 3, comma 1, e 4 della citata legge n. 104/1992, si veda
in note all'art. 6.
Nota all'art. 20:
- Per il testo dell'art. 330 del codice civile, si veda in nota all'art. 4.
Nota all'art. 21:
- Per il testo dell'art. 330 del codice civile, si veda in nota all'art. 4.
Nota all'art. 22:
- Per il testo dell'art. 360 del codice di procedura civile, si veda in nota all'art.
16.
Nota all'art. 23:
- Il testo dell'art. 27 della citata legge n. 184/1983, come modificato dalla legge qui
pubblicata, è il seguente:
"Art. 27. - Per effetto dell'adozione l'adottato acquista lo stato di figlio
legittimo degli adottanti, dei quali assume e trasmette il cognome.
Se l'adozione è disposta nei confronti della moglie separata, ai sensi dell'art. 25,
comma 5, l'adottato assume il cognome della famiglia di lei.
Con l'adozione cessano i rapporti dell'adottato verso la famiglia d'origine, salvi i
divieti matrimoniali.".
Nota all'art. 25:
- Per il testo dell'art. 3, comma 1, della citata legge n. 104/1992, si veda in note
all'art. 6.
Nota all'art. 28:
- Le disposizioni contenute nella sezione III del capo I (Della tutela dei minori) del
titolo X (Della tutela e dell'emancipazione) del libro primo (Delle persone e della
famiglia) del codice civile riguardano l'esercizio della tutela.
Nota all'art. 29:
- Il testo dell'art. 57 della citata legge n. 184/1983, come modificato dalla legge qui
pubblicata, è il seguente:
"Art. 57. - Il tribunale verifica:
- se ricorrono le circostanze di cui all'art. 44;
- se l'adozione realizza il preminente interesse del minore.
A tal fine il tribunale per i minorenni, sentiti i genitori dell'adottando, dispone
l'esecuzione di adeguate indagini da effettuarsi, tramite i servizi locali e gli organi di
pubblica sicurezza, sull'adottante, sul minore e sulla di lui famiglia.
L'indagine dovrà riguardare in particolare:
- idoneità affettiva e la capacità di educare e istruire il minore, la situazione
personale ed economica, la salute, l'ambiente familiare degli adottanti;
- i motivi per i quali l'adottante desidera adottare il minore;
- la personalità del minore;
- la possibilità di idonea convivenza, tenendo conto della personalità
dell'adottante e del minore.".
Nota all'art. 32 :
- Il testo del comma 4, dell'art. 35, della citata legge n. 184/1983, come modificato
dalla presente legge è il seguente:
"4. Qualora l'adozione debba perfezionarsi dopo l'arrivo del minore in Italia, il
tribunale per i minorenni riconosce il provvedimento dell'autorità straniera come
affidamento preadottivo, se non contrario ai principi fondamentali che regolano nello
Stato il diritto di famiglia e dei minori, valutati in relazione al superiore interesse
del minore, e stabilisce la durata del predetto affidamento in un anno che decorre
dall'inserimento del minore nella nuova famiglia. Decorso tale periodo, se ritiene che la
sua permanenza nella famiglia che lo ha accolto è tuttora conforme all'interesse del
minore, il tribunale per i minorenni pronuncia l'adozione e ne dispone la trascrizione nei
registri dello stato civile. In caso contrario, anche prima che sia decorso il periodo di
affidamento preadottivo, lo revoca e adotta i provvedimenti di cui all'art. 21 della
Convenzione. In tal caso il minore che abbia compiuto gli anni 14 deve sempre esprimere il
consenso circa i provvedimenti da assumere; se ha raggiunto gli anni 12 deve essere
personalmente sentito; se di età inferiore deve essere sentito ove ciò non alteri il suo
equilibrio psico-emotivo, tenuto conto della valutazione dello psicologo nominato dal
tribunale.".
- Il testo del secondo comma dell'art. 52 della citata legge n. 184/1983, come
modificato dalla presente legge, è il seguente:
"Il tribunale, assunte informazioni ed effettuato ogni opportuno accertamento e
indagine, sentiti il pubblico ministero, l'adottante e l'adottato che abbia compiuto gli
anni dodici e anche di età inferiore, in considerazione della sua capacità di
discernimento pronuncia sentenza.".
- Il testo del terzo comma dell'art. 79, della citata legge n. 184/1983, come
modificato dalla presente legge, e il seguente:
"Gli adottati o affiliati che abbiano compiuto gli anni dodici e, in
considerazione della loro capacità di discernimento, anche i minori di età inferiore
devono essere sentiti; se hanno compiuto gli anni quattordici devono prestare il
consenso.".
Nota all'art. 33:
- Il testo dell'art. 43, primo comma, della citata legge n. 184/1983, come modificato
dalla presente legge, è il seguente:
"Art. 43. - Le disposizioni di cui ai commi 4 e 5 dell'art. 9 si applicano anche
ai cittadini italiani residenti all'estero.".
Nota all'art. 34:
- L'art. 328 del codice penale reca testualmente:
"Art. 328 (Rifiuto di atti d'ufficio). - Omissione. Il pubblico ufficiale o
l'incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio
che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e
sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due
anni.
Fuori dei casi previsti dal primo comma, il pubblico ufficiale o l'incaricato di un
pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non
compie l'atto del suo ufficio e non risponde per espone le ragioni del ritardo, è punito
con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a lire due milioni. Tale richiesta
deve essere redatta in forma scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla
ricezione della richiesta stessa.".
Nota all'art. 35:
- Il testo dell'art. 71 della citata legge n. 184/1983, come modificato dalla legge qui
pubblicata, è il seguente:
"Art. 71. - Chiunque, in violazione delle norme di legge in materia di adozione,
affida a terzi con carattere definitivo un minore, ovvero lo avvia all'estero perché sia
definitivamente affidato, è punito con la reclusione da uno a tre anni.
Se il fatto è commesso dal tutore ovvero da altra persona cui il minore è affidato
per ragioni di educazione, di istruzione, di vigilanza e di custodia, la pena è aumentata
della metà.
Se il fatto è commesso dal genitore la condanna comporta la perdita della relativa
potestà e l'apertura della procedura di adottabilità; se è commesso del tutore consegue
la rimozione dall'ufficio; se è commesso dalla persona cui il minore è affidato consegue
la inidoneità ad ottenere affidamenti familiari o adottivi e l'incapacità all'ufficio
tutelare.
Se il fatto è commesso da pubblici ufficiali, da incaricati di un pubblico servizio,
da esercenti la professione sanitaria o forense, da appartenenti ad istituti di assistenza
pubblici o privati nei casi di cui all'art. 61, numeri 9 e 11, del codice penale, la pena
è raddoppiata.
La pena stabilita nel primo comma del presente articolo si applica anche a coloro che,
consegnando o promettendo denaro od altra utilità a terzi, accolgono minori in illecito
affidamento con carattere di definitività. La condanna comporta la inidoneità ad
ottenere affidamenti familiari o adottivi e l'incapacità all'ufficio tutelare.
Chiunque svolga opera di mediazione alfine di realizzare l'affidamento di cui al primo
comma e punito con la reclusione fino ad un anno o con multa da lire 500.000 a lire
5.000.000.".
Nota all'art. 36:
- Il testo dell'art. 73 della citata legge n. 184/1983, come modificato dalla legge qui
pubblicata, è il seguente:
"Art. 73. - Chiunque essendone a conoscenza in ragione del proprio ufficio
fornisce qualsiasi notizia atta a rintracciare un minore nei cui confronti sia stata
pronunciata adozione o rivela in qualsiasi modo notizie circa lo stato di figlio legittimo
per adozione è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da lire 200.000 a
lire 2.000.000.
Se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico
servizio, si applica la pena della reclusione da sei mesi a tre armi.
Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano anche a chi fornisce tali
notizie successivamente all'affidamento preadottivo e senza l'autorizzazione del tribunale
per i minorenni.".
Nota all'art. 37:
- Per il testo dell'art. 330 del codice civile, come modificato dalla presente legge si
veda in nota all'art. 4.
- Per il testo dell'art. 333 del codice civile, si veda in nota all'art. 4.
- L'art. 336 del codice civile, come modificato dalla legge qui pubblicata, è il
seguente:
"Art. 336 (Procedimento). - I provvedimenti indicati negli articoli precedenti
sono adottati su ricorso dell'altro genitore, dei parenti o del pubblico ministero e,
quando si tratta di revocare deliberazioni anteriori, anche del genitore interessato.
Il tribunale provvede in camera di consiglio, assunte informazioni e sentito il
pubblico ministero. Nei casi in cui il provvedimento è richiesto contro il genitore,
questi deve essere sentito.
In caso di urgente necessità il tribunale può adottare, anche d'ufficio,
provvedimenti temporanei nell'interesse del figlio.
Per i provvedimenti di cui ai commi precedenti, i genitori e il minore sono assistiti
da un difensore, anche a spese dello Stato nei casi previsti dalla legge.".
Note all'art. 38:
- Si ripete il testo dell'art. 12 del decreto del Presidente della Repubblica 22
dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, recante "Approvazione del testo
unico delle imposte sui redditi" e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 302 del 31
dicembre 1986, S.O.:
"Art. 12 (Detrazioni per carichi di famiglia).
- Dall'imposta lorda si detraggono per carichi di famiglia:
- per il coniuge non legalmente ed effettivamente separato:
- lire 1.057.552, se il reddito complessivo non supera lire 30.000.000;
- lire 961.552, se il reddito complessivo è superiore a lire 30.000.000 ma non a lire
60.000.000;
- lire 889.552, se il reddito complessivo è superiore a lire 60.000.000 ma non a lire
100.000.000;
- lire 817.552, se il reddito complessivo è superiore a lire 100.000.000;
- per ciascun figlio, compresi i figli naturali riconosciuti, i figli adottivi e gli
affidati o affiliati, nonché per ogni altra persona indicata nell'art. 433 del codice
civile che conviva con il contribuente o percepisca assegni alimentari non risultanti da
provvedimenti dell'autorità giudiziaria, complessivamente lire 408.000 per l'anno 2000,
lire 516.000 per l'anno 2001 e lire 552.000 a decorrere dal 1 gennaio 2002 da ripartire
tra coloro che hanno diritto alla detrazione in proporzione all'effettivo onere sostenuto
da ciascuno; il suddetto importo è aumentato di lire 240.000 per ciascun figlio di età
inferiore a tre anni. L'importo di lire 516.000 per l'anno 2001 e di lire 552.000 a
decorrere dal 1 gennaio 2002 è aumentato, rispettivamente, a lire 552.000 per l'anno 2001
e a lire 588.000 a decorrere dal 1 gennaio 2002, a condizione che il reddito complessivo
non superi lire 100.000.000. I predetti importi sono aumentati a lire 616.000 per l'anno
2001 e a lire 652.000 a decorrere dal 1 gennaio 2002, quando la detrazione sia relativa ai
figli successivi al primo, sempre che il reddito complessivo non superi lire 100.000.000.
- Se l'altro genitore manca o non ha riconosciuto i figli naturali e il contribuente
non è coniugato o se coniugato, si è successivamente legalmente ed effettivamente
separato, ovvero se vi sono figli adottivi, affidati o affiliati del solo contribuente e
questi non è coniugato o, se coniugato, si è successivamente ed effettivamente separato,
la detrazione prevista alla lettera a) del comma 1 si applica per il primo figlio e per
gli altri figli si applica la detrazione prevista dalla lettera b).
- Le detrazioni per carichi di famiglia spettano a condizione che le persone alle
quali si riferiscono possiedano un reddito complessivo, computando anche le retribuzioni
corrisposte da enti e organismi internazionali, rappresentanze diplomatiche e consolai e
missioni, nonché quelle corrisposte dalla Santa Sede, dagli enti gestiti direttamente da
essa e dagli enti centrali della Chiesa cattolica, non superiore a lire 5.500.000, al
lordo degli oneri deducibili.
- Le detrazioni per carichi di famiglia sono rapportate a mese e competono dal mese in
cui si sono verificate a quello in cui sono cessate Le condizioni richieste.".
- Si riporta il testo dell'art. 6 della legge 9 dicembre 1977, n. 903 recante
"Parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro e pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale n. 343 del 17 dicembre 1977:
"Art. 6. - Le lavoratrici che abbiano adottato bambini, o che li abbiano ottenuti
in affidamento preadottivo, ai sensi dell'art. 314/20 del codice civile, possono
avvalersi, semprechè in ogni caso il bambino non abbia superato al momento dell'adozione
o dell'affidamento i sei anni di età, dell'astensione obbligatoria dal lavoro di cui
all'articolo 4, lettera c), della legge 30 dicembre 1971, n. 1204, e del trattamento
economico relativo, durante i primi tre mesi successivi all'effettivo ingresso del bambino
nella famiglia adottiva o affidataria.
Le stesse lavoratrici possono altresì avvalersi del diritto di assentarsi dal lavoro
di cui all'art. 7, primo comma, della legge di cui sopra entro un anno dall'effettivo
ingresso del bambino nella famiglia e semprechè il bambino non abbia superato i tre anni
di età, nonché del diritto di assentarsi dal lavoro previsto dal secondo comma dello
stesso art. 7.".
- La legge 8 marzo 2000, n. 53, recante "Disposizioni per il sostegno della
maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il
coordinamento dei tempi delle città" è pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 60
del del 13 marzo 2000.
Note all'art. 39:
- Si riporta il testo dell'art. 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,
recante "Definizione ed ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ed
unificazione, per le materie ed i compiti di interesse comune delle regioni, delle
province e dei comuni, con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali" e
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 202 del 30 agosto 1997:
"Art. 8 (La Conferenza Stato-città ed autonomie locali e Conferenza unificata).
- La Conferenza Stato-città ed autonomie locali è unificata per le materie ed i compiti
di interesse comune delle regioni, delle province, dei comuni e delle comunità montane,
con la Conferenza Stato-regioni.
- La Conferenza Stato-città ed autonomie locali è presieduta dal Presidente del
Consiglio dei Ministri o, per sua delega, dal Ministro dell'interno o dal Ministro per gli
affari regionali; ne fanno parte altresì il Ministro del tesoro e del bilancio e della
programmazione economica, il Ministro delle finanze, il Ministro dei lavori pubblici, il
Ministro della sanità, il presidente dell'Associazione nazionale dei comuni d'Italia -
ANCI, il presidente dell'Unione province d'Italia - UPI ed il presidente dell'Unione
nazionale comuni, comunità ed enti montani - UNCEM. Ne fanno parte inoltre quattordici
sindaci designati dall'ANCI e sei presidenti di provincia designati dall'UPI. Dei
quattordici sindaci designati dall'ANCI cinque rappresentano le città individuate
dall'art. 17 della legge 8 giugno 1990, n. 142. Alle riunioni possono essere invitati
altri membri del Governo, nonché rappresentanti di amministrazioni statali, locali o di
enti pubblici.
- La Conferenza Stato-città ed autonomie locali è convocata almeno ogni tre mesi, e
comunque in tutti i casi il presidente ne ravvisi la necessità o qualora ne faccia
richiesta il presidente dell'ANCI, dell'UPI o dell'UNCEM.
- La Conferenza unificata di cui al comma 1 è convocata dal Presidente del Consiglio
dei Ministri. Le sedute sono presiedute dal Presidente del Consiglio dei Ministri o, su
sua delega, dal Ministro per gli affari regionali o, se tale incarico non è conferito,
dal Ministro dell'interno.".
- Per il testo dell'art. 6 della citata legge n. 184/1983 si veda l'art. 6 della legge
qui pubblicata.
Nota all'art. 40:
- Per il testo dell'art. 44 della citata legge n. 184/1983 si veda l'art. 25 della
legge qui pubblicata.
|